5G in Italia: sogno o incubo digitale? Ecco perché siamo tra i peggiori d'Europa
L’Italia scivola agli ultimi posti in Europa per qualità e prestazioni reali del 5G: il nuovo report MedUX mostra un divario preoccupante tra promesse e realtà vissuta dagli utenti.
di Bruno Mucciarelli pubblicata il 15 Luglio 2025, alle 13:31 nel canale Telefonia5G
Negli ultimi anni il 5G è stato raccontato come la rivoluzione capace di trasformare la connettività, promettendo streaming ultra-definiti, videogiochi senza lag e città sempre più smart. Eppure la domanda è: quanto di questa narrazione trova riscontro nella vita reale dei cittadini italiani? È ciò che indaga l’ultimo report europeo MedUX, che mette nero su bianco dati allarmanti: l’Italia arranca nelle retrovie per qualità e performance della rete mobile, non solo nei test di velocità ma, cosa ancor più grave, proprio nella percezione quotidiana degli utenti.
Più promesse che realtà: l’Italia bocciata (quasi) su tutta la linea
Per la prima volta un’indagine non si è limitata a misurare le velocità teoriche dichiarate dagli operatori, ma ha raccolto milioni di dati reali tramite crowdsourcing. MedUX ha utilizzato la propria piattaforma diffusa in oltre 100 paesi, attingendo alle esperienze di più di 50 milioni di utenti: in questo modo il quadro che emerge riflette fedelmente ciò che succede davvero sugli smartphone degli europei, non solo sulle carte dei provider.
Non è un segreto che la copertura 5G stia crescendo, ma i numeri nascondono una scomoda verità: la posizione dell’Italia nella classifica UE resta desolante per quasi tutti i parametri presi in esame. Siamo, di fatto, nel gruppo dei peggiori cinque paesi europei sotto il profilo delle prestazioni 5G reali, ben lontani da città come Stoccolma, Porto o Lisbona che dettano lo standard della nuova connettività.
Le criticità più rilevanti:
- Velocità di download e upload: L’Italia si piazza tra gli ultimi cinque paesi in Europa. Mediamente, i download sono sotto la media continentale e l’upload resta un vero collo di bottiglia, penalizzando l’utilizzo di servizi avanzati e upload di contenuti sui social.
- Latenza insoddisfacente: La latenza, ovvero il tempo di risposta della rete, supera i 59 millisecondi. Avere una latenza elevata rappresenta una vera croce per chi gioca online, crea contenuti o utilizza app in tempo reale.
- Stabilità delle connessioni: Il 24% delle sessioni video in streaming viene interrotto da buffering o blocchi, il doppio rispetto ai paesi europei più virtuosi, riflesso di una connessione 5G tutt’altro che affidabile per esperienze immersive come streaming 4K o gaming competitivo.
- Disponibilità 5G: Solo il 41% del tempo gli utenti italiani riescono a restare effettivamente agganciati a una cella 5G, a fronte del 48% della media UE. La disponibilità, benché superiore nella banda mid-band (tra 3,4 e 3,7 GHz), resta ancora troppo frammentata e non consente una copertura uniforme.
Streaming in 4K: l’esame che l’Italia fallisce
Proprio laddove il 5G dovrebbe dare il meglio — lo streaming in 4K senza interruzioni — il divario con l’Europa si allarga. La performance degli utenti italiani è inferiore del 29% rispetto alla media europea: tradotto, significa che gran parte dei clienti non riesce a godere di video ad altissima definizione senza scatti, ritardi e fastidiosi blocchi — un’esperienza frustrante, lontana dagli slogan pubblicitari.
Mentre nel dibattito pubblico si parla solo di numeri assoluti e percentuali di copertura, i risultati MedUX ci ricordano che la vera partita si gioca sull’esperienza concreta degli utenti. La qualità percepita (Quality of Experience) dipende non solo dalla presenza delle reti, ma da una combinazione di velocità, reattività e stabilità, punto su cui al momento la rete italiana mostra gravi fragilità.

Confronto con i migliori: chi detta davvero la rotta in Europa
Città come Stoccolma e Porto risultano all’avanguardia non solo per velocità ma anche per affidabilità e qualità dei servizi digitali: punteggi di QoE al top, latenze ridotte a 10 millisecondi, streaming 4K fluido per la quasi totalità degli utenti e tassi di connessione 5G mid-band superiori all’86% del tempo. Milano e Roma, invece, si fermano rispettivamente al nono e dodicesimo posto su 15 principali metropoli analizzate; la capitale italiana fatica persino nel confronto con altre grandi città europee, mostrando limiti soprattutto nella continuità del servizio e nell’upload.
Il report MedUX sottolinea che la sfida non consiste soltanto nell’installare più antenne o aumentare le coperture teoriche. Serve una strategia olistica, concentrata sulla solidità infrastrutturale, l’ottimizzazione delle celle 5G e più investimenti su spettro dedicato, policy e tecnologie di nuova generazione.











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33 Commenti
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Non è una novità, si sapeva, ma non solo in Italia ma un po in tutta europa il
5G non decolla. Il motivo è semplice; il gioco non vale la candela.
Per come deve funzionare il 5G deve avere una densità di antenne il doppio o anche di più e tutte queste antenne DEVONO essere rilegate in fibra ottica,
essendo tante antenne devi gestire il roaming fra celle, questa da problemi.
Tutto questo ha un costo, che dovresti scaricarlo sul cliente, ma diciamoci la verità chi è il folle che vuole spendere di più per avere più velocità sul cellulare se quello che ha ora (4g) è più che sufficiente? Un Masochista
5G non decolla. Il motivo è semplice; il gioco non vale la candela.
Per come deve funzionare il 5G deve avere una densità di antenne il doppio o anche di più e tutte queste antenne DEVONO essere rilegate in fibra ottica,
essendo tante antenne devi gestire il roaming fra celle, questa da problemi.
Tutto questo ha un costo, che dovresti scaricarlo sul cliente, ma diciamoci la verità chi è il folle che vuole spendere di più per avere più velocità sul cellulare se quello che ha ora (4g) è più che sufficiente? Un Masochista
Negli ultimi anni però molti usano le connessioni mobili come alternativa alla fibra per casa, soprattutto dove la fibra non arriva, non saranno performanti allo stesso livello, ma costano molto meno e per molti bastano.
Dipende, se ci navighi, guardi video su youtue o scarichi qualche pornazzo va più che bene , diciamo che potrebbe non essere l'ideale per il gaming, soprattutto quello competitivo, ma si riesce a fare anche quello.
Eccomi qua. Nel mio paesino non c'è la fibra (forse arriverà tra 2-3 anni...). Prima a casa avevo una FTTE di Tim (con centrale a 900 metri) e andavo a 19-20 down e 3 up! Quattro mesi fa sono passato a Vodafone FWA 5G per la connessione e telefono fisso di casa e ora vado a 250-300 down e 30-40 up e con ping di 25-30 ms!
Quello che mi fa ridere che ad ogni presentazione il punto chiave è la riduzione della latenza per le applicazioni IoT ( che poi nel 95% dei casi della latenza frega nulla), e nonostante ciò non hanno mai messo mano in merito.
con queste velocità il 5g serve solo per sborrare sugli speed test.
Quello che mi fa ridere che ad ogni presentazione il punto chiave è la riduzione della latenza per le applicazioni IoT ( che poi nel 95% dei casi della latenza frega nulla), e nonostante ciò non hanno mai messo mano in merito.
occhio che stai facendo un calderone
il termine 5g racchiude svariate tecnologie ortogonali sotto lo stesso cappello
quello che attualmente si ovvero l'eMBB non c'entra nulla con l'IoT ne con la bassa latenza
l'eMBB aumenta la velocità della rete e il numero di client per cella
per l'iot c'è l'mmtc (rete a basso consumo con un enorme numero di dispositivi per cella)
per la bassa latenza c'è l'urllc e si raggiungono latenze ampiamente sotto il ms
ma sono tecnologie ortogonali ovvero non è detto che avere il simbolino 5g sul dispositivo significhi averle tutte anzi di celle 5g con i 3 pillar attivi esistono solo sperimentazioni per adesso l'unico pillar attivo è l'eMBB che permette di tenere l'architettura simile a quella del 4g (ed evitare un antenna ogni 10 metri)
Diciamo che una connessione decente in 4G è sufficiente per la maggior parte degli utenti.
Conosco molte persone che, una volta compreso il consumo reale di Gb/mese hanno chiuso il fisso ed usano esclusivamente lo smartphone in hotspot.
Non fosse altro risparmiano quelle 300€/anno e non si legano a contratti "matrimoniali" degli operatori
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