Il nuovo CEO di Intel e i legami con la Cina: l'indagine di Reuters
Secondo un'indagine di Reuters, il nuovo CEO di Intel Lip-Bu Tan ha investito in centinaia di aziende tecnologiche cinesi, alcune legate al comparto militare di Pechino. Nonostante si sia aperto un dibattito, Intel sottolinea che la nomina ha superato tutti gli ostacoli normativi.
di Manolo De Agostini pubblicata il 10 Aprile 2025, alle 15:20 nel canale ProcessoriIntel
Secondo un'indagine di Reuters, il nuovo CEO di Intel Lip-Bu Tan ha investito almeno 200 milioni di dollari in centinaia di aziende tecnologiche cinesi tra il 2012 e il 2024, incluse almeno otto con collegamenti diretti al PLA (People's Liberation Army), ovvero l'apparato militare di Pechino.
L'analisi di Reuters ha rilevato che Tan possiede ancora quote in più di 40 società e fondi cinesi, nonché quote di minoranza in oltre 600 società di investimento. In molti casi, Tan condivide quote di minoranza con enti governativi cinesi. Questi investimenti sono stati realizzati principalmente tramite Walden International, la società di venture capital da lui fondata, e due holding con sede a Hong Kong: Sakarya Limited e Seine Limited.

È bene sottolineare che detenere partecipazioni in aziende cinesi, anche con legami militari, non è illegale per cittadini americani, salvo che le società siano inserite in specifiche liste di sanzioni del Dipartimento del Tesoro USA. Reuters non ha trovato prove che Tan detenga partecipazioni dirette in aziende attualmente sanzionate. Inoltre, Tan ha recentemente disinvestito da una società fornitrice del settore della difesa cinese, anche se molti investimenti risultano ancora attivi nei database cinesi.
"L'Entity List del Dipartimento del Commercio vieta alle aziende statunitensi di esportare tecnologie controllate, ma non impedisce loro di investire", aggiunge Reuters. "Il Pentagono vieta alle aziende collegate all'esercito cinese di accedere alla catena di fornitura militare statunitense".
Tra gli investitori c'è chi manifesta preoccupazione sui legami di Tan con la Cina. "Il semplice fatto è che il signor Tan non è qualificato per ricoprire il ruolo di capo di un'azienda che compete con la Cina, figuriamoci se si tratta di un'azienda con effettive ramificazioni di intelligence e sicurezza nazionale come Intel e le sue enormi connessioni con tutti i settori dell'intelligence americana e dell'ecosistema della difesa", ha dichiarato Andrew King, partner della società di venture capital Bastille Ventures.

Non tutti però la pensano come King. Alcuni vedono nel rapporto di Tan con l'ecosistema di startup cinese una competenza fondamentale per rilanciare Intel. "Era in cima alla mia lista e a quella della maggior parte degli investitori", ha dichiarato Stacey Rasgon, analista di Bernstein. "È una leggenda ed è in circolazione da sempre".
Intel, interpellata, non ha voluto commentare gli investimenti di Tan in Cina. Un portavoce ha dichiarato che Tan ha compilato un questionario che richiede la divulgazione di potenziali conflitti di interesse. "Gestiamo ogni potenziale conflitto in modo appropriato e forniamo le informazioni richieste dalle norme della SEC", ha dichiarato il portavoce.
Intel ha un contratto da 3 miliardi di dollari per la produzione di chip per il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e partecipa ad altre due iniziative del Dipartimento della Difesa incentrate sullo sviluppo di chip avanzati.
Da segnalare, infine, che Tan è stato uno dei primi investitori in SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corp), la più grande fonderia di chip cinese, ora sanzionata dal governo statunitense a causa dei suoi legami con l'esercito cinese. Tan ha investito per la prima volta in SMIC nel 2001, un anno dopo la sua fondazione, e ha fatto parte del CdA fino al 2018. Il fondo Walden è uscito da SMIC nel gennaio 2021.










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