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Old 01-10-2008, 18:26   #1
Ser21
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La capitale della ''ndrangheta ? E' MILANO...altro che reggio calabria..

E' Milano la capitale della 'Ndrangheta

di Monica Centofante - 1 ottobre 2008

Quote:
Milano. Dapprima fu una necessità. Quando negli anni Cinquanta gli 'ndranghetisti furono inviati al confino di Polizia nelle regioni del centro e nord Italia le “famiglie” si spostavano periodicamente nelle sedi dei soggiornanti per organizzare riunioni operative o cerimonie di affiliazione.


Poi divenne una scelta strategica. Perché alcuni dei più prestigiosi casati di 'Ndrangheta fiutarono gli affari, tanti, che quelle terre potevano offrire. E li colsero al volo, riproducendo abilmente in quegli stessi luoghi l'identico contesto mafioso presente in Calabria e tessendo i necessari rapporti con il mondo bancario, finanziario, istituzionale.
Oggi è totale occupazione. Tanto che solo qualche giorno fa il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Vincenzo Macrì ha dichiarato, non proprio a sorpresa, che è ormai Milano “la vera capitale delle cosche” calabresi. Con tutti gli annessi e connessi: dalla conquista di nuovi mercati alla penetrazione invisibile nell'economia legale e nel tessuto politico-sociale, al controllo del territorio fedele alle tradizionali espressioni della terra d'origine. Comprese, a volte, quelle più brutali.
L'assassinio del 27 settembre a Legnano di Cataldo Aloisio, 34 anni, imprenditore edile, è una di queste. La terza in sei mesi in un territorio in cui fino a ieri la criminalità calabrese si è caratterizzata più per una presenza costante in interi settori della vita economica e politico-istituzionale che per la violenta gestione militare tipica delle associazioni mafiose.
Il corpo di Aloisio - già arrestato nel 2000 perché ritenuto vicino alla 'ndrina di Cirò Marina e genero del capomafia di Cirò Giuseppe Farao, attualmente detenuto - è stato trovato nelle campagne alla periferia di San Giorgio sul Legnano con un pacchetto di sigarette sul petto. E il luogo del rinvenimento, nelle immediate vicinanze del locale cimitero, ha spinto gli inquirenti a ipotizzare un collegamento con l'uccisione di Carmelo Novella, il presunto boss della cosca Gallace-Novella di Guardavalle, assassinato con tre colpi in pieno volto, lo scorso 14 luglio, in un bar della vicina San Vittore Olona prima di essere sepolto proprio a San Giorgio.
Forse una vendetta trasversale contro il boss Farao, ipotizzano con molta cautela i Carabinieri di Monza che si occupano del caso sotto il coordinamento dei pm della Dda Alessandra Dolci e Mario Venditti. Considerato anche che gli stessi Farao risulterebbero collegati, da una parentela acquisita, con la famiglia Rispoli, radicata nel legnanese e in buoni rapporti con i Novella, che nell'ultimo periodo avrebbero rotto la storica amicizia con i Gallace.
Improbabili storie di regolamenti di conti e di onore mafioso in quel di Milano, quindi, che negli ultimi mesi si sono assommate agli arresti di eccellenti uomini “di rispetto”, come Francesco Pelle alias “Cicciu 'u pakistanu”, presunto esponente della cosca di San Luca, coinvolto nella strage di Duisburg, in Germania, e ammanettato a Pavia dai Carabinieri lo scorso 17 settembre.
Storie che hanno fatto gridare all'allarme tre sindaci del capoluogo lombardo – rivoltisi con una lettera al pm Vincenzo Macrì – e lo stesso Francesco Forgione, che nella sua prima e ultima relazione da presidente della Commissione parlamentare antimafia si era a lungo soffermato sulla capacità della 'Ndrangheta di infiltrarsi nelle regioni del nord Italia utilizzando un modello organizzativo antico ed efficace. E affrontando le sfide e i cambiamenti imposti dalla modernità globale nel modo più sorprendente e inatteso possibile: rimanendo uguale a se stessa. In Calabria come nel resto del mondo. A Reggio, appunto, come a Milano.
E in particolare nell'Hinterland, dove la visibilità è minore e più ampi gli spazi di manovra.
“A Buccinasco – afferma oggi Macrì – la presenza della 'Ndrangheta è opprimente”. In questo comune della periferia sud della città, che negli anni Settanta ha accolto un numero inquantificabile di abitanti di Platì, si sono recentemente registrati una serie di attentati e minacce ai danni degli amministratori comunali: nel 2003 l'auto del sindaco data alle fiamme; nel 2005 la foto del primo cittadino trovata dalla Polizia municipale davanti all'ingresso secondario del municipio con gli auguri di Pasqua e una pallottola di fucile mitragliatore.
Pesce, Mazzaferro, Paviglianiti, Pangallo, Barbaro, Mancuso sono i nomi delle “famiglie” - almeno i più noti - che qui si pronunciano a bassa voce. E ai quali va aggiunto, anche e soprattutto, quello dei Morabito. La 'ndrina che la relazione dell'Antimafia del 2004 aveva indicato come “la più potente economicamente e la più organizzata nel territorio milanese, anche grazie ad una serie di alleanze stabilite con altre cosche operanti in Lombardia.” Rese più pericolose dal consistente numero di affiliati identificati solo in parte e dal dinamismo dei capi per nulla rallentato dalle misure di prevenzione patrimoniali applicate a numerosi importanti associati.
La Lombardia è collocata al quarto posto tra tutte le regioni italiane in quanto a immobili confiscati: in tutto 545 dei quali solo 207 finora assegnati a fini sociali. Ma qui la mafia calabrese “non ha mai abbassato la testa”. “Anche se ha subito dure sconfitte negli anni '90 – sottolinea il pm Venditti – (quando molti 'ndranghetisti furono arrestati ndr.) i procedimenti su boss calabresi nel milanese non sono mai diminuiti”. “In quegli anni – continua – l'attività principale era il traffico di droga (che oggi le cosche calabresi gestiscono in condizione di quasi assoluto monopolio ndr.). Ora l'attività è diversificata: esercizi pubblici, macchinette mangiasoldi, ma anche edilizia e soprattutto movimentazione della terra”. Oltre a intermediazione, ristorazione o servizi. Un inserimento nel settore apparentemente legale dell'economia che nasconde in realtà reati come il riciclaggio, la corruzione, l'estorsione, la concorrenza illecita.
Il magistrato della Dda milanese ricorda, tra le ultime inchieste di cui si è occupato, la cattura di otto esponenti del clan Barbaro-Papalia, arrestati l'estate scorsa dalla Guardia di Finanza del capoluogo oppure quella che ha portato alla scoperta del “tesoro” del clan Ferrazzo che, con la complicità di un noto avvocato milanese, stava cercando di riciclare decine di milioni di Euro attraverso due società finanziarie svizzere. Ma non si espone sul rischio di penetrazione negli appalti dell'Expo 2015 sui quali aveva messo in guardia Francesco Forgione. “E' solo una presunzione”, dice, mentre più concreta è l'infiltrazione diffusa e organica della cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara in un settore strategico dell'economia locale: l'Ortomercato di Via Lombroso, il più grande d'Italia, all'interno del quale, come provato dalle indagini, gli uomini del clan si riunivano e gestivano grosse partite di sostanze stupefacenti. Oltre che il coinvolgimento di elementi appartenenti alla cosca di Isola Capo Rizzuto nell'acquisizione illecita degli appalti dell'alta velocità ferroviaria e del potenziamento dell'autostrada Milano-Torino in diverse tratte lombarde.
Dopo la sconfitta degli anni '90, ha proseguito Venditti, le cosche in Lombardia hanno cercato di “mimetizzarsi, di ripulirsi”. Evitando gesti eclatanti, inabissandosi per rafforzarsi, spesso e volentieri con il silenzio complice delle istituzioni. Ma “quando sorgono contrasti – osserva il magistrato in riferimento ai fatti di sangue degli ultimi mesi - si vede la vera faccia della 'Ndrangheta: arrivano le minacce, le intimidazioni e, se queste non sono sufficienti, l'eliminazione fisica”. A Milano come a Reggio. Come in qualsiasi altro posto. Quando arrivano, l'effetto è quello del geiser, così come Forgione lo aveva definito proprio nella sua relazione, che è poi diventata un libro. Uno zampillo che da una fessura del suolo scaglia “verso l'alto, finalmente visibile a tutti, il liquido pericolosissimo di una criminalità che partendo dalle profondità più remote della Calabria, si era da tempo diffusa ovunque nel sottosuolo oscuro della globalizzazione”.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9348/78/
Ser21 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 01-10-2008, 18:45   #2
sempreio
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Città: spero ancora per poco in italia
Messaggi: 1491
ormai sono presenti in tutta italia, con queste leggi del cavolo che ci ritroviamo è già tanto se siamo ancora vivi
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Old 01-10-2008, 19:54   #3
3l3v3n
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Città: Milano
Messaggi: 14007
E' da un bel po' che al nord comanda la 'ndrangheta e lo si sà.

Si è pensato a tagliare le gambe a mafia e camorra, dimenticandosi di 'ndrangheta e sacra corona unita.
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Old 02-10-2008, 13:47   #4
kaysersoze
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Messaggi: 146
sshhhshshshhsh
Silenzio parlate piano che queste cose non si devono sapere in giro.... la mafia è in sicilia, e oltre oceano, la camorra in campania e la 'ndrangheta in calabria, a milano c'è solo gente per bene che lavora!!!!

Quote:
Originariamente inviato da 3l3v3n Guarda i messaggi
E' da un bel po' che al nord comanda la 'ndrangheta e lo si sà.

Si è pensato a tagliare le gambe a mafia e camorra, dimenticandosi di 'ndrangheta e sacra corona unita.

tagliare le gambe alla mafia e alla camorra??? E quando mai se prosperano come non mai!!!!
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"E maggior fortuna sarebbe, se in Italia ci fossero più toscani e meno italiani." C.Malaparte
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Old 02-10-2008, 14:13   #5
j4n4b
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Iscritto dal: Jul 2005
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Io abito a Buccinasco, ed è vero, tra Corsico e Buccinasco è pieno di calabresi, le ville sono tutte dei mafiosi.
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