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#21 | |
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Bannato
Iscritto dal: May 2004
Città: Cagliari
Messaggi: 704
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Quote:
il centro dell'economia mondiale da anni si sta spostando dalla zona euroamericana, l'atlantico, alla zona asiamerica, il pacifico, con un europa che incapace o refrattaria a confrontarsi con questa realtà, per non diventare marginale o addirittura un appendice, ha riscoperto gli antichi e mai sopiti richiami protezionistici, anzi addiritura nazionalistici fra i vari stati europei poi è da anni si che si continua a parlare di mercati petroliferi in euro, peccato che a parlarne siano stati solo qualche sito antiglobal o antimperialistrico di terz'ordine e che all'ato pratico sifatte previsioni si siano rivelate per quello che erano, cioè baggianate mi stupisco che ancora se ne parli già come se un amedinejadh, nel frattempo che ci definisce un giorno si e l'altro pure "potenze fantoccio" e che se (se perchè lui mica ci crede che è accaduto) siamo stati noi europei ad aver compiuto l'olocausto degli ebrei allora gli dovremmo trovare uno spazio chessò in renania o in austria così finalmente potranno far sgomberare israele, ecc. ecc., stesse pensando ad adottare la moneta degli "stati fantoccio" o com'è in realtà sta pensando a tutt'altro oppure chavez, che nel mentre fa "sgomberare" la francese total o l'italiana eni dai "suoi" giacimenti petroliferi pensasse come realistico vendere il suo petrolio agli americani in euro, come se questi glielo comprassero senza batter e non avessero altri fornitori, messico, canada, arabia saudita ecc. ma andiamo..... intanto l'economia americana nell'ultimo trimestre è cresciuta quasi del 5% http://www.nytimes.com/2006/04/28/bu...zHWDpAQinSC+VA perchè continua a crescere a questi ritmi così sostenuti? è presto detto: http://www.fiba.it/archivio-rassegna...2006-01-14.pdf Tecnologia, gli Usa avanti di 50 anni sull'Europa Software, idee e brevetti negli Stati Uniti producono benessere e ricchezza Mentre passeggi in centro controlli con un clic lo stato del tuo portafoglio azionario, lo modifichi con un'email senza neppure chiederlo alla tua banca, oppure leggi le previsioni del tempo per la città o la lista dei ristoranti di sushi del quartiere. Poi puoi anche ricevere indicazioni sulle strade da imboccare per l'indirizzo che cerchi. L'importante è che tu sia negli Stati Uniti: è lì che in questi giorni Google sta lanciando una raffica di nuovi servizi di software personalizzati per i cellulari e i Bla-ckberry, i computer- telefonino sempre in linea. Sono innovazioni come queste della società di Sergey Brin e Larry Page a Mountain View, in California, che l'America dovrebbe impegnarsi a congelare per almeno mezzo secolo. Dovrebbe, se volesse permettere all'Unione Europea di recuperare il terreno perduto. Che le due sponde dell'Atlantico vivano in epoche tecnologiche distanti fra loro di 50 anni lo calcola infatti un rapporto pubblicato a Bruxelles dalla Commissione europea. E per alcuni la macchina del tempo, quella che stima gli anni necessari a recuperare il ritardo, produce effetti anche più macroscopici. All'Italia — calcola lo «European Innovation Score-board» — servirebbe ad esempio qualcosa più di 60 anni per arrivare al livello non solo degli Stati Uniti, ma anche della Danimarca. Una quindicina ne basterebbero invece per agganciare la Gran Bretagna: meno dei 25 che la separano dalla Francia o dai 45 accumulati sulla Svezia. Del resto gran parte dello sfasamento temporale fra Europa e America sembra determinato da pochi ma potenti fattori: più brevetti, più laureati e investimenti scientifici, maggiore presenza dell'Internet a banda larga negli Usa. Vero: non sempre la capacità di innovare è tutto, è l'applicazione che determina lo sviluppo. Durante il Medioevo dell'Occidente la Cina ha inventato la polvere da sparo, ma solo gli europei l'hanno usata per il cannone anziché per petardi e fuochi d'artificio. Allo stesso modo mesi fa il commissario europeo all'Industria, Gunther Verheugen, spiegava come la tecnologia di stoccaggio digitale del suono abbia visto la luce in un piccolo laboratorio di un Land tedesco; è stata però la Apple di Steve Jobs a cogliere l'enorme potenziale del brevetto e assicurarselo. Con ricavi di decine di miliardi di dollari grazie all'iPod, gli stessi che ora permettono nuovi investimenti e altre fughe tecnologiche in avanti. Così lo studio di Bruxelles guarda ai due lati della medaglia: l'apporto che ogni Paese garantisce per il progresso tecnologico, e la capacità di estrarne innovazione per poi applicarne i risultati. Qui probabilmente l'italianissima arte di arrangiarsi per una volta giova al Paese in una classifica internazionale. Perché l'Italia è sì fra le ultime in Europa (dopo Portogallo, Grecia, Lettonia o Lituania), per le «condizioni strutturali» che permettono l'innovazione; e sicuramente resta a distanze siderali da Stati Uniti, Finlandia, Germania o Giappone per la quota del reddito destinata a ricerca e sviluppo. Ma è una pochezza di sforzi che frutta relativamente bene. Lo «Scoreboard» mette infatti l'Italia con Spagna, Romania o Repubblica Ceca fra le economie che vantano brevetti e applicazioni più numerosi (in proporzione) rispetto all'impegno in denaro e in studi speso per ottenerli. Curiosamente se la cavano piuttosto male invece Germania e Finlandia, due dei pochi Paesi europei che possono ancora sperare di competere con gli Stati Uniti o con il Giappone. Qui del resto conta anche la cultura, ossia disponibilità a assorbire e usare le innovazioni. Gli americani non ne fanno difetto. Gli europei invece — nota il rapporto della Commissione Ue — restano profondamente ambivalenti: il 50% è «attratto» o «entusiasta» di fronte alle tecnologie, ma l'altra metà ammette di essere diffidente o apertamente ostile (in Germania addirittura il 60%). La frattura tecnologica finisce poi per amplificarsi con l'effetto-dimensione. Dai magazzini Target alla società di consegne Ups, l'America informatizza la distribuzione e le vendite, taglia gli stock di magazzino e ottimizza i costi su scala continentale. L'Europa invece preferisce perdere il sonno per l'«idraulico polacco» e il crollo (sempre rinviato) delle barriere nazionali su banche o ditte di pulizia. Con il risultato di perdere produttività, quindi prosperità. E aumentare dunque la diffidenza verso quel software di Google che stasera ti farebbe trovare un ristorante di sushi. Corriere della Sera sabato 14 gennaio 2006 sezione: Cronache - data: 2006-01-14 num: - pag: 21 autore: Paola De Carolis categoria: REDAZIONALE |
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Bannato
Iscritto dal: May 2004
Città: Cagliari
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2005
Città: Napoli
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Ma scusate... In questi giorni si è aperta la borsa del petrolio Iraniana... In Euro... E l'America ora vuole fargli guerra... Che coincidenza...
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Bannato
Iscritto dal: Feb 2001
Città: outside italy
Messaggi: 1214
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nessuno che mi dia un parere sull'articolo che ho postato?
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2005
Città: Napoli
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