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Obama ha la memoria corta
Barack dimentica il sostegno allo sviluppo dei sub prime
Una cattiva lettura di quanto è avvenuto negli ultimi due anni sta suggerendo risposte sbagliate di Carlo Lottieri Quanti fino a ieri trovavano eccessive gli attacchi a Obama, accusato da molti americani di voler statizzare l'economia, forse ora cambieranno idea. A Washington, ieri il presidente Usa ha annunciato un piano dai toni populisti volto a rifare le regole del credito. Al centro del progetto c'è un mix di nuove imposte sulle banche maggiori, ulteriori norme che limitino l'iniziativa degli istituti bancari, altri apparati (un'agenzia per la protezione dei consumatori) che verranno ad aggiungersi a quelli già esistenti. Nell'insieme, la sensazione che se ne ricava è che una cattiva lettura di quanto è avvenuto negli ultimi due anni stia suggerendo risposte sbagliate. Obama sembra voler ignorare che la crisi si è sviluppata in un settore - quello del mutui per la casa - dominato dalla politica e fitto di lacci e lacciuoli. Se le banche hanno assunto rischi eccessivi è perché spesso sono state obbligate a concedere prestiti anche a chi (specie nelle minoranze) non era in grado di restituire i soldi ricevuti. Vale anche la pena di ricordare come negli anni scorsi lo stesso Obama sia stato in prima linea nel movimento che ha imposto alle banche questi comportamenti. D'altra parte, per migliorare la qualità del sistema finanziario si può seguire la via statalista e moltiplicare norme e controllori oppure quella liberale, che consiste nell'aumentare la competizione e indurre così le aziende a operare al meglio, dando davvero al cliente la facoltà di decidere del loro destino. Su un punto l'intervento di Obama è apparso convincente: quando ha sostenuto che la teoria dominante fino ad oggi secondo cui vi sono alcune banche che sono troppo grandi per fallire (too big too fail) è inaccettabile. Ha ragione, poiché se falliscono mille imprese con dieci dipendenti non si capisce perché non possa fallire un'impresa che ne ha diecimila. Gli atti contano però più delle parole, e finora l'amministrazione non ha mai fatto mancare sussidi e aiuti ai grandi gruppi che li richiedevano. La politica ha le sue logiche, si dirà, ma allora non ci deve stupire se poi si perde anche quel seggio senatoriale che Ted Kennedy aveva difeso per ben 47 anni. Fonte: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8833 Obama, e la sua memoria a corrente alternata
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Chiesa Valdese - Remember, my child: Without innocence the cross is only iron, - Grazie Daniele di regalarmi ogni giorno il tuo amore! - Per l'Alternativa - Chi ci pensa nel miele, annega - La Filosofia è come la Russia, piena di paludi e spesso invasa dai tedeschi. (Roger Nimier) |
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Iscritto dal: May 2009
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Come è andato l'andamento dei tassi dei mutui diciamo dall'inizio della bolla all'inizio della crisi?
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
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![]() Eh, le utopie liberali e liberiste Ultima modifica di lowenz : 25-01-2010 alle 16:46. |
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Iscritto dal: Aug 2002
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#5 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: Luxembourg
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che brutto articolo .... molto lacunoso e impreciso .
google mi dice che l'autore non dovrebbe essere il primo che passa per strada, eppure l'articolo rimane malscritto
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Ultima modifica di MesserWolf : 25-01-2010 alle 16:58. |
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Iscritto dal: Feb 2007
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Da bolla a depressione? La bolla speculativa che ha condotto alla crisi attuale ha avuto conseguenze devastanti. Steven Gjerstad e il Premio Nobel Vernon Smith ne indagano le cause. di Steven Gjerstad e Vernon Smith Nella storia dell’economia l’insorgere di bolle speculative è un'eventualità abbastanza frequente. Le bolle si verificano persino nei laboratori di economia sperimentale in condizioni che negli anni Ottanta, quando hanno iniziato ad essere studiate, erano considerate talmente trasparenti che non sarebbe stato possibile osservare alcuna bolla speculativa. Noi economisti avevamo torto: anche quando i soggetti attivi in un mercato di asset conoscono il valore degli asset stessi, possiamo essere certi che si verificheranno bolle speculative. Ciò può avvenire quando i trader non acquistano basandosi sul valore fondamentale degli asset presenti sul mercato, bensì sulla base della tendenza esibita dai prezzi. Se questi trader “inerziali” dispongono di maggiore liquidità, possono mantenere la bolla “gonfiata” per un periodo più lungo. Cosa può innescare una bolla? Perché una grande bolla speculativa degli asset, come quella delle dot-com, non causa danni considerevoli al nostro sistema finanziario, mentre un’altra ne provoca il crollo? La combinazione di alcune delle caratteristiche fondamentali dei mercati immobiliari (trading “inerziale”, liquidità, movimenti degli scaglioni dei prezzi ed acquisti a margine elevato) riesce a offrire una spiegazione ragionevolmente semplice e completa del crollo della bolla immobiliare e del modo in cui essa ha travolto il sistema finanziario e il resto dell’economia. Solo negli ultimi quarant’anni vi sono state due altre bolle speculative nel settore della casa, culminare rispettivamente nel 1979 e nel 1989, ma il più grande episodio speculativo nella storia degli Stati Uniti è partito nel 1997, verosimilmente innescato dall’aumento del reddito familiare iniziato nel 1992 che si è combinato con l’eliminazione, avvenuta appunto nel 1997, delle imposte sulle plusvalenze derivate dalla vendita di case fino ad un massimo di 500.000 dollari. L’aumento dei valori in un mercato di asset richiama l’attenzione degli investitori e le prime fasi della bolla del mercato immobiliare hanno effettivamente esibito questa consueta caratteristica che tende ad auto-rinforzarsi. La recessione del 2001 avrebbe potuto far sgonfiare la bolla, ma la Federal Reserve decise di adottare una politica monetaria inusitatamente espansiva al fine di controbilanciare la fase di stanca dell’economia. Una volta che la Fed aumentò la liquidità presente nel sistema, era giocoforza che il denaro affluisse verso il settore che si stava espandendo più velocemente. L'amministrazione Clinton, così come quella di Bush, avevano perseguito attivamente l’obiettivo di espandere la proprietà delle case di abitazione, con la conseguenza di indebolire gli standard di concessione di credito. Le finanziarie e le banche d’investimento che cartolarizzavano le ipoteche si avvalsero dei continui aumenti di prezzo delle case per giustificare i loro prestiti a favore di acquirenti di mezzi e reddito limitati. Le agenzie di rating accettarono la validità dell’ipotesi di un continuo aumento del valore delle case e concessero a ciascuna emissione di titoli garantiti da ipoteche la massima valutazione di idoneità all’investimento e gli investitori, com’è ovvio, continuarono a comprare questi titoli. I prezzi iniziarono a calare nel 2006. A quel punto le politiche miranti a realizzare il sogno americano produssero invece un autentico incubo. Mutui per un valore complessivo di migliaia di miliardi di dollari, concessi ad acquirenti di mezzi limitati, iniziarono a conoscere un’ondata di ritardi di pagamento e di inadempienze. Le perdite dei mutuatari, alla fin fine, si limitavano alle esigue caparre versate al momento dell’acquisto; di conseguenza, il grosso delle perdite venne trasmesso al sistema finanziario, provocandone la paralisi. All’epoca delle bolle speculative immobiliari del 1976-79 e del 1986-89 il tasso d’interesse federale effettivo (federal funds rate) stava aumentando, analogamente al prezzo delle abitazioni. La Federal Reserve, operando “controcorrente”, contribuì a mitigare gli effetti delle due bolle. Nel gennaio del 2001, invece, dopo quattro anni nei quali il prezzo medio delle case, al netto dell’inflazione, era cresciuto del 7,2 per cento all’anno (una media superiore di circa il 6 per cento alla tendenza esibita negli ottant’anni precedenti), la Fed iniziò a ridurre il tasso d’interesse. Nel dicembre 2001, esso aveva raggiunto il minimo storico dal 1962. Nel 2002 la media del tasso d’interesse federale era la più bassa dalla recessione del 1958. Nel 2003 e nel 2004 il tasso d’interesse toccò i valori più bassi mai registrati dal 1955, quando era iniziata la compilazione di questo dato. La politica monetaria, la finanza dei mutui, l’indebolimento degli standard di concessione di mutui e l’esenzione dalla tassazione delle plusvalenze produssero uno stupefacente stimolo economico: la concessione di mutui crebbe in media del 56 per cento all’anno per tre anni consecutivi, passando dai 1.050 miliardi di dollari del 2000 ai 3.950 miliardi nel 2003! Nel maggio 2004, quando la Federal Reserve iniziò a far crescere gradualmente il tasso d’interesse, l’indice composito Case-Shiller, relativo a 20 città, era aumentato del 15.4 per cento nel corso dei dodici mesi precedenti. E tuttavia, nel medesimo periodo, la componente dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) dovuta alla casa era aumentata di appena il 2,4 per cento. Com’era possibile che ciò avvenisse? Nel 1983 il Bureau of Labor Statistics iniziò ad utilizzare nelle proprie statistiche relative alle unità abitative occupate dal proprietario l’equivalente dell’affitto, invece dei costi diretti della proprietà dell’immobile. Tra il 1983 e il 1996 il rapporto prezzo-affitto crebbe dal 19,0 al 20,2, con la conseguenza che il cambiamento non incise significativamente sull’inflazione misurata in quel lasso di tempo. In quel periodo il CPI sottostimò l’inflazione di circa 0,1 punti percentuali all’anno. Tra il 1996 e il 2003, invece, il rapporto prezzo-affitto esplose, passando dal 20,8 al 32,3. Con l’esclusione di fatto degli aumenti dei prezzi delle case dal CPI e con il rapido aumento del rapporto prezzo-affitto, un’importante componente dell’inflazione finiva col non comparire nell’indice. Nel solo 2004, il rapporto prezzo-affitto aumentò del 12,3 per cento. L’inflazione relativa a quell’anno venne così sottostimata di 2,9 punti percentuali (in quanto l’“affitto-equivalente per il proprietario” è pari a circa il 23 per cento del CPI). Se nel calcolo del CPI fossero stati inclusi i costi diretti di proprietà della casa, l’inflazione sarebbe stata del 6,2 anziché del 3,3 per cento. Con un tasso d’interesse nominale intorno al 6 per cento e un’inflazione pari a circa il medesimo valore, il tasso d’interesse reale era prossimo allo zero: di conseguenza, l’indebitamento delle famiglie si impennò. Sulla base dell’indice Case-Shiller su 10 città, l’inflazione accumulata tra il gennaio 1999 e il giugno 2006 nei costi di proprietà della casa era pari al 151 per cento, mentre il CPI misurava un aumento di appena il 23 per cento. In conseguenza del modo in cui la Federal Reserve aveva misurato l’inflazione nella prima parte di questo decennio, gli aumenti del prezzo delle case non erano più sibili nel CPI e, pertanto, la Fed continuò a seguire la sua politica monetaria di “denaro facile”. Anche dopo che la Fed iniziò ad aumentare leggermente il tasso d’interesse, ossia nel maggio 2004, il tasso medio rimase moderato e la bolla continuò a gonfiarsi per altri due anni. Il disfacimento della bolla è per molti versi la parte più avvincente dell’intera vicenda, nonché la parte più dolorosa della situazione che stiamo vivendo. La mediana del prezzo delle case attualmente esistenti si è ridotta dai 230.000 dollari del luglio 2006 ai 217.300 dollari del novembre successivo. Per l’inizio del 2007, in 17 delle 20 città dell’indice Case-Shiller i prezzi delle case stavano scendendo. Una riduzione precipitosa dei prezzi non era ancora iniziata, ma un osservatore attento avrebbe potuto cogliere i primi segnali d’allarme. In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal del 14 dicembre 2007 Kate Kelly ha spiegato in che modo Goldman Sachs fosse riuscita ad evitare il destino di tante altre banche che avevano cartolarizzato mutui. Goldman Sachs fece incetta nell’indice Markit ABX relativo ai cosiddetti credit default swaps tra i primi del dicembre 2006 e la fine del febbraio 2007, in un periodo in cui i prezzi di questo tipo di strumenti finanziari si ridussero dal 97,70 del 4 dicembre a meno di 64 del 27 febbraio successivo. Ma all’epoca il mercato non era ancora in caduta libera: un’assicurazione sulle parti valutate AAA (ossia le più sicure) dei titoli garantiti da mutui (mortgage-backed securities: MBS) era ancora poco costosa. Fu solo verso la metà dell’estate del 2007 che le preoccupazioni iniziarono ad interessare anche le parti con un rating AAA. Alla fine di febbraio 2007 il costo dell’assicurazione per 10 milioni di dollari della porzione valutata AAA di una mortgage-backed security era ancora di appena 68.000 dollari, più un premio annuale di 9.000 dollari. Nella prima parte del 2007, però, le condizioni del mercato immobiliare si deteriorarono ulteriormente. Le sequenze dei prezzi, suddivise per fasce, osservate da Case-Shiller per Los Angeles, San Francisco, San Diego e Miami esibiscono uniformemente una considerevole diminuzione nell’estate del 2007. Nel luglio 2007 i prezzi della fascia più bassa relativi a San Francisco erano di quasi il 13 per cento inferiori al picco massimo. Nello stesso mese, a san Diego i prezzi erano calati del 10 per cento rispetto al massimo. Sempre a luglio, iniziarono a verificarsi episodi piuttosto sconcertanti. Tra il 9 luglio e il 3 agosto 2007, il costo per 10 milioni di assicurazione di una tranche di MBS valutate AAA passò da 50.000 dollari di caparra e un premio annuale di 9.000 dollari a oltre 900.000 dollari di caparra, oltre al consueto premio annuale. Non appena il costo dell’assicurazione di nuove emissioni di titoli garantiti da mutui subì questa incredibile impennata, il finanziamento dei mutui sulla base di MBS diminuì rapidamente. La concessione di mutui subprime precipitò dai 160 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2006 ad appena 28 miliardi nel terzo trimestre del 2007. L’emissione di mortgage-backed securities subì una riduzione analoga, da 483 miliardi di dollari per l’intero 2006 ad appena 30,7 miliardi nel terzo trimestre del 2007. Contemporaneamente stavano precipitando anche altre misure relative alla concessione di nuovi prestiti. La liquidità che aveva generato la bolla speculativa nel mercato della casa si stava dileguando. Ben resti i problemi passarono dal costo relativo all’assicurazione dei titoli garantiti da mutui ai mercati del credito in generale: tra l’8 e il 20 agosto 2007 lo spread tra i buoni del Tesoro degli Stati Uniti a breve termine e il tasso LIBOR crebbe dallo 0,44 al 2,40 per cento. Giacché i titoli garantiti dal tesoro americano sono considerati sicuri, mentre il prestito interbancario comporta sempre un certo rischio di inadempienza, lo spread tra questi tassi d’interesse funge da indicatore del rischio percepito. In una città dopo l’altra, i prezzi delle case nella fascia di prezzo più bassa furono quelli che subirono prima gli aumenti più rapidi, e poi il calo più repentino. Nella fascia più alta, invece, gli aumenti furono più moderati, al pari della diminuzione successiva. Il grafico relativo all’indice dei prezzi delle abitazioni a Los Angeles, San Francisco, San Diego e Miami mostra che in tutte queste città i prezzi della fascia più bassa erano diminuiti di un ammontare tra il 50 e il 57 per cento. Per giunta, nell’indice Case-Shiller i prezzi delle case sono continuamente diminuiti in ogni mercato. Secondo i dati di First American CoreLogic, nel dicembre 2008 10 milioni e mezzo di famiglie avevano beni netti negativi o quasi negativi. Quando i prezzi delle case sono crollati, molti debitori aventi un reddito basso e ben pochi asset oltre al magro valore della propria casa si sono trovati di fronte allo spettro del pignoramento. Le perdite rimanenti hanno dovuto essere assorbite dal sistema finanziario. Quest’ultimo, di conseguenza, ha subito un colpo senza precedenti dai tempi della Grande Depressione, la cui origine va ravvisata nella debolezza della posizione finanziaria di chi possiede asset il cui valore sta diminuendo. In una precedente occasione, durante il crollo dei mercati azionari avvenuto tra il dicembre 1999 e il settembre 2002, era stati bruciati titoli per un valore di circa 10.000 miliardi di dollari. In quel periodo, tuttavia, uno degli indici di rendimento finanziario (ossia l’indice Keefe, Brunette & Woods BKX, relativo alle compagnie finanziarie) aveva subito una riduzione di meno del 6 per cento. Nella crisi attuale, invece, mentre il valore degli immobili residenziali è diminuito di circa 3.000 miliardi di dollari, l’indice BKX ha subito un crollo del 75 per cento rispetto al massimo raggiunto nel gennaio 2007. Il settore finanziario è stato devastato dalla crisi, mentre era rimasto quasi del tutto immune dal crollo dei mercati azionari dell’inizio di questo decennio. Come può accadere che un crollo in grado di spazzar via asset per un valore di 10.000 miliardi di dollari non provochi danni al sistema finanziario, mentre una perdita di 3.000 miliardi causa le devastazioni a cui stiamo assistendo? Durante la flessione del mercato azionario dell’inizio del decennio, gli asset in corso di deprezzamento erano in mano a investitori individuali o istituzionali che possedevano interamente tali asset o ne detenevano solo una frazione al margine: di conseguenza le perdite sono state assorbite dai proprietari di tali asset. Nell’attuale crisi, viceversa, spesso gli asset immobiliari il cui valore stava rapidamente diminuendo in effetti erano stati acquistati tra il 90 e il 100 sul margine. In alcune delle città più duramente colpite, chi aveva acquistato una casa nella fascia di prezzo più bassa al culmine della bolla ha visto il valore dell’immobile diminuire del 50 per cento e passa. Negli ultimi 18 mesi, mano a mano che i prezzi delle case sono crollati, il valore di milioni di immobili è sceso al di sotto di quello dei mutui e dei prestiti da essi garantiti: di conseguenza enormi perdite sono state trasmesse agli istituti che hanno concesso quei prestiti, alle banche d’investimento, agli investitori che hanno acquistato titoli garantiti da mutui, a chi ha venduto credit default swap e, in definiva, all’assicuratore di ultima istanza, ossia il Tesoro degli Stati Uniti. In un importante paper scritto nel 1983, Ben Bernanke ha sostenuto che, durante la Grande Depressione, i gravi danni subiti dal sistema finanziario gli impedirono di assolvere alla sua funzione di concedere prestiti alle famiglie per l’acquisto di beni durevoli e alle aziende per la produzione e il commercio. Oggi possiamo assistere alla ripetizione di questo processo, come testimonia il fatto che i finanziamenti per l’acquisto di automobili sono scomparsi. Tra il febbraio 2008 e il febbraio 2009 le vendite di automobili sono diminuite del 41 per cento. Oggi anche il commercio al dettaglio e il mercato del lavoro subiscono i danni collaterali della débâcle del mercato della casa. Quest’ultimo ha raggiunto il culmine all’inizio del 2006; le perdite subite dal mercato dei mutui hanno iniziato a contagiare il sistema finanziario nel 2006 e i prezzi degli asset in questo settore hanno iniziato a diminuire alla fine dello stesso anno. In quel periodo la Borsa e l’economia nel suo complesso stavano andando bene, ma una volta che il sistema finanziario ha iniziato a deteriorarsi, i suoi problemi hanno colto alla sprovvista il resto dell’economia. Gli avvenimenti degli ultimi dieci presentano inquietanti somiglianze con il periodo che ha preceduto la Grande Depressione. In quegli anni il valore complessivo dei mutui in corso aumentò dai 9,35 miliardi di dollari del 1920 ai 29,44 miliardi del 1929. Nel 1920 i mutui residenziali contavano per circa il 10,2 per cento della ricchezza delle famiglie. Nel 1929 questo valore era passato al 27,2 per cento. La Grande Depressione è stata attribuita agli eccessi di speculazione di Wall Street, specialmente tra la primavera del 1927 l’autunno del 1929. Se i problemi del sistema bancario fossero stati causati dalle perdite subite dai broker di Borsa per gli acquisti al margine effettuati nel 1929, le conseguenze per le banche si sarebbero fatte sentire immediatamente dopo il crollo della Borsa. Viceversa, il sistema bancario non diede segni di difficoltà fino all’autunno del 1930. Nel 1929 i ricavi delle banche raggiunsero la cifra record di 729 milioni di dollari. Ciò nonostante, l’esposizione delle banche al settore immobiliare era considerevole: una volta che la riduzione dei prezzi degli immobili iniziò ad accelerare, l’ondata di pignoramenti spazzò via una banca dopo l’altra. Se le crescenti difficoltà delle banche e il crollo del sistema bancario avvenuto nella “Bank Holiday” del marzo 1933 fossero state causate dalla contrazione della massa monetaria, come hanno sostenuto Milton Friedman e Anna Schwartz, le imponenti immissioni di liquidità che si sono verificate negli ultimi diciotto mesi avrebbero dovuto, nel caso della crisi attuale, prevenire il crollo del sistema finanziario. Le cause della Grande Depressione meritano di essere ulteriormente studiate, ma le tesi secondo le quali il declino del sistema bancario sia stato causato dalle perdite dovute alle speculazioni nel mercato azionario o da una contrazione monetaria appaiono inadeguate. Più convincente appare l’ipotesi che sia la Grande Depressione, sia l’attuale crisi siano state originate da un eccessivo debito al consumo (in particolare sotto forma di mutui per la casa), che si è trasmesso al sistema finanziario in occasione di una forte flessione. Quello che abbiamo esposto in queste pagine è, in un certo senso, il retroscena dell’analisi della Grande Depressione fatta da Bernanke. Perché un crollo causa danni minimi al sistema finanziario, facendo sì che l’economia possa conoscere rapidamente una ripresa, mentre un altro lascia tra le macerie un sistema finanziario devastato? L’ipotesi che avanziamo è che una crisi originata da un forte debito dei consumatori, specialmente se concentrato nella fascia di ricchezza e di reddito più bassa, può trasmettersi rapidamente ed energicamente al sistema finanziario. A quanto pare siamo testimoni del secondo grande crollo del debito al consumo, la fine di una monumentale abbuffata. Fonte: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7843 L'andamento dei tassi nel dettaglio non saprei dove cercarlo, ma l'articolo riporti e dati più importanti, fra cui anche i tassi di interesse, nel formarsi della bolla e della conseguente crisi
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Chiesa Valdese - Remember, my child: Without innocence the cross is only iron, - Grazie Daniele di regalarmi ogni giorno il tuo amore! - Per l'Alternativa - Chi ci pensa nel miele, annega - La Filosofia è come la Russia, piena di paludi e spesso invasa dai tedeschi. (Roger Nimier) Ultima modifica di Dream_River : 25-01-2010 alle 17:01. |
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phew che fatica però!
l'articolo è molto interessante e mi ha dato una visione più completa (nei limiti della mia dimestichezza con concetti strettamente ecnomici) del fenomeno quindi grazie! Però nell'articolo non sta scritto quale sia stato il ruolo dell'amministrazione federale, a meno che la FED (è quella la banca centrale americana no?) non sia sotto il diretto controllo del governo nel senso che è stato il governo a dirle la politica monetaria da perseguire... Quindi non mi è ancora chiaro in che modo le banche sono state obbligate a comportarsi in questa maniera... sete di soldi esclusa ovviamente
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Il Comitato federale della FED è a maggioranza composto da membri scelti dal Presidente degli Stati Uniti (7 su 12) gli altri sono presidenti delle Banca federali distrettuali che si alternano, tali sezioni distrettuali rispondono al dipartimento del tesoro Per maggiori informazioni: http://en.wikipedia.org/wiki/Federal_Reserve_System
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p.s. mi sono fatto dare una rispolveratina semplificata della crisi da parte di mio padre che lavora in banca.
Lui afferma che la responsabilità del governo USA è soltanto indiretta: Bush per contrastare quella che inizialmente era una leggerissima scivolata dell'economia ha favorito strumenti di finanziamento che fossero diretti principalmente al mercato immobiliare, e fin qui tutto a posto. Il problema si è presentato poi per il c.d. rifinanziamento* dei mutui, pratica piuttosti diffusa negli stati uniti. Il mutuo per definizione è un'immobilizzazione di capitale e le banche hanno ben pensato di rientrare nella liquidità persa erogando mutui con l'erogazione di titoli basati sulle rendite di questi. Due sono stati i punti deboli del sistema: erogazione di titoli poco trasparenti che hanno portato ad investire con leggerezza molte persone abbagliate da una prospettiva di guadagno che comunque è aleatoria mancanza di correttezza nella presentazione della clientela alle banche da parte degli agenti immobiliari, che in definitiva l'hanno messo in quel posto ai clienti e alle banche stesse. I presupposti ora ci sono tutti: cominciamo a far salire di quantità minimali il "disordine" finanziario e vediamo che cosa succede. un periodo di decrescita economica, anche basso, influisce negativamente sui pagamenti dei mutui che quindi non venivano più pagati => rilascio del bene sottoposto a garanzia da parte di una fetta inizalmente minimale di destinatari del mutuo => aumento delle case in vendita sul mercato => abbassamento dei prezzi delle case. Ora entra in campo il rifinanziamento. innanzi tutto, che cosa è il rifinanziamento del mutuo? il rifinanziamento è lo strumento con cui una banca eroga un prestito che non viene ripagato, come in italia, da delle rate. il rifinanziamento implica che per un tot non si paga il mutuo, dopo un po' si cominciano a pagare delle somme che però vengono imputate ai soli interessi (il capitale quindi rimane invariato nel tempo, da noi il pagamento prima si imputa all'interesse e quello che rimane al capitale n.d.g.), nel frattempo si partiva dal presupposto che il prezzo della casa, se non aumentato, non sarebbe diminuito e infatti il meccanismo si basava sul fatto che il destinatario del mutuo alla fine rivendeva la casa pagando il mutuo e tenendosi la plusvalenza. Essendo comunque questo strumento approntato in un'ottica "ottimistica" l'utilizzo generale che ne veniva fatto era: prendo a mutuo una casa che vale 100, il prezzo sale a 150, rendo 100 e mi tengo 50 e infine mi cerco un altro mutuo. Che cosa succede però se il valore della casa diminuisce? il destinatario del mutuo del valore di 100 (quello della casa, in Usa si finanzia facilmente al 100%) che si trova ad avere una casa che vale 50 (ricordo l'aumento dell'offerta non proporzionale ad una domanda), non essendo cretino, smette di pagare il mutuo, e così la banca si trova ad aver perso almeno quel 50 di differenza. Il circolo vizioso a questo punto è evidente: sempre meno persone pagano il mutuo perchè le case continuano a calare di prezzo. di cosa ci siamo dimenticati? dei titoli obbligazionari emessi dalle banche per rientrare della liquidità persa accendendo mutui. Se la prendono in quel posto dunque: banche obbligazionisti Manca qualcosa al ragionamento? E ritorno sempre alla domanda che ho posto all'inizio e nel secondo post: come si può affermare che è il governo e non il liberismo sfrenato ad aver causato la crisi? E' vero che il governo ha dato inizialmente gli strumenti alle banche per attivare l'ingranaggio con cui si sono stritolate da sole, ma se le banche invece che essere oculate hanno deciso di guadagnare su più fronti - tutti aleatori, visto che i mutui non erano ben garantiti e di conseguenza erano aleatori pure i titoli emessi sulla base di questi - come si può dare la responsabilità allo stato? Un ultima cosa che non mi è chiara è il ruolo che comunque ha giocato obama in tutto ciò: non è nemmeno specificato se si fa riferimento alla sua attività di senatore o a quella di presidente... *dove in definitiva poi c'è stato tutto l'inghippo
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Ultima modifica di girodiwino : 25-01-2010 alle 18:25. |
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ll tuo ragionamento fila, però secondo me non mette abbastanza in luce il fatto che la miccia della crisi l'ha accesa la FED con il suo atteggiamento sconsiderato per dare sfogo a una politica assistenzialista atta a guadagnare consenso politico
Ciò non significa che la crisi non ci sarebbe stata in tutti i casi, sia chiaro, la crisi covava già nelle valutazioni gonfiate degli immobili, ma se lo stato non avesse ceduto alla tentazione di mettere le mani in pasta all'economia, provocando l'abbassamento dei requisiti di accesso al mutuo (e se poi non avesse aggravato la situazione salvando le banche) probabilmente sarebbe stata una crisi molto più debole. Ma il fatto che Obama ora si stia lasciando andare alla demagogia "anti-banche" quando si deve allo stato buona parte di questa crisi, e anche alla sua attività da senatore, e quantomeno ipocrita
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Iscritto dal: May 2009
Città: padova
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Se io vado da mio padre a chiedere 30€ perchè ho pochi soldi e non riesco a comprare le bolle per fare una richiesta di assunzione e poi questi soldi li spendo in droga non è certo colpa di mio padre se poi mi tocca stare a casa no? non è nemmeno colpa di mio padre se mi ha prestato i soldi in un'ottica di poca disponibilità finanziaria e la mancata restituzione dovuta all'assenza di introiti conseguenti lo porta a non poter pagare le bollette... Ma magari il mio paragone è improprio, ammetto che sto giocando su un terreno di cui non sono certamente perito....
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Classis Praefectus - E' difficile vedere un gatto nero in una stanza buia, soprattutto quando il gatto non c'è. - Rating: 25.2/30
Ultima modifica di girodiwino : 25-01-2010 alle 18:43. |
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#12 |
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Iscritto dal: Aug 2002
Città: SaTuRn
Messaggi: 1597
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Si ma dovresti anche considerare che in quel momento il 75% della popolazione americana non aveva le garanzie minime richieste per ottenere un mutuo per acquistare la casa in cui vivere..
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#13 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: Luxembourg
Messaggi: 9332
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Per altro quello che è mancato sono stati proprio i controlli dello stato. la crisi ha una serie di concause , la tua mi pare una forzatura per legittimare delle tue idee piuttosto che una deduzione dai fatti. la crisi ha come con cause:
Io non sono certo per uno stato interventista , ma in economia ci sono delle imperfezioni e quelli che vengono chiamati "fallimenti del mercato" e lo stato è obbligato ad intervenire in quei casi altrimenti l'economia non funziona. Interventi ex ante e ex post chiaramente. Cmq si alcuni dicono che la politica USA dopo il 2000 è stata una politica quasi socialista dando questi soldi a bassissimo costo e permettendo a tutti di fare un mutuo , ma questa è cmq solo 1 aspetto della vicenda.
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Ultima modifica di MesserWolf : 25-01-2010 alle 18:56. |
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#14 | |
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Iscritto dal: Feb 2007
Città: Romagna ma col cuore in Toscana, e spero nel prossimo futuro in Spagna
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D'altronde le banche non sono ONLUS, ricercano il profitto
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#15 |
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Iscritto dal: Feb 2007
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Di certo se la FED non si fosse intromessa, sarebbe stato un feddback negativo per i valori immobiliari gonfiati
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#16 | |
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Iscritto dal: May 2009
Città: padova
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Perchè lo stato possa lasciare "liberi" tutti è perlomeno necessario che consideri la maggior parte razionale e priva di volontà di truffare il prossimo... a meno che tu non affermi che il comportamento delle banche è stato cosa buona e giusta..
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#17 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: Luxembourg
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Come dicevo servono anche controlli ex post , e in quello la sec/lo stato è stata carente/incapace.
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#18 | |
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Iscritto dal: Feb 2007
Città: Romagna ma col cuore in Toscana, e spero nel prossimo futuro in Spagna
Messaggi: 362
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Mi piacerebbe approfondire la mia conoscenze e il discorso su "i prodotti finanziari sofisticati" (Anzi, se mi passi qualche link te ne sarei grato, come penso si noti mi interessa molto l'argomento
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#19 |
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Iscritto dal: Aug 2002
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#20 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: Luxembourg
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In pratica le banche facevano + mutui che potevano , poi prendevano questi mutui e ci facevano un bel pacchetto , andavano quindi dalla società di rati che faceva la sua valutazione , e poi li vendevano in giro per il mondo. tipo "ecco questi n mutui, che rendono tot, e il rischio è tot come certificato da AAA" con questo meccanismo hanno fatto un sacco di soldi e sti prodotti non hanno un mercato con organismi di controllo... alzavano il telefono e si vendevano ste robe a così . peccato che alzando i tassi , peggiorando l'economia , riducendosi i prezzi delle case sti bei pacchetti hanno iniziato a diventare carta straccia ed è saltato fuori il casino delle banche che avevano improvvisamente da cancellare da bilancio asset per miliardi di $. Il mercato di sta roba nel culmine valeva nell'ordine dei trilioni di dollari. ecco un link simpatico: http://www.youtube.com/watch?v=wGxmg...layer_embedded edi aggiungo : http://www.youtube.com/watch?v=kVFdAJRVm94 X)
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Ultima modifica di MesserWolf : 25-01-2010 alle 19:22. |
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