Una nave a fusione nucleare entro il 2032? Il progetto di questa startup è ambizioso, ma non folle
Maritime Fusion sta sviluppando Yinsen, un tokamak HTS da 25-70 MW pensato per l'impiego navale, con debutto previsto nel 2032. Dopo un round di finanziamento da 4,5 milioni di dollari e primi test, il sogno di mettere un sole dentro una nave prende corpo.
di Manolo De Agostini pubblicata il 24 Novembre 2025, alle 15:51 nel canale Scienza e tecnologiaMaritime Fusion punta a portare la fusione nucleare in mare aperto. La startup statunitense sta sviluppando Yinsen, un reattore tokamak a magneti superconduttori ad alta temperatura (HTS) progettato per operare a bordo di navi da trasporto, con una capacità prevista tra 25 e 70 MW elettrici. Un obiettivo che anticipa possibili applicazioni commerciali della fusione in un settore - quello navale - dove i costi dei carburanti alternativi come ammoniaca e idrogeno restano elevati.
Secondo il CEO Justin Cohen, intervistato da Techcrunch, il mare potrebbe essere un terreno più favorevole rispetto alla rete elettrica terrestre, dove la competizione con solare ed eolico è particolarmente impegnativa per gli impianti di prima generazione. Le navi alimentate da fusione potrebbero replicare i vantaggi dei sottomarini e delle portaerei a fissione, ma senza le criticità legate alla sicurezza, alla proliferazione e alla gestione del combustibile fissile.

Il progetto ha ottenuto un seed da 4,5 milioni di dollari, guidato da Trucks VC e con la partecipazione di Paul Graham, Aera VC, Alumni Ventures e Y Combinator. I fondi hanno permesso di avviare un laboratorio HTS a San Francisco in cui Maritime sta producendo e testando i suoi cavi superconduttori, tra cui SHIELD (Superconducting High Integrity Energy Link & Distribution), un'architettura modulare capace di sostenere correnti fino a 8 kA in condizioni operative da fusione. Durante un recente test a banco, la startup ha fatto scorrere sul cavo 5.000 A usando azoto liquido come refrigerante.
La modularità del design consente di mantenere elevate densità di corrente e robustezza meccanica, con un'efficienza significativamente superiore rispetto alle soluzioni in rame tradizionali: per trasportare la stessa corrente, un busbar in rame richiederebbe oltre 2.000 mm² di sezione e tripla massa, oltre a perdite ohmiche assenti in SHIELD (privo di perdite e necessita solo di ~1,5W/m - a 77K – per il crioraffreddamento).
Parallelamente, Maritime Fusion sta collaborando con la Columbia University e con il DIII-D National Fusion Facility del Dipartimento dell'Energia USA per validare gli scenari fisici del tokamak. Yinsen sarà un reattore a bassa densità di potenza, con un carico sulla prima parete circa 5 volte inferiore rispetto ai futuri impianti connessi alla rete, una scelta mirata a estendere la vita operativa dei componenti e rendere praticabile l'impiego off-grid.
Il primo prototipo avrà un diametro di circa otto metri, con installazione prevista per il 2032 e un costo stimato di 1,1 miliardi di dollari, di cui il 40% attribuibile ai magneti HTS. Maritime non intende costruire un dispositivo intermedio mirato alla sola ricerca: punta direttamente a un tokamak in grado di produrre energia per un cliente finale. L'approccio è in contrasto con quello di Commonwealth Fusion Systems, impegnata sul dimostratore Sparc, atteso online nel 2026-2027 e progettato per raggiungere un Q>1 prima del reattore commerciale Arc previsto per i primi anni '30.
Maritime sostiene che l'intero sistema propulsivo - tokamak, schermature, criogenia, alimentazioni magnetiche, sistemi RF, conversione e motori - possa essere alloggiato in un volume tra 6.000 e 7.000 m³, inferiore agli attuali serbatoi necessari per ammoniaca o idrogeno. Questo permetterebbe di aumentare la capacità utile delle navi ed eliminare del tutto la necessità di rifornimento.










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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoNon è una sparata per gli investitori, vero?
*circa
Ancora nessuno e' riuscito a tirare fuori un Joule netto di energia da un Tokamak e questi vogliono fare un prototipo per il 2032 usando una tecnologia ancora acerba (HTS). Con l'obbiettivo di metterlo su nave.
Ennesima startup con lo scopo di andare a caccia di investitori milionari e scappare con il malloppo
Ancora nessuno e' riuscito a tirare fuori un Joule netto di energia da un Tokamak e questi vogliono fare un prototipo per il 2032 usando una tecnologia ancora acerba (HTS). Con l'obbiettivo di metterlo su nave.
Ennesima startup con lo scopo di andare a caccia di investitori milionari e scappare con il malloppo
Senza contare che se anche riuscissero a ottenere una fusione stabile con un Q > 10, c'è ancora tutta la questione del trizio che è ancora una grossa incognita.
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