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#121 | |
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Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Prendiamo una frase della ricostruzione di Travaglio smentita da Facci e limitiamoci ai cento milioni. Travaglio dice: "un certo Rocca, che era molto amico di Di Pietro e che andava a caccia insieme a Di Pietro, aveva aiutato quest’ultimo anni prima in un momento di difficoltà, prestandogli 100 milioni di lire" "Di Pietro verrà processato a Brescia e a Brescia si stabilirà che quei soldi erano semplicemente i prestiti del suo amico Rocca, neanche di Gorrini, ma di Rocca e che non c’era nessuna estorsione, nessuna concussione dietro e quindi non c’erano reati, c’era semplicemente quella leggerezza, grave finché si vuole" http://www.voglioscendere.ilcannocch...travaglio.html Uno che legge 'sta cosa puo' forse capire che l'origine dei soldi era Gorrini (fatto che sarebbe MOLTO sospetto, dato che Gorrini era un inquisito che ha fatto sparire dalle casse della MAA assicurazioni piu' di 50 miliardi)? Certo che no, ha fatto tutto l'"amico" Rocca. Leggiamo la fonte DIRETTA, vale a dire proprio la sentenza nominata da Travaglio "La dazione dei cento milioni fatta da Gorrini a Di Pietro e' circostanza del tutto pacifica" E non solo, si specifica pure che Di Pietro ha chiesto lui i soldi a Gorrini ma in maniera stupefacente la sentenza dice che e' vero, Di Pietro si e' beccato cento milioni, li ha chiesti lui a Gorrini, non e' stato fissato interesse e scadenza "la decisione di corrispondere la somma richiesta non appare in alcun modo ne coartata ne indotta dall'allora pubblico ufficiale ma, semplicemente, determinata da un personale calcolo di convenienza, quello di compiacere un magistrato" Ma ci rendiamo conto? E poi si parla di due pesi e due misure!!! Ma normalissimo! Un dirigente malfattore caccia cento chili a Di Pietro ma NON E' IL CASO NEPPURE di rinviare a giudizio perche' mica l'ha costretto... Berlusconi lo rinviano a giudizio pure se starnuta... IO, una persona che fa il magistrato, che va da un imprenditore, gli chiede (e ottiene) cento milioni e non fissa ne interesse ne scadenza SAPREI BENE COME DEFINIRLA. Senza contare che questo e' solo uno (di quelli che si conoscono), l'altro e' D'Adamo di cui si e' parlato prima. Per il suo collega giudice invece e' tutto normale, nessuna costrizione, normale prestito, non e' il caso di approfondire oltre. Si archivia e cosi' Travaglio e i suoi adepti possono giustamente dire ai quattro venti che Di Pietro "ne e' uscito pulito". Perfetto. Ecco la parte in questione della sentenza, direttamente dal sito di di pietro stesso (faccia tosta incredibile) http://www.antoniodipietro.it/lamias...io19977686.pdf Ultima modifica di claudioborghi : 30-10-2009 alle 14:41. |
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#122 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Città: Genova
Messaggi: 17635
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p.s.: ma a che risoluzione l'hanno scannerizzato 'sto documento?
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#123 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 1999
Città: Perugia
Messaggi: 383
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quello chè è certo è che dipietro, al massimo della sua notorietà come giudice, venne lungamente tirato per la giacchetta e corteggiato da esponenti dell'allora msi .poi sono iniziati per lui i guai giudiziari che si sono miracolosamente dissolti una volta cambiata sponda e accettata la famosa candidatura nel collegio blindato del mugello.
faccio fatica a pensare a un dipietro come uomo di centrosinistra e in effetti la sua politica si riduce ad un antiberlusconismo radicale in cui la critica è chiara ed evidente mentre le proposte sulla maggior parte dei temi sono del tutto assenti. |
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#124 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Non credo che tu volessi sottendere "ho a che fare con un bambino", ma semplicemente mettere in dubbio che il tuo interlocutore sia stato testimone delle vicende di cui state trattando: gli intenti probabilmente non erano denigratori, ma i commenti personali sono preferibilmente da evitare.
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#125 | |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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Gianfranco Fini: “L’avviso di garanzia a Craxi non è solo la fine di un leader, ma anche la fine ingloriosa di un regime in cui i segretari dei partiti di governo hanno accumulato negli anni più potere di qualsiasi dittatore. La scelta dei pm di Milano di emettere l’avviso di garanzia all’indomani delle lezioni amministrative dimostra che la magistratura milanese non fa politica, contrariamente a quanto sostenuto proprio dal segretario socialista” (Ansa, 15-12-92). “L’avviso di garanzia ad Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa è la fine del regime: lo dimostra l'autentico boato che ha salutato la notizia da me data alle migliaia di veronesi che affollavano il mio comizio… Pare proprio che il sistema si reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali” (27-3-93). “Ormai mi sento a disagio nel frequentare questo Parlamento: chiederò ai gruppi parlamentari missini di valutare l'opportunità di non partecipare più ai lavori della Camera e del Senato” (Ansa, 28-3-93). “La gente i tangentisti li vuole in galera” (5-6-94). “Sono lieto che Di Pietro abbia detto di aver indagato in tutte le direzioni, io non ne avevo mai dubitato” (La Repubblica, 30-10-94). Umberto Bossi: “Sulle tangenti auguriamo al giudice Di Pietro di andare avanti a tutta manetta. Senza la Lega, ora Di Pietro sarebbe in un pilastro di cemento armato” (Ansa, 20-12 92). “Berlusconi sbaglia ad accusare i giudici di averlo colpito in base al principio della responsabilità oggettiva. Se così fosse, avrebbero dovuto avvisarlo già molti mesi fa, quando sono stati inquisiti i primi uomini Fininvest” (il Giornale, 23-11-94). Rocco Buttiglione: “La classe dirigente del partito (la Dc, nda) è da tempo sotto accusa a causa della corruzione dell’intero sistema politico. In un altro paese un politico onesto lancerebbe il suo guanto di sfida ai dirigenti e farebbe appello alla base democristiana, conducendo una battaglia interna al partito. In Italia, però, questo non è possibile perché i capi, saggiamente, hanno usato il denaro delle tangenti per comprarsi la base. Buona parte delle tessere sono fasulle” (Ansa, 25-10-92). “Se dietro le inchieste sulla corruzione c’è una manovra politica, non solo non è un’attenuante, ma un’aggravante per la politica. Se fosse giusta la convinzione che in Italia è del tutto impossibile che uno dei potenti sia chiamato a rispondere dei suoi misfatti da un giudice che fa semplicemente il suo mestiere, allora vorrebbe dire che la corruzione del sistema è giunta al limite estremo” (La Stampa, 27-8-92). Roberto Castelli: “A Craxi avrei voluto gridare: ‘Bettino, dov’è finita la fontana sparita a Milano?’” (Corriere della Sera, 4-8-93). “Non posso credere alla malattia di Craxi. Piuttosto condivido l’opinione di chi propone che Craxi sia posto sotto tutela coatta” (Ansa, 22-10-’97). Maurizio Gasparri: “Per noi Di Pietro è un mito” (23-7-94). “Di Pietro è meglio di Mussolini” (7-5-94). Ignazio La Russa. “Calcoli politici di Di Pietro? Mai. Chi lo pensa è in malafede. Starei per dire che è un farabutto”(6-12-94). Carlo Giovanardi: “Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all’interno del cosiddetto Palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c’è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone per bene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall’aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E… la moneta cattiva scaccia quella buona. Finchè qualcuno, provvidenzialmente, non toglie dalla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che … crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni” (lettera aperta diffusa in migliaia di copie tramite l’agenzia “Centralità – Area Forlani”, 20-5-1992). Paolo Pillitteri: “Di Pietro è una persona positiva, buona, cordiale, per quanto può esserlo uno che fa arrestare le persone” (L’Espresso, 28-6-92). “I pm sono l’accusa e devono battersi per la verità. Se Arnaldo (Forlani) nega l’evidenza, il pm si arrabbia. Il processo Cusani è diventato il processo al sistema, l’ho visto tutto in tv, è stato un grande momento di cinema verità” (La Stampa, 19-12-93). Cesare Previti: “Di Pietro dimostra ancora una volta d’essere un grande personaggio, la cui coerenza merita rispetto e ammirazione” (7-12-94). Gaetano Pecorella: “Le amicizie di un giudice (Di Pietro, nda), la sua vita privata, non possono essere usate per invocare irregolarità processuali. Gli unici rilievi che si possono legittimamente sollevare riguardano il rispetto delle regole alle quali gli inquirenti si devono attenere. E su questo fronte, finora, non mi sembra sia emerso nulla di rilevante” (11-9-92). Carlo Taormina: “Squillante manovrava la giustizia a favore dei potenti. In quanto a Previti, la sua posizione è indifendibile sul piano politico: non c’è avvocato al mondo che ha visto mai nella sua vita una parcella di quelle dimensioni (i 21 miliardi per la causa Imi-Sir, nda). Dovrebbe dimettersi da parlamentare per affrontare come qualsiasi altro cittadino la vicenda che lo riguarda. Quella che sta venendo alla luce è solo una minima parte del marcio che si è sedimentato oltre ogni limite a Roma” (La Stampa, 7-6 96); “Berlusconi deve fare non uno, ma dieci passi indietro, perché il suo conflitto permanente di interessi tra politica e magistratura da una parte, e la ricerca di una personale libertà dai processi dall’altra, impedisce la soluzione della questione giustizia… Il comportamento di Berlusconi è concussivo: strumentalizza milioni di voti, condizionando lo sblocco dei lavori della Bicamerale all’assoluzione in uno sterminato numero di processi o pretendendo spedizioni punitive contro i magistrati che si azzardano a intraprendere azioni penali per gravissime corruzioni giudiziarie…Ora la misura è colma” (Ansa, 11-5-98). Per non dire dell'innamoramento di Berlusconi che tentò di ingaggiarlo nella sua squadra: Tratto dall'articolo di Marco Travaglio I voltagabbana di Tangentopoli pubblicato su Micromega: Forza Italia, Forza Di Pietro. Nessuna traccia, nelle esternazioni berlusconiane di allora, del mefistofelico complotto ordito da Mani Pulite e Botteghe Oscure per “eliminare i partiti liberaldemocratici e portare al potere i comunisti”. Anche perché di comunisti in circolazione, a Milano, il pool ne aveva lasciati pochini. “Sono molto orgoglioso - confessava il Cavaliere il 5 febbraio ’93 - di essere uscito dal settore delle opere pubbliche da vent’anni. Se avevo fiutato le tangenti? Me le hanno chieste! Ne sono uscito perchè era un sistema che giudicavo inaccettabile”. Replay ancora più esplicito nel discorso della “discesa in campo”, con calza di nylon e finta libreria: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e al sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica” (26-1-94). Niente golpe: autoaffondamento e finanziamento illegale. Vinte le elezioni, Berlusconi tenta di ingaggiare Di Pietro “nella mia squadra”, come ministro dell’Interno. Il pm rifiuta, ma lui gli promette, per il futuro, il posto di capo della Polizia o dei servizi segreti. Cariche, queste, che difficilmente si offrono a un golpista. “Questo governo - annuncia presentando la “squadra” al Senato - è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei magistrati” (16-5-94). Poi lo scandalo della Guardia di Finanza, il decreto Biondi, l’arresto del fratello Paolo e il famoso invito a comparire. Primo firmatario: Di Pietro. La prova decisiva del complotto e dell’accanimento persecutorio? Nemmeno per sogno, anche perché il primo che si dimette non è Berlusconi: è Di Pietro. “Un magistrato – lo piange il Cavaliere - che si è conquistato con il suo lavoro il rispetto degli italiani… Le sue inchieste esprimevano una grande ansia di verità. Le sue dimissioni lasciano l’amaro in bocca” (6-12-94). “Di Pietro in politica potrebbe essere un’ottima cosa... La sua spinta alla moralizzazione sarebbe un patrimonio prezioso per il Paese… Ho sempre riconosciuto il ruolo svolto dai magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. E le tv e i giornali della Fininvest sono sempre stati in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Antonio Di Pietro. Dal Tg5 al Tg4 a Panorama a Epoca al Giornale. |
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#126 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2004
Città: Nella bassa: BO - FE
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chiuso l'ot sull'ot
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Concluso con: Boso - Fallen Angel - tcianca - sycret_area - carver - serbring - emax81 - Cluk Si chiude una porta.. si apre un portone |
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#127 |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2004
Città: Nella bassa: BO - FE
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Concluso con: Boso - Fallen Angel - tcianca - sycret_area - carver - serbring - emax81 - Cluk Si chiude una porta.. si apre un portone |
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#128 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
Messaggi: 3224
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d'altra parte devi capire anche me; prendere le parti di facci rischia di avere effetti negativi sull'equilibrio mentale di chiunque |
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#129 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2000
Città: BUSTO ARSIZIO
Messaggi: 1103
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quanto mi piacerebbe essere napoletano ! come dice berlusconi tutte le volte che passa davanti al quirinale ... roberto benigni |
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#130 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Città: Milano Tokyo , purtroppo Utente con le palle fracassate
Messaggi: 2371
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ok Facci sta al giornalismo come io sto tra i geni della matematica ma anche bersi tutto quello che dice Travaglio...
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#131 | |
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Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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“oggi come oggi noi siamo usciti da “mani pulite”[…] pagando, intrafugnando”. riportato da Imposimato? I puntini di sospensione tolgono solo un pleonastico "siamo quasi usciti" |
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#132 | |||
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: Napoli
Messaggi: 4884
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E infatti quello che ho trovato io significa tutt'altro: Quote:
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Se io cito "Claudio Borghi [...] ...l'ha fatto apposta [...] per confondere." E diverso da citare "Claudio Borghi.[...] Quel giorno l'ha fatto apposta a fare [...] e non per confondere." Sai com'è, non mi fido molto di certi giornalisti e certe cose a volte sembrano prese in giro belle e buone. Poi magari ho trovato io un intercettazione sbagliata, non lo escludo.
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Ho concluso con millemila utenti Ultima modifica di Pucceddu : 31-10-2009 alle 00:54. |
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#133 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...1&postcount=91 La domanda era precisa e infatti a quanto pare non c'era niente di rilevante. Quello che dici tu e' un'altra cosa e se me l'avessi chiesto te l'avrei chiarito subito. Ho riunito le due intercettazioni citate da Imposimato per chiarezza di lettura, senza alcun intento di distorcerne il significato, oltretutto che il link della pagina che le contiene l'ho gia' messo mille volte. http://orizzonteinfinito.blogspot.co...it-2parte.html Quindi il "siamo usciti da mani pulite pagando" lo dice a uno mentre il "Di Pietro e Lucibello hanno i soldi in Austria e mi hanno sbancato" lo dice a un altro. Se ti sembra che mettere insieme le due cose alteri di molto il significato mi spiace, non era intenzione. Comunque dato che Pacini aveva come unici contatti di "mani pulite" proprio Di Pietro e Lucibello non si capisce chi altro avrebbe potuto "pagare per uscire da mani pulite" cfr Imposimato Il fatto certo è che Pacini Battaglia, pur inquisito dalla Procura di Milano, negli anni 1993-95 non ha subito alcuna custodia cautelare. Così come è sicuro che l’indagine preliminare a suo carico venne svolta in via esclusiva e comunque predominante da Di Pietro (così come hanno affermato, con indiscutibile chiarezza) altri due magistrati del pool Colombo e Greco). Altrettanto fondato è che per evitare di essere incarcerato Pacini si presentò spontaneamente al dott. Di Pietro, assistito dall’avv: Lucibello (frequentatore e commensale abituale del pm). C’è infine un’altra certezza: in concomitanza con questi fatti Pacini provvide a rivendere, al prezzo di quattro miliardi e mezzo, all’imprenditore Antonio D’Adamo (anche lui amicissimo di Di Pietro), le azioni di una società a lui vicina, la Morave Holding. Ripetiamo: al prezzo di quattro miliardi e mezzo di lire, dopo che solo venti giorni prima le aveva acquistate dalla Atlantic Finance al prezzo doppio di nove miliardi. Tranne D’Adamo, a tutt’oggi, nessuno è stato in grado di fornire una spiegazione a un comportamento così illogico e autolesionistico da parte di una persona la cui avvedutezza commerciale non può essere messa in dubbio e che ha fatto di Pierfrancesco “Chicchi” Pacini Battaglia un supercampione dell’ambiente specializzato nell’elaborazione di certe tecniche bancarie Ultima modifica di claudioborghi : 31-10-2009 alle 01:20. |
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#134 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2004
Città: Firenze-Parigi
Messaggi: 442
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Bello il titolo di questo 3d.Per sbugiardare Facci invece di solito bastano pochi secondi.
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Desktop: Intel® Core i7 920, 9gb DDR3, HD 1TB Dual HDD Raid 0, ATI® Radeon® 4850 512 MB. Notebook: Sony Vaio VNG-FE11H, Dell M60. Ultima modifica di John Cage : 31-10-2009 alle 13:14. |
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#135 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: Napoli
Messaggi: 4884
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Comunque si, la tua "versione" è abbastanza fuorviante, ma nell'originale non c'è comunque nulla che mi levi qualche dubbio. Bye.
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Ho concluso con millemila utenti |
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#136 |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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Ricordo che oltre ai falsi dossier su Di Pietro, ne furono fabbricati anche sulla lega nord(all'epoca acerrima nemica di Berlusconi e Craxi).
Tratto dal libro Mano Pulite - La vera storia di Gianni Barbacetto, Peter Gomez E Marco Travaglio(Editori Riuniti): ... È lo stesso Mancuso che, nell'estate del 1995, ha chiesto a Dini di mettere fuorilegge la Lega Nord su fantomatici traffici d'armi. Sullo stesso tema Craxi è in possesso di un dossier del Sisde, misteriosamente sparito dagli archivi del servizio. Lo pubblica lui stesso sottoforma di "lettera di un leghista pentito" a Edmond Dantès(uno degli pseudonimi usati da Craxi) sull'Italia settimanale, la rivista vicina ad An diretta da Alessandro Caprettini(fra i più assidui interlocutori del telefono di Hammamet). ... Ora, dobbiamo credere a Travaglio quando dice che era un dossier fasullo? O Travaglio è il solito mentitore? Se travaglio è un mentitore, quei traffici d'armi non erano affatto "fantomatici". Perché vengono riportate a galla, oggi, quelle false accuse su Di Pietro e si tace, invece, sui traffici d'armi della Lega Nord? |
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#137 | |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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Travaglio riporta la verità: è credibile solo quando difende la lega; nel caso di Di Pietro è un mentitore. ![]() Se Travaglio confezionasse strumentalizzazioni, come dici tu, oggi dovrebbe tirare fuori la storia del traffici d'armi della lega, come fate voi con le minchiate su Di Pietro, e strumentalizzarla alla grande. Uhmmmm... io a forza di sentirvi mi vado convincendo che Travaglio sia un bugiardo. C'è un dossier del Sisde sui traffici d'armi della lega. C'è la lettera di un pentito della lega su quei traffici. Voglio che se ne parli e che salti fuori tutta la verità. ![]() In quanto alle fantomatiche scuse di Bossi, ti ho chiesto diverse volte, in passato e in altri thread, di postare delle fonti. Ché sarebbe interessante capire come se la cavò con delle semplici scuse dopo anni di feroci attacchi sostenuti da un'altrettanto feroce campagna stampa: Liberazione, 22 ottobre 2009: Risponda, Senatur! Correva l’anno 1998. La Padania, organo della Lega Nord, scatenava una vera e propria campagna contro Berlusconi, chiamato, senza perifrasi, «mafioso». E ricostruiva le tappe della fulminea, stupefacente ascesa economica del caudillo. Della querela sporta da Berlusconi non si seppe più nulla. Salvo che, poco dopo, il nemico giurato diventò il più fidato degli alleati. A cosa si dovette questa repentina conversione? E su cosa è fondato l’asse di ferro che regge il governo del Paese? http://www.funize.com/images/frontpa...5dff70ab69.pdf Articoli de La Padania: http://www.alain.it/2009/04/15/berlu...-padania-1998/ La Fininvest è nata da Cosa Nostra – Matteo Mauri – 27 Ottobre 1998 Parla meneghino ma è di Palermo – 22 Luglio 1998 Silvio riciclava i Soldi della Mafia – 7 Luglio 1998 C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile – Davide Caparini – 25 Novembre 1999 Imprenditore o politico è il momento della scelta – Chiara Garofano – 8 Novembre 1998 Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica – 5 Maggio 1998 Un biscione di miliardi in Svizzera – Emilio Parodi – 3 Novembre 1998 Le sedici cassaforti occulte – Max Parisi – 29 Settembre 1998 Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca – 2 Luglio 1998 Così il biscione si mise la coppola – 10 Luglio 1998 Le gesta di Lucky Berlusca – Max Parisi – 30 Agosto 1998 Berlusconi Mafioso? 11 domande al cavaliere per negarlo. – Max Parisi – 8 Luglio 1998 Sulla rete non ho trovato traccia della scuse di Bossi. In compenso c'è questo video dove si nega l'evidenza(Calderoli, a chi gli chiede conto di quegli articoli dove si dà del mafioso a Berlusconi, dice che in quegli anni La Padania non veniva stampata): http://www.pieroricca.org/2008/10/27/calderoli-dixit/ “Per esempio potremmo ricoprire i muri della Lombardia con manifesti che riproducano una delle prime pagine de ‘La Padania’ dove si chiedeva se Berlusconi era un mafioso o no” (Roberto Calderoli, 27 agosto 1998). |
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#138 |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
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dal libro Mani Pulite - La vera storia:
Fabio Salamone è il giudice della Procura di Brescia che si occupò delle indagini su Di Pietro. Per quasi due anni dal 1995 al 1996 si dedica anima e corpo a Di Pietro, riuscendo ad aprire in pochi mesi una cinquantina di procedimenti su di lui e una quarantina sugli altri pm del pool di Milano. Il suo lungo momento di gloria durerà un anno e mezzo, fino a quando le sue inchieste cominceranno regolarmente a infrangersi contro il muro dei gip, trasformandosi in altrettante archiviazioni. Solo allora, il suo nuovo capo, Giancarlo Tarquini, il procuratore generale di Brescia e il Csm si accorgeranno della "grave inimicizia" che lo oppone a Di Pietro. E lo destineranno ad altre incombenze. Ma ormai l'obiettivo(diffamare Di Pietro) è stato raggiunto. Le "gravi inimicizie". Chi è Fabio Salamone: Capo dei gip della natìa Agrigento, la stessa città dove opera anche il fratello Filippo, titolare del gruppo Impresem, finito sotto inchiesta per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa, considerato dagli inquirenti il successore di Angelo Siino al tavulino a cui si accomodano mafiosi, politici e imprenditori per spartirsi gli appalti della Sicilia, con relative tangenti. Nel 1993 i sostituti procuratori agrigentini scrivono al procuratore capo per esprimergli l'imbarazzante parentela del giudice Fabio. Il Csm aveva avviato la procedura per il trasferimento. Fabio Salamone anticipa la decisione del Consiglio chiedendo il trasferimento ad altra sede. Gli tocca la Procura di Brescia, competente a occuparsi delle vicende giudiziarie che coinvolgono i magistrati di Milano. E il primo magistrato a imbattersi in Salamone è proprio Di Pietro che del fratello Filippo si era più volte occupato in passato. Al punto da avere già pronta, nel 1993, una richiesta di custodia in carcere(poi sospesa perché tutta l'indagine passò per competenza a Palermo). Ultima modifica di Vincenzo1968 : 01-11-2009 alle 18:00. |
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#139 |
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Bannato
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Sempre dal libro Mani Pulite - La vera storia:
La bugie dell'assicuratore. Quando gli chiedono perché abbia sentito il bisogno di scrivere il secondo promemoria, Gorrini risponde con una bugia: "perché non avevo più copie di quello del 4 ottobre 1994". Basterà una perquisizione a casa della sua compagna per scoprire copie di entrambi i memoriali. Quello dell'ottobre 1994 e quello del marzo 1995. Molto diversi fra loro. Qual è la differenza? Il secondo - scrive il gup - contiene "una versione decisamente più compromettente dei rapporti Gorrini- Di Pietro": Gorrini faceva falsamente risalire la conoscenza di Di Pietro agli inizi degli anni ottanta o poco prima; si dipingeva assiduo frequentatore del magistrato; sulla vicenda dei debiti di Rea aggiungeva che Di Pietro gli aveva paventato rischi anche personali e gli aveva indicato i creditore del Rea quali persone pericolose; sulla vicenda della Mercedes aggiungeva di avere saputo che il magistrato aveva venduto l'auto "ovviamente" incamerando il prezzo della vendita. Anche questo racconto di Gorrini è "vastamente inattendibile": e c'è il "fondato sospetto che Gorrini abbia alterato i contenuti reali dei rapporti con Di Pietro, strumentalizzandoli per il soddisfacimento di interessi propri(gli aiuti nelle vicende societarie) e di altri personaggi inquisiti dall'ex magistrato, che finalmente potevano vedere nella veste di accusato il loro acerrimo accusatore". ... Due giorni prima, al telefono con la sua compagna, l'assicuratore preannuncia che, se stavolta non lo aiutano, allora "dico la verità, tiro fuori Paolo, Dinacci, il ministro". Cioè racconterà come sono andate le cose: tirando in ballo Paolo Berlusconi e ricordando che fu lui a spingerlo a parlare con gli ispettori. Stavolta - dice Gorrini - non farà nulla gratis: in cambio della accuse a Di Pietro intende "battere per un accordo con Banca Popolare di Novara". Non come in novembre, quando si espose davanti agli ispettori, riuscendo indirettamente a provocare le dimissioni dell'ex amico, e in cambio non ottenne nulla("Da Paolo ho avuto solo due bottiglie di champagne a natale"). L'indomani, il 25, il suo avvocato, Mario Donzelli, gli raccomanda di dire la verità: Gorrini: "Mario, ormai ho cavalcato un cavallo, l'unica cosa che minimizzo è perché mi sono presentato là[dagli ispettori]. Io non lo direi, io lo lascerei fuori[Paolo Berlusconi] perché parliamoci chiaro: il più piccolo tu vuoi dire che l'ha detto il più grande... e lì non c'è dubbio... me lo ha detto il grande, che vuol dire il Genovese[Biondi], è un casino, viene fuori un casino". Donzelli: "Devi dire la verità". Gorrini: "Oggi sono salito su un cavallo giusto... Se ho la speranza di salvare, di avere un affare, non l'avrò più, ti pare? Mi sembrava da imbecille non venderla preventivamente a questi due marpioni qua". Donzelli: "Se riesci a trovarli... che vuoi che ti dica...". Il 1° giugno 1995 Gorrini viene convocato dalla procura di Brescia per la seconda volta. Deve spiegare le frasi che emergono dalle intercettazioni telefoniche. Per esempio, sui frenetici accordi con Cusani su cosa dire e cosa tacere nel primo interrogatorio. E sulle rivelazioni vendute "a questi due marpioni qua". L'intesa di tener fuori Paolo Berlusconi in cambio di soldi è lampante. Gorrini crolla: è vero, prima di presentarsi ha contattato Cusani e Paolo Berlusconi "per sollecitare un intervento più autorevole verso la banca popolare di Novara o con la Sai per risolvere i problemi delle mie società". È vero, ha consegnato un secondo memoriale anti-Di Pietro a Cusani. Ma il resto l'han fatto Paolo Berlusconi e/o Cusani, correndo a raccontare tutto a Taormina, che poi ha riesumato quelle vecchie accuse nel posto giusto: Brescia. Lui - giura Gorrini - non voleva e severamente li redarguì: "Feci loro presente in quale situazione mi avevano coinvolto, li accusai di aver informato l'avv. Taormina". Ultima modifica di Vincenzo1968 : 01-11-2009 alle 18:07. |
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Ti sarei grato se mi spiegassi questa minchiata di estrapolare i fatti dal loro contesto storico. Il 29 settembre 1995 il pm Paolo Ielo presenta in aula le trascrizioni delle telefonate intercettate da metà luglio al 27 settembre sull'utenza telefonica di Craxi in Tunisia. Ecco cosa dice il pm: È provato dalle intercettazioni che da Hammamet organizzava un'assidua attività di dossieraggio. C'è un suo appunto su quanto Forza Italia deve fare per colpire il pool di Milano. Ci sono intercettazioni telefoniche che dimostrano come Craxi sia l'ispiratore di almeno due recenti campagne giornalistiche: quelle sull'appartamento dato in affitto a Di Pietro[realizzata su Il Giornale di Feltri] e quella condotta da Italia Settimanale su un presunto movimento di armi della Lega Nord. Le telefonate intercettate a Craxi fotografano le relazioni e le attività messe a punto da Craxi. Il 14 settembre Luca Iosi, l'animatore della "Giovine Italia", chiama Craxi e gli parla dell'appartamento della Cariplo concesso a suo tempo in affitto a Di Pietro e abitato dal figlio Cristiano: Iosi: "Il figlio dell'eroe contribuisce per 240.000..." Craxi:"Nientemeno, ma quando esce questa cosa qui?" Iosi: "adesso facciamo sgonfiare il caso e poi gli spariamo nei coglioni" Una settimana dopo se ne incarivca puntualmente Il Giornale. Iosi però si lamenta con Bobo Craxi perché "nessun tg ha parlato della roba di Di Pietro, l'appartamento: Filippo Facci[ex giornalista dell'avanti e poi di mediaset, "fonte" di Salamone in molte inchieste anti Di Pietro] ha fatto questa cosa per il Giornale...". L'altro nemico di Craxi, in quel momento, è Bossi. Caprettini chiama Craxi per preannunciare lo "scoop" dell'Italia settimanale sulla "Lega in armi": Caprettini: "sto facendo quel colpo grazie a te e a questa roba. Ho scatenato un paio di miei cronisti. Io pensavo, sai che faccio? Pubblico la cosa e poi vado da un magistrato amico e gli dico: ahò, indaga. Divertente no?" Craxi: "Si, si può indagare, serve ad aprire una questione". Come vedi, grazie alle intercettazioni, è stato ampiamente dimostrato che erano tutte minchiate: e le accuse a Di Pietro e le accuse alla lega. Se tu ti senti autorizzato a riproporre quelle false accuse su Di Pietro spacciandole per verità, io mi sento autorizzato a fare altrettanto con le accuse rivolte alla lega. Voglio la verità sui traffici d'armi della Lega Nord. |
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Bello il titolo di questo 3d.








