Poste Italiane primo azionista di TIM: AGCM autorizza l'operazione da 684 milioni di euro
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha approvato senza condizioni l'operazione che porta Poste Italiane a detenere una quota del 24,81% delle azioni ordinarie di TIM, diventando il primo azionista del gruppo telefonico italiano.
di Nino Grasso pubblicata il 05 Settembre 2025, alle 08:41 nel canale TelefoniaPoste ItalianeTIM
L'operazione di acquisizione che ha fatto diventare Poste Italiane il principale azionista di TIM ha ricevuto il definitivo via libera dall'Antitrust italiano. La decisione, comunicata il 4 settembre 2025, segna il completamento di un percorso iniziato nei primi mesi dell'anno e che ha visto il gruppo postale incrementare progressivamente la propria presenza nel capitale del principale operatore telefonico nazionale.

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato nella seduta del 3 settembre 2025 di non avviare alcuna istruttoria, ritenendo che l'acquisizione non ostacoli la concorrenza effettiva nei mercati interessati e non comporti la costituzione o il rafforzamento di posizioni dominanti. La valutazione positiva si estende anche ai servizi media audiovisivi, con AGCOM che ha confermato l'assenza di criticità per la concorrenza e il pluralismo in relazione all'attività di TIMVISION.
Poste Italiane è adesso il maggiore azionista di TIM: via libera dall'AGCOM
Il percorso di acquisizione ha seguito una strategia articolata in due fasi distinte. Il primo passo si è concretizzato il 15 febbraio 2025, quando Poste Italiane ha acquisito il 9,81% delle azioni ordinarie di TIM da Cassa Depositi e Prestiti attraverso uno scambio azionario che ha visto il gruppo postale cedere la propria partecipazione del 3,78% in Nexi. La seconda fase ha preso forma con l'accordo sottoscritto il 29 marzo con il gruppo francese Vivendi per l'acquisizione di un ulteriore 15% del capitale, operazione dal valore di 684 milioni di euro con un prezzo di 0,2975 euro per azione.
L'acquisizione complessiva permette a Poste Italiane di detenere il 24,81% delle azioni ordinarie e il 17,81% del capitale sociale di TIM, posizionandosi come primo azionista del gruppo telefonico. Vivendi, dal canto suo, mantiene una partecipazione residuale del 2,51%, riducendo drasticamente la propria esposizione nell'operatore italiano.

L'operazione assume particolare rilevanza strategica per le potenziali sinergie industriali tra i due gruppi. Un elemento centrale della strategia riguarda l'accesso di Postepay all'infrastruttura di rete mobile di TIM a partire dal 1° gennaio 2026. L'accordo in fase di negoziazione permetterebbe alla controllata di Poste Italiane di operare come Mobile Virtual Network Operator sfruttando la copertura nazionale dell'operatore telefonico.
Le prospettive di collaborazione si estendono a diversi settori strategici, dalla telefonia ai servizi ICT, dai contenuti media ai servizi finanziari e assicurativi, fino ai pagamenti digitali e al comparto energetico. L'integrazione tra le competenze digitali e finanziarie di Poste Italiane e l'infrastruttura tecnologica di TIM apre scenari interessanti per lo sviluppo di nuovi servizi convergenti. La finalizzazione dell'operazione, avvenuta attraverso il finanziamento con risorse proprie disponibili in cassa, dimostra la solidità finanziaria di Poste Italiane e la determinazione nel perseguire obiettivi di crescita organica. L'assenza di condizioni imposte dall'Antitrust conferma la valutazione positiva delle autorità di vigilanza riguardo agli effetti dell'operazione sul mercato delle telecomunicazioni italiano.










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7 Commenti
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Ti stupirà vedere che fanno parecchi soldi.
Ti stupirà vedere che fanno parecchi soldi.
si, poi ho letto un paio di notizie. parte vendono una partecipazione in nexi e l'altra sono risorse proprie.
Ti stupirà vedere che fanno parecchi soldi.
Anche perchè con una Variazione Retroattiva hanno rosichiato una bella percentuale sugli interessi lecitamente maturati sui Buoni Fruttiferi Postali.
Recuperabili solo con un ricorso, roba semplice per il 70% di anziani che li possedevano, o su chi li doveva liquidare perchè presi con il collo dalla nuova economia nascente Italiana.
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Recuperabili solo con un ricorso, roba semplice per il 70% di anziani che li possedevano, o su chi li doveva liquidare perchè presi con il collo dalla nuova economia nascente Italiana.
Sembrerò cattivo e me ne rendo conto ma se c'è chi ancora tiene soldi alle poste o in banche balorde scusate ma "chi è origine del proprio male, pianga se stesso".
Poste, micro-banche, promotori di dubbia provenienza, offerte straordinarie solo per te... son tutti modi per rimetterci e basta.
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