Originariamente inviato da Adric
Una considerazione magari banale ma necessaria: la fama e la considerazione (anche passate) non sono (state) uguali da una nazione all'altra.
Ad esempio jazzisti famosi in alcun nazioni ma poco noti al grande pubblico nelle nazioni confinanti, o noti soltanto in una nazione o due.
Un jazzista come Cannonball Adderley non può essere considerato poco noto in Italia, ma in Francia è sempre stato molto più popolare che da noi; ial contrario uno come Chet Baker fino alla metà degli anni ottanta era il jazzista più famoso in assoluto nel nostro paese.
Quindi quelli che citerò sono musicisti o cantanti poco conosciuti in Italia al grande pubblico oggi (e a volte anche agli stessi addetti ai lavori).
Una delle tendenze che trovo irritanti oggi nell'Italia jazzistica è questo eccessivo sbilanciamento da parte dei media sia verso i musicisti italiani in attività a scapito di quelli esteri (e di quelli italiani morti o non più in attività), sia verso i soliti Miles Davis, Bill Evans, Sonny Rollins e Keith Jarrett, modelli dominanti che finiscono quasi per monopolizzare il dibattito jazzistico in Italia.
Molti grandi jazzisti italoamericani sono molto poco noti in Italia (se non dimenticati): George Wallington (nato come Giacinto Figlia a Palermo), Frank Rosolino, Pete Rugolo, Dado Marmarosa, Joe Albany, Carl Fontana, Charlie Mariano, Phil Urso, Sal Mosca.
I grandi sottovalutati del jazz in Italia secondo me:
tra i pianisti americani direi Elmo Hope, Sonny Clark, Kenny Drew, Richard Twardzik, Denny Zeitlin, Vince Guaraldi, Don Friedman, Barry Harris, Jack Wilson, Jaki Byard, Roland Hanna, Bill Mays, Ronnell Bright, John Hicks, Marian McPartland, Jessica Williams, Joanne Brackeen; tra gli europei Krzysztof Komeda, Tete Montoliu, Georges Arvanitas e Fritz Pauer
Tra i trombettisti Fats Navarro, Howard McGhee, Booker Little, Kenny Dorham e Carmell Jones.
Tra i sassofonisti Yusef Lateef, Sonny Criss, James Moody, Pepper Adams, Harold Land, Booker Ervin, Clifford Jordan, Chico Freeman (ed il padre Von Freeman), Bernt Rosengren, Francois Jeanneau, Pedro Iturralde ed anche Massimo Urbani.
Tra i vibrafonisti Teddy Charles e Walt Dickenson.
Tra i compositori Sara Cassey e Cal Massey.
Nel free jazz i sottovalutati sono tantissimi specie tra i sassofonisti, mi vengono in mente Joe Harriott, Frank Wright, Marion Brown, Sonny Simmons, Maurice McIntyre, Charles Tyler, Frank Lowe, Joe McPhee, Hamiett Bluiett, David S. Ware, Charles Gayle, Jemel Moondoc e Peter Brotzmann.
Tra i trombettisti Clifford Thornton, Ted Daniel, Noah Howard e Marvin 'Hannibal' Peterson.
Le big band (Gerald Wilson, Slide Hampton, Kenny Clarke Francy Boland, Charles Tolliver, Vanguard Jazz Orchestra, George Gruntz) vengono snobbate dall'appassionato tipo (ma anche dalla critica) di jazz a vantaggio delle piccole formazioni.
Nel jazz vocale sottovalutate Jeanne Lee, Patti Waters, Irene Kral, Ellen Christi e Kevin Mahogany.
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