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#161 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: Napoli
Messaggi: 4884
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E' uno che fa il tuo stesso lavoro.
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Ho concluso con millemila utenti |
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#162 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Se tu CREDI a Travaglio invece tutto e' chiaro, si tratta di fede e quindi e' inutile argomentare.
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#163 | |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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Prova ad argomentare e discutere su episodi del genere se ti riesce: ... Le affermazioni sui pm antimafia risalgono invece all'8 settembre scorso e furono fatte dal premier in un appuntamento pubblico a Milano. "So che ci sono fermenti in procura a Palermo e Milano. Si ricominciano a guardare fatti del '92,'93 e '94.Follia pura - disse allora il presidente del Consiglio-Mi fa male che queste persone con i soldi di tutti , facciano cose cospirando contro di noi , che lavoriamo per il bene del Paese'' |
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#164 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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#165 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: Napoli
Messaggi: 4884
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la conosco l'etimologia, ovviamente sintatticmente hai ragione, ma a te importa il significato che ho sottolineato, cioè che collega=conoscente, altrimenti non lo scriveresti così, in maiuscolo.Conta sempre più l'apparenza che la sostanza no? Ma non ci hai detto, dove era stanziato 'sto giudice che ha dichiarato non interessante legalmente il caso di pietro?lo conosceva?
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#166 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Oppure, occazzo, se do' contro ad un collega addio promozioni, oppure, occazzo, se condanno lui e poi i suoi amici inquisiscono me? Il peso della magistratura nei confronti delle azioni dei politici mi sembra molto diverso. http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero Se avessero pescato (specialmente in quegli anni) un politico che si cuccava da un imprenditore due botte da cento milioni senza alcun giustificativo, interesse o data di restituzione esplicita secondo voi dove finiva? (Mario chiesa fu beccato con una busta con sette milioni). Dato che io alla teoria che sono tutti imparzialissimi angelici e integerrimi non ci credo mi permetto di dubitare dell'imparzialita' delle sentenze fra COLLEGHI giudici e infatti sostengo la necessita' per i giudici di un organo disciplinare e giudicante esterno alla magistratura. Se le azioni della polizia venissero giudicate dai poliziotti stessi vi fidereste? Ultima modifica di claudioborghi : 03-11-2009 alle 21:46. |
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#167 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Germania
Messaggi: 26110
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Bisognerebbe chiedere ai giudici che hanno condannato Metta, Verde e Squillante cosa ne pensano della "solidarieta' di casta": "solidarietà a orologeria"?
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#168 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Città: Reggio Calabria -> London
Messaggi: 12112
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![]() ![]() ![]() è vero i giudici sono tutti comunisti, sono una casta auto-referenziale che si aiuta tra loro e ce l'hanno tutti con Ilvio. Ora, dopo questa serie di puttanate galattiche mi spiegheresti le seguenti cose? 1) Chi ha condannato il giudice Metta? Se fosse vero quello che dici NON sarebbe stato un magistrato dato che tra colleghi si aiutano sempre. 2) Chi ha condannato Mills in appello? ovviamente un giudice comunista, vero? Peccato che fosse LO STESSO che ha ASSOLTO Ilvio. ![]() Claudio, sei una persona intelligente, dunque non offendere l'intelligenza altrui postando queste cose che non hanno la benchè minima valenza e corrispondenza con la realtà.
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#169 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
Messaggi: 1874
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O che il medico incaricato di una perizia tecnica non copra gli errori di un collega? O che un avvocato non si metta d'accordo con la controparte ai danni del cliente? O che un parlamentare non legiferi nel proprio interesse contro quello dello Stato? Ci sono infiniti casi nei quali è fondamentale la fiducia nella correttezza professionale e nel senso di responsabilità di chi ha in mano le sorti altrui. Possiamo solo sperare che gli onesti siano sempre in numero maggiore, che scoprano le eventuali "mele marce" e pongano rimedio. Altrimenti siamo spacciati.
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
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#170 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Germania
Messaggi: 26110
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Bisognerebbe vedere se è questo il caso.
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#171 | |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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Dal libro Mani Pulite La vera storia: Dalla quarta di copertina: Dall'arresto di Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio, il 17 febbraio 1992, alla manifestazione di 40 mila cittadini al Palavobis di Milano per il decennale di Mani Pulite, il 23 febbraio 2002, gli autori ripercorrono le vicende della più grossa indagine mai condotta sulla corruzione politico-imprenditoriale della storia d'Europa. La marcia di avvicinamento a Bettino Craxi, raggiunto dal fatidico avviso di garanzia nel dicembre '92, dopo l'estate delle stragi politico-mafiose. La falcidie dei ministri del governo Amato. Il primo colpo di spugna, firmato da Conso. La scoperta della maxitangente Enimont, la famiglia Ferruzzi nella bufera, i suicidi di Gardini e Cagliari, e poi via via la caduta di tutti i santuari della politica e dell'industria: il Psi di Craxi, Martelli e De Michelis, la Dc di Forlani, Andreotti e Pomicino, il Pri di La Malfa, il Pli di Altissimo, il Psdi di Vizzini. E poi le tangenti rosse, con l'arresto di Greganti e Pollini e la decimazione della classe dirigente milanese, fino alle indagini su D'Alema e Occhetto. E il coinvolgimento di tutti i principali gruppi imprenditoriali: dalla Fiat a Ligresti, dall'Olivetti alla Montedison, dall'Eni all'Iri. Nel '94 la "discesa in campo" di Berlusconi con la Fininvest già pesantemente coinvolta in Tangentopoli. La vera storia dell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza, con un'intercettazione mai pubblicata fra Berlusconi e l'avvocato Berruti, e la ricostruzione minuto per minuto del famoso invito a comparire durante il vertice di Napoli. I segreti delle dimissioni di Di Pietro dal pool e i complotti craxiani e berlusconiani per incastrare l'ex pm davanti alla Procura di Brescia e impedirgli di entrare in politica e per infangare gli altri uomini del pool, Colombo, Davigo, D'Ambrosio e Greco. Nel '95 arrivano Stefania Ariosto e Ilda Boccassini, ed ecco lo scandalo delle "toghe sporche", ricostruito passo dopo passo attraverso microspie, intercettazioni, pedinamenti e conti bancari. Nel 1996: il centrosinistra vince le elezioni ma inaugura la politica dell'"inciucio" che approda a una serie infinita di controriforme della giustizia e culmina nelle bozze Boato della commissione bicamerale D'Alema-Berlusconi. Infine, il ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi e di ben 80 fra condannati e inquisiti in Parlamento. E' l'offensiva finale contro Mani Pulite: reati aboliti, giudici trasferiti, pm diffamati, minacciati di arresto e privati della scorta, processi a rischio di trasferimento da Milano a Brescia. Borrelli (il libro si conclude con una sua intervista-testamento), alle soglie della pensione, invita i cittadini a "resistere, resistere, resistere". E i cittadini scendono in piazza in difesa della "legge uguale per tutti". Gli autori rinunciano ai commenti e agli aggettivi e lasciano che siano i fatti a smentire i luoghi comuni usati nel corso degli anni contro Mani Pulite: dalle "toghe rosse"all'"accanimento giudiziario", dalle "persecuzioni politiche" alle "manette facili", dal "non poteva non sapere" alla "supplenza", dalla "guerra civile" al "colpo di stato". Molte le rivelazioni inedite, sul caso Berlusconi, ma anche sulle tangenti rosse e perfino su una probabilissima tangente "nera". Per questo il libro, prima ancora di uscire, ha subìto attacchi e tentativi di censura: la vera storia di Mani Pulite fa paura tanto alla destra quanto alla sinistra Tangenti bianche, nere, rosse ... Se i nomi di Citaristi e Armanini non destano molte sorprese, suscita scalpore il coinvolgimento di tre partiti che sostengono Di Pietro fin dal primo giorno, ostentando le "mani pulite": il Pri, il Msi e, ancor più pesantemente, il Pds. ... La sorpresa diventa choc il 15 maggio, quando viene arrestato Roberto Cappellini, sottosegretario milanese del Pds. ... Il giorno seguente si consegna, dopo 15 giorni di latitanza, il compagno che ha contribuito a farlo arrestare: il "migliorista" Carnevale, che si è fatto precedere da un memoriale inviato ai magistrati, e subito ottiene gli arresti domiciliari. ... Carnevale ammette di essere il collettore delle tangenti del sottosistema Metropolitana per conto del Pci-Pds. Racconta, confermando le testimonianze di alcuni imprenditori, che il compagno Sergio Soave, vicepresidente regionale della Lega delle Cooperative, aveva l'esclusiva delle mazzette per i lavori elettromeccanici e per l'impiantistica del metrò. ... La conseguenza - prosegue Carnevale - è che il Pci comincia a ricevere in via sistematica le contribuzioni illecite versate dagli imprenditori, al pari degli altri prtiti milanesi. ... La sentenza del tribunale sulle tangenti Mm, nell'aprile 1996, è illuminante: "Va subito fissato un primo punto fermo: a livello di federazione milanese, l'intero partito, e non soltanto alcune sue componenti interne, venne direttamente coinvolto nel sistema degli appalti Mm, quantomeno da circa il 1987". Per i giudici "risulta dunque pacifico che il Pci-Pds dal 1987 sino al febbraio 1992 ricevette, quale percentuale del 18,75% sul totale delle tangenti Mm, una somma non inferiore ai tre miliardi". ... "Esponenti e dirigenti del Pds" - ammette Occhetto - "sono entrati nel meccanismo perverso della ripartizione dei proventi illeciti". Poi denuncia il "rampantismo" alla milanese e parla di una "nobile illusione storica propria del Pci: quella che il codice morale del partito fosse di un rango etico superiore a quella del singolo cittadino". Parole che non basteranno ad arrestare l'avanzata delle indagini sul "fronte rosso". Ultima modifica di Vincenzo1968 : 04-11-2009 alle 15:25. |
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#172 |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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Antonio Di Pietro:
Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini. GV: Al di là delle storie e delle tragedie personali, nella vostra inchiesta avete accertato in che modo i partiti si spartivano le tangenti? C’era una regola, un criterio? Gli oppositori di Mani Pulite sostengono che non avete indagato sul Pci con lo stesso accanimento con cui avete indagato sulla Dc e sul Psi. ADP: E’ un’autentica falsità, e chi ha avuto la spudoratezza di sostenere un’idiozia del genere o è un’ignorante(nel senso tecnico del termine di colui che ignora le carte processuali), oppure è stato fuorviato dal bombardamento psicologico dei soliti mass media e televisioni padronali. O ancora e più esplicitamente, è lui in malafede e parla così per proprio tornaconto individuale e di fazione. Diciamo subito che il sistema politico divideva le tangenti in quattro parti: una andava alla Dc; una la Psi; una alle altre forze del pentapartito che governavano in una determinata zona (e si sarebbero dovute spartire al loro interno, a seconda del peso politico specifico di ciascuna formazione), e infine una parte al Pci, di regola sotto forma di lavoro alle Cooperative che gravitavano nell’orbita del partito. E alcune volte con versamento di vere e proprie bustarelle, per le quali abbiamo sempre proceduto ogni volta che le abbiamo scoperte, alla faccia di un presunto favoritismo. GV: Che cosa significa esattamente “sotto forma di lavoro”? ADP: Le Cooperative rosse non prendevano soldi, tangenti. Anzi, semmai le pagavano: e infatti i loro legali rappresentanti, quando furono incriminati, vennero considerati corruttori e non corrotti. A loro veniva garantita una certa attività imprenditoriale: vale a dire, commesse, appalti. E’ questa la differenza sostanziale. Ecco perchè per alcuni appalti le Coop non sono state perseguite allo stesso modo: dal punto di vista formale mancava il reato, per il semplice fatto che ricevevano solo commesse di lavoro in subappalto o in associazione di imprese e il lavoro veniva svolto effettivamente. C’era quindi una controprestazione autentica e l’interesse del partito era quello di far lavorare la classe operaia. L’accusa al pool di aver favorito il Pci non sta né in cielo né in terra: laddove abbiamo scoperto bustarelle vere e proprie non abbiamo esitato un attimo a incriminare i responsabili. Non è colpa nostra se il Pci ha usato spesso un metodo diverso, che produceva ugualmente consenso; un metodo che potrà essere moralmente discutibile ma è penalmente irrilevante. E noi dovevamo attenerci al codice, mica al Vangelo! Ultima modifica di Vincenzo1968 : 04-11-2009 alle 15:27. |
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#173 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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la solidarieta' di casta esiste e bisogna essere degli struzzi per non vederla. Sono persino riusciti nell'impresa di far condannare con SENTENZA DEFINITIVA travaglio perche' ha diffamato il giudice Verde (e di solito Travaglio e' incondannabile per motivi analoghi). http://www.libero-news.it/adnkronos/view/207946 |
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#174 | |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
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http://archiviostorico.corriere.it/1...06141898.shtml Diffamazione a Di Pietro Vittorio Feltri condannato Diffamazione a Di Pietro Vittorio Feltri condannato MONZA - Quaranta milioni di risarcimento ad Antonio Di Pietro. E' quanto dovranno versare all'ex magistrato Gianluigi Nuzzi e Vittorio Feltri, direttore de "Il Giornale", condannati ieri dal Tribunale per diffamazione. L'articolo che aveva indotto Di Pietro a sporgere querela perche' "accusato" di avere divulgato i documenti degli interrogatori legati all'inchiesta di Tangentopoli risale al 30 gennaio '96. Nel pezzo, firmato da Nuzzi, si affermava che "negli anni d'oro di Mani pulite timonata da Antonio Di Pietro tutto era diverso: i verbali finivano direttamente in edicola e, soprattutto, sull'Espresso". Vicende giudiziarie Il 14 febbraio 2006 Feltri è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, ad un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore Ds Gerardo Chiaromonte (scomparso nel 1993). La condanna si riferisce ad un articolo comparso sul Quotidiano Nazionale alla fine degli anni '90, secondo il quale il nome del senatore compariva nel dossier Mitrokhin.[24] Il 2 luglio 2007 è assolto dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'ex PM Gherardo Colombo per un editoriale pubblicato su Il Giorno nel 1999, nel quale, in contraddizione con quanto affermato dallo stesso Feltri ne Il Giornale del 25 novembre 1994 (non ho mai scritto che Di Pietro e colleghi hanno graziato il Pds: che prove avrei per affermare una cosa simile?), si accusava il pool di Mani Pulite di aver svolto indagini esclusivamente su Silvio Berlusconi e non più sugli ex comunisti. La sentenza di assoluzione si riferisce al diritto di critica garantito dall'articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana.[25] Il 7 agosto 2007 è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla Corte di Cassazione a versare un risarcimento di 45 mila euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell'attacco di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a Erich Priebke. |
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#175 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
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Poi tra di loro qualche mela marcia c'è. Secondo il tuo ragionamento allora dovremmo scappare a gambe levate vedendo un poliziotto visto la fine che hanno fatto fare a cucchi se dovessimo generalizzare esattamente come fai tu.. ah.. il doppiopesismo ad orologeria...solo quando conviene ad ilvio.
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#176 |
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Bannato
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Dal libro Mani Pulite La vera storia:
http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...&postcount=178 Fabio Salamone è il giudice della Procura di Brescia che si occupò delle indagini su Di Pietro. Per quasi due anni dal 1995 al 1996 si dedica anima e corpo a Di Pietro, riuscendo ad aprire in pochi mesi una cinquantina di procedimenti su di lui e una quarantina sugli altri pm del pool di Milano. Il suo lungo momento di gloria durerà un anno e mezzo, fino a quando le sue inchieste cominceranno regolarmente a infrangersi contro il muro dei gip, trasformandosi in altrettante archiviazioni. Solo allora, il suo nuovo capo, Giancarlo Tarquini, il procuratore generale di Brescia e il Csm si accorgeranno della "grave inimicizia" che lo oppone a Di Pietro. E lo destineranno ad altre incombenze. Ma ormai l'obiettivo(diffamare Di Pietro) è stato raggiunto. Le "gravi inimicizie". Chi è Fabio Salamone: Capo dei gip della natìa Agrigento, la stessa città dove opera anche il fratello Filippo, titolare del gruppo Impresem, finito sotto inchiesta per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa, considerato dagli inquirenti il successore di Angelo Siino al tavulino a cui si accomodano mafiosi, politici e imprenditori per spartirsi gli appalti della Sicilia, con relative tangenti. Nel 1993 i sostituti procuratori agrigentini scrivono al procuratore capo per esprimergli l'imbarazzante parentela del giudice Fabio. Il Csm aveva avviato la procedura per il trasferimento. Fabio Salamone anticipa la decisione del Consiglio chiedendo il trasferimento ad altra sede. Gli tocca la Procura di Brescia, competente a occuparsi delle vicende giudiziarie che coinvolgono i magistrati di Milano. E il primo magistrato a imbattersi in Salamone è proprio Di Pietro che del fratello Filippo si era più volte occupato in passato. Al punto da avere già pronta, nel 1993, una richiesta di custodia in carcere(poi sospesa perché tutta l'indagine passò per competenza a Palermo). http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...&postcount=141 Le bugie dell'assicuratore. Quando gli chiedono perché abbia sentito il bisogno di scrivere il secondo promemoria, Gorrini risponde con una bugia: "perché non avevo più copie di quello del 4 ottobre 1994". Basterà una perquisizione a casa della sua compagna per scoprire copie di entrambi i memoriali. Quello dell'ottobre 1994 e quello del marzo 1995. Molto diversi fra loro. Qual è la differenza? Il secondo - scrive il gup - contiene "una versione decisamente più compromettente dei rapporti Gorrini- Di Pietro": Gorrini faceva falsamente risalire la conoscenza di Di Pietro agli inizi degli anni ottanta o poco prima; si dipingeva assiduo frequentatore del magistrato; sulla vicenda dei debiti di Rea aggiungeva che Di Pietro gli aveva paventato rischi anche personali e gli aveva indicato i creditore del Rea quali persone pericolose; sulla vicenda della Mercedes aggiungeva di avere saputo che il magistrato aveva venduto l'auto "ovviamente" incamerando il prezzo della vendita. Anche questo racconto di Gorrini è "vastamente inattendibile": e c'è il "fondato sospetto che Gorrini abbia alterato i contenuti reali dei rapporti con Di Pietro, strumentalizzandoli per il soddisfacimento di interessi propri(gli aiuti nelle vicende societarie) e di altri personaggi inquisiti dall'ex magistrato, che finalmente potevano vedere nella veste di accusato il loro acerrimo accusatore". ... Due giorni prima, al telefono con la sua compagna, l'assicuratore preannuncia che, se stavolta non lo aiutano, allora "dico la verità, tiro fuori Paolo, Dinacci, il ministro". Cioè racconterà come sono andate le cose: tirando in ballo Paolo Berlusconi e ricordando che fu lui a spingerlo a parlare con gli ispettori. Stavolta - dice Gorrini - non farà nulla gratis: in cambio della accuse a Di Pietro intende "battere per un accordo con Banca Popolare di Novara". Non come in novembre, quando si espose davanti agli ispettori, riuscendo indirettamente a provocare le dimissioni dell'ex amico, e in cambio non ottenne nulla("Da Paolo ho avuto solo due bottiglie di champagne a natale"). L'indomani, il 25, il suo avvocato, Mario Donzelli, gli raccomanda di dire la verità: Gorrini: "Mario, ormai ho cavalcato un cavallo, l'unica cosa che minimizzo è perché mi sono presentato là[dagli ispettori]. Io non lo direi, io lo lascerei fuori[Paolo Berlusconi] perché parliamoci chiaro: il più piccolo tu vuoi dire che l'ha detto il più grande... e lì non c'è dubbio... me lo ha detto il grande, che vuol dire il Genovese[Biondi], è un casino, viene fuori un casino". Donzelli: "Devi dire la verità". Gorrini: "Oggi sono salito su un cavallo giusto... Se ho la speranza di salvare, di avere un affare, non l'avrò più, ti pare? Mi sembrava da imbecille non venderla preventivamente a questi due marpioni qua". Donzelli: "Se riesci a trovarli... che vuoi che ti dica...". Il 1° giugno 1995 Gorrini viene convocato dalla procura di Brescia per la seconda volta. Deve spiegare le frasi che emergono dalle intercettazioni telefoniche. Per esempio, sui frenetici accordi con Cusani su cosa dire e cosa tacere nel primo interrogatorio. E sulle rivelazioni vendute "a questi due marpioni qua". L'intesa di tener fuori Paolo Berlusconi in cambio di soldi è lampante. Gorrini crolla: è vero, prima di presentarsi ha contattato Cusani e Paolo Berlusconi "per sollecitare un intervento più autorevole verso la banca popolare di Novara o con la Sai per risolvere i problemi delle mie società". È vero, ha consegnato un secondo memoriale anti-Di Pietro a Cusani. Ma il resto l'han fatto Paolo Berlusconi e/o Cusani, correndo a raccontare tutto a Taormina, che poi ha riesumato quelle vecchie accuse nel posto giusto: Brescia. Lui - giura Gorrini - non voleva e severamente li redarguì: "Feci loro presente in quale situazione mi avevano coinvolto, li accusai di aver informato l'avv. Taormina". http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...&postcount=143 Bettino detta la linea Il 29 settembre 1995 il pm Paolo Ielo presenta in aula le trascrizioni delle telefonate intercettate da metà luglio al 27 settembre sull'utenza telefonica di Craxi in Tunisia. Ecco cosa dice il pm: È provato dalle intercettazioni che da Hammamet organizzava un'assidua attività di dossieraggio. C'è un suo appunto su quanto Forza Italia deve fare per colpire il pool di Milano. Ci sono intercettazioni telefoniche che dimostrano come Craxi sia l'ispiratore di almeno due recenti campagne giornalistiche: quelle sull'appartamento dato in affitto a Di Pietro[realizzata su Il Giornale di Feltri] e quella condotta da Italia Settimanale su un presunto movimento di armi della Lega Nord. Le telefonate intercettate a Craxi fotografano le relazioni e le attività messe a punto da Craxi. Il 14 settembre Luca Iosi, l'animatore della "Giovine Italia", chiama Craxi e gli parla dell'appartamento della Cariplo concesso a suo tempo in affitto a Di Pietro e abitato dal figlio Cristiano: Iosi: "Il figlio dell'eroe contribuisce per 240.000..." Craxi:"Nientemeno, ma quando esce questa cosa qui?" Iosi: "adesso facciamo sgonfiare il caso e poi gli spariamo nei coglioni" Una settimana dopo se ne incarivca puntualmente Il Giornale. Iosi però si lamenta con Bobo Craxi perché "nessun tg ha parlato della roba di Di Pietro, l'appartamento: Filippo Facci[ex giornalista dell'avanti e poi di mediaset, "fonte" di Salamone in molte inchieste anti Di Pietro] ha fatto questa cosa per il Giornale...". L'altro nemico di Craxi, in quel momento, è Bossi. Caprettini chiama Craxi per preannunciare lo "scoop" dell'Italia settimanale sulla "Lega in armi": Caprettini: "sto facendo quel colpo grazie a te e a questa roba. Ho scatenato un paio di miei cronisti. Io pensavo, sai che faccio? Pubblico la cosa e poi vado da un magistrato amico e gli dico: ahò, indaga. Divertente no?" Craxi: "Si, si può indagare, serve ad aprire una questione". Gli appunti di Bettino Il 7 luglio 1995 vengono sequestrati dei documenti in via Boezio 2 a Roma, dove ha sede la "Giovine Italia", l'associazione dei seguaci di Craxi coordinati da Luca Iosi, un giovane ammiratore dell'illustre latitante. Tra le carte di via Boezio ci sono molti appunti, alcuni profetici, rivolti al partito di Berlusconi: Superato il referendum nel modo migliore, occorre una linea e una squadra da combattimento. Il caso Di Pietro deve diventare un caso simbolo. Il crollo del mito determina conseguenze a catena. ... Ci sono obiettivi essenziali: il pool milanese innanzitutto. Bisognerebbe avere il coraggio di richiederne l'arresto[nel 2001 lo farà proprio l'ex difensore di Craxi, il sottosegretario all'Interno Carlo Taormina], magari prima che lo chiedano loro. Non se ne farà nulla ma lo scontro di fronte al paese sarà portato a un livello alto e forte. Insomma, attaccare e non difendersi perché i mezzi di sola difesa sono insufficienti. Bisogna denunciare i guasti della "rivoluzione giudiziaria" e farlo con insistenza ossessiva. Dalla quarta di copertina: Dall'arresto di Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio, il 17 febbraio 1992, alla manifestazione di 40 mila cittadini al Palavobis di Milano per il decennale di Mani Pulite, il 23 febbraio 2002, gli autori ripercorrono le vicende della più grossa indagine mai condotta sulla corruzione politico-imprenditoriale della storia d'Europa. La marcia di avvicinamento a Bettino Craxi, raggiunto dal fatidico avviso di garanzia nel dicembre '92, dopo l'estate delle stragi politico-mafiose. La falcidie dei ministri del governo Amato. Il primo colpo di spugna, firmato da Conso. La scoperta della maxitangente Enimont, la famiglia Ferruzzi nella bufera, i suicidi di Gardini e Cagliari, e poi via via la caduta di tutti i santuari della politica e dell'industria: il Psi di Craxi, Martelli e De Michelis, la Dc di Forlani, Andreotti e Pomicino, il Pri di La Malfa, il Pli di Altissimo, il Psdi di Vizzini. E poi le tangenti rosse, con l'arresto di Greganti e Pollini e la decimazione della classe dirigente milanese, fino alle indagini su D'Alema e Occhetto. E il coinvolgimento di tutti i principali gruppi imprenditoriali: dalla Fiat a Ligresti, dall'Olivetti alla Montedison, dall'Eni all'Iri. Nel '94 la "discesa in campo" di Berlusconi con la Fininvest già pesantemente coinvolta in Tangentopoli. La vera storia dell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza, con un'intercettazione mai pubblicata fra Berlusconi e l'avvocato Berruti, e la ricostruzione minuto per minuto del famoso invito a comparire durante il vertice di Napoli. I segreti delle dimissioni di Di Pietro dal pool e i complotti craxiani e berlusconiani per incastrare l'ex pm davanti alla Procura di Brescia e impedirgli di entrare in politica e per infangare gli altri uomini del pool, Colombo, Davigo, D'Ambrosio e Greco. Nel '95 arrivano Stefania Ariosto e Ilda Boccassini, ed ecco lo scandalo delle "toghe sporche", ricostruito passo dopo passo attraverso microspie, intercettazioni, pedinamenti e conti bancari. Nel 1996: il centrosinistra vince le elezioni ma inaugura la politica dell'"inciucio" che approda a una serie infinita di controriforme della giustizia e culmina nelle bozze Boato della commissione bicamerale D'Alema-Berlusconi. Infine, il ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi e di ben 80 fra condannati e inquisiti in Parlamento. E' l'offensiva finale contro Mani Pulite: reati aboliti, giudici trasferiti, pm diffamati, minacciati di arresto e privati della scorta, processi a rischio di trasferimento da Milano a Brescia. Borrelli (il libro si conclude con una sua intervista-testamento), alle soglie della pensione, invita i cittadini a "resistere, resistere, resistere". E i cittadini scendono in piazza in difesa della "legge uguale per tutti". Gli autori rinunciano ai commenti e agli aggettivi e lasciano che siano i fatti a smentire i luoghi comuni usati nel corso degli anni contro Mani Pulite: dalle "toghe rosse"all'"accanimento giudiziario", dalle "persecuzioni politiche" alle "manette facili", dal "non poteva non sapere" alla "supplenza", dalla "guerra civile" al "colpo di stato". Molte le rivelazioni inedite, sul caso Berlusconi, ma anche sulle tangenti rosse e perfino su una probabilissima tangente "nera". Per questo il libro, prima ancora di uscire, ha subìto attacchi e tentativi di censura: la vera storia di Mani Pulite fa paura tanto alla destra quanto alla sinistra Tangenti bianche, nere, rosse ... Se i nomi di Citaristi e Armanini non destano molte sorprese, suscita scalpore il coinvolgimento di tre partiti che sostengono Di Pietro fin dal primo giorno, ostentando le "mani pulite": il Pri, il Msi e, ancor più pesantemente, il Pds. ... La sorpresa diventa choc il 15 maggio, quando viene arrestato Roberto Cappellini, sottosegretario milanese del Pds. ... Il giorno seguente si consegna, dopo 15 giorni di latitanza, il compagno che ha contribuito a farlo arrestare: il "migliorista" Carnevale, che si è fatto precedere da un memoriale inviato ai magistrati, e subito ottiene gli arresti domiciliari. ... Carnevale ammette di essere il collettore delle tangenti del sottosistema Metropolitana per conto del Pci-Pds. Racconta, confermando le testimonianze di alcuni imprenditori, che il compagno Sergio Soave, vicepresidente regionale della Lega delle Cooperative, aveva l'esclusiva delle mazzette per i lavori elettromeccanici e per l'impiantistica del metrò. ... La conseguenza - prosegue Carnevale - è che il Pci comincia a ricevere in via sistematica le contribuzioni illecite versate dagli imprenditori, al pari degli altri prtiti milanesi. ... La sentenza del tribunale sulle tangenti Mm, nell'aprile 1996, è illuminante: "Va subito fissato un primo punto fermo: a livello di federazione milanese, l'intero partito, e non soltanto alcune sue componenti interne, venne direttamente coinvolto nel sistema degli appalti Mm, quantomeno da circa il 1987". Per i giudici "risulta dunque pacifico che il Pci-Pds dal 1987 sino al febbraio 1992 ricevette, quale percentuale del 18,75% sul totale delle tangenti Mm, una somma non inferiore ai tre miliardi". ... "Esponenti e dirigenti del Pds" - ammette Occhetto - "sono entrati nel meccanismo perverso della ripartizione dei proventi illeciti". Poi denuncia il "rampantismo" alla milanese e parla di una "nobile illusione storica propria del Pci: quella che il codice morale del partito fosse di un rango etico superiore a quella del singolo cittadino". Parole che non basteranno ad arrestare l'avanzata delle indagini sul "fronte rosso". Ultima modifica di Vincenzo1968 : 04-11-2009 alle 19:29. |
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#177 |
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Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Oh, Vincenzo, occhio che al prossimo post Travaglio ti denuncia per pubblicazione abusiva integrale del suo libro...
Certo che "Travaglio" e "vera storia" come accostamento stride ![]() Comunque adesso che a Milano sta cominciando a sobbollire la storia degli orologi regalati da Grossi ai politici http://www.corriere.it/cronache/09_n...4f02aabc.shtml saro' proprio curioso di vedere se con i politici che hanno ricevuto l'orologio verra' riservato lo stesso trattamento beatificatorio dei regali ben piu' sostanziosi ricevuti da Tonino... Sto proprio aspettando ... sempre che il Nostro non abbia partecipato pure qui
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#178 |
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Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
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#179 | |
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Senior Member
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Città: Reggio Calabria -> London
Messaggi: 12112
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Quindi stai sostenendo che quanto ho affermato nella parte cuttata è assolutamente falso? Ovvero stai asserendo che TUTTI i poliziotti e i magistrati sono corrotti e solo alcuni si salvano (quelli che aiutano Ilvio)? ah beh.. se ti senti pronto a sostenere una PUTTANATA del genere fai pure..
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#180 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
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Ma rileggi... http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...&postcount=180 Dove la vedi la corruzione? E i poliziotti? Sto parlando di SOLIDARIETA' DI CASTA e secondo me la cosa e' indubitabile. I reati contestati ad altri magistrati sono rari come mosche bianche anche perche' quasi tutti gli atti che per un comune mortale costituiscono delitto penale per un magistrato implicano al massimo procedimento disciplinare, ma niente paura anche in quel caso perche' in otto anni i magistrati che hanno perso il posto sono stati lo 0,065%. In caso di diffamazione i risarcimenti decisi dai colleghi sono in media il doppio di quelli concessi alle altre categorie e cosi' via. Basta leggere il libro "Magistrati" di Livadiotti per avere tutti i dati che vuoi. Se tu poi dici che "di regola" i magistrati fanno il loro dovere ho semplicemente fatto notare che si tratta di una frase buttata li' che non vuol dire nulla e con la stessa validita' (nessuna) si puo' applicare anche per gli altri poteri dello stato dicendo che allora "di regola" fanno il loro dovere anche i politici e i governanti. Quindi nessun problema. Notare che "non fare il proprio dovere" non significa solo essere un criminale sovversivo, puo' semplicemente voler dire essere lazzarone, incapace, vanaglorioso, parziale, ignorante, assenteista, fazioso, matto, eccessivamente lento, negligente o simili. E sono tutte cose che si possono riscontrare solo dalle cronache, perche' se aspettiamo un giudizio, campa cavallo... Fra i magistrati ad esempio ci puo' riuscire quasi solo un fenomeno come De Magistris, risultato responsabile delle incolpazioni con sentenza definitiva perché mancava gravemente ai propri doveri di diligenza, di equilibrio e di rispetto delle norme anche regolamentari disciplinanti il servizio giudiziario, e adottava provvedimenti in casi non consentiti dalla legge
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la conosco l'etimologia, ovviamente sintatticmente hai ragione, ma a te importa il significato che ho sottolineato, cioè che collega=conoscente, altrimenti non lo scriveresti così, in maiuscolo.









