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Old 20-08-2006, 05:34   #1
Adric
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Guidonia(RM), sequestrate 400.000 lampadine a basso consumo a marchio CE contraffatto

Sabato 19 Agosto 2006

Una luminaria spettacolare. E illegale

In un capannone di Guidonia 400.000 lampadine a basso consumo

Quattrocentomila lampadine a basso consumo. Il valore? Due milioni di euro. La guardia di finanza le ha ritrovate in uno dei tanti capannoni che a Guidonia sono stati acquisiti da società che fanno capo a imprenditori di origine cinese. Al termine dell’operazione è stato anche denunciato un cittadino cinese, 40 anni, per violazione della normativa sulla sicurezza dei prodotti di elettricità, per contraffazione e vendita di prodotti industriali con marchi mendaci. Nell’area di Guidonia da tempo la Finanza ha concentrato la sua attenzione su alcuni stabili che vengono utilizzati come centro di smistamento per prodotti importati dall’Asia. «I cinesi arrivano - spiegano le Fiamme gialle - e comprano in contanti questi capannoni. A volte usano prestanome, società fantasma. In questo caso, ad esempio, eravamo di fronte a una partita Iva aperta e subito chiusa. E’ una zona favorevole alla loro attività perché è ben collegata a Roma, ma allo stesso tempo i prezzi non sono molto alti». Durante un controllo di routine la Finanza ferma un furgone, dentro ci sono alcune confezioni di queste lampadine. Il marchio Ce - quello che certifica il rispetto della direttiva europea - è sospetto. «E’ mal riprodotto - spiegano al comando della Finanza di Tivoli - si nota subito che è falso, in realtà significa China Export. E manca anche il certificato che comunque dovrebbe accompagnare questa merce». Ecco allora che la Finanza arriva al capannone e scopre le 400 mila lampadine. Tutte irregolari, tutte destinate - secondo gli investigatori - alle bancarelle dei venditori ambulanti abusivi che presidiano ormai intere zone della Capitale. Costo previsto: fra i 2 e i 6 euro, circa la metà delle lampadine regolari di quel tipo. Ma gli investigatori hanno un altro dubbio e l’indagine sta andando avanti: le lampadine, giudicate pericolose, sarebbero finite solo nei bazar degli abusivi o anche nei negozi regolari? «Non si può escludere - racconta il capitano Cosmo Virgilio, comandante della Finanza di Tivoli - che la distribuzione avrebbe interessato anche qualche negozio di periferia». Ma il consumatore come si può difendere da questi prodotti che possono mettere a repentaglio la sua sicurezza? «C’è un modo molto semplice - replica il comandante Virgilio - diffidare dai prezzi troppo bassi, soprattutto quando si tratta di prodotti elettrici. Questo vale anche di fronte alla contraffazione in generale dei marchi: i clienti devono evitare di comprare dai venditori abusivi, sta a loro aiutarci nel contrasto di queste forme di illegalità».
M.Ev.

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I prodotti contraffatti hanno il marchio ”Ce” ma non è quello della Comunità europea, bensì una sigla che significa ”China export”

Scatole cinesi con sorpresa. Spesso amara

La Finanza: «Il mercato invaso da prodotti “made in China” non omologati e pericolosi»

di MAURO EVANGELISTI

E’ come un blob viscido e sempre pù grande, formato da merce di ogni tipo: dalle minimoto ai polli, dalle lampadine a basso consumo ai trenini elettrici. S’insinua nelle maglie larghe delle dogane o semplcimente del mondo globalizzato, entra nei porti, poi fa tappa nei centri di smistamento, molti dei quali sono capannoni nelle aree industriali della provincia di Roma. Finisce sulle bancarelle dei venditori ambulanti abusivi della Capitale, ma anche sui banchi di qualche negozio. Trasporta marchi contraffatti, anche quello “Ce” (Conformité Européenne) che certifica che si tratta di un prodotto sicuro, che rispetta le direttive dell’Unione europea. E il paese di provenienza, nella stragrande maggioranza dei casi, ha dalla sua parte un interminabile patrimonio di mano d’opera: la Cina. L’ultimo caso è quello di Guidonia, dove la Guardia di finanza ha recuperato quattrocentomila lampade a basso consumo. C’era il marchio Ce, sì, ma significava un’altra cosa, “China export”. «Il problema è duplice - racconta il comandante della compagnia della guardia di finanza di Tivoli, il capitano Cosmo Virgilio -: da una parte c’è la concorrenza sleale rispetto ai negozianti che vendono merce regolare. Dall’altra c’è un reale problema di sicurezza. Queste lampadine sono fragili, possono esplodere». Secondo la guardia di finanza la lista dei prodotti che aggirano la certificazione richiesta dalla legge, vengono prodotti in Cina e rivenduti a basso costo in Italia, è molto lunga. E tutti hanno una nota a margine importante: prezzo molto basso, ma anche sicurezza del prodotto tutta da dimostrare. «I nostri timori principali - racconta il capitano Virgilio - riguardano i giocattoli. Ormai la vendita di questo materiale, proveniente in gran parte dalla Cina, è intensa. Hanno il marchio Ce ed è contraffatto. E finiscono nelle mani dei soggetti più deboli, i bambini. Pensiamo alle automobiline telecomandante piuttosto che ai trenini elettrici, ai computer portatili. Basta un filo scoperto o mal assemblato per mettere a repentaglio la sicurezza dei bambini». Il punto di partenza è la Cina o ci sono anche centri di produzione in Italia? «Il nostro convincimento è che soprattutto - spiegano alla Finanza - vengano fabbricati in Cina e giungano in Europa utilizzando circuiti di importazione parallela. Abbiamo anche scoperto alcune fabbriche in provincia di Roma dove operai di cinesi venivano sfruttati, lavorando da 12 a 18 ore al giorno. Ma sono la parte minoritaria del fenomeno». Il problema semmai è districarsi e orientarsi fra le società dietro cui si nasconde il sistema d’importazione. Prima di tutto, perché sarebbe folle criminalizzare qualsiasi società che importa materiale della Cina, visto che c’è anche chi lavora onestamente, rivendendo materiale omologato e sicuro. Poi, perché spesso le società nascono e chiudono rapidamente, usano dei prestanomi, in qualche modo aggirano i controlli della Finanza. E il ventaglio dei settori coperti ormai è ampissimo. Alcuni esempi: all’inizio del 2006 in Calabria vennero sequestrati dai Nas 25 mila chili di pollo - illegale e non conforme alle regole comunitarie - provenienti dalla Cina, grazie a una triangolazione con il Brasile, una buona parte era diretta ad alcuni ristoranti cinesi e supermercati di Roma. Ancora: tre settimane fa a Roccasecca, in provincia di Frosinone, una bambina di dieci anni morì in sella a una “minimoto” che le era stata regalata. La procura aprì un’inchiesta sulla provenienza del mezzo. Anche perché, proprio quattro giorni prima, nelle Marche la finanza aveva sequestrato 847 ”minimoto”, sprovviste del marchio ”Ce”. Altre ne sono state sequestrate in Friuli e in Umbria. Tutte di produzione cinese.

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L’analisi di Pambianchi, presidente Confcommercio

«I sequestri? Vanno bene, ma occorre prevenzione»

Cesare Pambianchi è il presidente di Confcommercio di Roma e ha una convinzione: solo i cittadini, i consumatori, possono dare una spinta decisiva contro il commercio illegale, contro la diffusione di prodotti contraffatti e, in alcuni casi, anche pericolosi per chi li compra.
A Guidonia è stato compiuto un sequestro di grandi dimensioni.
«E’ vero e siamo sempre i primi a complimentarci con la guardia di finanza per questi risultati. Sappiamo bene che bisogna fermare alla fonte la diffusione di questa merce. Però...».
Però?
«Però non basta. Da una parte sequestriamo la merce, scopriamo nuovi magazzini. Dall’altra però sembra che non si riesca a frenare il mercato clandestino sulle strade di Roma, dove tutto è permesso».
Cosa si può fare?
«Bisogna presidiare ancora di più il territorio. Guardi, quello dei venditori ambulanti che invadono le nostre strade spesso viene visto come un problema secondario, minore. Sbagliato. Questa è criminalità, sono profitti per le organizzazioni criminali e danni per i commercianti onesti, per il nostro Paese. Poi, come nel caso delle lampadine, parliamo anche di merce pericolosa. E non è l’unico caso».
Siamo certi che solo gli abusivi avrebbero rivenduto quelle lampadine a basso consumo e alto pericolo? Siamo certi che non sarebbero finite anche sugli scaffali dei negozi ufficiali?
«Io escludo che il commercio di questo tipo di prodotti contraffatti interessi anche i negozi regolari. Basta passeggiare per Roma per comprenderlo: ci sono migliaia di ambulanti abusivi, sono pieni di prodotti contraffatti...eccoli i canali attraverso i quali passa questo tipo di merce. Ma sa chi bisognerebbe davvero colpire?».
Chi?
«I consumatori, i clienti. Lo so che sembra un’affermazione dura e impopolare, troppo severa. Ma solo se convinciamo i cittadini, anche con multe salate, a non comprare dagli abusivi fermeremo le organizzazioni criminali».
M.Ev.

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Un “gioco” di semicerchi, così si distingue l’originale.

Come riconoscere un marchio “Ce” regolare che attesta realmente che il prodotto è stato sottoposto alle valutazionie di conformità? La C e la E devono essere due semicerchi. I due cerchi devono essere tangenti fra di loro. Nei casi più grossolani di contraffazione le due lettere non occupano la metà dei due cerchi. E completandoli, un cerchio entra dentro l’altro. O le due figure non si toccano.

(Il Messaggero)
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non rispondo a msg privati sui monitor
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Old 20-08-2006, 09:33   #2
Amodio
Member
 
L'Avatar di Amodio
 
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Terracina
Messaggi: 319
da 5 anni a questa parte con il raddoppio dei prezzi in italia,
questo mercato ha trovato forti radici

lo ammetto anche io,è facile farsi attirare da prezzi che propongono i cinesi!, a volte sono un quarto id quello italiano, si è vero, la garanzia è minima

ma tutto questo è solo una causa di politiche sbagliate...
__________________
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Old 20-08-2006, 09:49   #3
GrandeLucifero
Bannato
 
Iscritto dal: Aug 2006
Messaggi: 131
Molti imprenditori nostrani, comprano in cina e poi rimarcano il tutto con il
marchio CE, ma la qualità è la stessa dei prodotti importati direttamente...
Quindi li fanno pagare a prezzo intero, come se fossero fabbricati in Italia...
GrandeLucifero è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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