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Roborock Saros 20: il robot preciso e molto sottile
Roborock Saros 20: il robot preciso e molto sottile
Il nuovo robot di Roborock per l'aspirazione della polvere e il lavaggio dei pavimenti spicca per immediatezza d'uso e per l'efficacia dell'azione, grazie anche a un ridotto sviluppo in altezza. Saros 20 integra un motore da ben 36.000Pa di potenza e un sistema di lavaggio a due panni rotanti, con bracci estensibili e un sistema di navigazione molto preciso.
ASUS ROG Kithara: quando HIFIMAN incontra il gaming con driver planari da 100mm
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ASUS e HIFIMAN uniscono le forze per creare ROG Kithara, cuffie gaming con driver magnetici planari da 100mm, design open-back e microfono MEMS full-band. Una proposta che ambisce a coniugare fedeltà per audiofili e performance ludiche, disponibili a 319 euro
Roborock Qrevo Curv 2 Flow: ora lava con un rullo
Roborock Qrevo Curv 2 Flow: ora lava con un rullo
Qrevo Curv 2 Flow è l'ultima novità di casa Roborock per la pulizia di casa: un robot completo, forte di un sistema di lavaggio dei pavimenti basato su rullo che si estende a seguire il profilo delle pareti abbinato ad un potente motore di aspirazione con doppia spazzola laterale
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Old 18-07-2006, 19:00   #161
Ewigen
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18 luglio 2006 16.59
D'ALEMA: DIFFICILE VERIFICARE IL COINVOLGIMENTO DI IRAN E SIRIA

"L'ipotesi di un coinvolgimento dell'Iran e della Siria" nell'attuale crisi che sta incendiando il Medio Oriente "è per noi difficile da verificare". Lo ha detto il vice premier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema nel suo intervento alla Camera sulla situazione in Medio Oriente.
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Old 18-07-2006, 19:00   #162
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18 luglio 2006 17.11
BEIRUT
LIBANO: GIOVEDI' NUOVA EVACUAZIONE DEGLI ITALIANI, L'ULTIMA PREVISTA

Una nuova evacuazione via mare dei cittadini italiani che si trovano ancora in Libano è stata organizzata per dopodomani dal porto di Beirut. Lo ha reso noto oggi l'ambasciata d'Italia a Beirut. L'ambasciata ha precisato che l'evacuazione di giovedì è, per il momento, l'ultima prevista.
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Old 18-07-2006, 19:01   #163
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18 luglio 2006 17.51
MEDIO ORIENTE
APPELLO DEL PREMIER LIBANESE PER IL CESSATE IL FUOCO

Il primo ministro libanese Fuad Siniora ha rivolto un pressante appello ai Paesi arabi ed alla comunità internazionale affinchè si adoperino per un cessate il fuoco immediato. In un comunicato Siniora ha accusato il governo israeliano di "perpetrare massacri di civili libanesi e di distruggere tutto quello che permette al Libano di restare in vita".

Sottolineando che "la guerra israeliana contro il Libano è nel settimo giorno" il primo ministro libanese ha detto che "l'aggressione barbara dimostra che Israele vuol far tornare il Libano indietro di 50 anni". "Le ultime aggressioni - aggiunge - hanno preso di mira industrie di prodotti alimentari, stazioni di servizio, strade, abitazioni civili e all'alba caserme dell'esercito, alcune delle quali non basi di reparti combattenti".
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Old 18-07-2006, 19:27   #164
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18 Luglio 2006
LIBANO - ISRAELE
Accoglienza fredda di Israele all’idea di schierare i caschi blu

Olmert: l’attacco continuerà fino a quando non saranno liberati i nostri soldati e non smetterà il lancio di razzi. “Alcune settimane” per il vice-capo di stato maggiore dell’esercito di Tel Aviv.

Tel Aviv (Agenzie) - Accoglienza fredda, anche se non ufficiale, di Israele alla proposta di schierare i caschi blu dell’Onu al confine libanese, mentre il primo ministro Ehud Olmert ha detto ai tre inviati delle Nazioni Unite che stanno lavorando per ottenere un “cessate il fuoco” che l’attacco in Libano continuerà “fino a quando Hezbollah libererà i nostri soldati e fino a quando la sicurezza dei cittadini israeliani non sarà garantita”, ossia fino a che non smetterà il lancio di razzi. Un tempo che il vice-capo di stato maggiore dell'esercito, generale Moshe Kaplinsky ha quantificato in “alcune settimane”.

E notizie sul campo parlano ancora di morti, già 50 solo oggi, e distruzione, l’ultima riguarda l’autostrada tra Beirut e Damasco, principale via di fuga di coloro che tentano di lasciare il Libano, mentre a livello internazionale sembra di assistere ad un momento di esame delle opzioni possibili.

E’ venuta dal numero due del governo di Tel Aviv, Shimon Peres, la prima risposta, negativa alla proposta di schierare un contingente internazionale per dividere i contendenti. “L'esercito libanese – ha detto - ha 70 mila soldati. Non ha bisogno di forze internazionali per garantire la sicurezza al confine. Semplicemente non vogliono combattere”. “Hezbollah - ha aggiunto Peres – non tiene conto deil governo libanese e delle Nazioni Unite. La nostra esperienza con Unifil (i caschi blu nel Sud del Libano) ci insegna che non ha potuto fermare questa organizzazione. Dobbiamo chiedere se c'e' davvero una forza internazionale preparata ad usare le armi per fermare il lancio di 1500 missili in 5 giorni”.

L’esercito israeliano, secondo quanto scrive oggi il Jerusalem Post, sostiene di aver distrutto, ad oggi, il 40-50% della forza di Hezbollah e studia la possibilità di schierare un sistema antimissile a Haifa, per opporsi al lancio dei razzi dal Libano, che sta duramente colpendo quella città e le altre vicino al confine libanese.

Israele potrebbe però dover considerare l'ipotesi di uno scambio di prigionieri, secondo il ministro per la Sicurezza interna Avi Dichter, ex capo dello Shin Bet. “Penso – ha detto oggi alla radio dell'esercito - che alla fine riporteremo i soldati a casa e se una delle strade passerà attraverso un negoziato sui prigionieri libanesi, penso che arriverà il giorno in cui dovremo considerare anche questo”.
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Old 18-07-2006, 19:34   #165
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Probabilmente il vero obiettivo erano le raffinerie e i depositi petrolchimici. Sfatato il mito della invulnerabilità dei cieli: non era mai successo in passato, neanche ai tempi della prima guerra del Golfo

Haifa, la città dei fantasmi
«È peggio del terrorismo»

Paralizzata la città: porto chiuso, niente mezzi pubbliciUna pioggia di razzi Katyuscia distrugge l’hangar delle ferrovie Uccisi degli operai che avevano iniziato il turno Il raid era stato preannunciato poche ore prima, ma qualcosa non ha funzionato nel sistema di difesa

[Avvenire] All'urlo lancinate delle sirene si è già abituato. Quando ieri pomeriggio per l'ennesima volta, è risuonato l'allarme, il giovane Asael si è rannicchiato in un angolo, ha atteso il botto esploso in lontananza, poi è tornato a prendere posto dietro il bancone dell'Anchor Bar, l'unico locale rimasto aperto sul lungomare. «Non si sa mai, qualche cliente può sempre arrivare, la gente non può restare tappata in casa ancora a lungo», borbotta.
In effetti ieri mattina qualcuno aveva preso coraggio ed era sceso in strada, pensando che il peggio fosse passato dopo che domenica la pioggia dei missili lanciati dagli Hezbollah aveva stroncato la vita di otto persone. E ieri missili hanno colpito l'ospedale Safed.
Ma nel pomeriggio sono ripresi gli attacchi che hanno centrato un condominio di tre piani facendo crollare un'ala dell'edificio. Una decina i feriti ma il timore più grande è che ci siano vittime tra le macerie. A sera un respiro di sollievo, molte famiglie avevano già lasciato il palazzo.
Intanto, però, la terza città d'Israele è tornata ad essere un villaggio fantasma, anche il porto è stato chiuso, le navi allontanate, i mezzi pubblici fermi.
Haifa, il principale centro industriale e commerciale d'Israele, è sotto choc. «Hanno dichiarato guerra alla nostra città» dice il sindaco Yona Yahav rivolgendosi ai compagni di lavoro dei caduti, nell'hangar del deposito ferroviario. Ancora un mausoleo del terrore, come molti altri luoghi colpiti in questi ultimi anni dagli attentati dei kamikaze. Ma non è il vecchio terrorismo, questa è una nuova guerra, ripete il sindaco che invita la popolazione a rimanere in casa, così come prevede lo stato d'emergenza introdotto a seguito del micidiale attacco di domenica mattina.
I missili, almeno una quindicina, hanno squarciato il tetto del capannone e si sono abbattuti sugli operai che stavano lavorando alla manutenzione dei treni facendo una strage. Otto addetti sono stati letteralmente maciullati, una ventina i feri ti. Quando arriviamo sul posto la piattaforma dei binari è un lago di sangue dove galleggiano frammenti di vetro, pezzi di metallo e resti umani sparsi tra gli enormi lampadari bianchi staccatisi dal soffitto.
Yuval Elharar non smette di piangere, ha visto suo fratello Nissim crollare a terra in una nuvola di fumo, l'ha raccolto sanguinante ma non c'è stato nulla da fare. «Erano le nove di mattina, all'inizio del turno - racconta tra i singhiozzi -. Abbiamo sentito le sirene ma non abbiamo fatto a tempo a ripararci».
È una strage che ha il sapore della beffa. Poche ore prima del micidiale attacco il generale Gadi Eisenkot, comandante in capo del Nord Israele, aveva messo in guardia da un possibile lancio di razzi Katyuscia su Haifa. Per questo era stata disposta una batteria di Patriot, i missili anti-missili.
Ma qualcosa non ha funzionato, la superpotenza militare del Medio Oriente non è riuscita a difendere la mitica inviolabilità dei suoi cieli. Non era mai successo, neppure durante la guerra del Golfo quando Saddam Hussein lanciò i suoi Scud sulle città ebraiche (ci fu una sola vittima, morta d'infarto per lo spavento).
Gli artiglieri del «Partito di Dio» guidati da Nashrallah, lo sceicco che ha beffardamente promesso «nuove sorprese» agli israeliani, hanno sparato missili «el-Fajr» di fabbricazione iraniana, più potenti e più precisi dei Katyuscia e con una gittata superiore ai 40 chilometri.
Probabilmente volevano colpire le raffinerie e i depositi petrolchimici che sorgono a poca distanza dagli hangar delle ferrovie. Gli impianti sono in preallarme, le scorte vengono ridotte per evitare una catastrofe che non si vuole nemmeno immaginare. Dall'inizio dell'offensiva, giovedì scorso, gli Hezbollah hanno lanciato oltre mille razzi sul territorio d'Israele. Il capo dell'intelligence militare dello Tsahal ritiene che abbiano accumulato 12 mila missili, e che alcuni di questi potrebbero raggiungere la stessa Tel Aviv, a 120 chilometri dal confine col Libano. L'altra notte alcuni Katyuscia avevano lambito Nazareth e Afula, nella Bassa Galilea, fortunatamente senza provocare vittime.
Scenari inquietanti che alimentano un clima di paura. In Israele si è abituati a vivere nell'insicurezza ma ora è diverso. «I kamikaze colpivano gli autobus, i ristoranti, i luoghi pubblici - dice Eitan Goan, che ha visto il suo negozio semi-distrutto da un Katyuscia -. Ma adesso un razzo ti può raggiungere mentre sei seduto sul divano a casa tua». Anche lui, come la stragrande maggioranza dei suoi connazionali, sostiene decisamente l'offensiva militare scatenata dal governo israeliano contro il Libano. «No ai raid aerei, sì allo scambio di prigionieri» grida Jana Knupova, una ragazza d'origine russa che insieme a quattro amiche innalza cartelli pacifisti davanti all'hangar della morte.
M'invita alla «grande» manifestazione di protesta indetta a Tel Aviv. Ma si sono ritrovati in una cinquantina.
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Old 18-07-2006, 19:35   #166
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«Guerra senza senso: siamo tutti vittime»

L'ospedale di Nahariya, tra le prime città ad essere colpite dai miliziani, ospita sia arabi che israeliani:da giorni condividono le stesse paure

[Avvenire] La città di Nahariya è un agglomerato di case che si affacciano sul mare. Villette, palazzine, giardinetti e una spiaggia lunga a metà strada tra Haifa e il confine con il Libano ad una sola ventina di chilometri. È stata la prima cittadina colpita da missili arrivati dagli Hezbollah. Da diversi giorni le strade sono deserte, i negozi chiusi, le spiagge vuote. I residenti vivono nelle stanze «sicure», quelle che ogni casa costruita dal 1991 in poi deve avere, e in balia delle sirene che avvertono che un missile è in arrivo.
Nahariya non è una città impreparata, i rifugi restano aperti giorno e notte, la polizia è in massima allerta, ma il gioiello della città e di tutto il Paese è l'ospedale della Galilea Occidentale. Stante lo stato di allerta nel quale si trova la città, tutti i malati che potevano tornare a casa sono stati dimessi, gli altri sono stati trasportati di sotto, tra vicoli e corridoi, in enormi stanzoni separati da pareti leggere sulle quali a pennarello sono segnati i reparti. «Il nostro ospedale serve 150 mila residenti, la metà dei quali sono arabi», ci spiega il dottor Moshe Daniel, vice direttore dell'ospedale.
Arabi e israeliani sotto lo stesso tetto, nelle stanze improvvisate, da una parte una Torah, dall'altra un Corano. Boccoli biondi che ricadono da un viso addormentato e sofferente di una russa e accanto una malata velata circondata dalla numerosa famiglia araba. «Negli ultimi 5 giorni sono giunti in ospedale circa 350 persone, oggi erano 65, ma solo quindici erano fisicamente feriti, gli altri per lo più, erano sotto choc», dice Daniel, chirurgo ortopedico che ha studiato a Pisa. «Siamo l'unico ospedale sotterraneo del Paese, abbiamo 450 letti, di cui 200 pronti in caso di attacco batteriologico, ci sono otto sale operatorie. In due ore l'ospedale underground era pronto con tutti i pazienti trasferiti».
In una sala in terapia intensiva si sta riprendendo lentamente uno dei soldati feriti, (altri tre vennero uccisi, due rapiti), durante l'agguato degli Hezbollah che poi ha innescato l'offensiva israeliana. «Ha subito fratture multiple, delle ustioni, è arrivato in gravi condizioni, ma ce la farà - dice Atzomon Tzur, primario di riabilitazione - . Ha mandato sua moglie e i suoi figli ad Haifa ritenendola più sicura - la situazione è molto difficile per tutti».
Il vicedirettore Daniel, venne decorato nel 1982, per il suo servizio di medico durante la guerra contro il Libano: «Che ne penso della situazione? Penso che questa guerra non abbia senso, è la prima volta che attiviamo questo ospedale sotterraneo e non avremmo voluto doverlo fare mai. Penso che la mia città ora è deserta, che la mia famiglia è in pericolo e soprattutto che la gente soffre, sia gli israeliani che i libanesi».
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Old 18-07-2006, 19:36   #167
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Il Papa: violenze ingiustificabili

[Avvenire] «Né gli atti terroristici né le rappresaglie, soprattutto quando vi sono tragiche conseguenze per la popolazione civile, possono giustificarsi»: il Papa è tornato a condannare l'estendersi del conflitto in Medio Oriente, esprimendo particolare preoccupazione per «per l'estendersi di azioni belliche anche in Libano, e per le numerose vittime tra la popolazione civile» citando anche la città israeliana di Haifa, «anch'essa ultimamente colpita». «In questi ultimi giorni - ha detto Benedetto XVI dalla Val D'Aosta, dove si trova in vacanza, dopo la recita domenicale dell'Angelus - le notizie dalla Terra Santa sono per tutti motivo di nuove gravi preoccupazioni, in particolare per l'estendersi di azioni belliche anche in Libano, e per le numerose vittime tra la popolazione civile. All'origine di tali spietate contrapposizioni vi sono purtroppo oggettive situazioni di violazione del diritto e della giustizia. Ma né gli atti terroristici né le rappresaglie, soprattutto quando vi sono tragiche conseguenze per la popolazione civile, possono giustificarsi». Il Papa, parlando ad una folla raccolta sui prati di Les Combes, ha poi precisato che «su simili strade, come l'amara esperienza dimostra, non si arriva a risultati positivi». Papa Ratzinger ha poi notato che la scorsa domenica era dedicata «alla Madonna del Carmelo, Monte della Terra Santa che, a pochi chilometri dal Libano, domina la città israeliana di Haifa, anch'essa ultimamente colpita. Preghiamo Maria, Regina della Pace, perché impetri da Dio il fondamentale dono della concordia, riportando i responsabili politici sulla via della ragione ed aprendo nuove possibilità di dialogo e di intesa. In questa prospettiva invito le Chiese locali ad elevare speciali preghiere per la pace in Terra Santa ed in tutto il Medio Oriente».
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Old 18-07-2006, 22:51   #168
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MEDIO ORIENTE 18/7/2006 22.18
TRA LE BOMBE E LE VITTIME, GLI SFOLLATI E L'EMERGENZA UMANITARIA

I bombardamenti che da una settimana ininterrottamente colpiscono città e villaggi del Libano hanno costretto più di mezzo milione di persone alla fuga , su una popolazione complessiva inferiore ai quattro milioni ”: lo ha detto il rappresentante dell’Unicef a Beirut, Roberto Laurenti, definendo la situazione umanitaria “catastrofica”. Il continuo flusso di fuggitivi dal sud del Libano verso località ritenute più sicure - e che ora sta riempiendo scuole, edifici pubblici e altri accampamenti di fortuna - ha spinto il Programma alimentare mondiale (Wfp/Pam) a inviare una squadra di esperti per valutare le risorse alimentari disponibili e le necessità degli sfollati, tra cui moltissimi bambini, che molto probabilmente dovranno aspettare mesi prima di poter rientrare nelle loro case; il Wfm/Pam ha inoltre espresso preoccupazione per l’approvvigionamento di cibo in generale, soprattutto nelle aree bombardate, poiché importanti collegamenti viari sono stati distrutti. L’Organizzazione mondiale della Sanità (Who/Oms) e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (Icrc) hanno sottolineato i problemi sanitari della crisi umanitaria. “La nostra principale preoccupazione è l’accesso dei feriti e dei malati cronici alle cure mediche” si legge in un comunicato del Who/Oms in cui si sottolinea anche la necessità di acqua e servizi sanitari per mantenere la situazione sanitaria sotto controllo. Icrc fa presente il problema del trasporto dei feriti agli ospedali, ricordando a sua volta i danni arrecati negli attacchi alle vie di comunicazione e alle infrastrutture. Mentre la macchina dell’emergenza umanitaria comincia a mettersi in moto, le Nazioni Unite hanno ordinato, per motivi di sicurezza, lo sfollamento del personale non indispensabile da Beirut. Secondo bilanci ricavati da fonti di stampa internazionali, oggi i bombardamenti sul Libano hanno causato almeno 31 vittime per lo più civili, nove appartenenti a una stessa famiglia, ma anche 10 soldati libanesi. Da parte loro gli Hezbollah hanno lanciato almeno cinque razzi in Galilea: una persona è morta e 14 sono rimaste ferite da un missile che ha colpito Nahariya; altri 4 razzi hanno raggiunto l’area di Haifa, Safez e Tiberiade ma senza fare vittime. Dall’inizio della crisi sono almeno 235 le persone sono morte in Libano e 13 in Israele. Save the Children sottolinea che i bambini sono tra le vittime più frequenti, in alcuni attacchi non meno de 50% dei morti e feriti sono bambini. Il primo ministro libanese, Fuad Siniora, in un’intervista alla ‘Bbc’ ha detto che Israele “sta aprendo le porte dell’inferno e della pazzia sul Libano”. Poche ore prima, rivolgendo un accorato appello ai paesi arabi e alla comunità internazionale perché intervengano per ottenere un cessate-il-fuoco, aveva detto che gli ultimi bombardamenti “hanno preso di mira industrie di prodotti alimentari, stazioni di servizio, strade, abitazioni civili e all’alba caserme dell’esercito, alcune delle quali non basi di reparti combattenti”, un comportamento che dimostrerebbe la volontà di Israele di “rimandare il Libano indietro di 50 anni” secondo Siniora.
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Old 18-07-2006, 22:54   #169
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MO: 500 mila sfollati in Libano
Unicef, situazione umanitaria e' catastrofica

L'offensiva israeliana ha spinto 500.000 persone alla fuga in Libano, dove la situazione umanitaria e' 'catastrofica'. Lo ha detto il rappresentante dell'Unicef a Beirut, Roberto Laurenti. Intanto la Siria ha inviato in Libano un altro convoglio di aiuti umanitari, composti da attrezzature sanitarie, materiali da laboratorio, cibo per bambini e centrifughe per dialisi.
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Rice, tregua appena possibile
Segretario Usa, andro' in luoghi guerra quando sara' utile

Tutti noi vogliamo un cessate il fuoco 'appena possibile', 'quando ce ne saranno le condizioni': lo ha detto Condoleezza Rice. Le condizioni, ha spiegato la Rice, devono consentire una tregua duratura che possa creare condizioni per progressi politici duraturi. Dopo un incontro col ministro degli esteri egiziano Gheit, il segretario di Stato Usa commentando la situazione di crisi tra Israele e Libano ha dichiarato che si rechera' nella regione 'quando sara' utile e appropriato'.
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Old 18-07-2006, 22:56   #171
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Olmert, c'e' Iran dietro rapimenti
Premier, 'negoziato solo su principi del G8'

Dietro il rapimento dei due soldati israeliani sul confine israelo-libanese c'e' l'Iran, ha detto Ehud Olmert. Secondo il premier israeliano il rapimento da parte di un commando degli Hezbollah 'e' stato concordato con l'Iran al fine di distogliere l'attenzione dalla questione' nucleare'. Olmert 'non esclude la possibilita' di un negoziato a condizione che si basi sui principi del G8' e sostenuto che e' presto per parlare di forza internazionale.
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