Sony Music contro la musica fake: oltre 135mila brani AI rimossi per imitazione degli artisti
Sony Music ha chiesto la rimozione di oltre 135mila brani generati con IA che imitano artisti famosi, causando danni economici e distorsioni nel mercato musicale. Il fenomeno, in crescita, potrebbe riguardare fino al 10% dei contenuti online, spingendo l'industria a chiedere controlli più rigorosi alle piattaforme di streaming
di Francesco Messina pubblicata il 19 Marzo 2026, alle 10:31 nel canale WebSony
La crescente diffusione dell'intelligenza artificiale nel settore musicale sta sollevando nuove e complesse questioni legate ai diritti d'autore e alla tutela degli artisti. In questo contesto, Sony Music ha recentemente richiesto la rimozione di oltre 135mila brani dalle principali piattaforme di streaming, accusati di essere stati generati tramite IA e di imitare artisti reali sotto contratto con l'azienda.
Secondo la società discografica, queste tracce utilizzano tecniche avanzate, tra cui i cosiddetti deepfake, per riprodurre in modo estremamente realistico le voci e lo stile musicale di artisti famosi come Beyoncé, Harry Styles e Bad Bunny. Il risultato è una produzione musicale che può facilmente ingannare gli ascoltatori, facendo credere che si tratti di contenuti autentici.
Il fenomeno non riguarda semplicemente la creazione di musica con l'intelligenza artificiale, ma una pratica più controversa: la generazione intenzionale di brani che imitano artisti esistenti, sfruttandone identità e notorietà. Questi contenuti vengono poi caricati su piattaforme come Spotify, YouTube, Instagram e Apple Music, dove competono direttamente con le produzioni ufficiali.
Sony e la tendenza della musica contemporanea
Sony Music sostiene che questa tendenza rappresenti un danno economico concreto per gli artisti, poiché sottrae loro ascolti e, di conseguenza, ricavi derivanti dai diritti d'autore. Inoltre, altera il funzionamento del mercato musicale, creando una concorrenza sleale basata su contenuti non autorizzati. L'azienda ritiene che i 135mila brani già individuati siano solo la punta dell'iceberg di un problema molto più ampio.
Le preoccupazioni sono condivise anche a livello internazionale. Secondo alcune stime dell'industria musicale, fino al 10% dei contenuti presenti sulle piattaforme di streaming potrebbe essere fraudolento, in quanto progettato per impersonare artisti reali. Questo dato evidenzia la portata del fenomeno e la difficoltà nel controllarlo.
Victoria Oakley, amministratrice delegata dell'International Federation of the Phonographic Industry, ha invitato i servizi di streaming a intervenire attivamente, implementando sistemi di rilevamento in grado di identificare e bloccare i contenuti generati artificialmente già nella fase di caricamento. Il caso solleva interrogativi cruciali sul futuro della musica nell'era digitale.










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