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Old 17-05-2009, 17:21   #21
Fradetti
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non sono affari nostri, che s' arrangino
se avessero risorse naturali di un certo livello diventerebbero magicamente affari nostri.

Cmq parlo da ignorantissimo: i Tamil cosa sono? Etnia, popolo, religione?? Perchè so che ci sono i Tamil pure in India (fanno dei film bellissimi... guardatevi Sivaji).
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Old 17-05-2009, 17:22   #22
elevul
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oibò, allora se in questo momento viene disintegrata l'africa da un meteorite enorme, non sono affari nostri, si arrangiano?
A dirla tutta credo che l'intero occidente tirerebbe un sospiro di sollievo se succedesse...
Almeno le immigrazioni clandestine cesserebbero...
__________________
"Non perdiamo di vista le vere priorità, l'economia serve a sostenere le vite, non devono essere le vite gli strumenti per sostenere l'economia." Conte Zero
Ipsa scientia potestas est
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Old 17-05-2009, 17:35   #23
kadmillo
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se avessero risorse naturali di un certo livello diventerebbero magicamente affari nostri.

Cmq parlo da ignorantissimo: i Tamil cosa sono? Etnia, popolo, religione?? Perchè so che ci sono i Tamil pure in India (fanno dei film bellissimi... guardatevi Sivaji).
Dinamiche del separatismo tamil nello Sri Lanka


Negli ultimi mesi, la ripresa dei combattimenti tra il governo e i separatisti tamil ha gettato sulle strade dello Sri Lanka decine di migliaia di civili terrorizzati. L'apparente insolubilità di un conflitto trentennale non mette in gioco gli interessi delle grandi potenze e non rinvia alle grandi correnti ideologiche dell'inizio del XXI secolo. Dopo quelli dell'India che è intervenuta alla fine degli anni '80, i tentativi di mediazione della Norvegia non sono stati molto più fruttuosi.


di Eric paul Meyer *

Trent'anni di lotta: quanti ha dietro di sé il movimento separatista.
Elemento chiave della storia dello Sri Lanka (1), esso è assieme l'espressione della mobilitazione spontanea di una minoranza autoctona intorno a rivendicazioni politiche e linguistiche e il frutto di una vicenda politico-militare di grande respiro fondata su una potente organizzazione transnazionale, le Tigri di liberazione dell'Eelam [paese] tamil (Ltte), le «Tigri» (2). Secondo i separatisti, l'attuale quadro istituzionale democratico non offre alcuna garanzia alle minoranze linguistiche e religiose le cui aspirazioni potrebbero essere soddisfatte solo dalla creazione di uno stato separato (eventualmente associato al resto dell'isola).
Essi rivendicano un territorio senza soluzione di continuità, chiamato Tamil Eelam, composto dalla provincia nord-orientale che comprende il porto di Trincomalee e le regioni del sud-est dell'isola, dove i musulmani sono più numerosi delle altre popolazioni (si veda la carta). La tensione tra i governi in cui domina la maggioranza di lingua cingalese (il 74% degli abitanti) e la minoranza tamil (all'incirca il 15%) (3) risale al 1956 - all'epoca lo Sri Lanka si chiamava Ceylon - quando giunse al potere il Partito della libertà (Sri Lanka Freedom Party - Slfp) fondato da Salomon Bandaranaike. Quando Bandaranaike impone il cingalese come unica lingua ufficiale e riconosce il primato del buddismo, la religione predominante tra i cingalesi, iniziano i primi scontri nelle zone di contatto tra cingalesi e tamil a maggioranza hinduista (con una minoranza cattolica). Queste tensioni si sarebbero placate in seguito per poi ricomparire negli anni settanta, fino a raggiungere la massima intensità nel corso dei fatti violenti del luglio 1983. Un esercito di giovani emarginati Orchestrate dai gruppi cingalesi legati al governo contro la minoranza tamil della capitale, all'epoca queste violenze intendono rispondere agli attentati perpetrati contro l'esercito governativo nelle zone tamil. Ormai, i movimenti separatisti conducono una guerra aperta contro le autorità di Colombo (4). Inizialmente, hanno avuto l'appoggio discreto del governo di Madras (oggi Chennai, capitale dello Stato del Tamil Nadu, nel sud dell'India) ma, dal 1990, sono aiutati esclusivamente da una diaspora stabilitasi in Occidente per sfuggire al clima di insicurezza dell'isola. Questo conflitto ha causato oltre 50.000 vittime militari e civili. Tuttavia le relazioni tra civili delle varie comunità non hanno mai assunto l'aspetto di una violenza interetnica generalizzata, se non nelle regioni orientali del paese. La forza del separatismo sta nella sua capacità di mobilitazione di una gioventù esclusa dagli impieghi pubblici a causa di una politica di quote (5) e del clientelismo che favorisce la maggioranza cingalese.
Inoltre, quasi trent'anni di conflitti hanno isolato le regioni a maggioranza tamil del nord e dell'est dalle dinamiche economiche presenti nel resto dell'isola. Le uniche possibilità sono l'emigrazione o la lotta armata. Infine, le Tigri hanno saputo inquadrare militarmente e sfruttare politicamente i sentimenti patriottici e gli ideali eroici di questa gioventù, coltivarvi il culto dell'autorità, predisporre strumenti di repressione e metodi di intimidazione, organizzare circuiti di raccolta di fondi anche presso la diaspora, e realizzare grossi profitti nei vari traffici internazionali (in particolare di armi).
I metodi delle Tigri comprendono il reclutamento di minori, in particolare di ragazze, e di militanti pronti a suicidarsi ingerendo capsule di cianuro che portano a mo' di medaglia, piuttosto di cadere nelle mani del nemico. Di fronte a questa organizzazione, il governo ha reclutato un esercito numeroso (oltre 100.000 uomini) ma privo di esperienza, indisciplinato e soggetto a massicce diserzioni. Questo esercito è diventato il primo datore di lavoro per gli uomini, poiché i settori in sviluppo - in passato le piantagioni di tè, oggi l'industria della confezione - e l'emigrazione organizzata verso i paesi del Golfo forniscono soprattutto posti di lavoro femminili. Sul piano ideologico, la tutela dell'identità cingalese buddista e dell'unità dell'isola resta il tema dominante del discorso politico dello Slfp e del suo leader, il presidente Mahinda Rajapakse. Tuttavia, questa retorica è stata ripresa dai movimenti più radicali, come il partito della eredità nazionale cingalese (Jathika Hedla Urumaya, Jhu) animato da monaci buddisti politicamente impegnati; il Fronte di liberazione del popolo (Janata Vimukthi Peramuna, Jvp), movimento rivoluzionario lanciato negli anni sessanta dagli ammiratori di Che Guevara, ma che si è orientato verso un ultra nazionalismo dopo il fallimento della rivolta scatenata nel 1971. Il tentativo di intervento dell'India, prima con un appoggio discreto in favore dei gruppi separatisti (si veda il riquadro in basso), poi con l'invio di una forza di mantenimento della pace tra il 1987 e il 1990 (6), e il suo fallimento finale, portarono al consolidamento della posizione delle Ltte. Infatti le Tigri eliminarono gli altri gruppi separatisti tamil fautori di questo intervento. Si imposero come una organizzazione dittatoriale, vietando con la violenza l'espressione di ogni posizione dissidente nelle zone del nord poi dell'est dell'isola dove insediarono un'amministrazione parallela. Questo intervento esterno consolidò anche la posizione dello Jvp che denunciava l'imperialismo indiano e che, a partire dal 1996, si riprese dalla dura repressione che l'aveva colpito. Dopo la sua elezione alla presidenza nel 1994, Chandrika Kumaratunga, figlia del fondatore dello Slfp, cercò di riprendere i negoziati.
Inutilmente. Le Tigri lanciarono offensive di grande respiro per ostacolare le velleità di riconquista del nord da parte dell'esercito governativo, moltiplicarono gli attentati nelle città a maggioranza cingalese e resero sistematico l'uso di commandi suicidi, spesso composti da donne, secondo un metodo già sperimentato per assassinare nel 1991 l'ex primo ministro indiano Rajiv Gandhi e, nel 1993, il presidente dello Sri Lanka Ramasinghe Premadasa. In seguito a una tregua conclusa all'inizio del 2002 sotto l'egida della Norvegia, i negoziati ripresero tra le Ltte e un governo di coalizione diretto da Ranil Wickremesinghe, responsabile del Partito nazionale unito (Unp) e rivale della presidente Kumaratunga, nel settembre 2002. Questi negoziati si arenarono l'anno seguente: l'organizzazione separatista riteneva inaccettabili le pressioni internazionali volte a costringerlo al rispetto dei diritti umani, ed esigeva di essere trattata su un piede di parità con il governo, mentre questi rifiutava l'idea di cospicue concessioni in vista di devolvere i poteri ad autorità regionali.
Poco dopo, anche lo scioglimento, da parte della presidente, del governo di coalizione contribuì all'indebolimento di questo processo: la presidente formò un governo di minoranza con l'appoggio dello Jvp, il quale aveva messo al primo posto la lotta contro il separatismo, e organizzò elezioni anticipate nell'aprile 2004. Queste elezioni rafforzarono ulteriormente il posto dello Jvp sulla scena politica, pur dando alle Ltte una rappresentanza con l'elezione, nelle regioni tamil, di candidati all'Alleanza nazionale tamil (Illankai Tamil Arasu Kachchi) che esse sostenevano (6).
Un mese prima, il capo militare delle Ltte nella provincia orientale, Vinayagamoorthyu Muralitharan detto «Karuna», aveva rotto con il responsabile storico dell'organizzazione, Velupillai Prabhakaran, al quale rimproverava di usare per il suo potere personale le reclute, prelevate sempre di più nella parte orientale dell'isola. Questa defezione, che il governo si affrettò a sfruttare, incitò Prabhakaran a tentare di rimobilitare le sue truppe a favore della scelta militare.
Le Ltte si preparavano a riprendere le ostilità prima della fine dell'anno ma cambiarono idea dopo lo tsunami del dicembre 2004, tanto più che i mezzi navali indispensabili all'approvvigionamento in armi e alla strategia dei separatisti erano stati seriamente danneggiati.
Dopo aver provocato uno slancio di solidarietà all'interno dell'isola e un afflusso, spesso incoerente, di aiuti internazionali, la catastrofe contribuì a irrigidire le posizioni degli ex belligeranti intorno alla questione della ricostruzione delle zone devastate. Il governo stentava a riconoscere i separatisti come autorità di fatto nelle zone a maggioranza tamil e ad accettare che questi trattassero direttamente con gli organismi finanziatori. Forti della loro esperienza sul campo e delle importanti sottoscrizioni da parte della diaspora dello Sri Lanka, le Ltte chiedevano che questi aiuti fossero gestiti dall'Organizzazione di riabilitazione tamil, associazione umanitaria sotto il loro controllo (8). La svolta decisiva risale al 15 agosto 2005, quando le Ltte, schierate a favore di una strategia della tensione, decisero di far cadere Lakshman Kadirgamar, il ministro degli esteri (di origine tamil) del governo Kumaratunga. Anche l'elezione alla presidenza del capo dello Slfp Mahinda Rajapakse, che aveva concluso un accordo con il Jvp, cambiò l'atmosfera. Rajapakse aveva aspramente criticato la mediazione norvegese e si era mostrato molto più severo del suo rivale Ranil Wickeremesinghe nei confronti della rivendicazione separatista.
Direttive a favore dell'astensione accompagnate da minacce lanciate dalle Ltte, furono seguite dall'immensa maggioranza della popolazione tamil. Ne seguì l'eliminazione di Wickremesinghe per il quale avrebbero votato numerosi tamil che gli erano grati per la conclusione della tregua. Affidata a un consorzio di paesi scandinavi, la missione di sorveglianza del cessate-il-fuoco firmato dal governo e dalle Tigri il 22 aprile 2002, si trovò allora paralizzata. La ripresa degli attentati suicidi a Colombo e nell'estremo sud (9), nonché la recrudescenza dei combattimenti nelle zone intorno al porto di Trincomalee a partire dal luglio 2006, erano volte a ricordare al potere la capacità delle Tigri di colpire ovunque. Allo stesso tempo, le Tigri esigevano il ritiro degli osservatori dei paesi dell'Unione europea membri della missione di sorveglianza, dopo che la loro organizzazione era stata inclusa nella lista europea dei gruppi terroristi. Il processo di pace era quindi definitivamente fallito, nonostante gli sforzi della Norvegia e dei paesi co-presidenti del consorzio di aiuto allo Sri Lanka (Stati uniti, Unione europea e Giappone) per riunire in Svizzera due conferenze, nel febbraio e nell'ottobre 2006.
Tuttavia, dall'inizio del 2007, vari dati potrebbero modificare la situazione: le Ltte non sono riuscite a conservare il controllo delle zone costiere a sud di Trincomalee ed è morto il loro principale negoziatore Anton Balasingham, di stanza a Londra. Da parte governativa, la posizione del presidente Rajapakse si è rafforzata con la defezione di una frazione del Partito nazionale unito (Unp), una formazione di opposizione composta da politici che avevano svolto un ruolo di primo piano nei negoziati sulla tregua nel 2002 e che hanno ottenuto posti ministeriali in seguito a un rimpasto. Rajapakse dispone ormai di una maggioranza parlamentare che non si regge più sullo Jvp e lo Jhu, ostile a ogni negoziato. Questo ha consentito alle Ltte di riavviare il dialogo in occasione della festa nazionale del 4 febbraio 2007. Ma questi particolari sviluppi non possono mascherare il generale degrado della situazione politica, economica e sociale del paese.
Le condizioni di vita nelle regioni a maggioranza tamil del nord e dell'est si sono rapidamente deteriorate: la ripresa dei combattimenti ha provocato la chiusura delle vie di approvvigionamento delle regioni intercluse (in particolare la strada A9 che collega Jaffna al resto dell'isola, che era stata riaperta nel 2002) e sono ripresi i bombardamenti di edifici civili da parte delle forze governative. Le sparizioni mirate di sospetti individuati da informatori mascherati e l'aumento degli assassini perpetrati da gruppi non identificati, ricordano gli episodi più truci degli anni '80-'90. Le mediazioni degli «imperialisti» Di più, una relazione dell'inviato speciale delle Nazioni unite, Allan Rock, incaricato di una inchiesta sul reclutamento di bambini soldato, ha messo in evidenza la ripresa massiccia di queste pratiche ad opera delle Ltte, ma anche della fazione dissidente di Karuna, con la connivenza dell'esercito governativo che ne assicura la protezione e ne utilizza i servizi - affermazioni, queste, naturalmente smentite dalle autorità governative (10). Il moltiplicarsi delle sparizioni colpisce tutti gli ambienti e tutte le regioni, come attesta il rapimento in pieno centro di Colombo, sotto gli occhi della polizia, del vice rettore dell'università dell'est dell'isola, nel dicembre 2006: dopo oltre due mesi, le autorità non hanno dato alcuna notizia circa la sua sorte. I ripetuti fallimenti dei tentativi di negoziato si spiegano con la «legge di Gresham dei conflitti» (11), secondo una definizione di un politologo: gli estremisti tendono a escludere i moderati dal gioco politico. Nel 2002 i separatisti hanno rinunciato alla loro rivendicazione di indipendenza totale solo per riaffermare il proprio diritto all'autodeterminazione. Il blocco risulta dall'incapacità dei protagonisti di affrontare in modo costruttivo la questione dello statuto delle province a maggioranza tamil. Se non sono mancati negli ultimi vent'anni i piani di devolution, il governo non si è mai spinto fino a proporre chiaramente l'adozione di uno statuto federale generalizzato «all'indiana» o la creazione di regioni autonome «alla spagnola».
Nel 1987, nel quadro dell'intervento di New Delhi, le province del nord e dell'est erano state riunite: i tamil avevano la maggioranza assoluta in questo nuovo raggruppamento, sebbene avessero soltanto la maggioranza relativa nella provincia orientale dove cingalesi e musulmani sono fortemente rappresentati. Adita dallo Jvp, il 16 ottobre 2006 la Corte suprema ha dichiarato la incostituzionalità di tale fusione. Questa decisione chiude ancora di più le prospettive future perché i separatisti hanno da sempre fatto dell'unione delle due province la premessa di ogni negoziato. Il fallimento dei tentativi di mediazione si spiega inoltre con ragioni strutturali. Come era successo agli indiani quindici anni prima di loro, i norvegesi, sebbene richiesti da entrambi i protagonisti, sono stati presto accusati di parzialità. Non sono riusciti a impedire il coinvolgimento di paesi terzi: le iniziative politiche prese dopo il luglio 2003 dal consorzio dei paesi donatori e dalle associazioni internazionali sono sospettate di essere mosse da intenzioni imperialistiche.
La suscettibilità nazionalista sia delle Ltte che dello Jvp (unico loro punto comune...) è alimentata da una lunga storia di dominazione coloniale, da interventi di organismi internazionali di sviluppo - Banca mondiale e Banca asiatica di sviluppo - e dalla presenza umanitaria straniera. I progetti di intervento hanno costantemente sottovalutato questo dato che, presso i cingalesi, è associato a una forte tendenza al ripiegamento insulare, mentre i tamil hanno sempre favorito l'internazionalizzazione del conflitto. Attraverso la diaspora, essi sono largamente presenti nei paesi occidentali ed esercitano quindi una influenza che ha finora agevolato le attività transnazionali delle Ltte (12). Tuttavia la recrudescenza della tassazione della diaspora in funzione dello sforzo di guerra e le probabili sottrazioni dei fondi raccolti durante lo tsunami hanno attirato l'attenzione delle autorità dei paesi di accoglienza, le quali comunque difficilmente riusciranno a reprimere pratiche da lungo tempo tollerate.


fonte

http://www.monde-diplomatique.it/LeM...04lm12.01.html
kadmillo è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 17-05-2009, 18:10   #24
Ja]{|e
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Città: Trapani-Palermo
Messaggi: 1556
Mah, a me fa impressione come si uccida gente senza battere ciglio e andarne fieri (ad esempio http://www.ansa.it/site/notizie/awnp...117357067.html, o la storia del drone sempre in Pakistan), io capisco che sono elementi pericolosi, ma sono dell'opinione che rispondere con omicidi agli omicidi equivalga a mettersi sullo stesso piano. Chissà che diamine passa per la testa a tutti quelli che tengono in braccio un fucile o decidono quando e chi ammazzare.
Ja]{|e è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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