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#421 | |
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scusa, non è che stai dando del babbeo all'elettorato spagnolo?
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ho trovato si chiama Christopher Hitchens
qui chomsky replica: http://www.namaste-ostiglia.it/lasthelp/show.asp?ID=195 Chomsky replica a Hitchens di Noam Chomsky traduzione di Marco Accattatis Nota: Christopher Hitchens ha scritto un saggio su Nation, ed un seguente commento sul sito internet di Nation...e tra coloro da lui attaccati con le sue fulminazioni, c'era Noam Chomsky. Qui', Chomsky risponde... -------------------------------------------------------------------------------- Noam Chomsky Mi e' stato chiesto di rispondere ai recenti articoli di Christopher Hitchens (pagina internet, 24 settembre; Nation, 8 ottobre), e dopo aver rifiutato numerose volte, rispondero', anche se solo parzialmente, e con riluttanza. La ragione di questa riluttanza e' che Hitchens non puo' credere in quello che dice. Per questa sola ragione - c'e ne sono altre che dovrebbero risultare ovvie - questo contesto non e' appropriato per fare un discorso sulle serie questioni correlate alle atrocita' dell'11 settembre. Che Hitchens non possa credere in quello che scrive e' chiaro, in prima istanza, dal suo riferimento al bombardamento del Sudan. Egli deve essere inconsapevole che sta' esprimendo in tal modo un disprezzo razzista per le vittime Africane di un crimine terroristico, e non puo' voler dire quello che le sue parole implicano. Questa singola atrocita' ha distrutto meta' delle scorte farmaceutiche di un povera nazione Africana e le sue attrezzature per rifornirle, con un costo umano enorme. Hitchens e' scandalizzato dal mio paragone tra questa atrocita' e cio' che io chiamai "la malvagia e imponente crudelta' " degli attacchi terroristici dell'11 Settembre (citando Robert Fisk), aggiungendo che nel caso del Sudan il costo totale puo' solo essere supposto, in quanto gli Stati Uniti hanno bloccato ogni indagine delle Nazioni Unite e pochi furono sufficientemente interessati da portare avanti il caso. Che questo costo sia terribile e' difficilmente dubitabile. Hitchens evidentemente si riferisce ad una risposta da me scritta il 15 settembre a diversi giornalisti, cumulativa in quanto la velocita' delle richieste era tale da non permettermi di rispondere singolarmente. Apparentemente questa e' stata riportata diverse volte su internet, cosi' come le successive e molto piu' dettagliate risposte. Assumendo cio', nel breve messaggio che Hitchens potrebbe aver visto, io non avevo elaborato, presupponendo -- correttamente, a giudicare dai successivi scambi -- che cio' non fosse necessario: i destinatari avrebbero capito come il paragone fosse del tutto appropriato. Ho anche dato per scontato il fatto che questi avrebbero capito un virtuale truismo: quando noi stimiamo il prezzo in termini di vite umane di un crimine, non contiamo solo quelli letteralmente uccisi sul posto ma anche coloro che moriranno a conseguenza del crimine, percorso che noi adottiamo riflessivamente, e propriamente, quando consideriamo i crimini di nemici ufficiali -- Stalin, Hitler e Mao, per menzionare i casi piu' estremi. Se gia' solo, pretendiamo di essere seri, applichiamo gli stessi standard a noi stessi : nel caso del Sudan, contiamo il numero di coloro che sono morti per diretta conseguenza del crimine, non solo quelli uccisi dai missili cruise. Di nuovo, un truismo. Visto che c'e' una persona che sembra non capire, aggiungero' alcune citazioni dalla stampa corrente, per chiarire. Un anno dopo l'attacco, "senza i farmaci salva-vita prodotti [dai macchinari ora distrutti], il numero dei morti dovuti al bombardamento del Sudan continua, silenziosamente, a crescere... Cosi, decine di migliaia di persone -- molti di loro bambini -- soffrono e muoiono di malaria, tubercolosi, ed altre malattie curabili... [La fabbrica] forniva medicinali a basso costo per gli esseri umani e tutti i medicinali veterinari localmente disponibili in Sudan. Produceva il 90 per cento dei principali prodotti farmaceutici del Sudan... Le sanzioni contro il Sudan rendono impossibile l'importazione di una adeguata quantita' di medicinali necessaria a coprire il grave vuoto lasciato dalla distruzione della fabbrica..... [L]'azione intrapresa da Washington il 20 agosto 1998, continua a privare il popolo del Sudan dei farmaci necessari. Milioni si staranno chiedendo come la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja celebrera' questo anniversario" (Jonathan Belke, Boston Globe, 22 agosto 1999). "[L]a perdita di questa fabbrica e' una tragedia per le comunita' rurali che hanno bisogno di questi medicinali" (Tom Carnaffin, manager tecnico con "profonda conoscenza" della fabbrica distrutta, Ed Vulliamy ed altri, London Observer, 23 agosto 1998). La fabbrica "forniva il 50 per cento dei medicinali del Sudan, e la sua distruzione ha lasciato il paese senza scorte di clorochina, il trattamento standard della malaria," ma mesi piu' tardi, il governo "labour" britannico rifiuto' le richieste di "rifornimento per la clorochina come aiuto di emergenza per un tempo sufficiente a consentire i Sudanesi di ripristinare la loro produzione farmaceutica" (Patrick Wintour, Observer, 20 dicembre, 1998). E ancor di piu'. In proporzione alla popolazione, questo e' come se il network di bin Laden, in un singolo attacco agli Stati Uniti, avesse causato "sofferenza e morte da malattie facilmente curabili a centinaia di migliaia di persone -- molti di cui bambini --", anche se l'analogia e' ingiusta in quanto un paese ricco, non soggetto a sanzioni e rifiuto d'aiuto, puo' facilmente rifornire le proprie scorte e rispondere appropriatamente ad una tale atrocita' - la quale, presumo, non sarebbe passata con tanta leggerezza. Considerare scandaloso il paragone con l'11 settembre e' espressione di straordinario disprezzo razzista per le vittime Africane di un crimine scioccante, che, peggiorando la cosa, e' un qualcosa di cui noi siamo responsabili; come contribuenti, per non aver provveduto a risarcimenti massicci, per dare rifugio ed immunita' ai fautori, e per aver permesso che questi fatti terribili sprofondassero nel buco della memoria al punto che alcuni, come minimo, ne sembrano ignari. Questo scalfisce solo la superficie. Il bombardamendo da parte degli Stati Uniti "sembra aver sconvolto il lento evolversi del movimento verso un compromesso tra le opposte fazioni del Sudan", e aver messo fine ai promettenti passi verso un'accordo di pace per porre fine alla guerra civile che dal 1981 ha seminato 1,5 milioni di morti, e che avrebbe anche potuto portare la "pace in Unganda e all'intero bacino del Nilo." L'attacco ha apparentemente "sconvolto... quei benefici che c'era da aspettarsi da uno spostamento politico del cuore del governo Islamico in Sudan" verso "un'impegno pragmatico con il mondo esterno", e dagli sforzi attuati nei confronti delle crisi interne al Sudan, "per porre fine all'appoggio del terrorismo, e per ridurre l'influenza dei radicali Islamici" (Mark Huband, Financial Times, 8 settembre, 1998). A questo riguardo, possiamo paragonare il crimine in Sudan all'assassinio di Lumumba, che contribui' allo sprofondamento del Congo verso decadi di massacri, ancora in atto; o al rovesciamento del governo democratico in Guatemala nel 1954, che porto' a 40 anni di atrocita' orrende; cosi' come troppe altre. Uno puo' a mala pena tentare di stimare il costo colossale del bombardamento in Sudan, anche senza considerare le probabili decine di migliaia di vittime Sudanesi immediate. Il costo totale e' da attribuire ad un singolo atto di terrore -- per lo meno, se abbiamo l'onesta' di adottare gli standard che applichiamo giustamente ai nemici ufficiali. E’ evidente che Hitchens non puo' pensare cio' che ha detto su questo argomento. Per cui possiamo ignorarlo. Tanto per fare un'altro esempio, Hitchens scrive di come io feci riferimento "all'intero affare [della guerra del 1999] come ad una prepotente persecuzione dei -- Serbi!" Come lui sa', questa e' pura invenzione. Le motivazioni della guerra da me suggerite erano citate dalle giustificazioni fornite da parte di alti funzionari degli Stati Uniti, tra cui il "National Security Adviser" [consigliere per la sicurezza nazionale, ndt] Sandy Berger e dal riassunto finale presentato al Congresso dal Segretario della Difesa William Cohen. Come illustrazione finale, considerate la furia di Hitchens verso "l'e-mail masochistico...circolante dal quartiere Chomsky-Zinn-Finkelstein", unitisi quest'ultimi a giornalacci radicali come il Wall Street Journal in cio' che lui chiama la "razionalizzazione" del terrore -- cioe', il considerare i risentimenti espressi da persone delle regioni mediorientali, sia ricche che povere, sia laiche che Islamiche, come percorso perseguibile da chiunque abbia la speranza di ridurre la probabilita' di ulteriori atrocita' piuttosto che di intensificare il ciclo della violenza, con le dinamiche familiari, portando cosi' ad ancor piu' grandi catastrofi qui' ed altrove. Questo e' uno scandalo, spiega Hitchens, perche' "io sono gia' a conoscenza" di queste preoccupazioni -- un commento che ha senso su un solo presupposto: che le comunicazioni fossero indirizzate unicamente ad Hitchens. Senza ulteriori commenti, possiamo ignorare le sue fulminazioni su questi argomenti. In un'accusa, Hitchens ha ragione. Egli scrive che "Il crimine [nel Sudan] era direttamente e sordidamente collegato allo sforzo di un Presidente disonesto di evitare l'impeachment (una conclusione diligentemente evitata dai Chomsky e dagli Husseini del tempo)." E vero che ho diligentemente evitato questa congettura, e continuero' a farlo fino a quando verra' fornita qualche prova significativa; ed ho anche diligentemente evitato l'intera ossessione con la vita sessuale di Clinton. Dal resto, potrebbe anche essere possibile districare qualche filo di ragionamento, ma non faro' lo sforzo, e non vedo perche' altri dovrebbero farlo. Visto che chiaramente Hitchens non prende sul serio quello che scrive, non c'e' ragione che qualcun'altro altro lo faccia. La decisione giusta e sensata e' quella di considerare tutto questo come una qualche aberrazione, e di attendere che l'autore torni a quel lavoro della cui importanza ha spesso dato dimostrazione in passato. Sullo sfondo ci sono questioni sulle quali varrebbe anche la pena discutere. Ma in un contesto serio, non questo. ma anche Jeffrey C. Isaac lo attacca: http://www.repubblica.it/online/cult...y/chomsky.html ....... Per essere uno che ha scritto "La responsabilità degli intellettuali" - lo attacca però Jeffrey C. Isaac sul mensile liberal "The American Prospect" - i suoi sillogismi sono intollerabili. Dal momento che "il massacro di East Timor è almeno comparabile alle atrocità di Milosevic" e la Nato (auspici America e Gran Bretagna) ha bombardato il dittatore serbo ergo, in assenza di reazioni da parte dell'Alleanza atlantica qualche "onesto cittadino potrebbe, magari entrando nelle file di Bin Laden, bombardare Jakarta (e Washington e Londra che per un quarto di secolo hanno perpetrato crimini di in quelle zone)". Un'ipotesi che, come è noto, pur con altri moventi qualcuno ha preso sul serio. (13 dicembre 2001) |
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il più grande statista del millennio in Italia d'altronde se Fini non più tardi di dieci anni fa ha definito Mussolini: "il più grande statista del secolo" (salvo rimangiarsi tutto e definirsi qualche anno più tardi antifascista, come se il punto di vista storico fosse potuto cambiare in quegli anni e invece non era il medesimo, potenza dell'opportunismo), potrò ben io definire Berlusconi il più grande statista del milennio |
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fanno bene in Cina...
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ancora su Hitchens:
http://www.wittgenstein.it/cr/sullivan.html Ci sono due persone che hanno vinto la guerra, o meglio il dibattito americano sulla guerra. Uno è Andrew Sullivan, l'altro è Christopher Hitchens. Sono due intellettuali raffinati e giornalisti bastiancontrari, uno difficilmente etichettabile, ma diciamo di simpatie conservatrici; e l'altro di estrema sinistra. Le loro voci sono state le più ascoltate e le più influenti nei rispettivi campi. Ovvio, non sono stati i soli. Anche altri come Thomas Friedman e William Safire hanno scritto cose importanti sull'11 settembre e sul suo significato, ma come scrive il New York Observer, Sullivan è stato abile a sfidare la sua parte sul pericolo che si nasconde in tutti i fondamentalismi religiosi, e forse nel cuore della religione stessa, non solo nell'Islam quindi. Hitchens, detto Hitch, invece ha preso per la collottola la sinistra e gli ha imposto di trattare i terroristi come oppressori dei derelitti del mondo, e non come i portavoce un po' svitati di chi lotta contro le ingiustizie. Li ha chiamati "Islamo-fascists". E la definizione ha preso piega tra i liberal e i leftist d'America. Ed è curioso che entrambi siano Brits expatriate, cioè inglesi che vivono in America. Così come è curioso che tutti e due prendano esempio da un altro inglese, George Orwell. A Sullivan e Hitch, il post undici settembre è apparso simile a quello che l'autore di "1984" dovette fronteggiare nel 1940, quando fu uno dei pochi a prendere di petto il disfattismo della destra e della sinistra europea nei confronti di Adolf Hitler e del nazismo. E alla fine ebbe ragione, così come sembrano aver avuto ragione Sullivan e Hitch, almeno fino a questo momento. I due sono partiti da posizioni opposte, ma le conclusioni sono simili. Sullivan è cattolico e ha ricondotto l'undici settembre al potere oscuro della religione, mentre Hitchens, che è un duro di sinistra, non ha perso tempo a processare l'impero americano. Non c'entra niente, ha detto. Almeno in questo caso, perché Hitchens non è certo uno che si tira indietro quando c'è da criticare l'America. Andrew Sullivan ha 39 anni e scrive sul Wall Street Journal, sul Sunday Times e sul settimanale The New Republic (che ha diretto tra il 1991 e il 1996) ma l'articolo più importante in questa crisi l'ha pubblicato sul magazine del New York Times, il 7 di ottobre. Il titolo era chiarissimo: "Questa è una guerra di religione". Sullivan ha spiegato che è troppo facile attribuire l'undici settembre esclusivamente al fanatismo religioso. E' necessario, piuttosto, chiedersi se non è il credo religioso stesso - e in particolare quello monoteista e basato sulle Scritture - a contenere al suo interno la tentazione terrorista. Il riferimento è ai fondamentalisti cristiani d'America, a quel blocco conservatore e bacchettone che Sullivan mette sullo stesso piano dei seguaci di bin Laden: "C'è un legame tra i fondamentalismi occidentali e quelli mediorientali. Se fondi il tuo credo su libri scritti più di mille anni fa e ci credi letteralmente, il mondo non può che apparirti orribile. Se credi che le donne debbano stare in un harem e vivere in stato servile, allora è ovvio che Manhattan ti sembri Gomorra. Ma allo stesso modo se pensi che l'omosessualità sia un crimine punibile con la morte, il mondo non può che apparirti come Sodoma. E da qui a pensare che queste centrali del male debbano essere distrutte, come ha fatto bin Laden, è un attimo". E infatti Jerry Falwell, che è il leader dei cristiani fondamentalisti americani, crede che la distruzione di Lower Manhattan sia in qualche modo una conseguenza dei peccati commessi a New York dai pagani, dagli abortisti, dai gay e dalle lesbiche e dalle femministe. "Certo, poi si è scusato per la mancanza di tatto - ha scritto Sullivan - ma non ha ripudiato l'essenza teologica dell'affermazione. Il punto è che i fondamentalisti americani sanno che stanno perdendo la battaglia culturale, sono terrorizzati da un mondo senza fede religiosa e temono la dannazione per un'America che ha perso di vista la nozione di Dio". La forza dell'argomentazione di Sullivan sta nel suo essere profondamente cattolico. Ma è un cattolico un po' particolare, perché è anche omosessuale. E per di più con il virus Hiv nel corpo: "Ma non posso combattere contro la guerra e contro l'Hiv contemporaneamente", dice. E nonostante la Chiesa abbia condannato la sua omosessualità, Sullivan le è rimasto devoto e combatte per essere accettato. Allo stesso modo la forza di Hitchens sta nell'essere sempre stato un liberal radicale. Da anni, per esempio, conduce una battaglia contro Henry Kissinger, che considera come uno dei più atroci criminali del secolo ("è l'uomo che ha devastato la Cambogia, Cipro, il Cile e Timor Est"). Ha scritto centinaia di articoli sull'argomento e all'ex segretario di Stato che qualche giorno fa è stato nominato "miglior cervello d'America" ha fatto un processo con un libro ("The trial of Henry Kissinger"). Ha irriso Madre Teresa di Calcutta e la sua holding della carità con un'inchiesta dal titolo blasfemo: "La posizione del missionario: Madre Teresa in teoria e in pratica". Scrive per la bibbia del progressismo inglese, e cioè per il Guardian, ma anche per The Nation, il settimanale della sinistra newyorchese, e per il mensile radical chic, Vanity Fair. Un "antiamericano" di professione come Gore Vidal dice che se un giorno dovesse nominare un delfino, ebbene questo sarebbe proprio Hitchens. Che è amico di Edward Said, i cui articoli in Italia vengono pubblicati dal Manifesto, e di Susan Sontag, cioè di altre due colonne dei leftist d'America. Hitchens è anticonvenzionale, sempre. E nel suo ultimo libro ("Letters to a young contrarian", sul modello delle lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke) dispensa consigli di anticonformismo a un immaginario allievo di radicalismo. Il Guardian ha scritto che dire "Hitch è un bastiancontrario, è come sostenere che Napoleone era un semplice soldato". Anche uno dei suoi più grandi amici, lo scrittore Martin Amis, nel suo libro autobiografico "Experience" ha scritto che Hitch è così furioso che spesso non riesce a trattenersi, e forse si è ricordato di quando gli presentò il grande scrittore Saul Bellow, che è ebreo, e Hitch cominciò a parlargli male d'Israele, cioè dell'altra sua grande fissazione. Quanto sia duro Hitch, se ne è accorto Noam Chomsky, alfiere della sinistra più radicale e fierissimo oppositore dell'intervento americano in Afghanistan. Scrivono entrambi per The Nation, e quando Chomsky si è arrischiato a criticare la colonna di Hitchens è stato sommerso da decine di articoli. Hitch irride i pacifisti (un suo articolo sul Guardian è stato titolato "Ha, Ha, Ha to the pacifists") e il suo disprezzo per il fanatismo islamico nasce con Khomeini e con la fatwa nei confronti del suo amico Salman Rushdie. "Sono fascisti travestiti da musulmani" scrive, e questi "poveri stupidi" che invocano la pace non se ne accorgono: "Dicono che l'Afghanistan è il luogo dove il paese più ricco del mondo bombarda il più povero, ma a questo giochetto retorico non mi battono. Cari pacifisti, che ne dite di questa: l'Afghanistan è il posto dove la società più aperta del mondo si confronta con quella più chiusa. Oppure: è il posto dove piloti d'aereo donne uccidono uomini che schiavizzano le donne. Non vi basta? Eccone altre due: l'Afghanistan è il luogo in cui chi bombarda indiscriminatamente viene colpito in modo chirurgico e accurato. Oppure: è il luogo dove il più grande numero di povera gente applaude chi bombarda il proprio governo". Hitchens, che ha 53 anni, scrisse le stesse cose ai tempi delle operazioni militari in Kosovo, anzi aveva criticato Washington per aver aspettato troppo tempo a intervenire. E ai pacifisti di oggi dice: "Perché non ripensate a quando dicevate che il bombardamento del Kosovo avrebbe definitivamente consegnato i serbi a Milosevic?". Oltre a Chomsky, uno dei grandi avversari di Hitchens è il regista Oliver Stone, uno che ama scovare un complotto capitalista dietro ogni angolo. E non contento, poi ne fa anche un film. Hitch non gli perdona di propagandare la tesi del legame tra l'attacco all'America e il riconteggio dei voti presidenziali in Florida. A lui e alla sinistra che segue Chomsky scrive: "C'è una profonda similitudine tra questo vostro modo di vedere le cose e quello di quei conservatori che salutano l'11 settembre come un giudizio divino su un mondo di peccatori". Insomma, Hitchens e Sullivan sono due eretici. E se il primo sa di essere stato scomunicato dalla sinistra "perché mi accusano di essermi spostato al centro, anzi più a destra della destra e con un punto di approdo ancora da determinare", Sullivan ha il suo bel da fare con chi, a destra, non sopporta l'approccio libertario sui diritti civili e la disinvoltura con cui affronta temi teologici, analisi sui talebani e rapporti con il proprio fidanzato. Ora scrive 24 ore su 24 sul suo sito (andrewsullivan.com), commentando e discettando su guerra, fede, religione e omosessualità, ed è davvero un bell'esempio di come fare giornalismo su Internet. Sullivan e Hitchens su una cosa divergono, il giudizio su Bill Clinton. O meglio entrambi lo odiano, ma da due sponde opposte. Così se Sullivan non fa passare giorno senza imputare alla negligenza clintoniana l'undici settembre, specie ora che si è scoperto la Casa Bianca ha avuto modo e tempo per fermare gli uomini di bin Laden, Hitchens sostiene caparbiamente che il bombardamento contro il laboratorio farmaceutico in Sudan nel 1998, che per l'Amministrazione nascondeva un deposito di gas nervino, in realtà è stato un orribile crimine di guerra. Il New York Observer fa notare che i due hanno ancora qualcos'altro in comune, e di nuovo un altro punto di contatto con Orwell. Tutti e tre hanno affrontato piccoli scandali privati e politici. Hitchens per aver deposto contro il suo (ex) caro amico Sidney Blumenthal, consigliere del presidente nel caso Lewinsky, per rafforzare le ragioni dell'impeachment a Clinton; e Orwell per aver fornito i nomi dei sospetti comunisti alle autorità inglesi. Due bei tipini. E che dire di Sullivan? Lui fu scoperto mentre frequentava con pseudonimo un sito pornografico alla ricerca di rapporti "barebacking", che è il modo in cui i gay americani definiscono il sesso non protetto. Seguì uno scandalo sui giornali newyorchesi, specie quelli gay oriented e di sinistra che mal sopportano lo strano conservatorismo di Sullivan. Christian Rocca |
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#429 |
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ottimo fabio, di Isaac lo sapevo... era una diatriba che continuò a lungo...
per il resto, la discussione con Hitchsen si spiega da sè, non mi sembra cia sia alcunchè di scandaloso.
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però, è un tipo simpatico Hitchens
http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=2887 Ricordatevi dei curdi Christopher Hitchens accusa i pacifisti di essersi schierati con il peggiore dei dittatori e contro un popolo che lotta per la democrazia Internazionale 477, 26 febbraio 2003 Speravo proprio che piovesse a dirotto durante la manifestazione per la “pace” del 15 febbraio. Perché? Esattamente una settimana prima, nell’Iraq del nord, un ministro del governo autonomo curdo era stato violentemente trucidato da un manipolo di cloni di bin Laden che si fa chiamare Ansar al-Islam. Con la scusa di una tregua, Shawkat Mushir è stato attirato in un’imboscata infame e lui e diversi innocenti – compresa una bambina di otto anni – sono stati assassinati. In questa zona dell’Iraq la guerra è già in atto, e a combatterla è un governo curdo eletto democraticamente, che ha un sistema multipartitico, ventuno giornali, quattro giudici donna e una costituzione laica. In questa regione di un paese altrimenti disgraziato e terrorizzato, il ricavato delle vendite di petrolio viene speso per costruire scuole, strade e ospedali, e non per mantenere un’oligarchia militare parassitaria e crudele. Secondo me, questi curdi coraggiosi e i loro amici dell’opposizione irachena stanno lottando e morendo per noi – e tengono a bada i nostri nemici. Nei tanti anni in cui sono stato di sinistra, la causa dell’autodeterminazione del Kurdistan era ai primi posti nella lista delle priorità e delle questioni di principio – i curdi sono molto più numerosi dei palestinesi e sono i più decisi combattenti per la democrazia della regione. Sarebbe stato meraviglioso se a Londra centinaia di migliaia di persone si fossero riversate a Hyde Park per esprimere la loro solidarietà a una delle più importanti lotte per la libertà in corso nel mondo. Invece hanno chiesto che a Saddam fosse concesso di tenersi più dei cinque sesti dell’Iraq come camera di tortura personale. In nessuna lingua ci sono parole per descrivere questa vergogna e questa infamia. Lo scorso autunno, quando sono andato all’ultima di queste manifestazioni per la “pace” a Hyde Park, ho scoperto che era piuttosto facile distinguere tra due tipi di persone: chi sapeva quello che faceva e chi non lo sapeva. All’interno del primo gruppo – promotori e organizzatori – c’era un gruppetto facilmente riconoscibile di sgangherati pseudomarxisti che, in fondo al cuore, provano nostalgia per i vecchi tempi del partito unico e sotto sotto considerano Saddam un antimperialista. Erano affiancati da un numero impressionante di fondamentalisti islamici che ripetono gli slogan della guerra santa, ma a cui non importa un accidenti delle sofferenze che Saddam infligge ai loro correligionari. Poi veniva il sincero e confuso esercito di cartapesta dei buoni, quelli per cui dire “la pace è meglio della guerra” è già un valido argomento. Resto sempre colpito da questi ingenui inossidabili. Sangue in cambio di petrolio Nelle ultime settimane, ogni argomento fasullo dei pacifisti è crollato come un aereo in fiamme. Sissignori, temo proprio che ci siano agenti di bin Laden rifugiati a Baghdad. Sì, bin Laden sembra pensare che quella di Saddam sia, con qualche riserva, il tipo di causa che un fascista musulmano dovrebbe appoggiare. Sì, esistono armi e sistemi che Saddam aveva giurato di non avere. Sì, mi dispiace dirvelo così, ma il regime iracheno ha uno speciale reparto di polizia che ispeziona gli ispettori. E – tenetevi forte – Saddam deve diversi miliardi di dollari ai francesi per l’aiuto che gli hanno dato in passato fornendogli gli strumenti di aggressione contro Iran, Kuwait e Kurdistan. Anche il governo russo sta cercando di stipulare contratti redditizi sul mercato iracheno, e gli vengono concessi per ringraziarlo dell’atteggiamento ambiguo assunto alle Nazioni Unite. Scusate, compagni, ma questo si chiama “sangue in cambio di petrolio”. Ora, ammetto che in quella regione l’esperienza di trovarsi dalla parte giusta è una novità per Washington (e anche per Londra). E bisogna stare attenti che l’idea del “cambiamento di regime” non venga sfruttata e poi messa da parte dalle forze della coalizione. Ma bisogna fare una netta distinzione tra quelli che hanno appreso dai crimini e dagli errori commessi in passato nei confronti di Saddam, e quelli che non hanno imparato nulla. L’ultima volta, i pacifisti volevano risparmiare il governo dei taliban. E la volta precedente il regime di Slobodan Milosevic. Grazie al cielo questo tipo di opinioni non conta più, per quanto numerose siano le persone convinte di averle. Presto il popolo iracheno avrà la possibilità di esprimere la propria opinione, che sarà più interessante e complessa di questi striscioni facili che ci hanno già annoiato. Volevo disperatamente che piovesse a dirotto sulla manifestazione del 15 febbraio. Una bella pioggia fitta sui giusti e sugli ingiusti, e un po’ di pioggia e grandine sugli sciocchi che si lasciano guidare dai più sinistri. |
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#431 | |
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Bannato
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vabbe quello che scrive Hitchens su Chomsky sarà un argomento da approfondire a breve notte |
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#432 |
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