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Old 29-08-2005, 13:52   #1
zerothehero
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IRAQ: FIRMATA VERSIONE FINALE COSTITUZIONE

BAGHDAD - La versione finale del progetto di Costituzione irachena è stata firmata oggi dalla maggioranza dei membri del comitato di redazione del testo. Lo hanno annunciato due membri di tale commissione.

"La versione finale è stata firmata" ha detto Khaled al Attiya, della componente sciita del comitato, e l'ha confermato uno dei suoi colleghi, Monzer al Faddal, un arabo eletto nella lista curda. La firma apre la strada all'adozione del testo da parte del parlamento, di cui oggi è prevista una seduta.

I sunniti iracheni hanno continuano comunque a respingere il progetto di Costituzione proposto da sciiti e curdi. Lo ha detto oggi uno dei negoziatori sunniti che ha chiesto di restare anonimo. "La nostra posizione rimane la stessa e in linea di principio nulla è cambiato - ha detto la fonte - ieri abbiamo incontrato l'ambasciatore americano che ci ha minacciato, ma con noi le minacce non servono", ha concluso.

La bozza finale della nuova Costituzione irachena è finalmente giunta davanti ai membri del Parlamento provvisorio, ma si tratta di un documento a cui manca la firma dei delegati sunniti, che lo rigettano, giudicandolo una Costituzione "americana". Prima di iniziare la lettura i membri della Commissione Costituzionale sono stati infatti chiamati per l'ultima volta a firmare il documento, ma quelli sunniti si sono rifiutati, secondo quanto ha reso noto il presidente della Commissione costituzionale, lo sciita Human Hammoudi. I membri sunniti hanno reso noto che non parteciperanno alla cerimonia che seguirà l'approvazione della bozza e chiederanno agli iracheni di votare 'no' al referendum, che, in base alle norme transitorie, si deve svolgere entro il 15 ottobre.

Le stesse norme stabiliscono peraltro che è sufficente il voto contrario di due terzi degli elettori di tre delle 18 province irachene per bocciare il testo definitivamente. Nella bozza letta in aula afferma nel preambolo si dice che l'Iraq è un Paese "democratico", fondato su un sistema "parlamentare e federale". Di fatto la stessa espressione che non è mai stata condivisa dai sunniti, che si sono sempre opposti al federalismo. Il testo afferma inoltre che l'Islam e "una fonte principale" del diritto. Iniziando la seduta, come previsto alle 15:00 ora locale (le 13:00 italiane), il presidente Commissione costituzionale Hammoudi ha affermato di sperare che "coloro che hanno ancora delle riserve" sottoscriveranno il documento.

Ma un delegato sunnita della Commissione stessa ha detto all'agenzia Reuters di ritenere che al referendum il popolo respingerà la "Costituzione americana", sempre che, ha aggiunto, i risultati "non saranno falsificati". "Non abbiamo approvato questa Costituzione. Abbiamo delle obiezioni che sono le stesse che abbiamo sempre espresso dal primo giorno", ha detto il delegato, Hussein al-Falluji, uno dei più radicali. Conclusa la lettura della bozza, la seduta è stata aggiornata a domani. Il testo non è stato posto ai voti. Domani, i deputati discuteranno la legge elettorale per il referendum al quale, entro il 15 ottobre, saranno gli iracheni chiamati a pronunciarsi sulla bozza della Costituzione.
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Old 29-08-2005, 13:55   #2
zerothehero
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Testo parziali

L'Associated Press ha tradotto dall'arabo il testo parziale della bozza costituzionale irachena, accettata da curdi e sciiti e respinta dai sunniti:

Capitolo 1

Articolo 1
La Repubblica dell'Iraq è uno stato indipendente.

Articolo 2
Il sistema politico è repubblicano, parlamentare, democratico e federale.

1. L'islam è una delle principali fonti di diritto

a. Nessuna legge può contraddire i principi islamici.

b. Nessuna legge può contraddire i principi democratici.

c. Nessuna legge può contraddire i diritti essenziali e le libertà menzionate in questa costituzione.

2. Questa costituzione garantisce l'identità islamica del popolo iracheno e garantisce i diritti di tutte religioni; ogni individuo è libero di esprimere la propria ideologia e di metterla in pratica.

3. L'Iraq fa parte del mondo islamico e gli arabi fanno parte della nazione araba.

4.
a. Arabo e curdo sono le due lingue ufficiali e gli iracheni hanno il diritto di insegnare ai loro figli la propria madrelingua, come il turcomanno e l'assiro, negli istituti scolastici del governo.

b. La lingua usata negli uffici pubblici come parlamento e governo, così come nelle assemblee ufficiali, dovrebbe essere una delle due lingue ufficiali.

c. Si riconosce la validità dei documenti ufficiali nelle due lingue.

d. Verranno aperte scuole in entrambe le lingue.

Articolo 3
Le istituzioni federali del Kurdistan dovrebbero utilizzare entrambe le lingue.

Articolo 4
Le lingue assira e turcomanna sono le lingue ufficiali nelle aree assira e turcomanna, e ogni territorio o i residenti avranno dato il proprio consenso in un referendum popolare.

Articolo 5
Il potere viene ceduto in modo pacifico attraverso modalità democratiche.

Articolo 7
1. E' vietata qualsiasi organizzazione ispirata a ideologia razzista, terroristica, estremistica e di pulizia etnica o che diffonde o giustifica tali ideologie, specialmente il partito Baath di Saddam in Iraq e i suoi simboli sotto qualsiasi nome. E ciò non dovrebbe far parte del pluralismo politico iracheno.

2. Il governo è impegnato a contrastare il terrorismo in tutte le sue forme e a proteggere il suolo iracheno dall'essere punto di transito per le attività terroristiche.

Capitolo 2

Articolo 35
a. Sono garantiti la libertà e la dignità umana.

b. Nessun individuo può essere detenuto o interrogato senza previa autorizzazione giudiziaria.

c. Sono vietati ogni tipo di tortura fisica o psicologica e di trattamento disumano e qualsiasi confessione estorta con la forza, le minacce e la tortura è considerata nulla. La persona che viene danneggiata ha il diritto di chiedere un risarcimento per i danni morali e finanziari subiti.

Articolo 36
Lo Stato garantisce:
1. Libertà di espressione attraverso ogni mezzo.
2. Libertà di stampa, pubblicazione e pubblicità.

Articolo 37
Viene riconosciuta la libertà di dar vita a gruppi e organizzazioni politiche.

Articolo 39
Gli iracheni sono liberi di vivere secondo la propria religione, gruppo, idee e scelta. Questo dovrebbe essere regolato dalla legge.

Capitolo 3

Articolo 66
Un candidato alla presidenza dovrebbe:
1. Essere iracheno e nato da entrambi genitori iracheni.
2. Non avere meno di 40 anni.
3. Avere una buona reputazione ed esperienza politica e essere conosciuto nel paese come persona onesta e di fiducia.

Articolo 75
Il primo ministro dovrebbe rispondere ai requisiti richiesti per il candidato alla presidenza, dovrebbe essere laureto o avere un titolo di studio equivalente e non avere meno di 35 anni.

Articolo 104
Dovrebbe essere nominata una commissione generale per monitorare e stabilire le entrate del governo centrale e la commissione dovrebbe essere composta da esperti provenienti dal governo centrale, da regioni, province e rappresentanze.

Capitolo 4

Articolo 107
Le autorità federali dovrebbero preservare l'unità, la sicurezza, l'indipendenza e la sovranità dell'Iraq e il suo sistema democratico federale.

Articolo 109
Petrolio e gas sono proprietà di tutti gli iracheni di tutte le regioni e province.

Articolo 110
Il governo centrale amministra il petrolio e il gas estratti dai giacimenti insieme alle autorità delle regioni e delle province produttrici, a condizione che le entrate siano ripartite in modo che venga rispettata la distribuzione della popolazione nel paese.

Capitolo 5

Articolo 114
1. Una regione consiste in una o più province e due o più regioni hanno il diritto di dare via a una singola regione.
2. Una provincia o più province hanno il diritto di formare una regione convocando un referendum in uno dei due seguenti modi:

a. Con la richiesta da parte di un terzo di tutti i membri di ciascun consiglio provinciale che aspira alla creazione di una regione.
b. Con la richiesta di un decimo degli elettori delle province che aspirano alla creazione di una regione.

Articolo 117
L'autorità legislativa di una regione è formata da un consiglio, nominato dall'Assemblea nazionale della regione.

Articolo 118
Il Consiglio nazionale della regione redige la costituzione regionale e promulga le leggi nel rispetto di questa costituzione e delle leggi dello stato iracheno.

Articolo 120
Il potere esecutivo della regione è formato dal presidente della regione e dal governo della regione.

Articolo 128
Le entrate della regione sono formate da precise quote del bilancio nazionale e dalle entrate locali della regione.

Articolo 129
Il governo regionale fa ciò che ritiene necessario per amministrare la regione, soprattutto formando le forze di sicurezza interna, come polizia, guardie di sicurezza e guardie regionali.

Articolo 135
Questa costituzione assicura i diritti amministrativi, politici, culturali e di istruzione dei diversi gruppi etnici come Turcomanni, Caldei, Assiri e altri gruppi.

Capitolo 6

Articolo 144
La Suprema Corte penale irachena porterà avanti il suo lavoro in quanto commissione legislativa indipendente incaricata di investigare i crimini commessi dall'ex regime dittatoriale e i suoi simboli, e il Consiglio dei Deputati ha il diritto di scioglierla una volta conclusi il suo dovere.

Articolo 145
a. La Commissione suprema nazionale incaricata della de-baathificazione porterà avanti il suo lavoro come commissione indipendente, in coordinamento con l'autorità giudiziaria e le autorità esecutive e secondo quanto previsto dalle leggi che organizzano il suo lavoro.

b. Il Parlamento ha il diritto di sciogliere questa commissione una volta terminato il suo lavoro, con una maggioranza dei due terzi.

Articolo 151
Non meno del 25 per cento del Consiglio dei deputati deve essere assegnato alle donne.

Articolo 153
Questa legge entra in vigore una volta approvata attraverso referendum popolare, quando sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale e quando verrà eletto il Consiglio dei deputati secondo quanto prescritto
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Old 29-08-2005, 14:31   #3
zerothehero
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Provo a fare una sintesi dei contrasti tra le varie forze etnico-politiche riguardo alla costituzione, contrasti che con buona probabilità verranno evidenziati (specialmente nell'area sunnita del paese) nel referendum costituzionale.

Nella sostanza si è assistito ad un'alleanza tra i curdi (Unione Patriottica e del Partito Democratico entrambi di matrice "socialisteggiante" e "laica") e gli sciiti moderati del partito Dawa (il cui referente spirituale è Al-Sistani, che ha scelto una via di collaborazione con gli americani) nella redazione della costituzione, emarginando la controparte sunnita (compito facilitato dal fatto che i sunniti vedendo distrutto il partito laico Baath, hanno scelto in massa la resistenza armata e/o il terrorismo)
Grazie a questo blocco di interessi egemonico l'assetto dell'irak sarà federale con un ampio decentramento dei poteri alle periferie, saranno quindi i governi regionali a concorrere con il governo centrale nella gestione delle risorse petrolifere.
L'assetto federale dello stato irakeno va a evidente vantaggio degli Sciiti e dei Curdi(che già "de facto" con le no-fly zone si autogovernavano), in quanto tali etnie avranno, con le assemblee regionali, il controllo fattivo delle risorse petrolifere a scapito dell'etnia sunnita che è stata dalla formazione dello stato irakeno il perno del governo centrale (prima con la monarchia , kassem e con il partito laico Baath) e che senza i proventi del petrolio non potrebbe tenere coese la realtà tribale del triangolo sunnita.

L'altro aspetto fondamentale è il probabile conflitto tra il principio democratico
e quello islamico:
Nessuna legge può contraddire i principi islamici.
Nessuna legge può contraddire i principi democratici.

Se per il principio islamico si parla di Sharia (legge coranica) essa andrà in evidente conflitto con i diritti fondamentali dell'uomo e dato che la gerarchia delle fonti giuridiche tra principio islamico e democratico è equivalente, si potrebbe andare incontro a un empasse insuperabile giuridicamente (ma solo politicamente).
I curdi hanno accettato il compromesso con gli sciiti, i sunniti vorrebbero invece un assetto dello stato "laico", laicità che nella sostanza viene negata (principi islamici) in questa costituzione.
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Old 30-08-2005, 13:16   #4
zerothehero
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timidezza o disinteresse?
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Old 30-08-2005, 13:21   #5
tatrat4d
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la formula con la quale si terrà il referendum confermativo mi sembra promettere male, almeno per il testo in questa versione. Solo il mancato accordo sul patto federalista ed i proventi del petrolio rischia di compattare il "triangolo sunnita" nela voto contrario.
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Old 30-08-2005, 14:02   #6
LittleLux
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Costituzione nata morta. Sia per le ragioni che ha detto tatrat4d, che per tutta una serie di ragioni politico-sociali che si sono venute a creare nel paese. In realtà, addirittura, io penso che neanche gli USA vogliono questa costituzione, penso, anzi, che non ne vogliano nessuna.
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Old 30-08-2005, 15:12   #7
SaMu
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Costituzione nata morta. Sia per le ragioni che ha detto tatrat4d, che per tutta una serie di ragioni politico-sociali che si sono venute a creare nel paese. In realtà, addirittura, io penso che neanche gli USA vogliono questa costituzione, penso, anzi, che non ne vogliano nessuna.
Addirittura?

Secondo alcuni, forse eri anche tu a dirlo ai tempi, non volevano nemmeno le elezioni e il governo di iracheni.
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Old 30-08-2005, 15:24   #8
zerothehero
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Originariamente inviato da LittleLux
Costituzione nata morta. Sia per le ragioni che ha detto tatrat4d, che per tutta una serie di ragioni politico-sociali che si sono venute a creare nel paese. In realtà, addirittura, io penso che neanche gli USA vogliono questa costituzione, penso, anzi, che non ne vogliano nessuna.
Non credo..una costituzione è fondamentale per l'exit strategy americana..senza di essa e un minimo di stabilità le truppe non possono andarsene.
Che poi non sia il massimo sono d'accordo (almeno nei punti che ho evidenziato il probabile specie il conflitto tra principio democratico e principio islamico) ma è cmq un passo avanti rispetto a quanto c'era prima.

Credo che però i sunniti la facciano naufragare nel referendum costituzionale..hanno i numeri per farlo...quantomeno spero che così capiscano che è meglio inserirsi nel gioco democratico e nelle regole formali piuttosto che usare la guerriglia.
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Ultima modifica di zerothehero : 30-08-2005 alle 15:27.
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Old 30-08-2005, 19:27   #9
LittleLux
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Originariamente inviato da SaMu
Addirittura?

Secondo alcuni, forse eri anche tu a dirlo ai tempi, non volevano nemmeno le elezioni e il governo di iracheni.
Ah ,perchè, quelle che ci sono state tu hai il coraggio di chiamarle elezioni?

Guarda, informati meglio sulla situazione irachena, senza limitarti a libero o il giornale, però.
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Old 30-08-2005, 23:17   #10
easyand
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ah non erano elezioni?!
non sapevo facessi parte del pool di osservatori internazionali che hanno vigilato sulle elezioni irakene
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Old 31-08-2005, 00:03   #11
zerothehero
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Ah ,perchè, quelle che ci sono state tu hai il coraggio di chiamarle elezioni?

Guarda, informati meglio sulla situazione irachena, senza limitarti a libero o il giornale, però.
Le elezioni sono state corrette e nel complesso senza brogli, credo che neanche l'unità o il manifesto abbiano avuto nulla da ricriminare.. ..certo c'è da considerare che la storia democratica in iraq non è esattamente la stessa delle socialdemocrazie o dei paesi occidentali..gli sciiti hanno votato perchè li ha invitati Sistani...il paese rimane istituzionalmente legato a rapporti tribali, etnici e religiosi e lo stato laico irakeno era il partito baath...non ci troviamo quindi di fronte alla Svezia per dire
Detto questo se l'iraq riuscisse a costruire una democrazia o qualcosa di molto simile ad essa sarebbe positivo e le elezioni sono state un piccolo passo verso questa costruzione. Negarlo imho è un errore.
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Old 01-09-2005, 21:55   #12
SaMu
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Originariamente inviato da LittleLux
Ah ,perchè, quelle che ci sono state tu hai il coraggio di chiamarle elezioni?

Guarda, informati meglio sulla situazione irachena, senza limitarti a libero o il giornale, però.
Secondo gli osservatori dell'ONU e secondo la maggioranza assoluta degli elettori iracheni, che vi hanno partecipato, sì.

Secondo te no? Evidentemente hai un'opinione diversa dall'ONU e dagli iracheni, ne prendo atto.
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Old 19-10-2005, 14:48   #13
Amu_rg550
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Costituzione: i risultati possono attendere

Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 19 ottobre 2005

Per sapere se la costituzione irachena è stata approvata oppure respinta bisognerà attendere. Forse la fine di questa settimana. Forse di più.

La commissione elettorale irachena (IECI) ha detto che deve verificare i conteggi delle schede, cosa che porterà a ritardare l’annuncio dei risultati definitivi, inizialmente previsti per giovedì 20 ottobre.

Questo perché i dati forniti da diversi governatorati (le province irachene, dove avviene il primo conteggio dei voti) richiedono "un riesame, un raffronto e una verifica, perch{ sono relativamente alti se confrontati con le medie elettorali internazionali" di questo genere.

Il linguaggio burocratico del comunicato diffuso dalla commissione lunedì 17 ottobre significa, tradotto, una cosa sola: che i conti non tornano.

"Nonostante l’intenzione di annunciare risultati preliminari complessivi al più presto possibile, sono necessari ancora diversi giorni per completare questa operazione difficile e complessa dopo aver rilevato che le cifre di diverse province erano troppo alte", prosegue il comunicato. "Le dichiarazioni che arrivano dalla maggior parte dei governatorati indicano numeri talmente elevati che ci costringono a ricontrollarli, confrontarli e verificarli, poiché sono insolitamente alti secondo gli standard internazionali".

Il comunicato arriva mentre c’è grande attesa per sapere se la costituzione è effettivamente stata approvata (come in molti, fra i quali il Segretario di Stato Usa Condoleeza Rice, si erano affrettati a dichiarare poco dopo il voto), o se invece sono stati raggiunti i 2/3 di voti contrari in almeno tre delle 18 province irachene, necessari perché essa venga respinta.

Ma arriva anche mentre il parlamentare sunnita Mishaan al-Juburi sostiene che ci sono state frodi nel voto – fra cui casi nei quali, in regioni molto contestate, avrebbero votato sciiti favorevoli alla costituzione provenienti da altre zone – ripetendo accuse di manipolazione già rivolte in precedenza da altri esponenti politici sunniti.

E così la IECI decide di ricontrollare tutto, e dichiara che annuncerà i risultati solo quando saranno stati verificati.

Intanto le schede cominciano ad arrivare al centro di conteggio di Baghdad dalle province, dopo che una tempesta di sabbia ne aveva ritardato trasporto (che avviene con elicotteri).

Adil al Lami, Chief Election Officer, mette le mani avanti: “Se sospettiamo che i numeri siano più alti o più bassi di quanto ci aspettavamo, dobbiamo controllarli due volte, e questa verifica significa che potrebbero volerci ancora diversi giorni prima di annunciare il risultato definitivo”.

Voto manipolato?

L’indagine da parte della commissione ha sollevato questioni su irregolarità nel voto.
Fra le varie illazioni di frode circolate, dopo che le informazioni iniziali dalle province sembravano indicare che la costituzione era passata, quella secondo cui la polizia avrebbe preso delle urne da zone che avevano votato massicciamente per il "no", e quella secondo cui in alcune zone in cui avrebbe vinto il "sì’" il numero dei voti era superiore a quello degli elettori registrati.

Mentre a fonti vicine alla IECI venivano attribuite dichiarazioni secondo le quali il 55% degli elettori nella provincia di Ninive aveva detto no alla costituzione, Abd al-Razaq al-Jiburi, esponente politico sunnita e segretario-generale dell’Iraqi Independent Front, diceva che oltre il 75% aveva votato no.

"Sono stato informato da un dipendente della commissione elettorale a Mosul che il voto per la costituzione è stato no”, dichiarava Jiburi ad al Jazira. "I dati di molte sezioni indicano che la percentuale di coloro che hanno votato no alla costituzione va dal 75% all’80%”, precisava il leader sunnita, aggiungendo di avere avuto questi dati da osservatori e dipendenti della commissione elettorale.

Ma qual è il nocciolo del problema?

Il 17 ottobre, secondo quanto riferito dalla Agence France Presse, il portavoce della IECI, Farid Ayar, aveva detto che i dati iniziali mostravano che sei province a maggioranza sciita nel sud dell’Iraq avevano votato a favore della costituzione con oltre il 90%. Le province erano quelle di Bassora, Dhi Qar (Nassiriya), Karbala, Maysan, Najaf e Wasit.

Ayar aggiungeva che due province in prevalenza sunnite avevano votato contro, anche se in una di queste la percentuale dei “no” non raggiungeva la maggioranza dei 2/3 necessaria a respingere il documento.

Le due province erano quelle di Salahuddin (80% di no) e Diyala (54%). I risultati (decisivi) delle altre due province a prevalenza sunnita di Ninive (Mosul) e al Anbar (Ramadi) non erano invece ancora disponibili.

Di dove venivano questi dati? In molte province i funzionari elettorali locali avevano diffuso i loro conteggi iniziali, indicando che la carta era stata approvata.

La IECI ha però riscontrato che il numero dei voti a favore della costituzione nella maggior parte di queste province sembrava insolitamente alto.

Secondo al Lami, i numeri elevati sarebbero stati riscontrati fra le nove province (a maggioranza sciita) del sud e le tre (a maggioranza kurda) del nord. Tutte province che avevano riferito alla Associated Press una percentuale di “sì” superiore al 90%, che in alcune arrivava addirittura al 97% e al 98%.

Sono questi dati “insolitamente alti” a far scattare l’allarme.

Le due province che sono decisive per il risultato – Ninive e Diyala, con popolazione mista sunnita, sciita, e kurda – non sarebbero fra quelle i cui risultati sono sembrati “insoliti” – dice la versione iniziale.

Ma secondo un funzionario ”a conoscenza delle operazioni di conteggio”, questi risultati “inaspettati” non sarebbero limitati alle province sciite e kurde, ma riguarderebbero “tutto il paese".

Situazione “delicata” a Mosul

E mentre sembra confermato che la provincia a predominanza sunnita di Salahuddin (dove si trovano Tikrit e Samarra) abbia respinto la costituzione, con i “no” attorno all’80%, il presidente della IECI, Abdel Hussein Hendawi, riconosce che i voti della città di Mosul sono “molto delicati”.

Il perché di questa “delicatezza” è presto detto. Se gli elettori di Salahuddin hanno respinto la costituzione con l’80% dei “no”, e sulla provincia di al Anbar (Falluja, Ramadi), anche se i dati ancora non arrivano, non ci sono dubbi (quanto al no), quella di Ninive (che ha come capitale appunto Mosul) è decisiva – un Ohio iracheno, si può dire.

Se hanno prevalso i “no”, la costituzione sarà bocciata.

Tutto questo mentre il National Dialogue Council, una coalizione di vari gruppi sunniti, che si è battuta contro l’approvazione del documento, dice di essere in possesso di cifre che mostrerebbero che la costituzione sarebbe stata respinta dagli elettori (con oltre il 70% di no ) in ben cinque province: al Anbar, Ninive, Diyala, Salahuddin e Ta’amim.

Intanto l’ambasciatore Usa a Baghdad, Zalmay Khalilzad, al contrario del Segretario di Stato Condoleeza Rice, che il giorno dopo il voto si era affrettata a dire (da Londra) che la costituzione sarebbe stata probabilmente approvata, suscitando le ire e le proteste dei sunniti, ma anche l’irritazione dei funzionari della commissione elettorale irachena, invita alla cautela.

E’ troppo presto per prevedere il risultato, dichiara Khalilzad al programma “This Week” della rete televisiva americana ABC, ma l’evidente alta affluenza nelle zone sunnite significa che il processo politico sta facendo progressi.

I progressi nelle verifiche dei risultati invece sono meno evidenti. I primi sacchi contenenti i tabulati dei conteggi di voti dalle province sono arrivati a Baghdad per le tabulazioni, ma ritardi da altre zone significano che un risultato definitivo del referendum potrebbe non essere noto fino alla fine della settimana, dicono funzionari della IECI.

E - colpo di scena - sembra che due province decisive che potrebbero determinare l’esito (Ninive e Diyala) siano fra le quelle che hanno bisogno di ulteriori verifiche - questo mentre alcuni leader sunniti hanno già detto che il voto è stato manipolato proprio in queste due province chiave, e in altre, per farle pendere a favore del “sì”.

Il funzionario “a conoscenza del processo di conteggio” conferma che le cifre insolite non sono state osservate solo nelle 12 province (9 + 3) a maggioranza sciita e kurda – e che la verifica non è limitata alle zone in cui è stata riscontrata una percentuale di “sì” superiore al 90%.

Alla domanda se le province di Ninive e Diyala sono fra quelle i cui dati stanno venendo riesaminate, il funzionario risponde che la verifica si sta facendo dappertutto, e chiede di mantenere l’anonimato, data la “delicatezza” del conteggio.

Irregolarità ci sono state, eccome

Dunque, non resta che aspettare, fino a venerdì come minimo. Anche perché, oltre alla verifica del materiale elettorale che sarà fatta a Baghdad (dove ancora il grosso deve arrivare), la commissione elettorale deve inviare dei rappresentanti (accompagnati da funzionari delle Nazioni Unite) nelle province per effettuare ulteriori verifiche.

E mentre la IECI non parla per ora di frodi, le prime informazioni che arrivano dagli osservatori mostrerebbero che di irregolarità nel voto ce ne sono state, eccome.

Quelle che al momento si conoscono vengono soprattutto dalla zona a maggioranza kurda nel nord, e sono documentate nei rapporti degli osservatori (iracheni) di due reti che hanno monitorato il referendum in tutte le zone dell’Iraq, con l’aiuto della tedesca Friedrich-Ebert Foundation.

Queste alcune delle irregolarità da essi riferite:

- A Sulaimaniya e a Irbil (i due principali centri del nord a maggioranza kurda), un certo numero di responsabili di seggio hanno riempito centinaia di schede con il ‘sì” e le hanno messe nelle urne, dietro istruzioni di alcuni partiti. I seggi dove sono state osservate queste violazioni sarebbero almeno 24.

- Sempre a Irbil, il presidente di una sezione avrebbe riempito 200 schede con il “sì” e le avrebbe messe personalmente nell’urna, davanti agli occhi degli osservatori e del personale elettorale. In due sezioni di un altro seggio, gli elettori non andavano nelle cabine, ma votavano pubblicamente davanti al personale della sezione all’atto della registrazione dei loro nominativi, e se qualcuno andava a votare in segreto, il presidente entrava in cabina con lui e guardava come votava.

In un altro seggio, ci sono stati molti casi di violazioni, fra i quali il fatto che molti elettori hanno votato più di una volta, ogni volta in una sezione diversa del seggio

- Un esponente religioso ha votato e poi preso con sé un gruppo di schede, portandole fuori per farle riempire (a casa) dai membri della sua famiglia, e poi le ha mandate al seggio

- Si è poi verificata la registrazione di molti nominativi aggiuntivi all’elenco originario, e quando è arrivata una squadra di osservatori della commissione elettorale per un controllo su come procedeva il lavoro queste registrazioni aggiuntive sono state nascoste, e poi riprese quando la squadra se ne è andata.

- In un altro seggio, un gruppo di appartenenti a partiti politici ha votato più di una volta, e inoltre ragazzi sotto i 18 anni (l’età minima per poter votare) hanno votato a nome di loro parenti

- In due seggi a Mosul, e anche nei villaggi yezidi ai margini della città, ci sono stati molti casi di voto familiare “per procura”, con l’assenso del responsabile del seggio e dei presidenti delle sezioni

Altre intimidazioni, minacce, e atti di violenza si sono verificati nelle province di Diyala, mentre a Najaf e a Kufa (due roccaforti religiose sciite) slogan affissi all’interno dei seggi promuovevano il “sì” come dovere religioso.

L’atmosfera in cui si è votato era però decisamente meno spirituale.

Il giorno prima del referendum scontri armati fra le milizie di Muqtada al Sadr e quelle dello Sciri (Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq) avevano fatto numerosi feriti, abbassando sensibilmente l’affluenza al voto. Sulla quale hanno influito anche quelli avvenuti fra la polizia e la guardia nazionale persino nel centro di Najaf.

http://www.osservatorioiraq.it/modul...articleid=1552
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Old 19-10-2005, 15:19   #14
Sobek
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Un irak riappacificato non gioverebbe agli interessi occidentali nella zona.
Fa comodo avere elementi come Al-Zarqawi in giro per l'Iraq per il semplice fatto che, fomentando l'odio religioso ed etnico, impedisci la costruzione di sacche di resistenza organizzate e numerose, l'intreccio di interessi politico-economici fra le varie parti in causa etc.

Molto meglio, per noi ovviamente, dividere il paese in due fazioni:i sunniti e gli sciiti e fare in modo che si combattano fra di loro.
Magari creando un mostro ad hoc (zarqawi appunto).
Tecnica detta anche "dividi et impera"
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Old 19-10-2005, 15:33   #15
Ciaba
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...nn sembra una cattiva costituzione. Alcuni articoli mi lasciano un po' perplesso per futilità e poco senso pratico in prospettiva futura(parlo della distinzione in 2 lingue ufficiali con addirittura previsione di scuole separate per ognuna, ma sono affari interni e potrei sbagliare). Per il resto ripeto, sembra molto avanzata sul piano del fondamentalismo(che nn esisteva praticamente prima della guerra). C'è da dire tuttavia che l'irakq è sempre stato un'eccezione positiva sul piano culturale e multireligioso(senza prendere in considerazione Saddam ei casini che faceva), la cui ricchezza di pluralità difficilmente riuscirà a riemergere dopo un così devastante rifondamento dello stato, purtroppo.
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Old 25-10-2005, 13:44   #16
Lucio Virzì
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[IRAQ] Si alla costituzione

Iraq, passa la Costituzione

BAGDAD - Gli iracheni hanno detto sì alla nuova Costituzione: 78% di favorevoli, 21% circa di contrari. L'ultimo risultato, il più atteso, doveva arrivare dalla provincia di Ninive. Il no ha vinto, ma con il 55% dei voti, dato non sufficiente per bocciare la Carta.

(25 ottobre 2005)
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Old 25-10-2005, 23:15   #17
zerothehero
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mi pare un buon risultato la probabile approvazione della carta costituzionale..a quanto pare solo in 2 delle 4 province a maggioranza sunnita c'è stato + del 75% di no alla costituzione.
Oddio io il principio islamico l'avrei tolto.. ora si spera in una veloce monopolizzazione della forza da parte delle forze irakene e in un ritiro (concordato con il governo) delle forze di occupazione.
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Old 25-10-2005, 23:23   #18
zerothehero
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Originariamente inviato da Sobek
Un irak riappacificato non gioverebbe agli interessi occidentali nella zona.
Fa comodo avere elementi come Al-Zarqawi in giro per l'Iraq per il semplice fatto che, fomentando l'odio religioso ed etnico, impedisci la costruzione di sacche di resistenza organizzate e numerose, l'intreccio di interessi politico-economici fra le varie parti in causa etc.

Molto meglio, per noi ovviamente, dividere il paese in due fazioni:i sunniti e gli sciiti e fare in modo che si combattano fra di loro.
Magari creando un mostro ad hoc (zarqawi appunto).
Tecnica detta anche "dividi et impera"

Mi pare un'analisi sbagliata..
Nulla è più deleterio per la cooperazione economica tra Iraq-Usa che la destabilizzazione.
Se la situazione è tranquilla si possono fare appalti e investimenti...se c'è casino le aziende ci pensano due-tre volte prima di investire in un paese.
Gli scontri tra parte dei sunniti con gli sciiti sono provocati dal fatto che i baathisti non hanno nulla da guadagnare da un'assetto dello stato che con il gioco democratico assegnerà la gestione del potere e dei proventi petroliferi su base federale.
A questa base di destabilizzazione laica si inserisce Zarkawi che è convinto che non appena se ne andranno gli americani al-qaeda dovrà subentrare nel controllo del territorio.
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Ultima modifica di zerothehero : 25-10-2005 alle 23:25.
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Old 25-10-2005, 23:41   #19
beppegrillo
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Originariamente inviato da zerothehero
Mi pare un'analisi sbagliata..
Nulla è più deleterio per la cooperazione economica tra Iraq-Usa che la destabilizzazione.
Se la situazione è tranquilla si possono fare appalti e investimenti...se c'è casino le aziende ci pensano due-tre volte prima di investire in un paese.
Gli scontri tra parte dei sunniti con gli sciiti sono provocati dal fatto che i baathisti non hanno nulla da guadagnare da un'assetto dello stato che con il gioco democratico assegnerà la gestione del potere e dei proventi petroliferi su base federale.
A questa base di destabilizzazione laica si inserisce Zarkawi che è convinto che non appena se ne andranno gli americani al-qaeda dovrà subentrare nel controllo del territorio.
concordo, al momento attuale la destabilizzazione del paese conviene solo ad alqaeda per gettare fango sull'occupazione straniera e sulla volontà del popolo iracheno di ripartire da zero, scegliendo per la prima volta dopo anni i propri candidati politici.
__________________
Ciao ~ZeRO sTrEsS~
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Old 25-10-2005, 23:52   #20
zerothehero
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Originariamente inviato da beppegrillo
concordo, al momento attuale la destabilizzazione del paese conviene solo ad alqaeda per gettare fango sull'occupazione straniera e sulla volontà del popolo iracheno di ripartire da zero, scegliendo per la prima volta dopo anni i propri candidati politici.
Non c'è solo Al-qaeda ci sono anche i baathisti , gli sciiti stanno relaticamente tranquilli..non faranno lo stesso errore che fecero con gli Inglesi.
Il fatto che sostenere la tesi della destabilizzazione americana non ha molto senso imho...
hanno un governo "amico" che hanno contribuito a costruire mediante le elezioni (legittime secondo l'onu, tra l'altro), hanno potenzialmente moltissimi appalti e investimenti da fare e si sabotano da soli?
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