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Prima che sia troppo tardi
Testo: "Oggi dobbiamo fare qualche riflessione importante e delicata sullo Stato di Diritto nel nostro Paese e sulla tenuta democratica del nostro Paese. Lo dobbiamo fare anche perché i giornali di oggi, ancora una volta, spacciano per litigio fra Di Pietro e Mastella una questione politica che io ho posto e che, con malaccorta indecenza, il mio collega cerca di ribaltare riversando su di me ingiurie e contumelie. Una premessa: Mastella se la prende con me dicendo che avrei fatto chissà cosa di poco trasparente, nella vita passata. Sui fatti che mi riguardano è bene ripetere ancora una volta che allorché fui messo sotto indagine mi dimisi, prima da magistrato e poi da ministro e corsi dal mio giudice per farmi giudicare. Il giudice prosciolse me e condannò per diffamazione e calunnia i miei accusatori. Questa è la mia storia personale. E’ finita. Non se ne parli più. Il problema non è questo: fossi anche il diavolo della situazione, la questione è l’inchiesta che a Catanzaro si sta portando avanti nei confronti di una classe politica e la reazione della stessa atta a far togliere l’inchiesta a quel magistrato. A questa domanda dobbiamo dare una risposta. Di che cosa stiamo parlando? E’ successo che nei mesi scorsi un magistrato, fino a quel momento poco conosciuto, ha messo in piedi un’inchiesta detta “Poseidone” riguardante contributi, anche europei, finanziamenti non trasparenti e rapporti fra politica e affari. In questa inchiesta era coinvolto un tale Pittelli, parlamentare di Forza Italia, e addirittura personaggi vicini al Procuratore Capo di Catanzaro. A farla breve: questa inchiesta è stata tolta al magistrato titolare. Nel frattempo lo stesso magistrato aveva istruito anche l’inchiesta “Why not”, pure riguardante contribuzioni pubbliche e “scorciatoie” per acquisire questi fondi e per dare e avere favori. Nell’ambito di questa inchiesta, sono finiti sotto indagine anche il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Non credo ci sia niente di più doveroso, quando un magistrato fa indagini su politici di rilievo, che gli si lasci fare il proprio mestiere. Invece è stata attivata, per lui, una procedura di trasferimento proprio dal ministro della Giustizia. L’immagine che ne viene fuori è di una Casta che non vuole farsi giudicare, di un potere che respinge lo Stato di Diritto e la legalità uguale per tutti, di una magistratura delegittimata ogni volta che cerca di fare il proprio dovere. Questa non era la politica di Berlusconi? Non era questa la ragione per cui abbiamo chiesto agli italiani di votarci, per fare una politica giudiziaria totalmente opposta? Abbiamo iniziato con l’indulto e finiamo con la delegittimazione dei magistrati. Diranno che è tutto corretto, a norma di legge. Sì, è tutto corretto. Diceva Morvillo, cognato di Falcone, che la colpa dell’attentato al giudice era dei “professionisti delle carte a posto”. Professionisti che pongono in essere degli atti che sicuramente potevano essere posti in essere, ma che messi insieme uccidono lo Stato di Diritto e, a volte, le persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Destabilizzazione, isolamento, delegittimazione portano a questo. Io ho chiesto una cosa al Presidente del Consiglio, al Consiglio dei Ministri e al Parlamento, l’ho chiesto da ministro in carica e da Presidente di un partito che tiene in piedi questa maggioranza: ci si deve interrogare su quale politica giudiziaria vogliamo fare per questo Paese. Vogliamo che ci sia una discussione pubblica e trasparente, non questi continui colpi di mano che finiscono per essere colpi allo Stato di Diritto se non veri e propri colpi di Stato. Io voglio portare all’attenzione la necessità che si faccia una riforma del processo penale: pochi reati ma con pene certe. Una riforma del diritto penale procedurale: si deve arrivare alla sentenza in un terzo dei tempi attuali. Una riforma finanziaria sulla struttura degli uffici: accorpamento delle circoscrizioni giudiziarie, gestione computerizzata delle procedure, dei carichi pendenti, del casellario giudiziale, dei rapporti fra gli organi di polizia e magistratura. Una struttura che permetta alla Giustizia di funzionare meglio. Questo non è stato discusso né dal precedente governo né da quello attuale. Noi dell’Italia dei Valori chiediamo che su questi temi venga rilanciata l’attenzione prima che sia troppo tardi e per questo abbiamo deciso di lanciare una campagna nazionale di informazione a partire dalla fine di questa settimana, con una manifestazione per chiederci se è finito lo Stato di Diritto, affinché si discuta una volta per tutte sui soggetti legittimati, capaci e volenterosi di realizzare una nuova politica giudiziaria per questo Paese. Voglio sapere se il ministro della Giustizia vuole questa nuova politica o se si sia ridotto ad essere una "longa manus" di chi vuole bloccare le indagini. Questo fine settimana chiamiamo tutti al primo appello di una manifestazione in difesa della Giustizia e dello Stato di Diritto e contro le procedure barbariche di prevaricazione nei confronti dei magistrati che fanno il proprio dovere. Prima che sia troppo tardi. Prima che “i professionisti delle carte a posto” si rendano colpevoli di qualche mano pesante che a posto mette la vita di qualche magistrato." http://www.antoniodipietro.com/index.html
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#102 |
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Mettiamo caso di poter sostituire, prodi e mastella.. diciamo con un berlusconi, e con un previti alla giustizia... e di portare gli eventi attuali al 2002...
cosa sarebbe successo? di se un un ipotetico ministro della giustizia previti avesse rimosso, o avesse richiesto la revoca dell'inchiesta al magistrato che indagasse su berlusconi, e dopo su lui stesso? L'inferno, ecco cosa sarebbe successo... tutti si sarebbero opposti, tutti quelli che oggi stanno in SILENZIO, tutti quelli che oggi guardano alla FINESTRA, si sarebbero opposti... avrebbero tirato fuori fior di manifestazioni, di proposte di legge per bloccare il tutto... invece oggi mi prende lo sconforto a vedere che quelli che alzavano la voce ieri, oggi manco aprono la bocca, e quelli che cambiavano e distruggevano la magistratura ieri, oggi fanno quello che facevano ieri, pensano a cosa poptranno fare loro, quando sarannno al governo.. mi prende lo sconforto, perche a difendere lo stato di diritto e dovere in italia, ci sta solo un partito, e qualche mosca bianca nell'opposozione, come tabbacci... questo paese non ha, ne avra' mai speranza, perche chiedere a dei criminali, corrotti, corruttori, assassini, mafiosi, di combattere la criminalita'. sara' qualcosa di impensabile...
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#103 | |
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Senior Member
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a prescindere dallo "schieramento". |
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#104 |
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Bannato
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Ecco gli sviluppi...
http://www.ansa.it/opencms/export/si..._70737044.html CASO DE MAGISTRIS, ATTI WHY NOT INVIATI A ROMA CATANZARO - Il procuratore generale facente funzioni di Catanzaro, Dolcino Favi, ha disposto la trasmissione degli atti dell'inchiesta Why Not alla procura di Roma affinché li possa valutare il Tribunale dei ministri. Dolcino Favi. a quanto si è appreso, ha deciso la trasmissione dell'intero fascicolo processuale perché venga valutato se i reati ipotizzati nei confronti del presidente del Consiglio, Romano Prodi, e del ministro Mastella, siano stati commessi quando già erano componenti del Governo o in una fase precedente. Secondo quanto si è appreso nella capitale la decisione di inviare il carteggio a Roma, per competenza territoriale, potrebbe riguardare i soli aspetti relativi ad ipotesi di reato legate all'esercizio delle funzioni di ministro e dei soggetti collegati e non tutta la parte restante dell'inchiesta. L'incartamento, stando alle indiscrezioni, si trova ancora in Calabria e dovrebbe arrivare a Roma tra oggi e domani. Gli atti saranno consegnati alla procura della repubblica che, dopo un esame preliminare e previa iscrizione nel registro degli indagati dei soggetti interessati, tra questi Clemente Mastella, provvederà alla trasmissione del fascicolo processuale al competente collegio per i reati ministeriali. LEGALE MASTELLA: TRIBUNALE DEI MINISTRI VALUTERA'INFONDATEZZA ROMA - "Il Tribunale del ministri prenderà atto della infondatezza assoluta di qualsiasi accusa nei confronto del ministro Mastella". Ne è certo l'avvocato Titta Madia che assiste il Guardasigilli, a proposito delle notizie secondo le quali la Procura generale di Catanzaro avrebbe trasmesso al Tribunale dei ministri gli atti relativi all' iscrizione del Guardasigilli nel registro degli indagati per l'inchiesta Why not tolta al Pm Luigi De Magistris. "Il Tribunale dei ministri - ha spiegato Madia - svolgerà le indagini che riterrà opportune ma noi riteniamo che, stando a ciò che si conosce, e cioé la famosa intercettazione con il dottor Saladino e i rapporti con il dottor Bisignani e con il generale Cretella, siano tutti fatti insignificanti". L'avvocato ha aggiunto che "al ministro non è arrivato nulla, solo le comunicazioni a mezzo stampa". |
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#105 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2001
Città: GROSSETO
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#106 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2004
Città: Roma
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fa bene De Magistris a parlare pubblicamente.
E' ora di farla finita con le teste chine. E' ora che in Italia si prenda coscienza che tutti possono fare qualcosa contro questa mer*a di casta.
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#107 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
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Infatti non mi aspettavo che avrebbe avuto le OO di sparare sulla politica italiana, speriamo che questa sia la volta buona quantomeno per iniziare un processo di svecchiamento e rinnovamento.
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#108 | |
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Ammonito.
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"Expedit esse deos, et, ut expedit, esse putemus" (Ovidio) Il mio "TESSORO": SuperMicro 733TQ, SuperMicro X8DAI I5520, 2x Xeon Quad E5620 Westmere, 12x Kingston 4GB DDR3 1333MHz, 4x WD 1Tb 32MB 7.2krpm
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#109 |
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Il csm nomina iannelli nuovo procuratore generale di catanzaro
«Why not»: polizia in sede «Campanile» Le forze dell'ordine hanno acquisito l'elenco dei fornitori nell'ambito dell'inchiesta catanzarese Il procuratore Enzo Iannelli (Ansa) ROMA - La polizia giudiziaria, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Catanzaro «Why not», si è presentata presso la sede del quotidiano dell'Udeur «Il Campanile» facendo richiesta dell'elenco dei fornitori. Lo rende noto un comunicato del Consiglio di amministrazione dello stesso quotidiano. L'acquisizione dei documenti è stata disposta dall'attuale procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi che aveva avocato l'inchiesta dal suo tiolare il pm Luigi de Magistris. IL COMUNICATO - «Il Consiglio di Amministrazione de «Il Campanile Nuovo» - si legge nella nota diffusa dal giornale dell'Udeur - informa che, ufficiali della polizia giudiziaria si sono presentati nella sede del quotidiano, a Roma in Largo Arenula 34, su mandato della Procura di Catanzaro». «La polizia giudiziaria molto correttamente ha evidenziato che la ragione della loro presenza era legata ad una richiesta di acquisizione di copie di documenti. Quindi - prosegue il comunicato - nè una perquisizione nè alcuna richiesta imperativa. Sostanzialmente, la polizia giudiziaria ci ha informato che potevamo o meno, discrezionalmente, mostrare quanto oggetto di richiesta di esibizione». «Siamo contenti che le indagini proseguano e facciano il loro corso - sottolinea il Cda del "Campanile Nuovo" - perchè non abbiamo nulla da nascondere nè tanto meno da temere per quanto concerne la nostra gestione. Abbiamo invitato la polizia giudiziaria ad estrarre copia di tutto quanto ritenuto utile, in immediato riguardo, alla richiesta avanzata. POLIZIOTTI ANCHE A SAN MARINO - Nell'ambito sempre dell'inchiesta «Why not» sarebbero stati acquisiti dei documenti all'interno di un istituto di credito a San Marino. NUOVO PROCURATORE A CATANZARO - Intanto Enzo Iannelli, attualmente a capo della procura di Pisa, è stato nominato nuovo procuratore generale di Catanzaro. Prenderà il posto occupato dall'attuale facente funzioni Dolcino Favi. Iannelli è stato nominato all'unanimità il plenum del Consiglio superiore della magistratura (Csm), che si è espresso con una procedura d'urgenza. Se il ministro della Giustizia gli darà il cosiddetto «anticipato possesso», Iannelli potrebbe già insediarsi a Catanzaro tra una decina di giorni. LA CARRIERA - In magistratura dal 1969, Iannelli è stato per vent'anni alla procura generale della Cassazione, rappresentando l'accusa in importantissimi processi: tra i tanti quelli per le stragi alla stazione di Bologna e di Ustica, l'attentato a Wojtyla, il cosiddetto Moto-ter e il sequestro delle liste degli scritti alla P2. GRANDE ESPERIENZA - Nella delibera con cui il Csm ha decretato la nomina, si sottolinea «l'approfondita conoscenza» da parte di Iannelli della realtà calabrese, dovuta alla trattazione di complessi procedimenti sulla criminalità organizzata, nel lungo arco di tempo in cui è stato alla procura generale della Cassazione; tra i tanti, quello sulla Duomo Connection. CASI ECCELLENTI - Il nuovo Pg di Catanzaro si è occupato anche del maxiprocesso alla sacra Corona Unita e del sequestro Celadon. E per quanto riguarda il terrorismo, degli omicidi Occorsio e Amato. Sue anche le requisitorie in Cassazione nel terzo troncone del processo a Enzo Tortora, nel procedimento per il disastro di Stava e nel processo a carico di Marcinkus. Si è occupato anche, sia pure in un ruolo particolare, dello scandalo Lockheed, visto che nel 1977 ha fatto parte come assistente e su indicazione del Parlamento dell'ufficio dei Commissari d'accusa presso la Corte costituzionale. Dal 1997 guida la procura di Pisa, che sotto la sua conduzione - evidenzia ancora il Csm - ha ottenuto «ottimi risultati» sotto il profilo dell'efficienza, riducendo l'arretrato e contenendo le spese per le intercettazioni.( stampa | chiudi http://www.corriere.it/cronache/07_o...lli_print.html
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#110 |
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L'inchiesta why not vola a roma al vaglio del tribunale del ministero ancor prima che sia stata fatta una richiesta a procedere o quantomeno un rinvio a giudizio...della serie,i politici controllano quale sono gli assi nella manica del processo why not e agiscono di conseguenza...
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#111 | ||
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Bannato
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#112 |
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Senior Member
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Santoro ha deciso di suicidarsi. Almeno mediaticamente parlando
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#113 |
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#114 | |
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Senior Member
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Il capro espiatorio
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#115 |
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De Magistris: in 7 pagine il ricorso contro l'avocazione
L'avere informato dell'iscrizione del Ministro Mastella nel registro degli indagati il procuratore aggiunto anziché il procuratore capo; il non aver trasmesso al Tribunale dei Ministri gli atti perché l'avocazione è arrivata prima che ciò fosse possibile; l'inesistenza della incompatibilità tra lui e Mastella. Sono tre i punti fondamentali sui quali si basa il ricorso presentato dal sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, contro l'avocazione dell'inchiesta "Why Not" disposta dal Procuratore generale Dolcino Favi. «Non esiste - è scritto nel ricorso - alcun interesse da parte del titolare del procedimento, dal momento che le investigazioni aventi ad oggetto condotte in cui compariva anche il nominativo del ministro della Giustizia erano in corso da tempo». Il concetto è esplicitato nel passo successivo: «Nel caso di specie è stato il ministro della Giustizia ad esercitare la richiesta di trasferimento pur essendo consapevole che gli atti del fascicolo avevano anche ad oggetto la sua persona». Forleo. È inutile una scorta quando gli «attacchi» arrivano «non dalla piazza» ma da «taluni esponenti istituzionali». Ed è inutile di fronte ad alcuni comportamenti da parte di «taluni esponenti» dell'Arma dei carabinieri riguardo alle numerose circostanze da lei denunciate. È quindi con «profonda amarezza» che il giudice Clementina Forleo, in una lettera inviata al prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, e al procuratore generale Mario Blandini, comunica di rinunciare alla scorta assegnatagli all'epoca in cui si occupava di terrorismo internazionale di matrice islamica ed 'elevatà, come si dice con un termine tecnico, dopo che, il 17 ottobre scorso, il giudice dell'inchiesta sul tentativo di scalata ad Antonventa, da cui sono derivate le indagini su Unipol e altre, ha ricevuto un proiettile con delle minacce. La stessa cosa è accaduta contemporaneamente al suo collega di Catanzaro, Luigi De Magistris, al quale Clementina Forleo aveva espresso solidarietà pochi giorni prima quando aveva partecipato una prima volta alla trasmissione "Annozero". La decisione di rinunciare alla scorta, che motiva «amaramente», deriva anche da quelle che definisce «protratte condotte attive e omissive da taluni esponenti dell'Arma» in relazione alle minacce da lei subite in passato e anche più di recente: l'addolorano - dice, davanti ai cronisti, nel suo ufficio al settimo piano del Palazzo di giustizia milanese - il denunciato scarso impegno riguardo la ricerca dell'autore di quelle telefonate senza risposta nella casa dei genitori a Francavilla Fontana (Brindisi), prima della loro morte, in un incidente d'auto nell'estate del '95 («non c'entra l'episodio della loro morte, quello fu un incidente»). Ce ne sono state altre, nei mesi successivi, nell'azienda di famiglia, nel Brindisino, comprese lettere minacciose nei confronti suoi e del marito. Oggi alcuni testimoni hanno confermato agli inquirenti di Brindisi quelle minacce. Minacce e tentativi di delegittimazione sui quali il giudice ha «riferito ai vertici dell'Arma senza ottenere alcun riscontro». È questa inerzia - mentre dai militari che indagavano sulle telefonate ai suoi genitori sono venute accuse di un presunto, eccessivo interessamento della Forleo alle indagini - che fa dire al magistrato, nel tentativo di sdrammatizzare: «Non ho bisogno di un taxi gratuito, pagato dallo Stato». Paura per la sua incolumità? «Spero di poter lavorare, come sempre, anche di più», risponde mutuando una battuta del suo collega de Magistris. C'è poi il capitolo delle «pressioni» provenienti da «ambienti istituzionali» riguardo le decisioni giurisdizionali da lei prese nell'inchiesta su Antonoveneta, che portarono al deposito delle intercettazioni riguardanti svariati uomini politici di entrambi gli schieramenti (fra gli altri il ministro Massimo D'Alema, il leader dei Ds, Piero Fassino, i parlamentari di Forza Italia Romano Comincioli e Salvatore Cicu) e all'ordinanza, con toni duri verso i politici, con cui il gip ne chiedeva l'utilizzazione alle Camere. «Non faccio alcun nome, per ragioni di sicurezza ho riferito alcune circostanze solo ai miei familiari e a persone del mio entourage, tra cui Ferdinando Imposimato». Domani la questione della rinuncia alla scorta decisa dal magistrato sarà affrontata in Prefettura nel corso di una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza. Laconico il commento alla giornata di oggi del prefetto Lombardi: «Forleo è persona tutelata perchè c'è una esposizione al rischio. Domani - ha aggiunto - faremo le nostre valutazioni». |
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#116 |
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Iscritto dal: Mar 2000
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Non esiste più "colpa di Berlusconi" o "colpa di Prodi".
Non esistono più destra o sinistra, ma un unico fronte di lobbisti. Non esiste più la democrazia in questo paese. Stiamo sprofondando, e io sono il primo a vergognarmi, perchè nulla posso fare.
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E’ un crimine caricare la propria tavola della carne degli animali, quando si ha un giardino che produce tutti i frutti della terra…. Ovidio, Metamorfosi, XV - MyTube |
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#117 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
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speriamo che arrivi pure il seguito..
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#118 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Messaggi: 869
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Dall'ANSA: ( http://www.ansa.it/opencms/export/si..._69633751.html )
Ricorso di De Magistris, il pg non conosceva atti CATANZARO - Il procuratore generale facente funzioni di Catanzaro, Dolcino Favi, quando ha disposto l'avocazione dell'inchiesta Why not non poteva conoscere gli atti e quindi non avrebbe dovuto togliere l'inchiesta al pm Luigi De Magistris, titolare in esclusiva dell'indagine. E' questo, in sintesi, quanto afferma lo stesso magistrato nelle sette pagine del ricorso presentato alla Cassazione contro il provvedimento di Favi. Stralci del documento sono pubblicati oggi da "Il Domani della Calabria" e dal "Quotidiano della Calabria". De Magistris basa il suo ricorso su tre punti fondamentali: l'inesistenza della sua incompatibilità, l'avere informato dell'iscrizione di Mastella nel registro degli indagati il procuratore aggiunto, e l'impossibilità di poter verificare la competenza del Tribunale dei ministri dal momento che l'inchiesta gli è stata tolta. Su quest'ultimo punto, il magistrato manifesta le proprie perplessità perché a suo avviso era ancora da accertare se la condotta ipotizzata nei confronti di Mastella fosse proseguita anche dopo la sua nomina a ministro. Una verifica, evidenzia il magistrato, che non ha potuto fare perché l'inchiesta gli è stata tolta. Secondo il pm, inoltre, Mastella, quando ha chiesto il trasferimento cautelare, sapeva che negli atti figurava il suo nome, quindi non può essere incompatibile il magistrato che poi, proseguendo le indagini, iscrive il ministro nel registro degli indagati come atto dovuto. Una dato confermato, secondo il pm, dal fatto che Mastella avrebbe tentato di ottenere una comunicazione della Procura "circa l'irrilevanza penale" del contenuto di intercettazioni telefoniche, "dichiarazione che, ovviamente, l'Ufficio di Procura non ha mani rilasciato". Il magistrato afferma anche di "non comprendere quale possa essere il contenuto della relazione del Procuratore trasmessa il 19 ottobre 2007", lo stesso giorno dell'avocazione e che sarebbe indicato da Favi come uno degli atti posti alla base del suo provvedimento, visto che non poteva conoscere il contenuto delle indagini. De Magistris afferma di avere agito correttamente, iscrivendo Mastella nel registro degli indagati quando sono emersi indizi di reato a suo carico e di avere trasmesso poi "il provvedimento di iscrizione al Procuratore aggiunto per il successivo visto. Altro non competeva". Hai capito Mastella. Cercava di sapere se le intercettazioni potevano creargli "problemi". Chissà come andrà a finire questa storia.
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