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Energia, finanza e geopolitica:ecco dove si gioca la vera sfida
Google è soltanto un pretesto. Dietro c’è ben altro. L’avvio di una strategia americana per ridimensionare la nascente potenza cinese. Un’azione preventiva e finora ben condotta, perché inaspettata.
Fino a poche settimane fa la situazione appariva molto diversa. Gli Stati Uniti, azzoppati da un debito pubblico enorme, erano finanziariamente ostaggi di Pechino, che da tempo compra a mani basse Buoni del Tesoro statunitensi, al punto da essere costretti ad accettare un direttorio: il G2, come l’avevano chiamato Obama e Hu al vertice di Londra della scorsa primavera. Da allora, e fino alla fine del 2009, Washington aveva dato l’impressione di essere addirittura succube di Pechino. Chi non ricorda le imbarazzanti missioni del ministro del Tesoro Geithner per rassicurare e blandire le autorità cinesi? O il rifiuto di Obama di incontrare il Dalai Lama? E il vertice sul clima di Copenaghen saltato soprattutto per le impuntature della delegazione di Pechino, subito assecondate dagli americani? Ora sorge il sospetto che Washington abbia accentuato volutamente le proprie debolezze e, specularmente, la forza di Pechino, per poterla meglio sorprendere. La manovra indubbiamente è riuscita: solo ora il governo cinese si accorge del vero significato della crisi innescata da Google e non sembra avere predisposto le difese necessarie. Perché l’attacco non è e non sarà mai militare, ma sarà condotto usando tecniche non convenzionali. L’America vuole indebolire la Cina, innervosirla, incoraggiare i tanti movimenti di protesta sia religiosi (vedi Tibet e la minoranza musulmana degli uiguri), sia sociali. Da qualche giorno Stratfor, un centro di ricerca vicino alla Cia, enfatizza, nel bollettino China Security Memo, le numerose proteste che avvengono quotidianamente nella Repubblica Popolare e che invece fino all’anno scorso venivano ignorate o minimizzate. E tra breve Obama incontrerà proprio il Dalai Lama. I segnali sono chiari. L’America rialza la testa e sfida Pechino. Con quale obiettivo? Washington potrebbe accontentarsi di indebolire la Cina e costringerla a ripiegare sulle vicende interne, ridimensionando le sue ambizioni planetarie. Oppure potrebbe cercare di farla implodere, come accadde con l’Unione sovietica. In entrambi i casi la figura dello stesso Obama, il presidente pacifista che abbraccia il mondo e si schiera con gli oppressi, è perfettamente funzionale a questi disegni. E perché proprio adesso? Semplice: Washington ritiene che la Cina sia cresciuta molto più del previsto ed è consapevole che il tempo gioca a suo favore. Dunque deve approfittare ora della propria supremazia; tra qualche anno potrebbe essere troppo tardi o troppo rischioso. La crisi di Google si innesta, peraltro, in uno scenario di forte rivalità planetaria. E non solo per Taiwan o per le note diatribe commerciali che hanno spinto Washington a imporre dazi sui pneumatici cinesi. Nello scorso decennio, mentre gli Stati Uniti si impantanavano in Irak e in Afghanistan, la Cina ne ha approfittato per ampliare la propria influenza in tutto il mondo, riuscendo a erodere alcune zone di influenza statunitense e diventando un concorrente diretto per il controllo delle risorse energetiche. Ha avviato relazioni strettissime con l’Iran (e infatti continua a ostacolare l’approvazione di nuove sanzioni all’Onu), ma ha stabilito eccellenti rapporti con l’Arabia Saudita, tradizionale alleata degli americani, e ha messo radici in Africa, soprattutto nei Paesi ricchi di materie prima come l’Angola, il Sudan, persino il Sud Africa e, più a Nord, Marocco ed Egitto, anche questi grandi amici degli Stati Uniti. Pechino ha bisogno di crescenti quantitativi di petrolio per finanziare il suo sviluppo economico, ma deve controllare anche le rotte dell’approvvigionamento. Oggi quasi tutte le petroliere transitano per lo Stretto di Malacca, che però è presidiato dalla Marina americana. E allora la Cina sta elaborando soluzioni alternative: due oleodotti, uno con l’Iran via Kazakistan, l’altro attraverso il Myanmar (l’ex Birmania) e una rotta, via mare, lungo il cosiddetto «filo di perle», in cui le perle sono composte dall’isola di Hainan, quella di Woody al largo del Vietnam, Chittagong in Bangladesh e Gwadar in Pakistan. E ancora: Pechino contribuisce in maniera decisiva agli sforzi del «Bric» ovvero dell’asse dei quattro Paesi emergenti - Brasile, Russia, India, Cina - che, seppur timidamente, intende proporsi come alternativa allo strapotere degli Stati Uniti. I cinesi hanno stretto rapporti commerciali anche in America Latina innanzitutto con il Venezuela, ma anche con l’Ecuador e l’Argentina. Nel Sud est asiatico è considerata sempre di più come la vera potenza regionale di riferimento, a scapito, ancora una volta, degli Usa. Tutto questo, mentre le sue aziende fanno shopping in Europa, con un’attenzione particolare per i porti, a cominciare da quello di Atene. E se si considerano i programmi di riarmo, il quadro appare completo. La Cina sta conducendo con intelligenza e discrezione un programma di espansione planetaria, che non ha finalità ideologiche, né militari. Non intende imporre il comunismo, né creare un nuovo impero, ma più pragmaticamente controllare le materie prime per alimentare il proprio sviluppo. E questo spiega perché molti Paesi, soprattutto quelli autoritari, siano sensibili alle sue lusinghe: sanno che non dovranno affrontare pressioni in tema di diritti umani e democrazia, né sottostare ad alleanze militari. La leva dell’espansionismo cinese è soprattutto economica e commerciale. E finora ha avuto successo. Per questo Washington ha deciso di agire, scontando evidentemente, anche il rischio di qualche ritorsione finanziaria. Che succede se Pechino inizia a liberarsi dei Buoni del Tesoro Usa? Altro elemento su cui riflettere. La partita è complessa e affascinante. Prepariamoci. Il Giornale.it Ecco perché gli Usa hanno deciso di attaccare la Cina E’ passata circa una settimana da quando Google si è ribellata alla Cina, ma la crisi anziché rientrare si è aggravata e ieri Pechino ha avvertito che sono a rischio addirittura i rapporti economici con gli Usa. Che cosa c’è dietro? Che cosa dobbiamo aspettarci? La mia tesi è che gli Usa abbiano dichiarato guerra alla Cina, una guerra che non è e non sarà militare, ma non convenzionale, per indebolire Pechino facendo esplodere le numerose crisi all’interno del Paese. La battaglia per Internet non è altro che un grimaldello, dietro c’è ben altro, come spiego in questo articolo, in cui analizzo le ragioni dello scontro e le sue possibili conseguenze. La grande incognita è finanziaria. Che succede se Pechino inizia davvero a liberarsi dei Buoni del Tesoro Usa? Washington dà l’impressione di aver scontato anche il rischio di una ritorsione finanziaria. Chissà se ha fatto bene i calcoli… Blog di Marcello Foa (Il Giornale.it)
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Bach (Polonaise)-Bach (Badinerie)-Bach (Bourrèe)-Bach BWV 147-Il tè nel deserto-Pachelbel Canon in D major fantastic version Ultima modifica di frankytop : 24-01-2010 alle 00:37. |
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Tutto bellissimo, ma la cosa si ferma davanti ad una costatazione reale... il momento in cui Pechino mette sul mercato un po'della carta straccia nota come "dollari" che ha in magazzino gli USA vanno giù.
Per cui trovo piuttosto fantascientifica quest'uscita.
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Ultima modifica di dantes76 : 24-01-2010 alle 00:40. |
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Iscritto dal: Feb 2009
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Va da sè che questo giochetto se riuscirà avvantaggierà anche noi europei senza però che da parte nostra si corra alcun rischio. |
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Automaticamente gli USA iniziano a camminare "in salita" ed il presidente si ritrova a gestire un economia che cola a picco... ed intanto i cinesi restano lì col sorriso in faccia. Gli americani hanno esternalizzato tutto, IBM è una società prevalentemente cinese e molti "pezzi grossi" dell'economia statunitense se dovessero scegliere butterebbero a mare un mercato agonizzante come gli USA.
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Senior Member
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sei fermo alla cina con una economia comunista.. figurati..
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Iscritto dal: Dec 2002
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Iscritto dal: Feb 2009
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Se gli USA non approfittano della loro attuale leadership mondiale economica e politica per innescare rivolte interne alla Cina sono consapevoli che dopo agonizzeranno ancora di più perchè competere con quel colosso sarà dura dura in futuro....sempre di più. E' un giochetto che va condotto con abilità facendo leva,come spiegato nell'articolo,sulla missione a favore dei cosiddetti "oppressi" del mondo dal presidente nero. |
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#11 | |
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Iscritto dal: Dec 2006
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Se casca uno casca l'altro, ma uno può, in qualsiasi momento, far traballare la sedia dell'altro. Tutti i presidenti USA sanno che se la Cina non gradisce una presidenza le basta liberarsi di una piccola quantità di dollari per provocare una bella recessione in USA (di quelle che paralizzano la politica e segano il PIL).
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#12 | |
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Iscritto dal: Dec 2006
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Gli USA hanno speso troppi soldi e la Cina ha in mano tutte le cambiali USA... per cui non è un problema di ora o dopo, gli USA sono il paperino della situazione, paperone li può prendere e strapazzare quanto gli pare e loro possono solo mugugnare un po', perché appena alzano la voce gli pignorano l'auto.
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#13 |
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Iscritto dal: Feb 2008
Città: dire paesino sarebbe essere generosi :asd:
Messaggi: 470
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Per rimanere in tema USA/CINA se io dovessi scommettere dei soldi li scommetterei sulla Cina,stanno in ascesa e partono da basi piu solide diciamo come una piramide mentre gli usa mi danno l'idea di essere una torre alla quale è stato metto un tetto troppo largo.
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Sampdoria o Lazio,ditemi voi chi ha bruciato di piu,la sconfitta diretta o la sconfitta morale? |
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#14 |
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Iscritto dal: Nov 2002
Città: Firenze
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Iscritto dal: Jul 2006
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Iscritto dal: May 2009
Città: padova
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Hanno già dimostrato la loro miopia mettendo in mano le loro casse allo spettro comunista... Qualcuno si ricorda di come i medici sono saliti al potere? e il motivo per cui due sono ascesi al soglio pontificio? Già ce lo ved obama a dover vendere il texas per pagare i debiti Mentre l'america era impegnata in giro per il mondo a mostrare quanto ce l'ha grosso e duro la cina, quatta quatta, non ha fatto altro che lucrarci. se non sbaglio (ma è facile che mi sbagli) è la cina il primo contraente con l'iraq per l'oro nero. in pratica l'america ci mette il macinato e il sangue, la cina lo usa a suo vantaggio senza nemmeno sporcarsi le mani. Dovendo fare gli adeguati rapporti d'età è come se la serracchiani pensasse di poterlo mettere in quel posto ad andreotti...
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Classis Praefectus - E' difficile vedere un gatto nero in una stanza buia, soprattutto quando il gatto non c'è. - Rating: 25.2/30
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
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Porca zozza i cinesi si stanno comprando pure il nostro debito!
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#18 |
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#19 | |
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
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Magari vale il discorso dei beni artistici accumulati e costruiti dagli antenati che costituisce un valore aggiunto utile per il turismo che incide ovviamente sul bilancio. |
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#20 | |
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
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Spero che non mi debba pentire in futuro di quello che ho appena detto. |
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