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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Messaggi: 350
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Trent'anni fa la diossina sulla Brianza
Il 10 luglio del 1976 dagli stabilimenti dell'Icmesa, filiale della società svizzera Givaudan, si sprigionò la nube tossica che devastò Seveso.
Circa 200 persone, soprattutto bambini, furono contaminate dalla diossina. Molte di loro portano ancora oggi sul volto i segni della tragedia. Per gli abitanti di Seveso, Cesano Maderno, Desio e Meda – comuni della Brianza a una ventina di chilometri da Milano - quel sabato di trent'anni si annunciava sotto i migliori auspici: soleggiato e caldo. Poi alle 12.37, l'ordinaria giornata estiva si trasforma in tragedia. Nel reparto "B" degli stabilimenti dell'Icmesa, di proprietà della società ginevrina Givaudan, che fino al 2000 faceva capo al gruppo svizzero Hoffman La Roche, accade l'irreparabile. La temperatura di un reattore adibito alla distillazione di triclorofenolo, un componente di erbicidi e pesticidi, sale sopra il limite di sicurezza di 175 gradi centigradi. Una valvola si rompe, rilasciando all'esterno, per circa mezz'ora, una nuvola giallastra che si diffonde fino a 6 chilometri di distanza dalla fabbrica. La "fabbrica dei profumi" Il giorno precedente, il reattore non era stato svuotato completamente. Durante la notte prende il via una reazione termica spontanea. L'aumento della temperatura altera la composizione del contenuto, sviluppando una notevole quantità di TCDD, la tetraclorodibenzo-p-diossina. Ancora oggi non si sa esattamente quanta diossina si disperde nell'ambiente: le stime vanno dai 2 ai 18 chili. Gli abitanti della zona, abituati agli odoracci di quella che avevano soprannominato la "fabbrica dei profumi", non si allarmano più di quel tanto. L'azienda minimizza I responsabili dell'azienda, dal canto loro, minimizzano: solo l'indomani informano le autorità della fuga ma non menzionano la diossina. Il 14 luglio, i laboratori svizzeri della Givaudan hanno le prove della presenza di TCDD tra le sostanze disperse, ma comunicano la scoperta alle autorità italiane solamente cinque giorni dopo. Intanto, gli effetti del veleno cominciano a manifestarsi. All'indomani dell'incidente, l'ispettore sanitario riscontra danni alla vegetazione. Vengono ritrovati morti numerosi animali. Solo dopo alcuni giorni agli occhi del mondo comincia ad apparire la vera dimensione della catastrofe. Segni spesso indelebili quelli lasciati dalla diossina Evacuazione Tra la popolazione, i bruciori si trasformano in arrossamenti e gli arrossamenti in piaghe. I primi casi di intossicazione sono segnalati il 15 luglio. I più colpiti sono i bambini che giocavano all'aperto mentre la nube ricadeva al suolo. La diossina causa disfunzioni epatiche e gravi eruzioni cutanee con lesioni simili all'acne (cloracne). Tra colpevoli ritardi, il 26 luglio inizia l'evacuazione dalla zona A, la più colpita dalla nube tossica. Settecentotrentasei persone devono lasciare le loro abitazioni. Molte case di questa zona di 15 ettari sono rase al suolo. La zona B, dove la contaminazione è inferiore, e la zona R (di rispetto) vengono sottoposte per dieci anni ad alcune limitazioni, come ad esempio il divieto di coltivazione e di allevamento di animali. Effetti sul lungo termine Il bilancio è pesante: circa 200 persone, essenzialmente dei bimbi, sono colpiti da cloracne e molti di loro portano ancora oggi sul viso le stigmate della tragedia. Temendo di dare alla luce bimbi affetti da malformazioni, 32 donne optano per un aborto terapeutico. Non meno di 80'000 animali muoiono o devono essere abbattuti. Gli effetti a lungo termine della catastrofe sono tuttora oggetto di studio. Gli epidemologi hanno constatato, ad esempio, un aumento di leucemie e linfomi tra gli abitanti della zona A. Cinque anni dopo, gli impianti Icmesa vengono smantellati. Lo strato superficiale del terreno viene rimosso e il materiale contaminato (macerie delle case, oggetti personali, animali morti...) è depositato in due grosse vasche ermetiche di cemento. Nel 1984, sul terreno della tragedia nasce un parco urbano, il Bosco delle Querce. Sulle due vasche vengono edificate due colline artificiali. Il passato è sepolto, ma non dimenticato: il parco ha infatti quale principale vocazione di coltivare la memoria attraverso un percorso educativo. Una storia tinta di giallo La storia della tragedia di Seveso non finisce però qui: quando il reattore della fabbrica viene smantellato, le scorie vengono sistemate in 41 fusti e spedite alla fabbrica della Ciba Geigy a Basilea per essere incenerite. Al momento di attraversare la frontiera franco-italiana a Ventimiglia i fusti spariscono. Vengono ritrovati solo un anno più tardi, nel maggio del 1983, in un macello in disuso a Anguilcourt-le-Sart, nel nord della Francia. Nel novembre del 1985 le scorie saranno finalmente incenerite a Basilea. Un giallo reso ancor più intricato dalle ipotesi secondo le quali negli stabilimenti della Icmesa vi fosse una produzione parallela, segreta, di materiale chimico ad uso militare. Sul fronte giudiziario, la Givaudan e la Roche – difese da uno stuolo di avvocati – non vengono inquietate oltre misura. Complessivamente versano circa 300 milioni di franchi, in particolare ai comuni, alla Regione Lombardia e allo Stato italiano. Due dirigenti della Givaudan sono condannati a pene sospese condizionalmente. A detta di molti, però, i due sono soprattutto delle pedine, sacrificate per non inquietare i vertici della multinazionale. Dramma nel dramma, infine, nel 1980 Paolo Paoletti, dirigente dell'Icmesa, viene ucciso dai terroristi di Prima Linea, "punito" per i fatti di Seveso. swissinfo, Daniele Mariani http://www.swissinfo.org/ita/prima_p...=1152547881000 |
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Città: Milano
Messaggi: 19149
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la zona è ancora contaminata
se vivessi da quelle parti eviterei di fare l'orticello tanto per capirci... c'è stato un incontro a tema qualche tempo fa (2 o 3 anni) e hanno confermato che il terreno non è ancora a posto, ci vorrà parecchio prima di tornare alla normalità |
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#3 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 1999
Città: Como
Messaggi: 1509
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Carino il campo da calcio che hanno costruito sopra le macerie dell'industria,io non ci giocherei nemmeno a pagamento.
L'ipotesi della fabbrica di armi chimiche pare sia sostenuta da più parti: altro che diossina, chissà che si è liberato quel giorno... E per fortuna mia il vento soffiava in direzione opposta a casa mia
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il forum italiano delle torce www.cpfitaliforum.it |
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#4 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2006
Città: Roma-Milano Utente:Deberlusconizzato Iscritto:20/2/2000 Status:SuperUtenteAdm Messaggi totali:107634 Auto:BMW X3 3.0 SD M
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#5 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Trento, Pisa... ultimamente il mio studio...
Messaggi: 4389
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Quote:
La diossina è un sottoprodotto di sintesi del 2,4,5 T (acido 2,4,5 triclorofenossiacetico): a temperature elevate (250°C), in presenza di rame o ferro catalitici oppure intorno ai 500-600°C, due molecole di 2,4,5 T possono condensare a dare diossina. La tossicità acuta della diossina è oltre 100000 volte quella del cianuro (!); è un sospetto agente cancerogeno, è teratogeno (causa deformazioni nei feti) ed è altamente tossica per gli embrioni; in concentrazioni anche estremamente basse (<1ppm) causa gravi e permanenti lesioni cutanee (cloracne). Non esistono molte porcherie confrontabili con la diossina. Quando si lavora con reagenti organici clorurati e reagenti aromatici (e non si deve nemmeno necessariamente trattare di reagenti sia aromatici che clorurati; in opportune condizioni può bastare il fenolo con il sale da cucina, o alcune plastiche come il ptfe o il polistirolo insieme a composti contenenti cloro) bisogna davvero stare molto attenti. Altro che a Seveso. Ne va della vita umana, della salute, e di quell'immagine sempre più torva che la chimica non si merita.
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#6 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2001
Città: Livorno
Messaggi: 1383
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Certo che è incredibile che solo 18kg di una sostanza riescano a devastare 3 paesi. Se una sostanza del genere formatasi per caso in reattore è in grado di fare ciò, allora le armi chimiche che sono appositamente studiate cosa fanno, cancellano una regione?
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#7 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Trento, Pisa... ultimamente il mio studio...
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il triclorofenolo, in compenso, viene usato come defoliante (fu impiegato in vietnam...) e non è proprio tranquillo!
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2004
Città: Trento
Messaggi: 1041
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Lucrezio tu che sei di Trento saprai cosa ha rischiato Trento nel 78 per l'incendio della sloi. Il rischio è che l'intera città avrebbe potuto soccombere...
E sempre per quella fabbrica della morte ci sono state decine di decessi, suicidi da pazzia e gente internata in manicomio (a pergine o A Vicenza-Padova). Roba da far ribollire il sangue nelle vene...
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#9 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
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E tutt'ora ettari di terreno contaminato in mezzo alla città...
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