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Affrancamento dagli USA: atto I
Grande Massimo D'Alema
http://www.repubblica.it/2006/06/sez...talia-usa.html IL RETROSCENA La Farnesina e il ritiro dall'Iraq "Ci spiace se Bush non capirà" di MASSIMO GIANNINI IL GOVERNO italiano ha già deciso, e la nostra strategia non cambia... ". A bordo di una pilotina della Marina Militare che lo sta portando al parco nazionale delle Cinque Terre per un breve weekend di riposo, Massimo D'Alema si prepara alla settimana più difficile. Mercoledì prossimo sarà al Senato, e due giorni dopo, il 16 giugno, volerà a Washington per incontrare Condoleezza Rice. Al Parlamento italiano e all'Amministrazione americana il ministro degli Esteri spiegherà, una volta per tutte, ciò che "è già deciso": "La nostra missione militare in Iraq si concluderà entro l'autunno. E a Nassiriya non resterà neanche un soldato. Era un impegno preciso che avevamo preso in campagna elettorale, e intendiamo rispettarlo, nei modi e nei tempi dovuti. Tanto più che adesso, su questo, abbiamo anche avuto il plauso delle autorità irachene". Non è facile, per il responsabile della Farnesina, uscire dalla tenaglia che si stringe sul governo. Da una parte le pressioni diplomatiche degli Stati Uniti. L'ambasciatore Ronald Spogli, in queste ore, fa arrivare segnali inequivocabili: "C'è un accordo per la partecipazione civile italiana ai 'Prt', i 'Provincial reconstruction team', coperti da un'adeguata presenza militare. Dovete rispettarlo". Dall'altra parte, le pressioni politiche della sinistra radicale. Rifondazione e Pdci contestano addirittura le parole di Napolitano sulla partecipazione italiana alle missioni di pace e si spingono a rimettere apertamente in discussione anche la missione in Afghanistan. D'Alema, con il pieno sostegno di Romano Prodi, si prepara a uscire dalla morsa dicendo un no secco su tutti e due i fronti. No agli americani, che ci chiedono di restare comunque con 30 civili e con 800 militari di sostegno in Iraq, nella provincia di Dhi Qar. No ai post-comunisti, che ci chiedono di andare via anche da Kabul e Herat, ritirando in tempi rapidi i 1.670 soldati impegnati in "Enduring Freedom". La partita più delicata, in questo momento, si gioca ovviamente con la Casa Bianca. Il ministro degli Esteri vedrà domani o martedì Spogli, per confermargli che, nonostante la crescente moral suasion che si avverte da Oltreoceano, "la posizione italiana sul rientro dall'Iraq resta immutata". C'è un documento di quattro cartelle, messo a punto dagli esperti della Farnesina, che sintetizza le ragioni del governo di Roma. Si intitola "Rischi e opportunità del disimpegno italiano dal Sud dell'Iraq". D'Alema ne riferirà sia all'ambasciatore americano, sia a Palazzo Madama due giorni dopo, sia alla Rice il venerdì successivo. Il punto di partenza è la grave situazione in cui versa l'area di Nassiriya. Sul piano politico, dopo le elezioni, nella zona interagiscono tre gruppi: i seguaci di Moqtada Al-Sadr (ormai "ricollocato pienamente nei ranghi iraniani"), gli appartenenti al Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica (lo Sciri, "guidato da Abdel Aziz Al-Hakim, a sua volta "in rapporti organici con i Servizi di sicurezza iraniani") e il movimento popolare che si rifà alla guida spirituale dell'ayatollah Al Sistani. In questo scenario confuso, caratterizzato da "un livello di sicurezza piuttosto incerto e non ancora accettabile" e dal "mancato consolidamento delle istituzioni amministrative", c'è una sola certezza: "l'influenza iraniana è sempre più penetrante". Il rischio connesso è una vera e propria "iranizzazione dell'Iraq sciita", diventato ancora più concreto dopo l'avvento a Teheran del regime di Ahmadinejad. Questo sbocco convince l'Italia, una volta di più, al rientro delle sue truppe. E lo induce anche a un disimpegno dai "Prt", che invece il precedente governo Berlusconi aveva effettivamente concordato con gli americani. Allo stato attuale, secondo la Farnesina, anche l'operazione Prt "appare densa di rischi", poiché questi gruppi di civili impegnati nei progetti di ricostruzione territoriale vengono comunque "percepiti dalla popolazione come strumenti di occupazione militare", esponendo così i civili "agli stessi rischi delle loro controparti militari". Per questo D'Alema spiegherà a Spogli e poi alla Rice che l'Italia non può e non vuole prendervi parte. "Sarebbe un controsenso", secondo il ministro degli Esteri. Questa scelta può creare una frattura nelle relazioni trans-atlantiche. Il governo Prodi si può permettere il lusso di partire con l'handicap di uno strappo con gli Stati Uniti? D'Alema sembra consapevole di questa incognita, ma spera di poter convincere gli americani. Ha dalla sua due buone ragioni. La prima è il consenso ottenuto dalle autorità irachene: la missione a Bagdad di mercoledì scorso "è stata un enorme successo, se è vero che Talabani ha parlato dei un 'modello italianò per il ritiro delle truppe". La seconda è la contropartita che il governo italiano è pronto a mettere in campo. Una contropartita diplomatica, innanzitutto: l'Italia, forte della sua "special relationship" con le componenti più moderate del regime iraniano, potrebbe assumere una "forte azione diplomatica volta a scongiurare la progressiva iranizzazione" dell'Iraq, "ricavandosi uno spazio tra i mediatori" nel Golfo Persico. Ma anche una contropartita pratica. L'Italia si impegna "nella cooperazione politica, civile e umanitaria con il governo di Bagdad". La Farnesina propone, sul modello già sperimentato da Francia e Germania, la formazione in Italia di ufficiali della polizia, dell'esercito e degli apparati di sucurezza. E poi il finanziamento di "progetti mirati nei settori di maggiore criticità: sanitario, edilizio, delle infrastrutture, dell'educazione e della formazione al lavoro". Può darsi che tutto questo, a Bush, non possa bastare. D'Alema non se ne fa un cruccio: "Ne sarei dispiaciuto", dice, ma poi insiste: "La nostra linea non muta". Il ritiro partirà in estate, le truppe rientreranno completamente a fine autunno. E se c'era un impegno precedente, la Casa Bianca ne deve chiedere contro a Berlusconi, non a Prodi. Non è grave che noi ci ritiriamo - è il ritornello che ripete in queste ore il responsabile della Farnesina - ma il fatto che in campagna elettorale un governo uscente, senza informare nè il Parlamento nè l'opinione pubblica, avesse preso accordi con gli Usa per il dopo voto, promettendo una presenza militare "mascherata" da missione civile. Convincere Condoleezza non sarà uno scherzo. Al confronto, piegare la resistenza arcobaleno degli alleati interni sembra più agevole. Anche su questo Palazzo Chigi, la Farnesina e la Difesa non arretrano. Quando a fine giugno sarà presentato il decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all'estero, non ci saranno sorprese sul dossier Afghanistan. La missione "Enduring Freedom" sarà rifinanziata. E in prospettiva, se serve, anche potenziata. Nello schema dalemiano, Kabul non è una "partita di scambio" nella trattativa con gli americani su Nassiriya. Sono due questioni "completamente diverse", sul piano giuridico, politico e militare. La Nato, come ha confermato il segretario generale Jaap de Hoop a Prodi l'altro ieri, potrebbe chiederci di rafforzare il nostro impegno contro i talebani, in termini di uomini o di mezzi aeronautici (a partire dai caccia Amx). "Siamo pronti a fare la nostra parte", è la posizione della Farnesina. L'Italia ripudia la guerra. Ma come ha detto il Capo dello Stato e come dice l'articolo 11 della Costituzione, non può rifiutarsi di partecipare a tutte le missioni militari, quando queste avvengono sotto l'egida delle organizzazioni multilaterali. L'ultimo attentato costato la vita al caporalmaggiore Pibiri, avvenuto dopo l'annuncio del rientro delle truppe dall'Iraq, dimostra che l'Italia, in quanto parte di un Occidente comunque "nemico", resterà ancora a lungo sotto l'attacco del terrorismo jiahdista. Di fronte a questa minaccia, tra il frazionismo interno e l'isolazionismo internazionale, non si può non scegliere il male minore. (11 giugno 2006)
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: London
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Beata ingenuità...
Io aspetto a giudicare, non faccio previsioni perchè non so cosa decideranno di fare in realtà, ma ho il sospetto che troveranno il modo per tenere dei soldati in Iraq con qualche cavillo, tipo toglierli lunedi e rimandarli mercoledi con un diverso nome. Se veramente toglieranno tutti i soldati quest'estate, e non manderanno più un soldato in Iraq per almeno un anno, con qualunque nome, allora mi inchinerò alla coerenza dell'Ulivo e ammetterò di avervi sottovalutati. |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2005
Messaggi: 1796
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Mah, francamente credo che sia quasi impossibile eliminare l'accordo preso su i prt.. tale accordo è stato preso dal precedente governo, non da una singola persona... volenti o nolenti secondo me andrà rispettato.
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#4 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2003
Città: latina
Messaggi: 2363
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affrancamento dagli usa?si,se fossimo su di un alto pianeta avresti ragione ma cosi e utopistico parlare di affrancamento solo perche d'alema a detto che ritiriamo le truppe,questo non e affrancamento e politica,e gli usa lo sanno bene cosi come lo sà d'alema che con gli usa a già lavorato.
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#5 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: Prov. Bari
Messaggi: 1771
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Affrancamento... mah...
In questo senso torneremo ad essere degli interlocutori degli Stati Uniti, nel senso che i rapporti torneranno del tipo : domanda -> risposta e non più ordine -> esecuzione + scodinzolìo Però, oltre a questo, bisogna anche capire che direzione prendere, c'è una politica estera comune europea da costruire, quella è la sfida, difficilissima.
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Слава Україні! Ultima modifica di franklar : 11-06-2006 alle 17:16. |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2006
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#7 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2001
Città: Menzoberranzan(ovvero Italia..)
Messaggi: 486
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Uhm, penso di non aver mai postato in "Storia, politica e attualità".. quoto questo solo perchè mi è saltato all'occhio.. ..ma D'Alema a fare il breve weekend di riposo non ci può andare a spese SUE, invece che a spese nostre? Giusto per fugare ogni dubbio: non simpatizzo per NESSUNA corrente politica.. Chiedo scusa per l'OT
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"L'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l'immaginazione abbraccia il mondo." Albert Einstein Ultima modifica di Acrobat : 12-06-2006 alle 00:19. |
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#8 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2000
Città: WOLF 389 VULCANO ** Ho scelto di vivere per sempre............................ per ora ci sono riuscito.
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#9 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2004
Messaggi: 1455
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affrancamento de che?
Magari bush capirà, chissà se gli iracheni lo capiranno... Visto che allo stato attuale gli italiani offrono solo aiuti alla popolazione civili, per le operazioni militari di certo non è che siamo indispensabili.. bene così
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Ciao ~ZeRO sTrEsS~ |
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#10 |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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leggendo le VERE testimonianze dall'iraq, non la fuffa mediatica che ci viene passata ogni giorno, o DECUPLICANO le forze militari oppure è meglio che se ne vadano tutti.
Saddam governava l'iraq nell'unica maniera possibile (come ha fatto Tito nell'ex-yugoslavia) , pugno di ferro per tenere insieme etnie che si odiano profondamente. L'unica soluzione è che se la vedano tra loro e si dividano l'iraq come vogliono loro. |
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#11 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2006
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Messaggi: 1722
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Affrancamento, ossia uscita dalla logica dello zerbino, smilitarizzazione progressiva dell'intervento in Iraq.
Via l'esercito e tutta la logistica di supporto, entro settembre, progressivo shift delle spese, dai 1700 MILIONI DI EURO per l'esercito e la gestione ed i 15 milioni di euro per la ricostruzione ad un bilancio più coerente con la situazione e le esigenze del paese, gestione della sicurezza all'Iraq. http://espresso.repubblica.it/dettag...04628&ref=hpsp Ecco, AFFRANCAMENTO dall'alleato, fine allo zerbinismo (magari anche sul forum, ma è speranza vana). LuVi
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Junior Member
Iscritto dal: Apr 2006
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Bahhhhhhhhh!!!
Per solo servilismo abbiamo partecipato ad una guerra ignobile di cui sulle motivazioni si è detto tutto tranne la verità: arricchire l'industria della distruzione e della ricostruzione, come sempre. Tutto questo al prezzo di: vagonate di denaro pubblico (pubblico in maggioranza contro la guerra), più di 30000 civili morti, aumento dell'astio del mondo mussulmano verso le democrazie occidentali e conseguente aumento del terrorismo, torture, decapitazioni e chi più ne ha più ne metta. Si è arrivati pure ad insultare i pacifisti ed a beffarsi del sacrosanto principio di ripudio della guerra scritto nella nostra costituzione. E cosa ci abbiamo guadagnato? Un cazz.... Questo per me è l'atto più efferato commesso da berlusconi, sufficente per auspicare un suo esilio su una meteora in rotta di collisione con il Sole.
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L'avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro. |
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#13 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2000
Città: Roma
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Che titolo ambiguo, credevo si parlasse di pacchi, lettere e spedizioni internazionali...
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La mia config: Asus Z170 Pro gaming, Intel i5 6600k @4.5Ghz, cooler master 212x, corsair vengeance 8Gb ddr4 2133, SSD sandisk ultra II 480Gb, Gainward GTX960 4Gb, Soundblaster Z, DVD-RW, ali Corsair CX750M, Case Thermaltake Suppressor F31 |
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#14 | |
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Junior Member
Iscritto dal: Apr 2006
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#15 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
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ipotesi B: ci vanno gli inglesi o gli americani, e che senso ha il nostro ritiro se poi dobbiamo far proteggere da loro i nostri funzionari lo sa solo Prodi |
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#16 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2003
Messaggi: 744
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#17 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2000
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Ovviamente i PRt da parte di Berlusconi erano solo una scusa per mantenere in Iraq militari, vedremo se Il ministro degli Esteri sarà coerente con quanto detto. |
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#18 | |
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Bannato
Iscritto dal: May 2004
Città: Cagliari
Messaggi: 704
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ma dire no agli USA non è poi così difficile, nella pratica è un affrancamento che non comporta soverchie difficoltà e conseguenze e può essere attuato con somma tranquillità piuttosto io mi chiedo quando succederà che diremmo no, chessò, a uno come ghedaffi e in realtà il nostro affrancamento dalla libia è faccenda più seria e dì attualità e che comporta per la nostra classe politica ben maggiori difficoltà, sino adesso pare insormontabili, che non "affrancarsi" dagli USA |
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#19 | |
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Bannato
Iscritto dal: May 2004
Città: Cagliari
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se non esternano la loro "pisciatina" in questo mingere quotidiano poi stanno attenti a farsi superare a vicenda, per cui ci sarà sempre quello che cerca di farne di più o da più lontano in questo gli USA assolvono alla stessa funzione di quella colonna che il mio cane incontrava (in passato purtroppo |
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#20 | |
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