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#81 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
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Nell'anno 2008, credere ancora che i prezzi (quindi il mercato) possano davvero essere quel meccanismo di relazione con la vita concreta e le scelte di stili di consumo, significa chiudere entrambi gli occhi sulla realtà. In un mondo in cui l'economia reale praticamente vale una frazione di quella speculativa, in cui i costi ambientali semplicemente non esistono, in cui si utilizzano sistematicamente gli stati nazionali per "socializzare le perdite e privatizzare i profitti", sostenere fino all'autodistruzione questo modello significa spegnere la logica e credere in un dio irrazionale, il dio mercato.
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...Grazie caro Lolek! |
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#82 | ||||||
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Il fatto che due variabili siano correlate non comporta automaticamente che siano in relazione di dipendenza fra loro. Potrei anche dirti che, al contrario, un'alta istruzione e una vita sana fanno aumentare il pil: come facciamo a dire che una è la variabile che spiega e l'altra è quella spiegata? Non possiamo, e infatti sono correlate ma non dipendenti Riguardo alle tue previsioni circa la metà del secolo, sono più o meno dello stesso avviso. Quote:
L'economia è finalizzata al pil dal momento che i singoli operatori economici finalizzano l'attività alla massima valorizzazione del capitale. Nessun operatore economico finalizza la propria attività ad "assumere persone" o a "garantire il migliore ambiente di lavoro". Al limite potrebbe essere lo stato, intervenendo dall'esterno dell'attività economica, a regolamentare alcuni aspetti al fine di favorire il pieno impiego o la salute a discapito della massima valorizzazione del capitale. Tuttavia, fra i parametri di Maastricht non è contemplato il pieno impiego o l'universalità delle cure mediche. Per cui penso che si possa dire con buona approssimazione che l'economia ha una tendenza e (almeno negli ultimi 15 anni) la politica ha assecondato questa tendenza in base alla convinzione ideologica che fosse sufficiente a garantire il benessere. Quote:
Per come modificare il meccanismo io ho la mia risposta (ed è l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, altrimenti non sarei comunista Non ha senso che ci mettiamo ad approfondire, se tu sei convinto che le cose funzionino bene così. Quote:
Il fatto è che gli operatori economici (proprio perché guardano alla valorizzazione del capitale) ritengono abbia senso produrre beni per venderli in un mercato quasi saturo (ma con margini di aumento grazie ai consumi indotti) piuttosto che costruire acquedotti in Africa. Al limite, se proprio il mercato fosse saturo, si può sempre decidere di dedicarsi alla pura e semplice speculazione. Gli investimenti di lungo periodo nelle aree economicamente arretrate non sono certo un investimento considerato sicuro. Nel mio modo di vedere le cose, c'è anche la convinzione che la spinta alla massima produzione possibile sia anche causa di conflitti fra stati (più o meno violenti). Prima della rivoluzione industriale, infatti, avevamo guerre per la conquista delle risorse (in un certo modo, comprensibili). Dopo la rivoluzione industriale abbiamo avuto un sistema economico in grado di raggiungere picchi di paradosso inimmaginabili per una mente equilibrata: la sovrapproduzione (cioè il contrario della carestia) porta a conseguenze peggiori di quelle che aveva la carestia. |
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#83 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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#84 |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
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#85 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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#86 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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La discussione sulla speculazione lascia il tempo che trova.... Soprattutto perchè non è di questo che stiamo parlando. Se stiamo parlando dei consumi, il livello di consumi dipende dalla ricchezza disponibile dalle persone. Come ho già detto, la ricchezza in astratto non esiste. Esiste la capacità di consumare beni e servizi. In questo c'è una assurdità: ti lamenti del fatto che le persone consumano troppo, e contemporaneamente ti lamenti che le persone diventano povere. Sommate queste due affermazioni sono incompatibili, e un discorso del genere è qualunquista. Se vuoi che le persone consumino di meno basta aumentare i prezzi, attraverso le tasse. Aggiungere 3 euro di accise al litro per la benzina e i consumi si modificheranno di conseguenza. Se tu avessi esposto questo punto di vista, la riterrei una visione col suo fondamento. Politicamente molto difficile da vendere, è chiaro. Ma sulla quale vale riflettere. Ma pensare di poter avere la botte piena e la moglie ubriaca è un'illusione. Lamentarsi dei prezzi elevati contro "l'economia della speculazione" e parallelamente criticare il "consumismo", che altro non è che la ricchezza diffusa, è un discorso che non sta in piedi. |
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#87 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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#88 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Cambiare modello, verso quale? Perchè non potete credere che la gente di spontanea volontà si metta a ridurre i consumi. Lo fa se è obbligata dalla legge, o se è obbligata dal portafoglio. Per me il modo è quello di obbligarla attraverso il portafoglio. Aumentando le tasse su tutte le fonti di energia non rinnovabili. |
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#89 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Se invece dici che il consumismo è andato di pari passo con un aumento complessivo della ricchezza, allora hai ragione. Ma sono due cose molto diverse. |
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#90 | ||
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Per le materie prime, l'energia, e gli alimentari, si tratta di tensioni sui prezzi portati dalla domanda. |
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#91 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Negli ultimi 10 anni c'è questa tendenza. MA se compari oggi al primissimo dopoguerra, la ricchezza è ditribuita in modo meno disparitario. Ma soprattutto se compari i livelli attuali con quelli della società preindustriale oggi la ricchezza è molto piu diffusa. |
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#92 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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E infatti non ho mai chiesto a nessuno di tornare ad una vita frugale (e non penso che lo abbia fatto nemmeno LightIntoDarkness, che usa il pc esattamente come noi e non i piccioni viaggiatori Al contrario (penso di parlare anche a nome di LiD, ma se vorrà potrà precisarlo lui) la critica è rivolta all'intero ammontare di spreco destinato a perpetuare l'illusione che un maggiore consumo dia una maggiore soddisfazione. Fare semplicemente questo, lasciando inalterato il resto dello scenario, significa semplicemente consegnare il terzo millennio alla Cina, che non si fa problemi di questo tipo. |
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#93 | |||
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Era un commento di storia, non di attualità.
(Ma il meccanismo per cui il risultato è stato quello è ancora all'opera, finché dura il petrolio). Quote:
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Le differenze fra un ricco e un povero in una società preindustriale erano semplicemente una casa di pietra o una casa di legno. La rivoluzione industriale ha ampliato enormemente quella forbice, poi piano piano l'abbiamo fatta diminuire. Ultimamente invece sta aumentando di nuovo. Certo non ai livelli della rivoluzione industriale, ma rispetto agli anni 60-70 sta aumentando. Basta vedere la differenza di trattamento economico fra un operaio fiat e un manager fiat per rendersi conto della correttezza della mia affermazione (adesso le cifre non le ho sottomano, ma sono state oggetto di dibattito non più di un mese fa). Comunque forse siamo ot. |
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#94 | ||
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Però se le persone vedono nell'aumento dei consumi una fonte di soddisfazione qualche motivo ci sarà. E non lo si può ridurre a una mera questione di pubblicità. Il piacere che avevano nell'accumulare beni i ricchi mercanti fiorentini o Mastro Don Gesualdo di Verga, non sono certo comportamenti indotti dalla pubblicità delle multinazionali. Il piacere del consumo si esprime in ogni cultura dove questo diventa tecnicamente possibile. Che poi la pubblicità o la moda approfittino di questa tendenza è anche vero.... Però non vedo come poterla sopprimere, ancor meno se questa soppressione deve avvenire di spontanea volontà. E' una tendenza che esiste, e che quindi va gestita. Quote:
D'altra parte il problema si manifesta nel momento del picco della produzione (come ha detto banus)... E può anche darsi che il picco sia ora. |
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#95 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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In linea di massima sono d'accordo.
Anche la tendenza del maschio all'arrapamento è una tendenza che esiste e che va gestita: bisogna decidere se la gestiamo in modo da renderla socialmente accettabile o se optiamo per la liberalizzazione dello stupro. Tornando a noi, la tendenza all'accumulo di beni (anche superflui) esiste (ed è fra l'altro giustificabile visto che il nostro cervello si è sviluppato nella jungla e resta inevitabilmente l'istinto di accumulare anche se non è necessario), dobbiamo solo decidere se gestirlo in modo da limitarne gli eccessi oppure se non solo giustificare ma addirittura glorificare l'eccessivo consumo di risorse. Credo che il punto sia tutto qui. |
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#96 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Questo ha risvolti geopolitici che non mi stimolano particolare ottimismo.
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#97 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Quote:
Nessuno ha giustificato gli sprechi, o comunque non io. Però mi pare che dietro alcune osservazioni piu o meno condivisibili, le teorie come quelle della decrescita siano solo fuffa ideologica ad applicabilità 0. |
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#98 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Parlo esclusivamente del modello di sviluppo. Quote:
Però imho c'è molta meno ideologia nella teoria della decrescita che in quella della crescita infinita (o in quella della fine del lavoro, per dirne un'altra fra quelle che abbiamo visto nel recente passato): |
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