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Ecco come i pasdaran aiutano e armano i talebani
Centinaia di talebani vengono addestrati in Iran alle tecniche terroristiche e di guerriglia da membri delle forze di sicurezza di Teheran. Il Sunday Times è tornato sul delicato tema del supporto militare fornito dai pasdaran iraniani agli insorti afghani con un reportage pubblicato il 21 marzo nel quale cita due capi ribelli afghani, coperti da anonimato secondo i quali emissari talebani sono andati in Iran all'inizio del 2009 per mettere a punto un programma d'addestramento che è poi iniziato questo inverno in campi ai confini tra Iran ed Afghanistan.
I guerriglieri islamici vengono addestrati a tendere imboscate, ad attaccare posizioni nemiche e a posizionare ordigni improvvisati (Ied) lungo le strade: armi che sono responsabili di circa l'80 per cento dei caduti alleati. I due comandanti talebani dicono di essere stati addestrati in questi campi presso la città di Zahedan, capoluogo della provincia sud-orientale del Sistan-Balucistan, dove convergono le frontiere con Afghanistan e Pakistan. «L'Iran ha pagato il trasporto», ha dichiarato uno dei due, originario della provincia orientale afghana di Ghazni. «Noi abbiamo anticipato le spese di viaggio e ci hanno rimborsati all'arrivo. Poi hanno pagato il cibo, le carte telefoniche per i cellulari, tutte le spese'». L'addestramento è durato 3 mesi e avrebbe già riguardato diverse centinaia di miliziani talebani. Non è certo la prima volta che i Guardiani della Rivoluzione, braccio militare del regime degli ayatollah, vengono coinvolti negli aiuti ai talebani che risponderebbero all'esigenza strategica di Teheran di mantenere elevata la minaccia contro le truppe alleate in Afghanistan. Le prime informazioni filtrarono nel 2007 quando il comando della polizia di frontiera afghana (Afghan Border Police) di Herat diffuse notizie circa campi d'addestramento al terrorismo situati appena al di là del confine iraniano e carichi di armi provenienti dai depositi dei pasdaran entrate clandestinamente in Afghanistan grazie a contrabbandieri che attraversavano le province di Herat e Farah (all'interno del settore Ovest posto sotto comando italiano) per raggiungere Helmand. Esplosivi, lanciarazzi anticarro e soprattutto micidiali ordigni artigianali perforanti (a carica cava) in grado di penetrare le corazze dei veicoli militari. Ordigni che ebbero il battesimo del fuoco nelle mani dei miliziani Hezbollah libanesi contro i tank israeliani e già impiegati con successo dai miliziani sciiti iracheni contro le truppe britanniche, statunitensi e italiane. Le fonti italiane hanno sempre evitato di fornire dettagli su questo traffici ma è certo che anche le forze speciali italiane della Task Force 45 e gli elicotteri d'attacco Mangusta sono stati coinvolti lungo la frontiera nelle cosiddette "operazioni Vulcano" tese a intercettare i convogli di armi in entrata dall'Iran. Molto più dettagliati i report degli anglo-americani che hanno intercettato alcuni convogli nella provincia di Farah rinvenendo anche componenti dei missili contraerei portatili SA-18, armi russe riprodotte in Iran che nelle mani dei talebani potrebbero rendere più dura la vita degli elicotteristi alleati. Nell'agosto scorso la polizia afghana sequestrò, su indicazioni dell'intelligence statunitense, un grande quantitativo di materiale bellico iraniano nei pressi di Herat. Il sequestro venne reso noto dal portavoce del Pentagono, Bryan Whitman che riferì della presenza di missili non meglio specificati, razzi, detonatori e materiale esplosivo incluse bombe artigianali perforanti. Il crescente supporto fornito ai talebani dai pasdaran dell'unità al-Quds (che si occupa delle operazioni all'estero dei pasdaran) venne confermato anche dal generale Stanley McChrystal nel suo rapporto sulla situazione afgana inviato il 30 agosto 2009 alla Casa Bianca nel quale si leggeva che «le forze al-Quds stanno addestrando combattenti per alcuni gruppi talebani e fornendo altre forme di assistenza militare agli insorti». Nonostante i tradizionali contrasti tra l'Iran sciita e i talebani sunniti la strategia di Tehran in Afghanistan sembra replicare, pragmaticamente, quanto già effettuato in Iraq dove i pasdaran non lesinarono aiuti ai miliziani di al-Qaeda e allo stesso Musayb al-Zarqawi perché combatteva gli anglo-americani. In base al vecchio principio «il nemico del mio nemico è mio amico». Sole24ore |
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