Chi usa troppo i social tende a credere alle fake news: lo studio che lo dimostra
Una ricerca della Michigan State University indaga il legame tra uso problematico dei social media e credulità nei confronti delle notizie false. Lo studio, condotto su giovani adulti, mostra che chi fatica a staccarsi da queste piattaforme è anche più incline a interagire con contenuti ingannevoli
di Rosario Grasso pubblicata il 26 Maggio 2025, alle 12:31 nel canale WebTikTok
Chi vive un rapporto difficile con i social media mostra una maggiore propensione a considerare vere notizie false, e non solo: è anche più incline a cliccarle, commentarle e condividerle. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista PLOS One e realizzato da Dar Meshi e Maria D. Molina, docenti presso la Michigan State University, che hanno analizzato il comportamento digitale di 189 partecipanti tra i 18 e i 26 anni.
Ai partecipanti sono stati sottoposti 20 post in formato social, dieci veri e dieci falsi, in ordine casuale. I ricercatori hanno valutato la capacità dei soggetti di giudicare la credibilità dei contenuti, oltre all’intenzione di interagirvi attraverso clic, "mi piace", commenti e condivisioni. I risultati mostrano una correlazione tra l’intensità dell'uso problematico dei social e l'aumento della fiducia verso le fake news, indipendentemente dalla loro attendibilità.
I contenuti falsi considerati dallo studio rientrano nelle due principali categorie riconosciute: misinformation, quando la diffusione non ha intento ingannevole, e disinformation, se invece è deliberata. Secondo gli autori, proprio la velocità con cui queste notizie si propagano sulle piattaforme contribuisce alla loro efficacia: negli Stati Uniti oltre il 60% della popolazione consuma informazione tramite social network, e le fake news tendono a diffondersi più rapidamente rispetto a quelle verificate.
Lo studio, finanziato dalla Trifecta Initiative di MSU, suggerisce che l’uso problematico dei social presenta similitudini con le dipendenze comportamentali. Sintomi come ansia da disconnessione o ricadute dopo tentativi di disintossicazione digitale possono portare a difficoltà scolastiche, perdita del lavoro e peggioramento della salute mentale.
Secondo Molina, il fenomeno riguarda anche la disinformazione sanitaria: chi fatica a gestire il tempo trascorso sui social potrebbe essere più vulnerabile anche a contenuti fuorvianti su vaccini, terapie o stili di vita. Da qui l'invito ai professionisti della salute a monitorare il rapporto dei pazienti con le piattaforme digitali, in particolare quando emerge un pattern di consumo compulsivo.
Le implicazioni vanno oltre il contesto clinico. Secondo Meshi, comprendere i meccanismi che rendono alcune persone più esposte alla disinformazione può supportare le piattaforme digitali e gli enti pubblici nel contenere la circolazione di contenuti falsi. Un’area, questa, in cui ricerca accademica e tecnologia potrebbero trovare un terreno di collaborazione concreta.










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54 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infomi sento profetico oggi
l'intelligenza di chi legge, é per questo che alcuni ci credono.
Diciamo che in generale chi ha una discreta cultura generale riesce al volo a capire se si tratta di MINCHIATE TOTALI oppure no.
Se poi capita l argomento di cui non si conosce nulla, la stessa persona, va a documentarsi e si fa la cultura che gli mancava.
POI un abbaglio lo può prendere chiunque nella vita.
E POI ci sono quelle persone che nonostante le prove provate scientifiche e documentate sono CONTRO sempre & ad ogni costo.
Se poi capita l argomento di cui non si conosce nulla, la stessa persona, va a documentarsi e si fa la cultura che gli mancava.
POI un abbaglio lo può prendere chiunque nella vita.
E POI ci sono quelle persone che nonostante le prove provate scientifiche e documentate sono CONTRO sempre & ad ogni costo.
il problema di fondo è decidere di portare avanti una teoria a tutti costi e mettersi i paraocchi, banalmente su fb se vedi un articolo con scritto "morto per malore" puoi già sapere ci saranno i commenti di "sapientoni" i quali nemmeno avranno letto l'articolo in cui magari si precisa come la persona avesse problemi da 10 anni.
in merito all'errore tutti ne facciamo e magari anche tutti i giorni, l'importante è avere l'umiltà di capirli e non di andare avanti a testa bassa
Diciamo che se in TV puoi avere un 50/50 tra fake e vero, sui social ci sarà un 98% di fake e un 2% di vero.
Certo non sono dati di cui andare orgogliosi nemmeno quelli della TV ma in confronto ai social la TV diventa roba da intellettuali.
in merito all'errore tutti ne facciamo e magari anche tutti i giorni, l'importante è avere l'umiltà di capirli e non di andare avanti a testa bassa
Guarda, in quel caso senza nemmeno aver letto la notizia SO GIÀ che nei commenti daranno la colpa a: Vaccini, Scie chimiche, Terra piatta…
Si, si muore anche di Terra piatta
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