L'AI rivoluzionerà il settore IT in 5 anni: ma (non tutti) i professionisti IT possono stare tranquilli
Gartner prevede che tra cinque anni il 100% delle attività IT richiederà l'uso dell'intelligenza artificiale, con il 25% dei carichi di lavoro gestiti interamente da bot. Attualmente l'81% del lavoro IT viene svolto senza alcun supporto di IA, ma la transizione sarà inevitabile secondo gli analisti.
di Nino Grasso pubblicata il 09 Settembre 2025, alle 11:31 nel canale WebLe ultime analisi di Gartner delineano un futuro radicalmente diverso per il settore IT. Durante il keynote dell'IT Symposium tenutosi a Gold Coast, in Australia, gli analisti VP Alicia Mullery e Daryl Plummer hanno presentato una proiezione che descrive il panorama tecnologico aziendale dei prossimi anni. Entro il 2030, secondo la società di ricerca, non sarà più possibile operare nell'ambito IT senza fare affidamento sull'intelligenza artificiale.

La trasformazione appare particolarmente significativa se confrontata con i dati attuali: mentre oggi l'81% delle attività IT viene eseguito senza alcun coinvolgimento dell'IA, la situazione si invertirà completamente nel giro di cinque anni. Gartner prevede una distribuzione del lavoro IT in cui il 25% sarà gestito autonomamente da sistemi automatizzati, mentre il restante 75% vedrà la collaborazione tra esseri umani e intelligenza artificiale.
Lavoro e IA: cosa succederà nei prossimi anni secondo Gartner
La preoccupazione per la perdita di posti di lavoro rappresenta uno degli aspetti più dibattuti di questa transizione, ma secondo Plummer non si verificherà il "bagno di sangue" nel settore occupazionale IT, come invece viene puntualmente descritto da diversi attori principali del settore. I dati attuali mostrano che solo l'1% delle perdite di lavoro è direttamente attribuibile all'implementazione dell'IA. La situazione risulta però complessa per le posizioni entry-level: anche secondo gli analisti di Gartner l'intelligenza artificiale eliminerà principalmente i ruoli di base nel settore IT.
Ricerche condotti da terzi confermano, del resto, questa tendenza già da adesso, riportando una diminuzione superiore al 40% per i posti di lavoro entry-level ad alta esposizione all'IA tra gennaio 2023 e luglio 2025. Goldman Sachs Research ha stimato che l'IA potrebbe sostituire dal 6 al 7% della forza lavoro statunitense in caso di adozione diffusa, pur considerando l'impatto come probabilmente transitorio grazie alla creazione di nuove opportunità lavorative. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum presenta una prospettiva ancora più ottimistica, prevedendo la creazione di 78 milioni di posti di lavoro in più rispetto a quelli eliminati entro il 2030.
Il quadro attuale è forse ancora più complesso per le realtà professionali: attualmente il 65% delle aziende registra perdite economiche sui propri investimenti in intelligenza artificiale, secondo i dati di Gartner, con le maggiori difficoltà che risiedono nella gestione dei costi e nell'integrazione delle diverse funzionalità emergenti. La percezione pubblica dell'intelligenza artificiale rimane caratterizzata da scetticismo: un sondaggio del Pew Research Center condotto su 5.410 americani ha rivelato che il 51% degli intervistati si dichiara più preoccupato che entusiasta riguardo all'AI e le motivazioni riguardano la perdita di posti di lavoro, la diffusione di deepfake, la disinformazione e i problemi legati ai pregiudizi algoritmici.
Per i dipartimenti IT, l'aumento della produttività derivante dall'integrazione dell'IA comporterà la necessità di giustificare costantemente il proprio organico. Come sottolineato da Plummer, sarà fondamentale evitare di dare l'impressione di avere personale in eccesso, rendendo essenziale una gestione strategica delle risorse umane.










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