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Old 06-11-2007, 14:14   #21
Ser21
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Ma si sa che Grasso ama andare a caccia di pesci piccoli per non disturbare i grossi squali , basta vedere come ha gestito il caso Cuffaro ...
Per caso parli dell'archiaviazione a suo carico per rivelzazione di segreto d'ufficio (Avvertì un uomo vicino a Guttadauro che avvisò aiello che passò la voce a Provenzano,su un probabile Blitz della squadra catturandi)?
Vorrei a ricordare a tutti come andarano i fatti.L'ufficio istruttoria propose l'incriminazione per associazione mafiosa ma grasso,come procuratore capo,si rifiutò di firmare poichè sosteneva che quel tipo di accusa sarebbe stata archiviata per il 513 (insuf di prove).Respinse 2 volte le richieste dei PM e alla fine obbligò loro di formulare l'accusa di Favoreggiamentoa aggravato.
I giudici archiviarono la richiesta poichè l'accusa verso cuffaro era incompatbile con le prove raccolte,infatti alla successiva incriminazione per Associazione mafiosa (altro processo,altro procuratore,altri PM) con le medesime prove,la richiesta è stata accolta e attualmente si sta svolgendo il processo a Cuffaro,con un notevole ritardo,sistematicamente programmato a favore della prescrizione.
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Old 06-11-2007, 15:21   #22
Ser21
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Lo Stato dà un colpo alla mafia
Saverio Lodato


Presi, nelle campagne in cui spadroneggiava, sessanta e più anni fa, il bandito Salvatore Giuliano. Presi in numero maggiore del previsto. C’è il capo di Cosa Nostra: Salvatore Lo Piccolo, 63 anni. Suo figlio Sandro, di 32; e questa è la prima sorpresa per i quaranta poliziotti che ieri mattina alle 9 e 38 hanno fatto irruzione in un casolare - contrada Giardinello, campagne di Montelepre - che domina dall’alto l’intera zona e dal quale si vede tutta Palermo. Terza sorpresa: Andrea Adamo, di 45, anche lui latitante.

Quarta sorpresa: Gaspare Pulizzi, di 36, altro ricercato. Entrambi nella lista dei «30», i più braccati d’Italia. Il proprietario di casa: Salvatore Piffero, di 58, incensurato; due favoreggiatori, presi nei paraggi, Vito Palazzolo, di 45, e Vincenzo Giuseppe Di Bella, di 40.

Trascorrono tre minuti prima di convincere i boss, che si sono asserragliati, ad aprire. «Aprite polizia». «Ma cu siti? No. Un niscemu», ma chi siete? non usciamo, è la risposta dall’interno. I poliziotti sparano in aria. La porta si apre. È l’irruzione. Ed è davvero il giorno della pesca miracolosa.

Ecco la «24 ore» in pelle di Lo Piccolo: zeppa di carte, fogli scritti, rendiconti. Anche nel water-closet vengono trovati alcuni fogli scritti, ma gli occupanti, sentiti i colpi d’arma da fuoco non fanno in tempo ad azionare lo sciacquone. Il contenuto dell’archivio, a primo di giudizio di chi ieri sino a tarda notte spulciava i documenti uno per uno, viene definito «impressionante». Anche quattro borsoni. In uno, otto pistole (Beretta calibro 9, revolver calibro 38, 357 Magnum), un paio con matricola abrasa, negli altri borsoni biancheria, vestiti. Vale la pena ricordare che Michele Greco o Totò Riina o Giovanni Brusca, o lo stesso Provenzano, al momento della cattura non avevano neanche una scacciacani.

Gli arrestati di ieri erano appena arrivati sul posto, con una Toyota e una Citroen C3, provenendo da luoghi diversi proprio per incontrarsi e «ragionare». Da ieri, nel palermitano, l’organizzazione militare di cosa Nostra risulta acefala.

Titolava il «Televideo» Rai: «Traditi da fedelissimo ora pentito». A domanda, in conferenza stampa, Francesco Messineo, procuratore capo: «Non mi risulta che ci siano collaboratori di giustizia o pentiti dietro questa operazione». Lo ribadiscono i quattro magistrati, il questore e il dirigente della mobile. Lo Piccolo lo cercavano da quasi dieci anni. Da alcune settimane avevano ristretto il cerchio in contrada Giardinello.

L’allarme alle 7 e 25. Da un binocolo ad alta intensità appaiono le immagini dell’arrivo delle due vetture. Chi è di turno al cannocchiale capisce che è quello, fra i tanti, il casolare giusto.

Il procuratore Messineo: «La notizia è semplice, schematica, scheletrica nella sua essenzialità. Grazie a un’impeccabile operazione della polizia di Stato, che ha profuso intelligenza, lavoro e sacrificio, abbiamo raggiunto un risultato di decisiva importanza. L’organizzazione militare di Cosa Nostra è stata sgominata nel palermitano, o almeno in buona parte del suo territorio». Aggiunge: «Io sono solo un vigile urbano che ha smistato il traffico». Diamogliene atto: da ieri, a Palermo, si circola molto meglio...


Curioso che Messineo smentisca l'ipotesi della collaborazione di Franzese...evidentemente nn doveva uscire il suo nome come fonte dell'arresto di Lo Piccolo.
Evidentemente nn era tutto finito e c'erano in programma altre operazioni,il fatto che Franzese sia stato sbattuto in prima pagian sarà sicuramente servito come monito agli altri legati alui....solita tiritela....i giornali sputtanano le indagini pubblicando nomi e fatti che dovrebbero restare all'inter della DDA...
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Old 06-11-2007, 15:35   #23
Ser21
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Grasso: «Colpo decisivo a Cosa Nostra senza capo»

Sandra Amurri


Il procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso plaude al risultato, mostra la consueta cautela nell’azzardare previsioni ma fa notare come arrestare i latitanti indebolisca il rapporto mafia-politica in quanto incrina il potere contrattuale di Cosa Nostra.




Procuratore, Lo Piccolo era già il nuovo capo o stava ancora scalando la vetta di Cosa Nostra?




«Stava lavorando in quel senso non so con quante possibilità di riuscirvi. Occupare un ruolo del genere non vuol dire semplicemente occupare uno spazio lasciato libero ma possedere le capacità per poterlo gestire e Lo Piccolo mi sembra lontano dal possedere il carisma di Provenzano. Nonostante vanti uno spessore criminale di rilievo non è dello stesso lignaggio».



Un boss, dunque, non all’altezza di comandare?

«È stato certamente in grado di espandersi oltre il suo mandamento d’origine fino a conquistare,dopo l’arresto degli avversari, Rotolo e Cinà che lo volevano eliminare, l’area metropolitana palermitana».



Ora lo scettro passerà a Matteo Messina Denaro?



«Matteo Messina Denaro esercita il potere nel trapanese ed è collegato, per motivi famigliari (suo cognato è Guttadauro) con alcune zone del palermitano,da questo ad arrivare a conquistare il vertice ce ne vuole ma bisogna attendere».



Sta ipotizzando una Cosa Nostra senza capo?



«È possibile il ritorno in auge della struttura di base: famiglie che esercitano il loro potere attraverso i reggenti. La vecchia commissione è stata polverizzata, ci vorrà del tempo, in assenza di un uomo con le caratteristiche dei vecchi capi arrestati, prima che qualcuno riconquisti il potere attraverso il consenso generalizzato».



E se non vi sarà un consenso generalizzato?



«Potremmo assistere alla presa del potere con le armi, con gli omicidi».



Ipotizza una nuova strategia del terrore?



«Non si può escludere. Quando Cosa Nostra ha scelto la via della guerra, la repressione dello Stato è stata esiziale, speriamo che il ricordo del passato la induca alla riflessione».



Lo Piccolo era un serbatoio importante per fare cassa con estorsioni e racket. Provvedere al sostentamento dei

detenuti e delle famiglie potrebbe divenire un problema.



«Questo è un altro aspetto delicato. Se i detenuti si sentiranno abbandonati potranno mettere in atto una rivolta oppure scegliere di collaborare».



È pensabile una nuova stagione del pentitismo con una legge sui collaboratori molto più restrittiva?

«La legge richiede completezza di dichiarazioni, dichiarazioni che riguardano fatti nuovi e non vecchi. Si tratta, come sempre, di una scelta di convenienza. Sta a loro decidere».



Le indagini che hanno portato all’arresto di Lo Piccolo, sono state coordinate da quella parte della DDA di Palermo critica alla sua gestione dell’Ufficio.



«Svolgere a pieno il mio ruolo è contribuire e auspicare che la lotta alla mafia venga portata avanti con efficacia e questo fa sì che i risultati, a prescindere da chi li ottiene, restino risultati. Ho espresso il mio plauso alla DDA, ai ragazzi della catturandi della squadra mobile di Palermo, al Questore e al capo della Polizia Manganelli».

Ma c’è chi dice che arrestare i latitanti colpisce Cosa Nostra ma non i suoi rapporti con la politica.



«Matteo Messina Denaro, che credo si intenda di questo tema, in un pizzino sequestrato a Provenzano ha scritto: "Qui hanno arrestato anche le gambe delle sedie e non abbiamo più potere contrattuale". Con la politica. Ma anche con il mondo imprenditoriale».
Dice e nn dice...da perfetto.........


Cmq due cose lampanti: Non sanno se la vecchia commissione inizierà una nuova stagione stragista (ma lo temono) per otterne qualcosa in cambio per loro;oppure se MMD prenderà le redini del comando,gia così giovane.
Altra interessante nota riguarda le critiche rivolte a Grasso da Palermo...insomme cose gia viste in passato...come sempe.

Ultima ma nn per importanza la chicca "Qui hanno arrestato anche le gambe della sedia non abbiamo più potere contrattuale",ne politico ne imprenditoriale.
Quindi per il Sign.Grasso Mafia-Politica è un teorema che nn esiste più? CVD,come sempre nelle sue dichiarazioni...
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Old 06-11-2007, 15:46   #24
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qualcuno ha parlato
Ovviamente

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sarebbe un gran colpo se si pentissero....
Non accadrà mai.
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Old 06-11-2007, 15:58   #25
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Anche se non sono così spietato come te con Grasso, lo solleverei dal suo ruolo.
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Old 06-11-2007, 16:00   #26
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Ecco padre e figlio:



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PALERMO - Una villetta a Giardinello, nel Palermitano, a 300 metri di distanza in linea d'aria da quella in cui sono stati catturati. Un «rifugio temporaneo». Qui il boss Salvatore Lo Piccolo avrebbe trascorso gli ultimi giorni prima del blitz che ha messo fine alla sua latitanza. Il covo è stato individuato martedì mattina dalla polizia. Sul posto si trovano agenti della Squadra mobile e una squadra dei vigili del fuoco. L'immobile sarebbe intestato a un uomo residente a Giardinello.

LIBRO MASTRO DEL PIZZO - Intanto nel luogo dell'arresto gli agenti della Squadra mobile hanno trovato il libro mastro del pizzo. Da ambienti investigativi si è appreso che non si tratta di un volume simile a quello trovato nel 1989 alla cosca dei Madonia, ma in questa rubrica in possesso ai Lo Piccolo gli inquirenti avrebbero scoperto, una sorta di rubrica contenente decine di riferimenti a commercianti e imprenditori taglieggiati dalla cosca di San Lorenzo.

ARRESTATO UN TERZO FAVOREGGIATORE - La polizia di Stato ha arrestato un terzo favoreggiatore dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. L'uomo finito in manette è Giuseppe Di Bella, 50 anni, allevatore di Montelepre, che lunedì è stato visto arrivare alla guida di una Bmw. La polizia ha identificato Di bella e lo ha bloccato nei pressi della sua abitazione nel paesino del Palermitano. Gli altri due favoreggiatori arrestati lunedì erano il proprietario della villetta, Filippo Piffero, e Vito Palazzolo, titolare di un Bed e Breakfast nel vicino paese di Terrasini, entrambi incensurati.

PRIMA NOTTE IN CARCERE - Prima notte in carcere intanto per i boss finiti in manette. I quattro, il boss Salvatore Lo Piccolo, il figlio Sandro, il "reggente" del clan di Brancaccio, Andrea Adamo, ed il carinese Gaspare Pulizzi sono stati trasferiti in gran segreto, in nottata, in quattro differenti carceri tra Roma ed il nord Italia. Salvatore Lo Piccolo, ascoltato lunedì sino a tarda sera negli uffici della Mobile da investigatori e magistrati, ha trascorso, dunque, la sua prima notte in un carcere dopo quasi 24 anni di latitanza. Gli uomini della sezione «Antimafia» della Mobile, intanto, hanno avviato l'analisi dei «pizzini» trovati nel covo. Molti dei messaggi sarebbero in codice, proprio come faceva Provenzano. Le armi, invece, sono state trasferite nei laboratori del gabinetto regionale della polizia scientifica di Palermo per gli esami balistici.

GRASSO E AMATO - La cupola di Cosa Nostra, la direzione provinciale che prende le decisioni, «oggi non esiste, Cosa nostra non ha un vertice». Così il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, nella conferenza stampa al Viminale dopo gli arresti di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Provenzano, ha spiegato Grasso, «in un pizzino diceva che nella commissione di Cosa nostra erano rimasti lui, Rotolo e Lo Piccolo. Li abbiamo arrestati tutti». Dunque, Cosa nostra «non ha un vertice». Secondo Grasso, però, ciò non significa che non emergeranno nuove figure di spicco: «alcuni capi-zona - dice - hanno aumentato la propria influenza anche fuori i mandamenti. Oggi la mafia è un'organizzazione destrutturata che difficilmente si può muovere, e questo è il momento migliore per colpirla, ma anche per chi, dall'interno, vuole rialzare la testa». Intanto il ministro dell'Interno Giuliano Amato prevede «importanti sviluppi». «Se la mafia si era illusa che la nostra preoccupazione principale fossero i lavavetri si era sbagliata» ha detto il ministro incontrando i vertici delle forze dell'ordine e gli autori dell'operazione che ha portato alla cattura dei boss Lo Piccolo.

06 novembre 2007
http://www.corriere.it/cronache/07_n...olo_covo.shtml
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Old 06-11-2007, 16:06   #27
Ser21
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Avere lui a capo dell'antimafia è come avere Mastella alla giustizia...
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Old 08-11-2007, 23:54   #28
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Old 09-11-2007, 00:11   #29
zerothehero
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Ora chi comanda?
Se lo dico, mi sospendono.. metto solo le iniziali
A. R. S. ..loro sono solo pesci piccoli...galoppini.. se così non fosse la Mafia sarebbe sconfitta, visto che praticamente hanno pigliato tutti i grandi capi della Cupola...visto che la Mafia è viva e vegeta, non ce la contano giusta, inZomma.
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Old 09-11-2007, 00:18   #30
joesun
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Entrate per 2 milioni e mezzo
ecco la holding del padrino

Racket, appalti e un esercito di 5 mila stipendiati. Grazie ai documenti trovati nel covo è stata ricostruita la contabilità della cosca
di Enrico Bellavia

Per anni è stato per tutti poco più di un comprimario: autista del boss Saro Riccobono prima, un sopravvissuto che aveva messo le sue armi e un esercito di disperati al servizio dei Corleonesi, poi. Quando lo Stato iniziò davvero a interessarsi a Salvatore Lo Piccolo, tirandolo fuori dall´anonimato delle figure incolori che popolano l´universo delle cosche, c´era già un sacco di gente alle dipendenze del nuovo padrone di Palermo. Prendevano lo stipendio a centinaia da Totò "u´vascu", il vecchio, il saggio. Tra i casermoni dello Zen, nella polvere dei cantieri, da Partanna a Carini, dettava legge. E incassava.

Muoveva da solo almeno 2 milioni e mezzo di euro al mese. Ne teneva per sé 40 mila, ne passava alla moglie 11 mila, ne girava al figlio Sandro 25 mila. Degli altri due figli, Calogero ha appena finito di scontare una condanna per mafia: teneva la cassa della famiglia e pagava un po´ di stipendi. A Francesco Paolo Onorato, sicario poi pentito, dava un fisso di 4 milioni e mezzo di vecchie lire al mese.
Claudio, l´altro figlio, ufficialmente gommista in una officina di via Fabio Besta, tra lo Zen e Tommaso Natale, a due passi dal quartier generale del clan in via R53, è l´unico che non sia mai incappato in inchieste.

È stato tenuto d´occhio, questo sì. Fermato più volte per tenere aggiornate frequentazioni e abitudini ma sempre in funzione della cattura del padre e del fratello Sandro. Che di basi ne avevano a decine in quella enclave impenetrabile che va da San Lorenzo fino a Carini e su fino a Torretta. C´era la tabaccheria Vassallo a Sferracavallo per smistare i pizzini, c´erano le officine dei Tuzzolino al Villaggio Ruffini e in via Sampolo, dove proprietari e avventori parlavano spesso dei Lo Piccolo e delle loro fortune. E interpellavano Lo Piccolo junior perfino per un terreno che il proprietario non si decideva a vendere. C´era la lavanderia di Giulio Caporrimo, un fedelissimo della prima ora, a Tommaso Natale.

C´erano del resto, teste d´uovo come il ragioniere che accendeva conti correnti a raffica ma anche un esercito di peones pagati a mille euro al mese disposti a dare la vita per il boss. A presentarsi armi in pugno tra cemento e mattoni per cacciare gli operai e fermare le gru fino a nuovo ordine.

È questo tessuto economico, dal piccolo traffico di droga, alla riscossione delle estorsioni che va in pezzi con l´arresto del boss e del figlio. La contabilità che ora gli hanno trovato a Zucco, in quella villa in cui si riuniva con il cda ristretto della mafia palermitana racconta ogni singola voce del bilancio nell´era di Lo Piccolo.

È il dare e avere quotidiano: i negozi che pagano, da 500 a 10 mila euro al mese. I cantieri che comprano la protezione in lavori e forniture, in guardianie e in quote: il 3 per cento per ogni appalto pubblico, cinquemila euro al mese ad appartamento.

Tangenti: a Torretta per una lottizzazione da 10 milioni di euro in villini. A Carini per un affare da 70 case un «regalo» da 350 mila euro, poi ridotti a 250 mila. Per tutti gli altri, da 5 a 7 mila euro ad appartamento costruito.

Dove finissero i soldi di Lo Piccolo è solo in parte un mistero. Durante questi ultimi otto anni di caccia, 400 tra fiancheggiatori, gregari, bracci destri o semplici soldati, sono stati investiti o lambiti dalle indagini. Molti sospetti di riciclaggio, qualche misura patrimoniale. Ma è negli ultimi due anni che gli accertamenti hanno preso di mira il grosso del probabile reimpiego: i supermercati della catena Sisa di Francesco Paolo Sgroi, 200 milioni di euro di fatturato. E gli investigatori avanzano dubbi anche sull´ascesa improvvisa di Ferdico, il re dei detersivi. Più di un dubbio, spinto fino al sequestro, per la proprietà reale della Sala Bingo Las Vegas a Villa Tasca: 8 milioni di entrate all´anno.

Cosa avesse intenzione di fare Lo Piccolo con tutti quei soldi è emerso dalle carte che hanno consegnato anche il progetto di un golpe strisciante ai suoi danni. Lo Piccolo era l´anello di collegamento tra le famiglie Usa dei Gambino e degli Inzerillo di cui propugnava il rientro in Sicilia. Era l´uomo d´ordine in grado di offrire un apparato militare oliato e robusto ai cervelli finanziari, detentori del know-how necessario per i grandi traffici internazionali della droga. Passava per la sua rete anche l´intesa di cartello con la ‘ndrangheta.

http://palermo.repubblica.it/dettagl...adrino/1383846

una nota di colore: in riferimento alla catena di negozi del re dei detersivi Ferdico, oggi il telegiornale della rete locale TGS (per intenderci, stessa redazione del Giornale di Sicilia, di cui potete notare il fatto che non da riferimenti online alle notizie) ha dato la notizia del pentimento di Ferdico, che avendo riconosciuto tra gli arrestati il suo estortore, avrebbe deciso di denunciare l'estorsione e addirittura avrebbe esortato i commercianti a denunciare a loro volta i loro estortori.
da sottolineare l'impressionante ascesa della catena ferdico, con numerosi punti vendita tra palermo e provincia. pubblicizzata continuamente dalla suddetta rete televisiva.
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Old 09-11-2007, 00:20   #31
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A. R. S. ..loro sono solo pesci piccoli...galoppini.. se così non fosse la Mafia sarebbe sconfitta, visto che praticamente hanno pigliato tutti i grandi capi della Cupola...visto che la Mafia è viva e vegeta, non ce la contano giusta, inZomma.
oh poffare! mi tocca quotarti
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Old 09-11-2007, 00:28   #32
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Se lo dico, mi sospendono.. metto solo le iniziali
A. R. S. ..loro sono solo pesci piccoli...galoppini.. se così non fosse la Mafia sarebbe sconfitta, visto che praticamente hanno pigliato tutti i grandi capi della Cupola...visto che la Mafia è viva e vegeta, non ce la contano giusta, inZomma.
ma veramente il piu grande, nonchè casualmente nemico dei corleonesi, di Bernardo e di lo piccolo, nonchè l'autore di uno dei piu grandi network internazionali mafioso è ancora vivo e vegeto. Matteo Messina Denaro

Ma a r s chi è? un politico?
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Old 09-11-2007, 00:30   #33
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Ma a r s chi è? un politico?
tanti politici

(credo )
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Old 09-11-2007, 00:41   #34
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ma veramente il piu grande, nonchè casualmente nemico dei corleonesi, di Bernardo e di lo piccolo, nonchè l'autore di uno dei piu grandi network internazionali mafioso è ancora vivo e vegeto. Matteo Messina Denaro

Ma a r s chi è? un politico?
Se vuoi te lo dico in pvt..qui non si può..

Non cambia..sono gioppini..ammettiamo che riescano a pigliare pure Matteo Messina Denaro..gli appalti aggiustati, i sistemi di relazione, la distribuzione di cariche pubbliche e di favori rimarrebbero più o meno uguali..la testa (anche se è improprio parlare di testa, ma di intreccio di relaizioni e di favori) è da un'altra parte.. A. R. S.

Ultima modifica di zerothehero : 09-11-2007 alle 00:44.
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Old 09-11-2007, 00:49   #35
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Se vuoi te lo dico in pvt..qui non si può..

Non cambia..sono gioppini..ammettiamo che riescano a pigliare pure Matteo Messina Denaro..gli appalti aggiustati, i sistemi di relazione, la distribuzione di cariche pubbliche e di favori rimarrebbero più o meno uguali..la testa (anche se è improprio parlare di testa, ma di intreccio di relaizioni e di favori) è da un'altra parte.. A. R. S.
anche se mi sembra riduttivo scaricare le colpe soltanto su ciò che dici tu. anche a monte di responsabilità ce ne sono.
il sistema è grande pressappoco quanto uno stivale.
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Arrestato boss di qua, arrestato boss di là....ma in sostanza non cambia mai nulla . Secondo me dovrebbero puntare un po' più in "alto" le indagini, questi sono solo dei criminali di mezza tacca, dei terminali di una organizzazione che ha vertici diciamo "importanti". Non sono certamente "persone" semi-analfabete come Rina, Provenzano etc che possono gestire una delle + grandi e complesse "aziende" del mondo
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