|
|||||||
|
|
|
![]() |
|
|
Strumenti |
|
|
#881 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Messaggi: 20531
|
Peraltro -nella fattispecie- molto più realistica. Si parla di impianti industriali, non di vendita al dettaglio di frullatori o aspirapolvere. A me 2 anni di garanzia per un'impianto energetico sembrano già un'eternità, visto che chi compra sono delle ditte che fanno quello di lavoro e si suppone abbiano dei tecnici che valutano il prodotto e le fasi di costruzione.
__________________
Mai discutere con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza (O.W.) |
|
|
|
|
|
#882 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
|
Quote:
|
|
|
|
|
|
|
#883 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Trentino
Messaggi: 1084
|
http://www.gennarocarotenuto.it/6738...-grande-bugia/
![]() [...] Il fatto che il nucleare sia oggi riproposto con le stesse motivazioni di 22 anni fa significa che il movimento antinuclearista non è riuscito a produrre un nuovo modello energetico, ammette Bersani. Ma quelle dei nuclearisti erano e restano «bugie», che il relatore provvede a confutare. Prima bugia: il futuro è nucleare. È uno strano concetto, se si considera che stiamo parlando di una tecnologia vecchia di 50 anni. Ma è la stessa Agenzia internazionale per l’Energia nucleare (Aiea) a dire che il contributo del nucleare alla produzione di energia nel mondo è appena il 16%. Nel 2030, secondo l’Agenzia, tale apporto scenderà al 13%, perché le centrali durano in media 25 anni (stanno cercando di prolungarne la vita fino ai 40 anni, ma è chiaro che ogni anno in più le renderà più pericolose). Il nucleare, infine, serve a produrre energia elettrica e, di conseguenza, non può in alcun modo sostituire l’energia prodotta attraverso i combustibili fossili. Il nucleare non contribuirebbe dunque granché a ridurre le emissioni di anidride carbonica, responsabili del riscaldamento globale, anche perché, se il nucleare non emette CO2 in fase di produzione, non si può dire lo stesso riguardo alla costruzione e alla dismissione delle centrali, strutture che costituiscono l’esito di una filiera che prevede la produzione e l’uso di materiali quali gli acciai speciali e lo zirconio, tutta roba da smaltire dopo 25-40 anni. Seconda bugia: il nucleare è economicamente competitivo. Ovvero costerebbe poco e in più permetterebbe una diminuzione della dipendenza dall’estero. Il patto fra Berlusconi e Sarkozy prevede la costruzione di centrali Epr, un modello che non è ancora attivo in nessun Paese del mondo. In Francia, attualmente, le centrali Epr in costruzione sono due. I costi sono lievitati enormemente perché i cantieri sono stati bloccati molte volte, a causa di numerosissime infrazioni alle procedure di sicurezza. La spesa per centrale, in Francia, è già di 4,5 miliardi di euro. In Finlandia la centrale Epr in costruzione ha accumulato per ora 3 anni di ritardo (e costi di più di 5 miliardi) perché i lavori sono stati fermati per circa 2100 infrazioni alle procedure di sicurezza. Le due società coinvolte si stanno imputando reciprocamente la responsabilità delle violazioni in tribunale. Il nucleare italiano costerebbe 28 miliardi per 4 centrali (14 li metterebbe la Francia e 14 l’Italia), vale a dire 7 miliardi a centrale! Si tratta, già in partenza (senza considerare cioè eventuali rallentamenti) di una cifra più alta di quelle pagate da francesi e finlandesi. Per quanto riguarda la dipendenza dall’estero, essa diminuirebbe, in effetti, se fosse stato scoperto l’uranio in Italia. Nella realtà, la dipendenza dall’estero non diminuisce, ma cambia: dipenderemo da Canada e Australia, Paesi “ricchi” di uranio. Ma quanto uranio c’è nel mondo? Si stima che nel 2035 sarà finito. Anche ammettendo di poter scoprire nuovi giacimenti, rischiamo comunque di investire in una tecnologia che alla metà di questo secolo sarà già finita. Siamo dentro una follia. Qualcuno dice: ma già oggi importiamo energia a basso costo dalle centrali nucleari francesi. L’energia nucleare, tuttavia, non è conveniente per il cittadino. La bolletta energetica è infatti più o meno la stessa in Francia (58 centrali nucleari), in Germania (19 centrali) e in Spagna (4 centrali), ciò che significa che la quantità di energia nucleare prodotta non incide in maniera significativa sul prezzo della corrente. La Francia vende energia a basso costo perché l’energia nucleare non è modulabile: una centrale nucleare funziona continuamente a pieno ritmo, indipendentemente dalle esigenze “orarie” del Paese. 12 delle 58 centrali francesi producono energia in più e devono smaltirla. La vendono a basso costo per non disperderla. Terza bugia: il nucleare è sicuro. Secondo Berlusconi, l’Epr francese appartiene alle centrali nucleari di quarta generazione, quelle intrinsecamente sicure. Si tratta in realtà d’impianti di terza generazione, fatti sul modello di quelli di prima e seconda generazione. Sono meno a rischio? Sì, naturalmente, perché rispetto a qualche anno fa la tecnologia è andata avanti. Ma, in caso d’incidente, sono dalle 4 alle 7 volte più pericolose, perché sono molto più grosse. Il che, tra l’altro, impedisce di riattivare le “vecchie” centrali italiane, che dovranno essere smaltite, perché troppo piccole. Nel 2005 la Commissione europea ha messo in piedi un gruppo di scienziati per sviluppare centrali nucleari intrinsecamente sicure. Un rapporto del 2007 dice che si potrà realisticamente parlare di centrali di quel tipo solo nel 2040, quando l’uranio sarà già pochissimo. Per di più, gli scienziati stanno ancora studiando 7 modelli diversi, segno che non hanno ancora ben chiaro da che parte cominciare. Manca, oltretutto, la necessaria trasparenza delle informazioni. In appena 55 anni d’esistenza delle centrali nucleari gli incidenti conosciuti d’intensità media o grave sono già 135 e si sono verificati a tutte le latitudini: negli Stati uniti, nell’ex Unione sovietica, in Gran Bretagna, in Francia, in Giappone. Qualche incidente c’è stato anche in Italia. Un accordo del 1959 tra l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e l’Aiea, la Risoluzione WHA, sottopone qualunque intervento dell’Oms in materia di effetti sulla salute delle radiazioni ionizzanti al veto dell’Aiea e prevede che in caso di incidenti lievi o anche gravi l’Aiea possa concordare con l’Oms misure per mantenere confidenziale il carattere delle informazioni. Il rapporto finale dell’Oms sul disastro di Chernobyl parlava di 50 morti e 4 mila tumori. Ci sarebbero invece un milione e 600 mila contaminati, 200 mila dei quali sarebbero già morti. Quarta bugia: non ci sono alternative. Il nucleare costituirebbe un’energia cui non sarebbe pensabile rinunciare in tempi di riscaldamento climatico. Ma il nucleare non è un’alternativa e non può essere una soluzione all’emergenza: il primo kw/h prodotto dalle centrali nucleari italiane dovrebbe vedere la luce nel 2020, mentre il Paese ha ben altri obiettivi da raggiungere per quella data, come previsto dall’Unione europea. Quinta bugia. La grande rimozione: storie di scorie. I nativi indiani avevano inventato il principio per cui non si potevano prendere decisioni se non si conoscevano gli effetti che queste avrebbero prodotto fino alla settima generazione. Il tempo di dimezzamento del plutonio è di 24.400 anni. 25 mila anni fa la Francia e la Gran Bretagna erano attaccate. Se il ministro Scajola dice che in un anno troverà un deposito sicuro perché dovremmo starlo a sentire? Dovremo spendere tantissime risorse per mettere in sicurezza le 300 mila tonnellate di scorie esistenti: è criminale pensare di produrre anche solo un grammo in più. Il movimento italiano che nel 1987 ha vinto contro il nucleare era uno fra i più forti del mondo. Oggi il nucleare viene riproposto con gli stessi argomenti: è segno che, nel frattempo, non siamo stati capaci di elaborare e di “imporre” un altro modello energetico. Nel frattempo, l’energia è stata liberalizzata e ridotta a una merce come tutte le altre, cosicché oggi non possiamo rivendicare un piano energetico nazionale. L’Italia non ha fame di energia. Il nostro Paese ne produce 88 mila MW/anno, a fronte di una domanda di 56 mila. Se importiamo energia dall’estero è perché il nostro sistema produttivo funziona al 50%. A questo proposito, la liberalizzazione dell’energia costituisce un guaio: perché un privato dovrebbe aver interesse a efficientare gli impianti, quando guadagna sul massimo consumo? La posta in gioco è, in effetti, più ampia del semplice rifiuto del nucleare. Si tratta infatti del modello sociale che abbiamo in mente: a un modello termico di produzione dell’energia, centralizzato, fondato sui grandi impianti e che comporta una militarizzazione della società, dobbiamo contrapporre un’idea alternativa. Le nuove centrali saranno protette dall’esercito e le nuove regole prevedono dai 5 ai 15 anni di detenzione per chi realizza un blocco stradale durante i lavori. Anche le aree militari, inoltre, potranno essere «valorizzate» economicamente, dotandole di centrali. A questa visione della società bisogna reagire riflettendo sulla natura dei beni comuni primari, dei quali dobbiamo riappropriarci. L’uso delle fonti rinnovabili permette di democratizzare il processo. Il sole sta dappertutto, il petrolio e l’uranio no. Il movimento contro il nucleare dovrà dunque collegarsi a quelli per la riduzione dei rifiuti, a quelli per l’acqua. Il nucleare ha bisogno di enormi quantità di acqua per raffreddare gli impianti. La Francia usa allo scopo il 40% delle sue risorse idriche. Ma acqua e rifiuti sono beni che possono essere gestiti territorialmente in forma partecipativa e immediata. Non così l’energia, finché si tratta di gas e petrolio, o magari uranio; sì, se diventa acqua, sole, vento. Dobbiamo evitare di commettere l’errore di lasciare che la battaglia contro il nucleare sia appannaggio delle popolazioni presso cui le centrali saranno costruite. Dobbiamo rendere inutili i modelli energetici che non siano basati sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico. Dobbiamo informarci e diventare piccoli nuclei di consapevolezza. |
|
|
|
|
|
#884 | |||||||||||||||||||||
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
|
Mi chiedo se veramente valga rispondere ad argomentazioni così banali, errate e superficiali... Mah, vediamo un po'.
Quote:
Quote:
Quote:
La stima che le centrali durino 25 anni può essere basata unicamente sulla vita media delle centrali finora costruite, che non include le centrali di nuova generazione che verranno costruite, ma include invece quelle di prima generazione. La questione della sicurezza, infine, non è un fatto di azzardi: ci sono rapporti sulla sicurezza ed in base ad essi si dà il via libera ad allungare o meno l'operatività non solo di una centrale nucleare, ma di un qualsiasi impianto industriale. In ogni caso, dubito molto che l'AIEA possa fare previsioni con assoluta certezza su argomenti del genere, che sono grandemente variabili a seconda degli scenari geopolitici ed economici. Quote:
Quote:
Quote:
Quote:
Comunque, no: dipenderemo dalla Francia, che ci rifornirà di uranio arricchito. Come la Francia ottenga il minerale d'uranio, sono affari suoi. Ed in ogni caso si sbaglia il bersaglio: la dipendenza è un problema se pesa sulla bilancia economica, ed in alcuni casi anche politica, come per il gas ed il petrolio. Bisogna invece considerare che, a parità di energia prodotta, l'uranio costa pochissimo. Quote:
Degli stessi che stimavano che il petrolio sarebbe finito nel 1990?L'uranio, nel mondo, è "tantissimo": 3 miliardi di tonnellate. Ma sono in mare. Quello, noto, nei giacimenti (da cui è convieniente estrarlo) è di circa 5 milioni di tonnellate. Vedo comunque che si glissa sulla questione del torio. Forse perché è ben più abbondante? Quote:
Se è vero che in Germania si paga poco meno che da noi (nota: la Germania, così come la Danimarca, ha speso una valanga di soldi per la sua industria eolica. Ci sarà mica una correlazione?), in Francia ed in Spagna la bolletta elettrica dei privati e soprattutto delle industria è nettamente inferiore. Quote:
Comunque, se Berlusconi sbaglia a dire che sono di quarta, si deve precisare che gli EPR sono di generazione III+. Quote:
Quote:
Le vecchie centrali rimarranno ferme perché sono vecchie e non conviene riadattarle agli standard attuali per riattivarle, punto e basta. Quote:
Meglio un modello unico, un'idea unica, un Partito unico... Quote:
![]() Quote:
Quote:
Il riscaldamento climatico si fermerà forse nel 2020?(Oddio, forse sì, ma per ben altri motivi.) Quote:
Perché non tutto il mondo è Francia e Gran Bretagna, e la geologia ci dice ben di più. Quella di Carotenuto è cacainformazione. Quote:
Con ospedali e laboratori di ricerca, in primis. Quote:
A parte il fatto che "MW/anno", una potenza fratto un tempo, non è un'unità di misura che ci possa minimamente servire, anche ipotizzando che voglia dire che la nostra richiesta elettrica media annua è di 56 GW (falso: secondo i dati del 2007 è meno di 39 GW, mentre 56 è all'incirca la richiesta di picco) a fronte di una potenza installata che 88 GW (che non possono andare sempre a pieno regime), l'autore sembra improvvisamente dimenticare che l'obiettivo non è produrre più energia e basta, ma produrla in maniera conveniente. Quote:
Quote:
Si noti: SOLO il nucleare, eh, ha bisogno di così tanta acqua Basta così, le ultime sono tutte considerazioni sparate un po' a caso, di puro spirito noglobalista, radical chic e ambientalista choc. Lo dico io: "Ma questi sono ragli!"
__________________
HWU Rugby Group :'( - FAQ Processori - Aurea Sectio - CogitoWeb: idee varie sviluppando nel web
|
|||||||||||||||||||||
|
|
|
|
|
#885 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Trentino
Messaggi: 1084
|
Come al solito aspetto anche l'opinione di zappy
|
|
|
|
|
|
#886 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2001
Città: Sardinia - TrollKillah user
Messaggi: 3773
|
Quote:
__________________
"Il silenzio è la più perfetta espressione del disprezzo." - « Tancas serradas a muru Fattas a s'afferra afferra Si su chelu fit in terra L'aiant serradu puru » - vedere avvinazzati darsi arie da sommelier non ha prezzo -
|
|
|
|
|
|
|
#887 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Messaggi: 20531
|
Grazie
Sicuramente l'articolo contiene qualche inesattezza, per esempio parla di MW/anno quando l'unità di misura giusta è MW (potenza) viceversa è verissimo che -a differenza della francia-, l'italia ha già più centrali di quelle che servirebbero cioè la potenza installata è molto superiore sia alla richiesta di base (notturna) che a quella di picco (diurna estiva). è anche vero che il nucleare NON può ridurre significativamente il consumo di fonti fossili: questo perchè gran parte di petrolio/gas sono usati per usi in cui il nucleare è inutilizzabile (automobili, riscaldamento, chimica tanto x fare esempi). Addirittura la Francia consuma pro-capite più petrolio di noi. Anche la dipendenza dall'estero resta uguale o peggiora: come detto petrolio/gas continuerebbero ad usarsi massicciamente, ed in più bisogna importare uranio dalla Francia. Ma allora non si fa prima ad importre l'energia elettrica direttamente, lasciano a loro tutti i problemi di uranio-scorie-centrali? la risposta è SI, anzichè importare uranio costa complessivamente molto meno importare elettricità. Il discorso della centrale + grossa = più rischio è anche vero: in caso di incidente il materiale nucleare che si trova in pericolo è ovviamente maggiore tanto più è grande la centrale. Chernobil aveva 4 reattori da 1000 MWe ciascuno e ne è saltato uno, sparando le sue schifezze in giro. Se fosse stato un singolo mega-reattore da 4000 MW avrebbe contenuto il quadruplo di merda e sarebbe stata sparata x aria 4 volte tanto (e tralascio i rischi molto superiori in termini di criticità, che peggiorano ulteriormente). Ci sarebbe anche da dire che la maggior (cosiddetta) "efficienza" di bruciamento degli EPR (1600 MW) comporta maggiori scorie e maggiori rischi in caso di incidente. Infine, a proposito del consumo d'acqua, Maxart forse ignora che nelle estati siccitose la francia ha dovuto fermare alcuni reattori per insufficiente raffreddamento. I dati ufficiali dello stato francese parlano non del 40% ma di ben il 60% di acqua usata dalle centrali di cui il 20-25% viene emesso sotto forma di vapore e quindi non restituito ai fiumi. Insomma, nel complesso l'articolo http://www.gennarocarotenuto.it/6738...-grande-bugia/ è sostanzialmente corretto e pone problemi reali.
__________________
Mai discutere con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza (O.W.) |
|
|
|
|
|
#888 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Trentino
Messaggi: 1084
|
L'articolo è comunque preso da un libro (Nucleare: se lo conosci lo eviti, di un certo Marco Bersani), e lo stesso Carotenuto avvisa che avrebbe potuto fare degli errori nella "trascrizione".
Grazie zappy, as usual |
|
|
|
|
|
#889 | |||||
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
|
Quote:
Ma per caso i Francesi consumano anche più gas di noi? Quote:
Quote:
E lasciamo perdere Chernobyl, per favore. Quote:
![]() Ma di che parli? Quote:
L'argomento acqua non è significativo se l'obiettivo è quello di usare centrali nucleari al posto di quelle termoelettriche. Beh, adesso si sa a quale politico non dare ascolto quando si parla di nucleare. Peccato, perché lo ritenevo uno dei pochi preparati in materia di tecnologie, ma vedo che anche lui parla a vanvera quando si tratta di rendiconto politico.
__________________
HWU Rugby Group :'( - FAQ Processori - Aurea Sectio - CogitoWeb: idee varie sviluppando nel web
|
|||||
|
|
|
|
|
#890 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Trentino
Messaggi: 1084
|
Quote:
Comunque Bersani era quello a favore del carbone, se non erro, quindi tecnicamente avresti anche ragione (a non ascoltarlo). |
|
|
|
|
|
|
#891 | ||
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
Messaggi: 3398
|
Quote:
![]() ![]() TOTALE FONTI FOSSILI Francia: 14,2% + 32,7% + 4,7% = 51,6% Italia: 45% + 38,4% + 9,2% = 92,6% La Francia ha un consumo TOTALE di energia molto maggiore del nostro (273 Mtoe contro 184), ecco perché il consumo di petrolio pro capite è maggiore pur se percentualmente incide meno che in Italia, infatti come giustamente hai ricordato l'uso del nucleare non incide sul consumo di petrolio che non viene quasi più usato nel settore elettrico; se hanno auto più grandi e che consumano di più non dipende certo dall'avere centrali nucleari. Ma ti ricordo che i fossili sono anche il carbone (poco usato sia in Italia che in Francia) e il gas (verso il quale noi oggi abbiamo una dipendenza preoccupante); vogliamo vedere i consumi assoluti di fonti fossili (petrolio + gas + carbone)? In Francia il 51,6% di 273 Mtoe = 140 Mtoe In Italia il 92,6% di 184 Mtoe = 170 Mtoe Troppo comodo citare un solo dato decontestualizzato (il consumo di petrolio pro capite), vedi che pur consumando quasi il 50% più di noi (relativamente al consumo TOTALE) consumano quasi il 20% in meno di combustibili fossili. Quindi cosa stai dicendo? Quote:
Possiamo avere poi il link dove hai trovato questo dato?
__________________
Intel i7-4790K - GIGABYTE Geforce 1080 ti - 16 GB DDR3 1600 - MSI Z97 Gaming 5 - Samsung 850 EVO 500 Gb
2 x WD Blue 4 Tb RAID 1 - Asus Xonar DSX - LiteOn iHBS112 - Seasonic S12II-620 Bronze - LG 32GK850G GSync |
||
|
|
|
|
|
#892 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
|
Mea culpa, ho letto Bersani e non ho collegato il nome (anche se in effetti c'era qualcosa che mi suonava strano).
__________________
HWU Rugby Group :'( - FAQ Processori - Aurea Sectio - CogitoWeb: idee varie sviluppando nel web
|
|
|
|
|
|
#893 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Trentino
Messaggi: 1084
|
![]() Torna a farsi sentire Jeremy Rifkin, economista e guru internazionale dell’economia-verde, da sempre in lotta contro le lobby del nucleare. Stavolta fa sentire la sua voce all’Università La Sapienza di Roma, in cui nei giorni scorsi ha tenuto una lezione ai ragazzi della Facoltà di Scienze Politiche sull’economia internazionale. Inevitabilmente, quando c’è lui, si finisce sempre con il parlare di nucleare, ed alla domanda se questo tipo di energia potesse essere la soluzione ai problemi energetici mondiali, la sua risposta è stata: Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari che producono circa il 5% dell’energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe sempre di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto sull’ambiente, si dovrebbero ridurre del 20% le emissioni di Co2, un risultato che certo non può venire da qui. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe dunque costruire almeno 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. Ma, è evidente che questo non è possibile. Una questione di costi e di efficienza, par di capire, ma non solo. Infatti, continua Rifkin nella sua lezione, c’è anche il problema delle scorie. Secondo i suoi dati gli Stati Uniti hanno speso 8 miliardi di dollari in 18 anni per per stoccare le scorie radioattive nelle montagne dove sarebbero dovute rimanere in sicurezza per 10 mila anni. Ma dopo pochi anni già l’area tutto intorno alle montagne è contaminata, e chissà fin dove si arriverà. In Italia, dove non ci sono queste grandi aree isolate in cui stoccare le scorie radioattive, dove le mettiamo? E’ una falsità, come afferma il Governo, che le centrali nucleari italiane avranno delle scorie di un metro cubo all’anno, è matematicamente impossibile, non succede in nessun’altra centrale nucleare al mondo, non si sa perché debba succedere da noi che non utilizziamo metodologie diverse dagli altri. Inoltre l’uranio, secondo gli economisti, scarseggerà già intorno al 2025-2035, con difficoltà nel reperire risorse e costi di produzione energetica che balzeranno alle stelle, alla faccia del risparmio economico. Ma ancora, la pericolosità delle centrali nucleari, che seppur sono le più sicure, un solo errore può causare una strage incredibile, oppure il consumo di acqua potabile. Per raffreddare i suoi reattori nucleari, spiega Rifkin, la Francia utilizza il 40% della sua acqua potabile. A causa della siccità della scorsa estate l’acqua scarseggiò, le centrali dovettero diminuire l’erogazione di energia elettrica, molte persone subirono numerosi black-out in casa, e per questo morirono tantissimi anziani a causa del caldo. Vogliamo scommettere su cosa accadrebbe in Italia? Fonte: [Ansa] |
|
|
|
|
|
#894 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Trentino
Messaggi: 1084
|
Quote:
Non c'è futuro nel nucleare. L'ho già ribadito più volte pubblicamente da quando Berlusconi ha deciso, in barba al referendum del 1987, di riportare indietro il Paese di ben 22 anni. Il futuro è nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili, come stanno dimostrando ingenti investimenti per queste tecnologie nei Paesi più sviluppati del mondo. Il nucleare è fallito, come hanno dimostrato i numeri di tutti i Paesi che hanno vissuto questa esperienza. Se l'Italia continuerà su questa strada si troverà tra 20 anni a smantellare una costosissima industria e ad acquistare le nuove tecnologie del rinnovabile da altri Paesi, esattamente come sta avvenendo ora con il nucleare francese. Pubblico la seconda parte dell'intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, che con i numeri dà ragione all'Italia dei Valori che si è spesa a favore delle nuove forme di energia. Testo dell'intervista Claudio Messora: "In Spagna entro il 2010 installereanno 20GW di generazione elettrica eolica, che soddisferà ben il 15% del fabbisogno energetico nazionale. In Italia invece si insiste a sostenere la tecnologia nucleare. Quelli che vogliono le grandi centrali dichiarano che non è possibile produrre tutta l'energia necessaria e a partire dalle rinnovabili. Questo dato è giustificato oppure è confutabile?" Giuseppe Onufrio: "Noi abbiamo degli obiettivi europei al 2020. Noi in Italia consumiamo circa 330, 340 miliardi di chilowattora. Nel 2020 ne consumeremo circa 430, se la tendenza resta quella attuale. Dovremmo quindi produrre 50 miliardi di chilowattora in più dalle fonti rinnovabili. Questi 5o miliardi sono più del nucleare del governo che arriverà a 42, 45 miliardi. Quindi con le 4 centrali francesi si farebbe comunque di meno di quello che dobbiamo comunque fare con le rinnovabili in Italia. Di questi 50 miliardi di chilowattore, metà si possono fare tranquillamente con l'eolico. E' stato già dimostrato da uno studio fatto dall'associazione del vento, che ha calcolato il potenziale effettivo in Italia. Il potenziale effettivo è anche superiore: da qui al 2020 si possono fare 16.000 MW che produrrebbero circa 27 miliardi di chilowattore. Il resto si può fare aumentando un po' il geotermoelettrico, aumentando un po' l'idroelettrico che non è tantissimo ma si può fare qualcosa, aumentando le biomasse e il biogas. L'altro aspetto importante è l'efficienza. La prima fonte rinnovabile che abbiamo davanti a noi è consumare di meno a parità di servizi prodotti. L'esempio classico e più stupido è quello della lampadina a incandescenza, che verrà messa al bando dal 2011. Consuma cinque volte l'energia che consuma una fluorescente compatta. Ci sono i led che sono tecnologie potenzialmente ancora più efficienti. Un motore industriale efficiente consuma il 40% in meno di elettricità di un motore industriale efficiente. E' una questione di standard. Questo non piace molto a chi costruisce centrali. Chi costruisce centrali è interessato a vendere. E' come uno che produce patate: le vuole vendere. Quindi non è molto interessato a che le si risparmi. Se non tocchiamo l'efficienza, se non introduciamo dentro ai nostri scenari energetici l'efficienza, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Ma con l'efficienza ce la possono fare. Solo per il 2020, gli obiettivi del 20-20-20 sono il 20% di efficienza, il 20% di rinnovabili, il 20% di riduzione di emissioni. Il 20% di efficienza nel settore elettrico vale circa 100 miliardi di chilowattore. Quindi efficienza e rinnovabili valgono il triplo energeticamente rispetto al nucleare del governo. In prospettiva il problema è adesso di capire cosa accadrà in Italia. Noi abbiamo una industria del gas che ha già avviato degli investimenti di ampliamento delle condotte che portano il gas in Italia. Ci sono vari progetti di rigassificatori, e noi noi siamo contrari alla tecnologia della rigassificazione. Il punto è che se tutti i progetti che ci sono oggi in campo in Italia andassero in porto, noi al 2020 avremmo quasi il doppio del gas che ci serve. Se c'è tutto questo gas che arriverà da fonti diverse, in parte con i tubi, in parte con le navi, e abbiamo la possibilità di fare efficienza e rinnovabili in queste proporzioni, in Italia non c'è spazio per il nucleare. Quindi Berlusconi o comincia a fermare i progetti del gas o attacca gli obiettivi europei sulle rinnovabili. Cos'ha fatto Berlusconi? Ha attaccato gli obiettivi sulle rinnovabili. Qui, come anche in Inghilterra, oggi il vero conflitto è facciamo l'eolico o facciamo il nucleare? Facciamo le rinnovabili o il nucleare? Non c'è spazio per tutti. Non è che l'elettricità è una cosa che potete conservare in scatola. L'elettricità va sulla rete e dev'essere consumata. Le normative delle rinnovabili danno precedenza alle stesse proprio perchè le rinnovabili hanno impatti bassi. Noi siamo convinti che le fonti rinnovabili, solare, eolico, biomasse sostenibili, geotermia, energia dalle maree, su cui stanno già cominciando a lavorare in Portogallo e in altri paesi, sono il futuro. Siamo contrari a continuare a dare soldi alle vecchie lobby che cercano di resistere e di farci consumare più energie (in Francia il nucleare è stato sostenuto da politiche di spreco dell'energia. Tutti gli impianti di riscaldamento delle case in Francia sono elettrici, proprio per giustificare una grande domanda di elettricità). Bisogna eliminare dal dibattito italiano questi elementi di propaganda nucleare che ci fanno perdere un sacco di tempo. Sono basati su cifre false che sono quindi anche un inquinamento del dibattito democratico che è in capo al governo e all'ENEL in particolare. Sulle fonti rinnvabili e sull'efficienza possiamo fare moltissimo. E' un treno su cui possiamo ancora salire, su questo si gioca non soltanto il futuro ambientale del pianeta ma è anche l'unica risposta seria alla crisi economica che ormai è globale. Nel piano di Obama il nucleare non c'è più, mentre ci sono almeno 60 miliardi di dollari tra incentivi è fondi freschi per le fonti rinnovabili e per l'efficienza energetica. Quattro miliardi e mezzo serviranno a rendere efficienti gli edifici governativi che sono il primo concliente che consuma energia negli Stati Uniti. Se le amministrazioni pubbliche cominciano ad introdurre degli standard per l'illuminazione degli uffici si può tranquillamente risparmiare il 50% di energia con i sistemi innovativi. Se anche in Italia si introducessero degli standard di mercato per cui certe tecnologie vengono eliminate e si fa spazio a tecnologie più efficienti, è chiaro che il mercato cambia. In Inghilterra, qualche anno fa il governo introdusse l'obiettivo di installare un milione di caldaie a gas, a condensazione che è la tecnologia più efficiente. In due anni il costo di queste caldaie innovative è stato tagliato del 30%, grazie all'intervento pubblico. Obama, di quei 60 miliardi rivolte a fonti rinnovabili e all'efficienza, mezzo miliardo servirà per riqualificare 70.000 lavoratori in due anni, perchè il mercato di questi nuovi oggetti deve essere costruito con installatori, progettisti, manutentori. Non è solo hardware, ma è anche l'organizzazione del mercato. Quella è la sfida interesssante. C'è anche una speranza in più. Visto che il debito degli Stati Uniti lo finanziano la Cina e altri paesi asiatici, e siccome nel pacchetto Obama l'unica parte nella quale è possibile fare qualche scambio di tecnologie e qualche scambio politico è proprio quella verde, è possibile che anche la Cina, dovendo finanziare questa operazione negli Stati Uniti, cercherà di ricavarne dei benefici tecnologici. Questo è importante, perchè se la base tecnica per rispondere alle sfide del clima, le sfide dell'energia, dovesse rafforzarsi, allora si potrebbe creare un asse Stati Uniti - Europa - Cina, allora anche il tema ambientale potrebbe vivere una grande svolta globale. L'Italia invece è governata da un piccolo Bush che guarda più al passato che al futuro. Il nostro paese per fortuna è meglio di come viene rappresentato." |
|
|
|
|
|
|
#895 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: SarDiNiA
Messaggi: 6120
|
Centrali in Puglia, Sardegna e Piemonte
contro i rischi di terremoti e inondazioni La mappa dell'Enea. L'innalzamento dei mari mette fuori gioco larghi tratti di costa di MAURIZIO RICCI ROMA - In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni '70. E' una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l'acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all'asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c'è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese. L'alternativa sono le coste e l'acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell'Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d'anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell'Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l'Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento - minimo - del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest'altra mappa dell'Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l'area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri. E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l'area di confine fra Piemonte e Lombardia e l'estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche. Qui, però, il problema non è tanto - o soltanto - l'eventualità di uno scuotimento catastrofico, che spacchi il reattore e riversi all'esterno la radioattività. Il problema sono fenomeni che compromettano il funzionamento del reattore. In Giappone, la più grande centrale atomica al mondo (Kashiwazi-Kariwa, non lontana da Tokyo) è ferma da due anni, in seguito ad un terremoto. L'impianto era stato costruito per reggere terremoti fino al grado 6 della scala Richter, ma si è rivelato un parametro ottimistico. Il terremoto del 2007 è stato pari a 6,8 gradi, una differenza enorme: dato che la scala è logaritmica, un grado in più significa un terremoto trenta volte più distruttivo. Non ci sono stati pericoli alla salute pubblica o fughe di radioattività, ma la Tepco (Tokyo Electric Power) ha dovuto, dal luglio del 2007, fermare i reattori, con un danno economico di quasi 6 miliardi di dollari, solo nel primo anno. Solo in questi giorni la Tepco si prepara a riavviare uno degli otto reattori della centrale. Se sovrapponete la mappa dell'Enea sull'allagamento delle coste a quella dell'Istituto di geofisica, le aree a totale sicurezza (a prescindere dagli altri possibili parametri) che ne risultano sono quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po. Qui, presumibilmente, si dovrebbero concentrare le centrali del piano nucleare italiano. Ma quante? Il governo ha finora parlato di quattro centrali. L'obiettivo dichiarato, tuttavia, è arrivare a soddisfare, con il nucleare, il 25 per cento del fabbisogno elettrico italiano. Le quattro centrali di cui si è, finora, parlato, arrivano, però, a poco più di un terzo. Secondo le previsioni della Terna, che gestisce la rete italiana, infatti, il fabbisogno elettrico italiano richiederà, già nel 2018, una potenza installata di 69 mila Megawatt. Le quattro centrali prospettate - che, peraltro, anche nell'ipotesi migliore, sarebbero completate 7-8 anni più tardi del 2018 - ne offrono solo 6.400, cioè il 9,2 per cento. Per arrivare al 25 per cento del fabbisogno, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo. In buona sostanza, per centrare quell'obiettivo non bastano quattro centrali da 1.600 Mw, come quelle ipotizzate finora. Ce ne vogliono 11. Tutte in Sardegna, Puglia e Piemonte? E a quale costo? L'industria francese calcola, oggi, per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E. On scontano, per la costruzione di una centrale analoga, in Inghilterra, un costo di 6 miliardi di euro. Se si ritiene più attendibile, nel caso italiano, la valutazione di E. On per la centrale inglese, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti, da varare in rapida successione, si arriva vicini a 70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.
__________________
Asus x750jb i7 4700 hq+samsung ssd 830-Logitech Performance Mx-Ps3 80Gb-viera tx l42et5e|| Un centinaio di trattative sempre ok sul mercatino |
|
|
|
|
|
#896 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: SarDiNiA
Messaggi: 6120
|
capo comino, di cui mostriamo una fotografia. le dune del film " travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto"
![]() basta ricercare siniscola santa lucia, e capo comino, per farsi un idea dei posti!!!!! senza parole.
__________________
Asus x750jb i7 4700 hq+samsung ssd 830-Logitech Performance Mx-Ps3 80Gb-viera tx l42et5e|| Un centinaio di trattative sempre ok sul mercatino |
|
|
|
|
|
#897 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Messaggi: 460
|
Quote:
a . i 100.000 posti di lavoro promessi da cappellacci tutti nella cetrale nucleare in sardegna ??
__________________
D |
|
|
|
|
|
|
#898 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: SarDiNiA
Messaggi: 6120
|
Quote:
__________________
Asus x750jb i7 4700 hq+samsung ssd 830-Logitech Performance Mx-Ps3 80Gb-viera tx l42et5e|| Un centinaio di trattative sempre ok sul mercatino |
|
|
|
|
|
|
#899 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2006
Città: Banzi (Pz)
Messaggi: 657
|
ma pennelli solari su tutti i tetti no??????
|
|
|
|
|
|
#900 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Livorno
Messaggi: 6659
|
Quote:
Uao, è davvero geniale, questa
__________________
HWU Rugby Group :'( - FAQ Processori - Aurea Sectio - CogitoWeb: idee varie sviluppando nel web
|
|
|
|
|
|
| Strumenti | |
|
|
Tutti gli orari sono GMT +1. Ora sono le: 22:23.














Degli stessi che stimavano che il petrolio sarebbe finito nel 1990?
Il riscaldamento climatico si fermerà forse nel 2020?
HWU Rugby Group












