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Old 19-01-2006, 12:42   #21
Adric
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Originariamente inviato da Northern Antarctica
Non succederà
La penso come te su questo, alla Cina interessa troppo vendere in Occidente.
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Old 19-01-2006, 12:49   #22
bagoa
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Originariamente inviato da Adric
La penso come te su questo, alla Cina interessa troppo vendere in Occidente.
ma se l'occidente, come viene predetto ampiamente nei post di questo 3ad, si impoverisce ulteriormente, che sbocchi può avere questo mercato,??già adesso se ne intravedono i primi cedimenti,e dubito che nei prossimi 5/10 anni vi sia un'inversione di tendenza.
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si sta come,d'autunno sugli alberi,le foglie
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Old 19-01-2006, 13:10   #23
giannola
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Originariamente inviato da Northern Antarctica
non sono pronti e non è successo nulla. Taiwan non verrà attaccata
Entro il 2020!
ecco ho gettato la scommessa.
Perchè entro il 2020?
Perchè entro quella data hanno previsto di avere almeno una portaerei di fabbricazione interamente Cinese.
Lascio supporre cosa può significare.
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Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione
Lippi, perchè non hai convocato loro ?
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Old 19-01-2006, 13:20   #24
Swisström
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Originariamente inviato da nothinghr
Non si potrebbe parlare di impero economico? Cosi' ti va bene?
Se prendiamo impero in senso strettamente non letterale, mi va bene
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Old 19-01-2006, 13:55   #25
Northern Antarctica
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Originariamente inviato da giannola
Entro il 2020!
ecco ho gettato la scommessa.
Perchè entro il 2020?
Perchè entro quella data hanno previsto di avere almeno una portaerei di fabbricazione interamente Cinese.
Lascio supporre cosa può significare.
Tieni presente queste cose:

1) Negli ultimi anni si sta assistendo ad un massiccio trasferimento delle attività taiwanesi in Cina. Alcuni settori, come ad esempio il tessile, hanno già di fatto "cambiato posto". Fra un po' di tempo la Cina diventerà il primo partner commerciale taiwanese, cosa del resto molto più facile ed immediata rispetto ad altre nazioni, dato che si tratta dello stesso popolo che parla la stessa lingua;

2) Non credere che il 100% della popolazione taiwanese abbia mire indipendentiste. Lo stesso presidente indipendentista (anche se si tratta di un indipendentismo di facciata) Chen-Shui Bian è stato eletto con una maggioranza risicatissima, meno di 30.000 voti di scarto. Una buona fetta della popolazione sarebbe contentissima di riunirsi alla Cina popolare, a patto che venga mantenuto lo stesso sistema economico, come è successo per Hong Kong: e sappiamo tutti come questo sistema sia convenuto ad ambo le parti.

Chi glielo farebbe fare alla Cina di intraprendere una guerra allo stato attuale delle cose? Uno scenario del genere attualmente è improbabile, considera che 20-25 anni fa la situazione era ben più tesa (era illegale importare in Taiwan oggetti di fabbricazione cinese, e se rubavi un aereo militare cinese ed atterravi a Taiwan ottenevi la cittadinanza ed 1 milione di dollari - non sto scherzando).

Poi per attaccare Taiwan, vista la vicinanza con la costa, pur non essendo un esperto di strategie militari non riesco proprio a vedere la necessità di una portaerei, addirittura le isole taiwanesi di Matsu e Kinmen potrebbero essere invase a nuoto
__________________

Ultima modifica di Northern Antarctica : 19-01-2006 alle 13:58.
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Old 19-01-2006, 13:59   #26
plutus
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Città: paris again...
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Originariamente inviato da Northern Antarctica
Tieni presente queste cose:
...
tutto cio' nn toglie che la politica cinese é piuttosto aggressiva...
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Old 19-01-2006, 14:14   #27
giannola
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L'Avatar di giannola
 
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Originariamente inviato da Northern Antarctica
Tieni presente queste cose:

1) Negli ultimi anni si sta assistendo ad un massiccio trasferimento delle attività taiwanesi in Cina. Alcuni settori, come ad esempio il tessile, hanno già di fatto "cambiato posto". Fra un po' di tempo la Cina diventerà il primo partner commerciale taiwanese, cosa del resto molto più facile ed immediata rispetto ad altre nazioni, dato che si tratta dello stesso popolo che parla la stessa lingua;

2) Non credere che il 100% della popolazione taiwanese abbia mire indipendentiste. Lo stesso presidente indipendentista (anche se si tratta di un indipendentismo di facciata) Chen-Shui Bian è stato eletto con una maggioranza risicatissima, meno di 30.000 voti di scarto. Una buona fetta della popolazione sarebbe contentissima di riunirsi alla Cina popolare, a patto che venga mantenuto lo stesso sistema economico, come è successo per Hong Kong: e sappiamo tutti come questo sistema sia convenuto ad ambo le parti.

Chi glielo farebbe fare alla Cina di intraprendere una guerra allo stato attuale delle cose? Uno scenario del genere attualmente è improbabile, considera che 20-25 anni fa la situazione era ben più tesa (era illegale importare in Taiwan oggetti di fabbricazione cinese, e se rubavi un aereo militare cinese ed atterravi a Taiwan ottenevi la cittadinanza ed 1 milione di dollari - non sto scherzando).

Poi per attaccare Taiwan, vista la vicinanza con la costa, pur non essendo un esperto di strategie militari non riesco proprio a vedere la necessità di una portaerei, addirittura l'isola taiwanese di PengHu potrebbe essere invasa a nuoto
Il fatto che molte aziende taiwanesi si stiano trasferendo in Cina uò essere imputabile a due motivi: il primo è che gli imprenditori locali, preferiscano ripararsi in territorio cinese piuttosto che correre il rischio di vedere bombardate le loro aziende a causa di un eventuale attacco;
il secondo è che la Cina stia tentando anche una strada più "morbida" rispetto all'attacco frontale per riannettere taiwan contando anche sul fatto appunto che una buona parte dei taiwanesi voglia essere riassorbita.
Taiwan ha una sua importanza strategica, ma a dispetto di 20-25 anni fa, oggi potrebbe esserle più facile dotarsi di un arma atomica, anche con la compiacenza degli americani desiderosi di riequilibrare le sorti nello stretto compromesse dai cinesi con l'acquisto dei kilo russi.
Comprendi bene che, data la vicinanza, la Cina correrebbe gli stessi rischi dell'america durante la crisi cubana.
Ovviamente nessun conflitto avverrà se vince la linea "morbida".
Ovviamente la portaerei nn servirebbe nella conquista di taiwan (ma nn è detto perchè potrebbe servire a proteggere la flotta dagli f16 taiwanesi superstiti ad eventuale bombardamento), però una portaerei piazzata in bella mostra nello stretto procurerebbe di certo più di un'ansia al governo taiwan e potrebbe indurlo a compiere qualche errore diplomatico tanto atteso dai cinesi per mettere in moto la riconquista.
Considera che dopo tutti i soldi che spendono e spenderanno nel riarmo, vorranno dare in futuro dimostrazione di essere potenza militare oltre che economica.
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Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione
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Old 19-01-2006, 14:57   #28
Northern Antarctica
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Originariamente inviato da giannola
Il fatto che molte aziende taiwanesi si stiano trasferendo in Cina uò essere imputabile a due motivi: il primo è che gli imprenditori locali, preferiscano ripararsi in territorio cinese piuttosto che correre il rischio di vedere bombardate le loro aziende a causa di un eventuale attacco;
il secondo è che la Cina stia tentando anche una strada più "morbida" rispetto all'attacco frontale per riannettere taiwan contando anche sul fatto appunto che una buona parte dei taiwanesi voglia essere riassorbita.
No, invece è imputabile esclusivamente ad un terzo motivo: conviene economicamente.

Il due motivi che hai citato non sono validi: per quanto riguarda il primo, se la Cina attacca Taiwan le fabbriche taiwanesi su territorio cinese verrebbero quantomeno confiscate (cosa che in Cina sanno benissimo come fare), quindi non vedo che differenza faccia rispetto ad un bombardmento; per il secondo, i taiwanesi vorrebbero essere riassorbiti solo a determinate condizioni, non ho mai sentito un taiwanese dire che si vorrebbe trasferire nella Cina popolare o a cui piacerebbe l'estensione del regime attuale cinese nell'isola

Quote:
Taiwan ha una sua importanza strategica, ma a dispetto di 20-25 anni fa, oggi potrebbe esserle più facile dotarsi di un arma atomica, anche con la compiacenza degli americani desiderosi di riequilibrare le sorti nello stretto compromesse dai cinesi con l'acquisto dei kilo russi.
Invece era molto più facile per Taiwan dotarsi di armi atomiche 25 anni fa, dato che fino alla morte di Chiang-Kai Shek (1975) vi era in essere nell'isola un programma nucleare ben preciso, abbandonato subito dopo anche sotto "consiglio forzato" - indovina un po'! - degli USA; oggi Taiwan è un Paese membro del trattato di non-proliferazione nucleare (come del resto la stessa Cina).


Quote:
Comprendi bene che, data la vicinanza, la Cina correrebbe gli stessi rischi dell'america durante la crisi cubana.
Anche qui mi sembra che rispetto alla crisi cubana, a parte le altre differenze, le vicende dei due Paesi si stiano evolvendo in una direzione diametralmente opposta.

Quote:
Ovviamente nessun conflitto avverrà se vince la linea "morbida".
come avverrà

Quote:
Ovviamente la portaerei nn servirebbe nella conquista di taiwan (ma nn è detto perchè potrebbe servire a proteggere la flotta dagli f16 taiwanesi superstiti ad eventuale bombardamento), però una portaerei piazzata in bella mostra nello stretto procurerebbe di certo più di un'ansia al governo taiwan e potrebbe indurlo a compiere qualche errore diplomatico tanto atteso dai cinesi per mettere in moto la riconquista.
Per punzecchiare e creare scaramucce ci sono un'infinità di altri metodi

Quote:
Considera che dopo tutti i soldi che spendono e spenderanno nel riarmo, vorranno dare in futuro dimostrazione di essere potenza militare oltre che economica.
E invece no, continueranno a dimostrare la loro forza economica, questo è ciò che rende diversi la Cina e gli USA
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Old 19-01-2006, 15:22   #29
giannola
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Originariamente inviato da Northern Antarctica
No, invece è imputabile esclusivamente ad un terzo motivo: conviene economicamente.

Il due motivi che hai citato non sono validi: per quanto riguarda il primo, se la Cina attacca Taiwan le fabbriche taiwanesi su territorio cinese verrebbero quantomeno confiscate (cosa che in Cina sanno benissimo come fare), quindi non vedo che differenza faccia rispetto ad un bombardmento; per il secondo, i taiwanesi vorrebbero essere riassorbiti solo a determinate condizioni, non ho mai sentito un taiwanese dire che si vorrebbe trasferire nella Cina popolare o a cui piacerebbe l'estensione del regime attuale cinese nell'isola



Invece era molto più facile per Taiwan dotarsi di armi atomiche 25 anni fa, dato che fino alla morte di Chiang-Kai Shek (1975) vi era in essere nell'isola un programma nucleare ben preciso, abbandonato subito dopo anche sotto "consiglio forzato" - indovina un po'! - degli USA; oggi Taiwan è un Paese membro del trattato di non-proliferazione nucleare (come del resto la stessa Cina).




Anche qui mi sembra che rispetto alla crisi cubana, a parte le altre differenze, le vicende dei due Paesi si stiano evolvendo in una direzione diametralmente opposta.



come avverrà



Per punzecchiare e creare scaramucce ci sono un'infinità di altri metodi



E invece no, continueranno a dimostrare la loro forza economica, questo è ciò che rende diversi la Cina e gli USA
ritengo che se si andasse per la linea dura, la cina invece di confiscare potrebbe mettersi d'accordo con gli industriali, per convincerli a creare danni di tipo commerciale a taiwan.
Ovviamente i cinesi, avendo avuto esperienza nel recente ritorno di hong kong alla Cina, sanno che è meglio invogliare che obbligare.
Sul lato "atomica" mi permetto di farti notare, e le pressioni americane si possono benissimo riferire alla situazione di quel tempo, che allora esistevano i due grandi blocchi.
La russia avrebbe consentito che taiwan avesse un atomica, quanto l'america ha accettato che l'avessero i cubani.
Nn so se ricordi che già l'estate scorsa che stata una piccola disputa tra Cina e taiwan, iniziata appunto da Pechino, sul fatto che se malauguratamente taiwan dovesse dire : "sono indipendente", la Cina si sentirebbe autorizzata ad invaderlo.
Cioè la Cina già si è preparata il "casus belli".

L'ultima cosa è un chiarimento da parte tua:
ma se la Cina vuole sfondare solo dal lato economico, come mai investe tanti soldi in armamenti?
Nessuno avrebbe al momento la forza di attaccarla a parte gli USA, nè voglia come poteva averne l'India fino qualche anno fa (ora stanno avvicinandosi a grandi passi).
E soprattutto perchè intendono avere almeno 1 (ma penso di più) portaerei di loro produzione enrto il 2020?
Cioè se intendi diventare una superpotenza economica vuol dire che sei in grado di schiacciare un nemico uccidendolo nel mercato, più che sul campo di battaglia.
Quindi ?
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Old 19-01-2006, 16:10   #30
Northern Antarctica
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Originariamente inviato da giannola
ritengo che se si andasse per la linea dura, la cina invece di confiscare potrebbe mettersi d'accordo con gli industriali, per convincerli a creare danni di tipo commerciale a taiwan.
Ovviamente i cinesi, avendo avuto esperienza nel recente ritorno di hong kong alla Cina, sanno che è meglio invogliare che obbligare.
Questo ragionamento non mi è chiaro: la Cina popolare dovrebbe mettersi d'accordo con gli industriali taiwanesi (stavamo parlando di quelli) per creare un danno commerciale a Taiwan???

Quote:
Sul lato "atomica" mi permetto di farti notare, e le pressioni americane si possono benissimo riferire alla situazione di quel tempo, che allora esistevano i due grandi blocchi.
La russia avrebbe consentito che taiwan avesse un atomica, quanto l'america ha accettato che l'avessero i cubani.
Cuba ha avuto l'atomica???? Se ti riferisci ai missili a medio raggio sovietici che hanno portato alla crisi del 1962, Krusciov li ha fatti riportare in Russia in meno di una settimana, che non fu proprio un'accettazione da parte americana.

Inoltre gli USA hanno sempre evitato nel corso degli anni, a partire dalla fine degli anni '60, incentivi al programma nucleare taiwanese, intervenendo poi varie volte fino al suo ridimensionamento e scomparsa (è rimasto solo l'uso civile: energetico, radiologico ecc.).

Quote:
Nn so se ricordi che già l'estate scorsa che stata una piccola disputa tra Cina e taiwan, iniziata appunto da Pechino, sul fatto che se malauguratamente taiwan dovesse dire : "sono indipendente", la Cina si sentirebbe autorizzata ad invaderlo.
Cioè la Cina già si è preparata il "casus belli".
Certo, è successo immediatamente in seguito ad una dichiarazione del neoeletto presidente "indipendentista" Chen-Shui Bian, immediatamente ritrattata. Cose simili sono successe nel 2000, quando la Cina tentò di "forzare" Taiwan a prender parte a dei "dialoghi sulla riunificazione", nel 1999 subito dopo l'annessione di Macao ("Taiwan sarà la prossima") e quando l'ex presidente Lee disse che le relazioni tra Cina e Taiwan erano quelle "di due stati", ottenendo come risposta esercitazioni militari cinesi attorno a Kinmen, o nel 1996, quella che ricordo meglio, con le esercitazioni missilistiche cinesi prima delle elezioni presidenziali. Già successo e succederà ancora.

Il discorso è che la Cina non attacherà Taiwan a meno che essa non si dichiari indipendente; Taiwan non si dichiarerà indipendente se non verrà attaccata dalla Cina. Il gatto che si morde la coda.

Quote:
L'ultima cosa è un chiarimento da parte tua:
ma se la Cina vuole sfondare solo dal lato economico, come mai investe tanti soldi in armamenti?
Nessuno avrebbe al momento la forza di attaccarla a parte gli USA, nè voglia come poteva averne l'India fino qualche anno fa (ora stanno avvicinandosi a grandi passi).
E soprattutto perchè intendono avere almeno 1 (ma penso di più) portaerei di loro produzione enrto il 2020?
Cioè se intendi diventare una superpotenza economica vuol dire che sei in grado di schiacciare un nemico uccidendolo nel mercato, più che sul campo di battaglia.
Quindi ?
Semplicemente perché l'incremento dei costi per gli armamenti è sempre andato di pari passo con la crescita economica e con l'aumento della popolazione. Ovviamente dipende anche dalla situazione internazionale, se non ci fosse stato ad esempio il conflitto iraqueno alcune voci di bilancio sarebbero state riviste. Anche in Italia ed in altri Paesi (perfino in Svizzera) c'è lo stesso trend.

L'India, dopo la guerra del 1962, dove fu sconfitta dalla Cina nonostante l'ex URSS si fosse schierata dalla sua parte, non ha fatto praticamente più nulla se non assembrare delle truppe sulla frontiera della vecchia zona contesa (cosa ricambiata sul lato cinese), essendo più che altro impegnata con il Pakistan.
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Old 19-01-2006, 16:19   #31
plutus
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Originariamente inviato da Northern Antarctica
Semplicemente perché l'incremento dei costi per gli armamenti è sempre andato di pari passo con la crescita economica e con l'aumento della popolazione.
non ho dati sotto mano ma se non ricordo male uffialmente la cina investe in armamenti il doppio degli usa (in termini %). Ufficiosamente, le cifre sono ancora moltiplicate
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Old 19-01-2006, 16:20   #32
von Clausewitz
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Quote:
Originariamente inviato da cprintf
Ci potrebbe anche essere una caduta imminente per l'economia americana con l'apertura della prima borsa petrolifera in Euro, a Marzo:

http://news.goldseek.com/GoldSeek/1137510262.php

CUT
mi sembra una gran fregnaccia come tutte quelle similari di questo tipo
cmq l'autore di queste "profezie" tal Krassimir Petrov non è nuovo a simili "analisi"
ha anche profetizzato la imminente "grande depressione" cinese
però, sempre a cercare sifatti profeti di sventura, che maurizio blondet, non ti bastava più?

http://www.financialsense.com/editor...2004/0902.html

China's Great Depression
by Krassimir Petrov, Ph.D.
September 2, 2004


Having recently completed Rothbard’s “America’s Great Depression”, I couldn’t help draw the parallels between America’s roaring 20’s and China’s roaring economy today, and I couldn’t help conclude that China will inevitably fall in a depression just like America did during the 1930s. The objective of this article is to present an Austrian argument as to why this must happen; to substantiate my arguments, I will be quoting Rothbard’s Fifth Edition where relevant.

Before proceeding any further, I would urge all readers who haven’t read Rothbard’s “America’s Great Depression”, to pick up a copy and read it. First, it is a real pleasant read, and Rothbard’s witty style of writing makes reading it fun. Second, the first part of the book develops the Austrian Business Cycle Theory, which is indispensable for understanding credit booms and their inevitable busts. Finally, the second part of the book elaborates the development and the causes of the Inflationary Boom of the 1920s and provides a basis for comparison with the economic policies of modern-day China.

In order to establish our parallel, we need some historical perspective of the relationship between a world superpower and a rising economic giant. In the 1920s, Great Britain was the superpower of the world, and the United States was the rising giant. As such, Great Britain ran its economic policies independently, and the U.S. adapted its own policies in a somewhat subordinated manner. Today, The United States is the hegemonic superpower of the world, and China is the rising economic giant. Not surprisingly, the U.S. runs its policy independently, while China adjusts its own accordingly.

Continuing our parallel analysis, during the 1920s the British Empire was already in decline, was militarily overextended, and in order to pay for its imperial adventures, resorted to debasing its own currency and running continuous foreign trade and budget deficits. In other words, Britain was savings-short, a net-debtor nation, and the rest of the world was financing her. Meanwhile, America was running trade surpluses and was a net creditor nation. Importantly from a historical point of view, the British Empire collapsed when the rest of the world pulled the plug on their credit and began capital repatriation. Today, the American Empire is in decline, is militarily overextended, and is financing her overextended empire with the “tried-and-true” methods of currency debasement and never-ending foreign trade and budget deficits. In other words, America is savings-starved, a net-debtor nation, and the rest of the world is financing her. At the same time, today China runs trade surpluses and is a net-creditor nation. When the rest of the world finally pulls the plug on American credit, will the American Empire also collapse?

The cause of the Depression, as Rothbard explains, was a credit expansion that fuelled the boom. According to Rothbard, “[o]ver the entire period of the boom, we find that the money supply increased by $28.0 billion, a 61.8 percent increase over the eight year period [of 1921-1929]. This was an average annual increase of 7.7 percent, a very sizable degree of inflation (p.93)…The entire monetary expansion took place in money substitutes, which are products of credit creation… The prime factor in generating the inflation of the 1920s was the increase in total bank reserves” (p.102). In other words, during the 1920s, the United States experienced an inflationary credit boom. This was most evident in the booming stock and the booming real estate markets. Furthermore, there was a “spectacular boom in foreign bonds… It was a direct reflection of American credit expansion, and particularly of the low interest rates generated by that expansion” (p.130). To stem the boom, the Fed attempted in vain to use moral suasion on the markets and restrain credit expansion only for “legitimate business. Importantly, consumer “prices generally remained stable and even fell slightly over the period” (p. 86). No doubt the stable consumer prices contributed to the overall sense of economic stability, and the majority of professional economists then did not realize that the economy was not fundamentally sound. To them the bust came as a surprise.

Today, in a similar fashion, the seeds of Depression are sown in China. Economists hail the growth of China, many not realizing that China is undergoing an inflationary credit boom that dwarfs that American one during the roaring ‘20s. According to official government statistics, 2002 Chinese GDP growth was 8%, and 2003 growth was 8.5%, and some analysts believe these numbers to be conservative. According to the People’s Bank of China own web site (http://www.pbc.gov.cn/english/baogaoyutongjishuju/), “Money & Quasi Money Supply” for 2001/01 was 11.89 trillion, for 2002/01 was 15.96 trillion, for 2003/01 was 19.05 trillion, and for 2004/01 was 22.51 trillion yuan. In other words, money supply for 2001, 2002, and 2003 grew respectively 34.2%, 19.3%, and 18.1%. Thus, during the last three years, money supply in China grew approximately three times faster than money supply in the U.S. during the 1920s.

No wonder the Chinese stock market has been booming and the Chinese real estate market is on fire. Just like the U.S. in the 20s, China finances today foreign countries, mostly the U.S., by buying U.S. government bonds with their trade surplus dollars. Just like the Fed’s failed attempts of moral suasion during the 20s, the Chinese government today similarly attempts in vain to curtail growth of credit by providing it only to those industries that need it, that is, only to industries that the government endorses for usually political reasons. Also, for most of the current boom, Chinese consumer prices have been mostly tame and even falling, while prices for raw commodities have been skyrocketing, which perfectly fits the Austrian view that prices of higher-order goods, such as raw materials, should rise relative to prices of lower-order goods, such as consumer goods. This indeed confirms that credit expansion has already been in progress for a considerable time, and that inflation now is in an advanced stage, although it has not yet reached a runaway mode. Thus, economic conditions in China today are strikingly similar to those in America during the 1920s, and the multi-year credit expansion implies that a bust is inevitable.

There are also important parallels regarding currency and export policy. During the 1920s, the British Pound was overvalued and was used by smaller countries as a reserve currency. While Britain ran its inflationary policies during the 1920’s, it was losing gold to other countries, mainly the United States. Therefore, “if the United States government were to inflate American money, Great Britain would no longer lose gold to the United States” (p. 143). Exacerbating the problem further, the Americans artificially stimulated foreign lending, which further strengthened American farm exports, aggravated the net-export problem, and accelerated the gold flow imbalances. “It [foreign lending] also established American trade, not on a solid foundation of reciprocal and productive exchange, but on a feverish promotion of loans later revealed to be unsound” (p. 139). “[President] Hoover was so enthusiastic about subsidizing foreign loans that he commented later that even bad loans helped American exports and thus provided a cheap form of relief and employment—a cheap form that later brought expensive defaults and financial distress” (p.141) Thus, the preceding discussion makes it clear, that the fundamental reasons behind the American inflationary policy were (1) to check Great Britain’s drains of gold to the United States, (2) to stimulate foreign lending, and (3) to stimulate agricultural exports.

Similarly, today the dollar is overvalued and used as the reserve currency of the world. The U.S. runs its inflationary policy and is losing dollars to the rest of the world, mainly China (and Japan). Today, the currency and export policy of China is anchored around its peg to the dollar. The main reason for this is that by artificially undervaluing its own currency, and therefore overvaluing the dollar, China artificially stimulates its manufacturing exports. The second reason is that by buying the excess U.S. dollars and reinvesting them in U.S. government bonds, it acts as a foreign lender to the United States. The third reason is that this foreign lending stimulates American demand for Chinese manufacturing exports and allows the Chinese government to relieve its current unemployment problems. In other words, the motives behind the Chinese currency and export policy today are identical to the American ones during the 1920s: (1) to support the overvalued U.S. dollar, (2) to stimulate foreign lending, and (3) to stimulate its manufacturing exports. Just like America in the 1920s, China establishes its trade today not on the solid foundation of reciprocal and productive exchange, but on the basis of foreign loans. No doubt, most of these loans will turn out to be very expensive because they will be repaid with greatly depreciated dollars, which in turn will exacerbate down the road the growing financial distress of the banking sector in China.

Therefore, it is clear that China travels today the road to Depression. How severe this depression will be, will critically depend on two developments. First, how much longer the Chinese government will pursue the inflationary policy, and second how doggedly it will fight the bust. The longer it expands and the more its fights the bust, the more likely it is that the Chinese Depression will turn into a Great Depression. Also, it is important to realize that just like America’s Great Depression in the 1930s triggered a worldwide Depression, similarly a Chinese Depression will trigger a bust in the U.S., and therefore a recession in the rest of the world.

Unless there is an unforeseen banking, currency, or a derivative crisis spreading throughout the world, it is my belief that the Chinese bust will occur sometime in 2008-2009, since the Chinese government will surely pursue expansionary policies until the 2008 Summer Olympic Games in China. By then, inflation will be most likely out of control, probably already in runaway mode, and the government will have no choice but to slam the brakes and induce contraction. In 1929 the expansion stopped in July, the stock market broke in October, and the economy collapsed in early 1930. Thus, providing for a latency period of approximately half a year between credit contraction and economic collapse, based on my Olympic Games timing, I would pinpoint the bust for 2009. Admittedly, this is a pure speculation on my part; naturally, the bust could occur sooner or later.

While I base my timing of bust on the 2008 Olympic Games, Marc Faber, the foremost Austrian authority in the world on Chinese economic development, believes that the bust will occur sooner. According to him, the U.S. is due for a meaningful recession relatively soon, which in turn will exacerbate already existing manufacturing overcapacities in China. This, coupled with growing credit problems, makes him believe that China will tip into recession sooner than the Olympic Games. In other words, Dr. Faber believes that a U.S. recession will trigger the Depression in China. Indeed, that very well may be the trigger, but if so, it still remains to be seen whether the Chinese government will let the bust run its course or choose the route of a “crack-up” boom, come hell or high water.

We should also consider another possible trigger for a bust, namely trade surpluses turning into trade deficits due to the accelerated rise of prices for resources, such as commodities, which China must import. Faced with trade deficits, China may decide to dishoard surpluses by selling U.S. government bonds, or it may decide to abandon its peg to the dollar. In either case, this will exacerbate the problems of the ailing U.S. economy, which in turn will boomerang back to China.

Finally, the bust may be triggered by a worldwide crisis in crude oil supplies. Peak oil supply is around the corner, if not already behind us, and Middle East or Caspian instability could sharply cut oil supplies. Historically, oil shortages and their concomitant rise of oil prices have always induced a recession. China’s growing dependence on oil ensures that should an oil crisis occur, it will slip into recession.

To summarize, the likely candidates for a trigger to the Chinese depression are (1) a worldwide currency, banking, or derivatives crisis, (2) a U.S. recession, (3) the containment of runaway inflation, (4) the disappearance of Chinese trade surpluses, and (5) an oil supply crisis.

Whatever the trigger of the bust in China, there is little doubt that this will provide the onset of a worldwide depression. Just like the U.S. emerged from the Great Depression as the unrivalled superpower of the world, so it is likely that China will emerge as the next.
von Clausewitz è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 19-01-2006, 19:17   #33
giannola
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Originariamente inviato da Northern Antarctica
Questo ragionamento non mi è chiaro: la Cina popolare dovrebbe mettersi d'accordo con gli industriali taiwanesi (stavamo parlando di quelli) per creare un danno commerciale a Taiwan???
Si mettersi d'accordo con gli industriali che stanno trasferendo le proprie attività (e ricchezze) sul suolo cinese, impoverendo il mercato taiwanese

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Originariamente inviato da Northern Antarctica
Cuba ha avuto l'atomica???? Se ti riferisci ai missili a medio raggio sovietici che hanno portato alla crisi del 1962, Krusciov li ha fatti riportare in Russia in meno di una settimana, che non fu proprio un'accettazione da parte americana.

Inoltre gli USA hanno sempre evitato nel corso degli anni, a partire dalla fine degli anni '60, incentivi al programma nucleare taiwanese, intervenendo poi varie volte fino al suo ridimensionamento e scomparsa (è rimasto solo l'uso civile: energetico, radiologico ecc.).
appunto la crisi del'62 durò appena 13 giorni, credo la russia ci avrebbe messo molto meno a reagire una volta accertato che taiwan avesse avuto l'atomica.




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Originariamente inviato da Northern Antarctica
L'India, dopo la guerra del 1962, dove fu sconfitta dalla Cina nonostante l'ex URSS si fosse schierata dalla sua parte, non ha fatto praticamente più nulla se non assembrare delle truppe sulla frontiera della vecchia zona contesa (cosa ricambiata sul lato cinese), essendo più che altro impegnata con il Pakistan.
L'india si sta accordando su molte cose con la Cina, questo dovrebbe dare maggiore libertà ai Cinesi riguardo taiwan
__________________
Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione
Lippi, perchè non hai convocato loro ?
giannola è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 19-01-2006, 21:23   #34
Sursit
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Originariamente inviato da Northern Antarctica
Tieni presente queste cose:

1) Negli ultimi anni si sta assistendo ad un massiccio trasferimento delle attività taiwanesi in Cina. Alcuni settori, come ad esempio il tessile, hanno già di fatto "cambiato posto". Fra un po' di tempo la Cina diventerà il primo partner commerciale taiwanese, cosa del resto molto più facile ed immediata rispetto ad altre nazioni, dato che si tratta dello stesso popolo che parla la stessa lingua;

2) Non credere che il 100% della popolazione taiwanese abbia mire indipendentiste. Lo stesso presidente indipendentista (anche se si tratta di un indipendentismo di facciata) Chen-Shui Bian è stato eletto con una maggioranza risicatissima, meno di 30.000 voti di scarto. Una buona fetta della popolazione sarebbe contentissima di riunirsi alla Cina popolare, a patto che venga mantenuto lo stesso sistema economico, come è successo per Hong Kong: e sappiamo tutti come questo sistema sia convenuto ad ambo le parti.

Chi glielo farebbe fare alla Cina di intraprendere una guerra allo stato attuale delle cose? Uno scenario del genere attualmente è improbabile, considera che 20-25 anni fa la situazione era ben più tesa (era illegale importare in Taiwan oggetti di fabbricazione cinese, e se rubavi un aereo militare cinese ed atterravi a Taiwan ottenevi la cittadinanza ed 1 milione di dollari - non sto scherzando).

Poi per attaccare Taiwan, vista la vicinanza con la costa, pur non essendo un esperto di strategie militari non riesco proprio a vedere la necessità di una portaerei, addirittura le isole taiwanesi di Matsu e Kinmen potrebbero essere invase a nuoto
Infatti. Concordo in pieno.
Sursit è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 19-01-2006, 21:29   #35
Sursit
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Originariamente inviato da bagoa
ma se l'occidente, come viene predetto ampiamente nei post di questo 3ad, si impoverisce ulteriormente, che sbocchi può avere questo mercato,??già adesso se ne intravedono i primi cedimenti,e dubito che nei prossimi 5/10 anni vi sia un'inversione di tendenza.
Non è proprio così, stai attento.
La situazione è molto più complessa di quello che viene dipinto.
Ci sono parecchie teorie a riguardo: pensa solo che gli Stati Uniti non hanno una situazione economica migliore della nostra nella sostanza. Pensa solo se succedesse un grande crack dell'economia americana. Sarebbe un disastro ovunque.
Io tra tutti i Paesi europei vedo bene solo le Germania, che assieme al Giappone è l'unica nazione ( tra quelle grandi, si intende ) che ha progetti per un futuro oltre i prossimi 5 anni. Investimenti in energie alternative, forte sviluppo tecnologico, etc.
Ci sono Paesi che investono nel futuro, anche a costo di grossi sacrifici. Noi non siamo tra quelli.
Sursit è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 19-01-2006, 22:56   #36
coldd
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in uno scenario di fanta-politica vedo l'invasione del giappone da parte della cina, gli usa dichiarano guerra, a questo punto qlk paese asiatico si allea con la cina, l'europa (tranne qlk stato) resta neutrale come forse anche la russia

coldd è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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