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Old 10-01-2009, 22:44   #2441
shambler1
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ma stai parlando degli ebrei con i tedeschi? ahh no.. scusa mi sono confuso..
1) esci in giardino o in cortile
2) metti la testa sotto la fontana , l'acqua deve essere gelida anche oggi , e stacci 10 minuti.
3) vedrai che la testa confusa potrebbe snebbiarsi.
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Old 10-01-2009, 22:50   #2442
dantes76
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1) esci in giardino o in cortile
2) metti la testa sotto la fontana , l'acqua deve essere gelida anche oggi , e stacci 10 minuti.
3) vedrai che la testa confusa potrebbe snebbiarsi.
ahh, e io che guardavo la corrida... la testa? l'importante e non farsela mettere dove usano metterla gli iraniani..
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Old 10-01-2009, 22:50   #2443
dantes76
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hamas non ha ragion d'essere, sono dei terroristi che si alzano la mattina e vogliono annientare un popolo così... d'emblée

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no no, vuole la pace..
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Old 10-01-2009, 22:51   #2444
T3d
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no no, vuole la pace..
no no, è israele che vuole la pace. in questi 20 mesi abbiamo visto che razza di pace hanno in mente per gaza.

Ultima modifica di T3d : 10-01-2009 alle 22:54.
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Old 11-01-2009, 00:26   #2445
aletlinfo
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Ostaggi di Hamas - di BERNARD HENRY-LEVY
Non essendo un esperto militare, mi astengo dal giudicare se i bombardamenti israeliani su Gaza potevano essere più mirati, meno intensi. Poiché da decenni non sono mai riuscito a distinguere fra morti buoni e cattivi o, come diceva Camus, fra «vittime sospette» e «carnefici privilegiati», sono evidentemente sconvolto, anch'io, dalle immagini dei bambini palestinesi uccisi. Detto questo, e tenuto conto del vento di follia che, una volta di più, come sempre quando si tratta di Israele, sembra impadronirsi di certi mass media, vorrei ricordare alcuni fatti.

1) Nessun governo al mondo, nessun altro Paese se non l'Israele attuale, vilipeso, trascinato nel fango, demonizzato, tollererebbe di vedere migliaia di granate cadere, per anni, sulle proprie città: in questa vicenda, la cosa più sorprendente, il vero motivo di stupore non è la «brutalità» di Israele, ma, letteralmente, il fatto che si sia trattenuto così a lungo.

2) Il fatto che i Qassam di Hamas, e adesso i suoi missili Grad, abbiano provocato così pochi morti non prova che siano missili artigianali, inoffensivi o altro, ma che gli israeliani si proteggono, vivono rintanati nelle cantine dei loro edifici, nei rifugi: un'esistenza da incubo, in sospeso, al suono delle sirene e delle esplosioni. Sono stato a Sderot, lo so bene.

3) Il fatto che le granate israeliane facciano, al contrario, tante vittime non significa, come sbraitavano i manifestanti dello scorso week-end, che Israele si abbandoni a un «massacro» deliberato, ma che i dirigenti di Gaza hanno scelto l'atteggiamento inverso, di lasciare quindi le loro popolazioni esposte: una vecchia tattica dello «scudo umano » che fa sì che Hamas, come Hezbollah 2 anni fa, installi i propri centri di comando, i depositi d'armi, i bunker nei sotterranei di abitazioni, ospedali, scuole, moschee. Tattica efficace ma ripugnante.

4) Fra l'atteggiamento degli uni e quello degli altri esiste comunque una differenza capitale che non hanno diritto di ignorare coloro che vogliono farsi un'idea giusta e della tragedia e dei mezzi per porvi fine: i palestinesi sparano sulle città, in altre parole sui civili (e questo, in diritto internazionale, si chiama «crimine di guerra»); gli israeliani prendono come bersaglio obiettivi militari e, senza volerlo, provocano terribili danni civili (e questo, nel linguaggio della guerra, ha un nome: «danni collaterali» che, se pur orrendo, rimanda a una vera dissimmetria strategica e morale).

5) Poiché bisogna mettere i puntini sulle i, ricordiamo ancora un fatto al quale stranamente la stampa francese non ha dato risalto e di cui non conosco alcun precedente, in nessun'altra guerra, da parte di nessun altro esercito: le unità de Tsahal, durante l'offensiva aerea, hanno sistematicamente telefonato (la stampa anglosassone parla di 100.000 chiamate) ai cittadini di Gaza che vivono nei pressi di un bersaglio militare per invitarli ad andarsene. Che questo non cambi nulla rispetto alla disperazione delle famiglie, alle vite stroncate, alla carneficina, è evidente; ma che le cose si svolgano così non è, tuttavia, un dettaglio totalmente privo di senso.

6) Infine, quanto al famoso blocco integrale, imposto a un popolo affamato, che manca di tutto e precipitato in una crisi umanitaria senza precedenti (sic), di fatto non è proprio così: i convogli umanitari non hanno mai smesso di transitare, fino all'inizio dell'offensiva terrestre, per il punto di passaggio Kerem Shalom; solamente nella giornata del 2 gennaio, 90 camion di viveri e di medicinali hanno potuto, secondo il New York Times, entrare nel territorio. Tengo a ricordare (infatti, è inutile dirlo, anche se, secondo alcuni, sia meglio dirlo…) che gli ospedali israeliani continuano, nel momento in cui scrivo, ad accogliere e curare, tutti i giorni, i feriti palestinesi. Speriamo che i combattimenti cessino al più presto. E speriamo che al più presto i commentatori tornino in sé. Allora scopriranno che sono tanti gli errori commessi da Israele negli anni (occasioni mancate, lungo diniego della rivendicazione nazionale palestinese, unilateralismo), ma che i peggiori nemici dei palestinesi sono quei dirigenti estremisti che non hanno mai voluto la pace, mai voluto uno Stato e hanno concepito il proprio popolo solo come strumento e ostaggio (immagine sinistra di Khaled Mechaal il quale, il 27 dicembre, mentre si precisava l'imminenza della risposta israeliana tanto desiderata, non sapeva far altro che esortare la propria «nazione» a «offrire il sangue di altri martiri», e questo lo faceva dal suo confortevole esilio, ben nascosto, a Damasco). Oggi, delle due l'una. O i Fratelli musulmani di Gaza ristabiliscono la tregua che hanno rotto e dichiarano caduca una Carta fondata sul puro rifiuto dell'«Identità sionista», raggiungendo il vasto partito del compromesso che, Dio sia lodato, non smette di progredire nella regione, e allora la pace si farà. Oppure si ostinano a vedere nella sofferenza dei loro compagni solo un buon carburante per le loro passioni riacutizzate, il loro odio folle, nichilista, senza parole, e allora bisognerà liberare non solo Israele, ma i palestinesi, dall'oscura influenza di Hamas.

(da Le Monde- traduzione di Daniela Maggioni) - 07 gennaio 2009
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Old 11-01-2009, 00:39   #2446
shambler1
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Levy ha perso un'occasione per tacere.
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Old 11-01-2009, 00:48   #2447
aletlinfo
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Levy ha perso un'occasione per tacere.
Prova a spiegare perchè dovrebbe tacere
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Old 11-01-2009, 00:51   #2448
shambler1
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Perchè ha scritto un greve articolo di propaganda bellicista. Non se ne sentiva davvero la mancanza.
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Old 11-01-2009, 01:02   #2449
dantes76
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Perchè ha scritto un greve articolo di propaganda bellicista. Non se ne sentiva davvero la mancanza.
avra' copiato aminecoso...
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Old 11-01-2009, 01:04   #2450
Kharonte85
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Perchè ha scritto un greve articolo di propaganda bellicista. Non se ne sentiva davvero la mancanza.
Oltertutto è pure era già stata postata
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Old 11-01-2009, 01:22   #2451
aletlinfo
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Oltertutto è pure era già stata postata
ops.. chiedo venia ma le pagine di questo treadh sono un po tantine, mi è sfuggito.

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Perchè ha scritto un greve articolo di propaganda bellicista. Non se ne sentiva davvero la mancanza.
Non mi sembrano toni da propaganda bellicista.
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Old 11-01-2009, 01:25   #2452
shambler1
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Oltertutto è pure era già stata postata
Un giorno di questi posterò un vero articolo del PR iraniano giusto per far schiattare di rabbia Dantes.
L'articolo di Levy è osceno.
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Old 11-01-2009, 01:28   #2453
dantes76
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Un giorno di questi posterò un vero articolo del PR iraniano giusto per far schiattare di rabbia Dantes.
L'articolo di Levy è osceno.
figurati vedo Irinn....
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Old 11-01-2009, 01:36   #2454
aletlinfo
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Perchè hamas non vuole una forza di pace?
Eppure Abu Mazen lo sta chiedendo a gran voce
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Old 11-01-2009, 10:42   #2455
cocis
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vietato portare aiuto il giorno de lroposo .. ma non bobmardare ..


http://www.agi.it/news/notizie/20090...11090-art.html

ONU, ISRAELE BLOCCA INGRESSO AIUTI PER LO "SHABAT"


Gerusalemme, 10 gen. -
Oggi nessun camion di aiuti umanitari entrera' oggi nella Striscia di Gaza "perche' l'esercito intende cosi' onorare lo 'shabat'", il giorno del riposo per gli ebrei.

Lo ha denunciato il portavoce dell'agenzia Onu (Unrwa) per i rifugiati palestinesi, Chris Gunner sottolineando che lo 'shabat' non vale per l'offensiva: Tsahal continua a combattere. Anzi i carrarmati israeliani non hanno rispettato neanche la tregua di tre ore (dalle 12 alle 15) in vigore da giovedi'. Ieri era stato Hamas ha lanciare quattro razzi contro lo Stato ebraico. (AGI) 14.35
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Old 11-01-2009, 10:43   #2456
cocis
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http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/a...lo438256.shtml

Gaza, spari anche durante tregua
Testimoni:artiglieria israeliana attiva


Anche durante le ore di tregua umanitaria l'artiglieria israeliana ha continuato a tuonare: a riferirlo sono testimoni secondo i quali, a Gaza City, tra le 13 e le 16 si sono uditi distintamente numerosissimi colpi d'artiglieria israeliana. "Hanno sparato come pazzi", hanno detto i testimoni. La tregua, confermata da israele stamattina, doveva consentire alla popolazione palestinese di rifornirsi di viveri.
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Old 11-01-2009, 10:44   #2457
cocis
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http://www.agi.it/ultime-notizie-pag...m1144-art.html

HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA, ISRAELE USA FOSFORO BIANCO

Gerusalemme, 10 gen. - Nell'offensiva a Gaza, Israele sta usando i proiettili al fosforo bianco, le controverse munizioni che creano spesse cortine fumogene ma causano anche terribili ustioni. La denuncia, circolata gia' nei giorni scorsi, e' stata rilanciata da Human Rights Watch. Si tratta delle stesse munizioni impiegate dagli Usa in Iraq nel novembre del 2004 a Falluja. Anche se non ne e' vietato l'impiego come cortina fumogena o come bengala per illumunare le aree dove operano le truppe, il fosforo bianco e' vietato dal Trattato di Ginevra del 1980 nelle aree popolate di civili. In realta', viene usato nelle aree urbane per snidare i cecchini o quanti restano appostati tra le macerie per far esplodere gli ordigni improvvisati al passaggio delle truppe. Israele ha riconosciuto di aver usato il fosforo bianco nel Libano meridionale durante la disastrosa guerra dell'estate del 2006 contro le milizie sciite di Hezbollah. Ma usarlo a Gaza, una delle zone piu' densamente popolate del mondo, puo' essere dannosissimo per la poolazione, denuncia HRW. Tsahal finora ha negato l'uso del fosforo, ma non ha voluto precisare il tipo di armi adottate limitandosi a ribadire che "Israele usa munizioni autorizzate dal diritto internazionale". Battezzato tra i militari come "Willy Pete" fin dalla I guerra Mondiale, il fosforo bianco e' stato ampiamente utilizzato dagli Usa nel Vietnam
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Old 11-01-2009, 11:42   #2458
pistacchio89
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La "giusta furia" di Israele e le sue vittime a Gaza

di Ilan Pappé
[da "The Electronic Intifada", 2.1.09 - Traduzione di Alberto Pesavento]

La mia visita a casa in Galilea è coincisa con l’attacco genocida israeliano su Gaza. Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell’estate del 2006. Israele è sommerso ancora una volta da una giusta furia che si traduce in delle operazioni di distruzione nella striscia di Gaza.
Questa sconvolgente autogiustificazione dell’inumanità e impunità non è solo fastidiosa, ma è materia su cui vale la pena soffermarsi, se si vuol capire l’immunità internazionale per il massacro che imperversa su Gaza.

È basata in primo luogo su semplici bugie trasmesse in un linguaggio giornalistico che ricorda i momenti più bui degli anni Trenta in Europa.
Ogni mezz’ora un notiziario alla radio e alla televisione descrive le vittime di Gaza come terroristi e il loro omicidio di massa ad opera di Israele come un atto di autodifesa.
Israele presenta se stesso alla propria gente come la giusta vittima che si difende da un grande male. Il mondo accademico è arruolato per spiegare quanto demoniaca e mostruosa sia la lotta palestinese, se guidata da Hamas. Questi sono gli stessi studiosi che in passato demonizzarono l’ultimo leader palestinese Yasser Arafat e delegittimarono il suo movimento, Fatah, durante la Seconda Intifada palestinese.

Ma le bugie e le rappresentazioni distorte non sono la parte peggiore di tutto questo. È l’attacco diretto alle ultime vestigia di umanità e dignità del popolo palestinese ciò che fa più rabbia. I palestinesi in Israele hanno mostrato la loro solidarietà agli abitanti di Gaza e vengono ora bollati come quinta colonna all’interno dello Stato ebraico; il loro diritto a rimanere nella loro patria è messo in dubbio data la mancanza di supporto all’aggressione israeliana. Tra coloro i quali acconsentono – a torto, a mio parere – ad apparire nei media locali vengono interrogati, e non intervistati, come se si trovassero nella prigione dello Shin Bet. La loro entrata in scena è preceduta e seguita da umilianti sottolineature razziste e sono accusati di essere una quinta colonna, gente irrazionale e fanatica. Ma questa non è nemmeno l’abitudine più indecente. Ci sono alcuni bambini palestinesi dei Territori Occupati curati dal cancro in ospedali israeliani. Dio sa quale prezzo abbiano pagato le loro famiglie perchè venissero ricoverati là. Israel Radio si reca ogni giorno all’ospedale per domandare ai poveri genitori di dire agli ascoltatori israeliani quanto giusto sia Israele nei suoi attacchi e quanto malvagio sia Hamas nella sua difesa.
Non c’è limite all’ipocrisia che una giusta furia produce. Il discorso di politici e generali oscilla senza posa tra l’autocompiacimento per l’umanità che l’esercito dimostra nelle sue operazioni “chirurgiche” da un lato, e il bisogno di distruggere Gaza una volta per tutte, in modo umano ovviamente, dall’altro.

La giusta furia è un fenomeno costante nell’espropriazione, oggi israeliana e a suo tempo sionista, della Palestina. Ogni atto, che si trattasse di pulizia etnica, occupazione, massacro o distruzione è sempre stato ritratto come moralmente fondato e come un puro atto di autodifesa perpetrato in modo riluttante da Israele nella sua guerra contro la peggiore specie di esseri umani. Nel suo eccellente volume The Return of Zionism: Myths, Politics and Scholarship in Israel, Gabi Piterberg esplora le origini ideologiche e il progredire storico di questa giusta furia.
Oggi in Israele, da sinistra a destra, dal Likud alla Kadima, dal mondo accademico ai mezzi di informazione, si può ascoltare questa giusta furia di uno Stato che è più occupato di qualsiasi altro nel mondo a distruggere ed espropriare una popolazione autoctona.

È cruciale analizzare le origini ideologiche di questa attitudine e trarne le necessarie conclusioni politiche a partire dalla sua diffusione. Questa giusta furia ripara la società e i politici in Israele da ogni rimprovero o critica all’estero.
Ma ancor peggio, si traduce sempre in politiche di distruzione nei riguardi dei palestinesi. Senza alcun meccanismo di critica interna e pressioni dall’esterno, ogni palestinese diventa un potenziale bersaglio di questa furia. Data la potenza di fuoco dello Stato ebraico può solo finire inevitabilmente in più omicidi di massa, stragi e pulizia etnica.

La convinzione a priori di essere nel giusto è un potente atto di abnegazione e giustificazione. Essa spiega perchè la società ebraica israeliana non si lascerebbe influenzare da discorsi sensati, punti di vista logici o dal dialogo diplomatico. E se non si vuole appoggiare la violenza come strumento per contrastarla, c’è solamente un’altra via davanti a noi: sfidare frontalmente questa cieca convinzione morale come una cattiva ideologia che si propone di occultare delle atrocità. Un altro nome di quest’ideologia è quello di Sionismo, e una condanna internazionale nei confronti del Sionismo, non solo nei casi di specifiche politiche di Israele, è il solo modo per respingerla. Dobbiamo provare a spiegare non solo al mondo, ma anche agli israeliani stessi, che il Sionismo è un’ideologia che appoggia la pulizia etnica, l’occupazione, e ora l’omicidio di massa. Ciò di cui ora si sente il bisogno non è solo di una condanna della strage in corso, ma anche della delegittimazione di un’ideologia che produce quella politica e la giustifica moralmente e politicamente. Lasciateci sperare che voci significative nel mondo dicano allo Stato ebraico che questa ideologia e l’intera condotta dello Stato sono intollerabili e inaccettabili e fintanto che persistano, Israele verrà boicottata e sarà soggetta a sanzioni.

Ma non sono un ingenuo. So che persino l’uccisione di centinaia di palestinesi innocenti non sarebbe sufficiente a produrre un tale cambiamento nell’opinione pubblica occidentale; ed è persino più improbabile che i crimini commessi a Gaza spingano i governi europei a cambiare la loro linea politica nei riguardi della Palestina.

Eppure, non possiamo permettere che il 2009 sia solo un altro anno, meno carico di significato del 2008, l’anno commemorativo della Naqba, e che non ha mantenuto le grandi speranze che noi tutti nutrivamo per il suo potenziale di trasformare radicalmente l’attitudine del mondo occidentale verso la Palestina e i palestinesi.

Sembra che persino i più orrendi crimini, come il genocidio di Gaza, siano trattati come eventi avulsi dal contesto, svincolati da ogni evento del passato e da ogni ideologia o sistema. In questo nuovo anno, dobbiamo provare a fare in modo che l’opinione pubblica riconsideri la storia della Palestina e le malefatte dell’ideologia Sionista come i migliori mezzi sia per spiegare le operazioni di genocidio come quello in corso a Gaza che come un modo per prevenire eventi peggiori a venire.

Nelle realtà accademiche, questo è già stato fatto. La nostra principale sfida è quella di trovare una modalità efficace per spiegare il collegamento tra l’ideologia Sionista e le passate politiche di distruzione, fino alla crisi attuale. Potrebbe essere più agevole farlo mentre, sotto le circostanze più terribili, l’attenzione mondiale è rivolta ancora una volta alla Palestina. Sarebbe persino più difficile in tempi in cui la situazione possa sembrare “più tranquilla” e meno drammatica. In tali momenti di “rilassamento”, la soglia d’attenzione limitata dei mezzi di informazione occidentali marginalizzerebbe ancora una volta la tragedia palestinese, trascurandola per via degli orribili genocidi in Africa o per via della crisi economica e degli scenari ecologici da giudizio universale nel resto del mondo. Sebbene sia improbabile che l’informazione occidentale sia interessata a fare scorte di storia, è solo attraverso una valutazione storica che la mole dei crimini commessi contro il popolo palestinese nel corso degli ultimi sessanta anni può essere esposta. Quindi, è compito di un mondo accademico militante e dei media alternativi quello di insistere su tale contesto storico. Queste figure non dovrebbero sottrarsi, storcendo il naso, dall’informare l’opinione pubblica, e se tutto va bene persino dallo spingere i politici più attenti a guardare agli eventi con una prospettiva storica più ampia.

In modo analogo, potremmo essere in grado di trovare un modo più comprensibile, paragonato a quello accademico e intellettuale, di spiegare chiaramente che la politica di Israele degli ultimi sessanta anni deriva da una ideologia razzista egemonica chiamata Sionismo, protetta da infiniti strati di giusta furia. A dispetto della prevedibile accusa di antisemitismo e quant’altro, è il momento di associare nella mente pubblica l’ideologia sionista con gli oramai noti capisaldi storici del Paese: la pulizia etnica del 1948, l’oppressione dei palestinesi in Israele durante i giorni del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora la strage di Gaza. Tanto quanto l’ideologia dell’Apartheid ha spiegato le politiche oppressive del governo sudafricano, questa ideologia -nella sua versione più condivisa e semplicistica- ha permesso a tutti i governi israeliani del passato e del presente di de-umanizzare i palestinesi ovunque essi si trovino e di aspirare a distruggerli. I mezzi sono cambiati da un periodo all’altro e da un posto all’altro, così come i racconti che nascondevano queste atrocità. Però c’è un modello chiaro che non può essere discusso esclusivamente nelle torri d’avorio accademiche, ma che deve fare parte del discorso politico sulla realtà contemporanea della Palestina oggi.

Alcuni di noi, vale a dire coloro i quali sono impegnati per la pace e la giustizia in Palestina, eludono inconsapevolmente questo dibattito concentrandosi, e questo è comprensibile, sui Territori Occupati Palestinesi (OPT) -la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Combattere là contro le politiche criminali è una missione urgente. Ma questo non dovrebbe far passare il messaggio che i poteri presenti in Occidente hanno adottato con gioia su suggerimento d’Israele: che la Palestina è solo la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e che i palestinesi sono unicamente le persone che vivono in quei territori. Noi dovremmo ampliare la rappresentazione della Palestina in senso geografico e demografico compiendo una narrazione storica degli avvenimenti del 1948, e richiedere pari diritti umani e civili per tutte le persone che vivono, o un tempo vivevano, in quelli che oggi sono Israele e gli OPT.

Collegando l’ideologia Sionista e le politiche del passato alle presenti atrocità, saremo in grado di fornire una spiegazione logica e trasparente alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni.
Sfidare con mezzi nonviolenti uno Stato ideologico che non ammette dubbi circa la propria rettitudine e che si permette, aiutato da un mondo taciturno, di espropriare e distruggere la popolazione autoctona della Palestina, è una causa giusta e morale. Sarebbe inoltre un modo efficace per stimolare l’opinione pubblica, non solo contro l’attuale politica di genocidio a Gaza, ma se tutto va bene anche per prevenire future atrocità.
Ma in misura più importante di ogni altra cosa, sgonfierebbe la bolla della giusta furia che soffoca i palestinesi ogni volta che fa la sua comparsa.
Aiuterebbe a far cessare l’immunità occidentale all’impunità d’Israele. Senza quell’immunità, si spera che sempre più persone in Israele comincino a vedere la reale natura dei crimini commessi in loro nome e che la loro furia si rivolga contro chi ha intrappolato loro e i palestinesi in questo inutile ciclo di spargimento di sangue e violenza.

www.electronicintifada.net
www.ilanpappe.com
http://www.forumpalestina.org/news/2...Israeliani.htm

Nota
Propongo un recente intervento dello storico israeliano Ilan Pappé, docente all'Università di Exeter. Ringrazio l'autore per il permesso a pubblicare e la testata The Electronic Intifada, vivamente consigliata, sulla quale l'intervento è apparso il 2 gennaio. [Alberto Pesavento]

http://www.carmillaonline.com/archiv...2898print.html
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Old 11-01-2009, 12:19   #2459
Kharonte85
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Un intervento che dovrebbe far riflettere ma che invece verrà preso come un incorraggiamento ad Hamas
Kharonte85 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 11-01-2009, 12:31   #2460
aletlinfo
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L'Avatar di aletlinfo
 
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Originariamente inviato da pistacchio89 Guarda i messaggi
di Ilan Pappé
[da "The Electronic Intifada", 2.1.09 - Traduzione di Alberto Pesavento]
un'accorato appello di chiamata alle armi contro israele... complimenti.

A leggerlo c'è da aspettarsi che da un momento a l'altro israele rada al suolo gaza. (e lo potrebbe fare in qualche ora).
Almeno parole come, genocidio, sterminio di massa che vengono usate con nonchalance troverebbero il loro giusto significato e anche molti qui sarebbero accontentati.
aletlinfo è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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