La spettacolare Nebulosa Farfalla è protagonista nell'immagine del telescopio spaziale James Webb

La spettacolare Nebulosa Farfalla è protagonista nell'immagine del telescopio spaziale James Webb

Grazie al telescopio spaziale James Webb è stato possibile raccogliere nuove informazioni sul centro della Nebulosa Farfalla (nebulosa planetaria) conosciuta anche con il nome di NGC 6302. L'immagine è decisamente suggestiva.

di pubblicata il , alle 11:57 nel canale Scienza e tecnologia
ESANASA
 

Negli scorsi giorni abbiamo riportato come il telescopio spaziale James Webb sia stato impegnato nell'osservazione della cometa interstellare 3I/ATLAS per raccogliere nuovi dati. Poco prima invece, sempre il JWST, era stato utilizzato per scoprire una nuova luna di Urano chiamata provvisoriamente S/2025 U1. I ricercatori hanno ora pubblicato una nuova immagine dedicata alla Nebulosa Farfalla (NGC 6302) che non solo è importante per raccogliere nuove informazioni, ma anche stupenda dal punto di vista visivo!

La Nebulosa Farfalla (NGC 6302) si trova a circa 3400 anni luce dalla Terra nella costellazione dello Scorpione ed è una delle nebulose planetarie delle quali si hanno più dati grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Hubble e di altri telescopi che hanno potuto iniziare a chiarirne i segreti.

Il telescopio spaziale James Webb e la Nebulosa Farfalla

La sua formazione, come per altre nebulose planetarie, è avvenuta quando una stella con massa tra 0,8 e 8 masse solari esplode rilasciando la materia della quale è fatta nello Spazio (con una durata del fenomeno di circa 20 mila anni).

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La struttura della Nebulosa Farfalla vede due grandi lobi che si espandono in direzioni opposte e che creano quelle che sembrano delle ali di farfalla. Nella zona centrale c'è invece una zona ricca di polveri e gas (il "corpo" della farfalla) che ha la forma di un toroide, anche se dalla Terra appare vista di lato. Questa zona copre il nucleo della stella che, grazie alle sue emissioni, illumina il resto della nebulosa.

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L'immagine è stata catturata dallo strumento Mid-InfraRed Instrument (MIRI) del telescopio spaziale James Webb. Grazie alla modalità impiegata è stato possibile catturare un'immagine a diverse lunghezze d'onda contemporaneamente per poi integrare i dati con quelli di ALMA di ESO. In particolare sono stati impiegati i filtri 5,34 μm, 5,91 μm, 5,609 μm, 5,501 μm, 8,607 μm, 6,493 μm, 11 μm, 6,947 μm, 6,908 μm e 7,655 μm mentre per ALMA è stato utilizzato quello a 1,28 mm. Le informazioni sono state inserite nello studio dal titolo The JWST/MIRI view of the planetary nebula NGC 6302 – I. A UV-irradiated torus and a hot bubble triggering PAH formation.

Grazie alla risoluzione del telescopio spaziale James Webb e alla capacità di osservare nell'infrarosso consente di superare la coltre di polvere che avvolge il nucleo della stella centrale. Questo è anche uno dei nuclei più caldi conosciuti, raggiungendo una temperatura di oltre 200 mila gradi centigradi.

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Il toroide centrale, del quale abbiamo scritto sopra, sembra composto da silicati cristallini (quarzo in polvere con forme irregolari). All'esterno ci sono diverse tipologie di atomi, come nichel e ferro che sono riuniti in getti che si disperdono nello Spazio. Non mancano poi gli idrocarburi policiclici aromatici che formano strutture ad anello. La loro formazione potrebbe essere legata quando il vento stellare dal nucleo colpisce il gas che si trova attorno alla zona centrale formando così molecole complesse a base di carbonio.

2 Commenti
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Lio8629 Agosto 2025, 03:54 #1
Idrocarburi policiclici ARMOMATICI?

Che odore hanno?
biometallo29 Agosto 2025, 04:27 #2
(nel dubbio che qualcuno fraintenda chiarisco che sono totalmente ignurante in materia o giusto fatto una mini ricerca nel web)

Originariamente inviato da: Lio86
Idrocarburi policiclici AROMATICI?

Che odore hanno?


da wikipedia:

[I][COLOR="Navy"]Gli idrocarburi policiclici aromatici, noti anche con l'acronimo IPA (o PAH, dall'inglese, polycyclic aromatic hydrocarbons), sono una classe di idrocarburi costituiti da più anelli aromatici, quali quello del benzene, fusi fra loro in un'unica struttura molecolare, generalmente planare; in quanto idrocarburi non contengono eteroatomi nel ciclo o nei sostituenti.
[..]
Gli idrocarburi policiclici aromatici si ritrovano in natura nel carbon fossile e nel petrolio greggio, in particolare in quelle qualità ricche in aromatici, dalle quali si possono essere estratti.
Sono potenti inquinanti atmosferici e la loro formazione per cause antropiche avviene nel corso di combustioni incomplete di combustibili fossili, legname, grassi, fogliame, incenso e composti organici in generale, quali quelli provenienti dai rifiuti urbani, ritrovandosi quindi nei loro fumi, da quelli da biomasse al fumo di tabacco, ritrovandosi anche nei cibi cotti, particolarmente nei processi di carbonizzazione ad alta temperatura, come le cotture alla griglia delle carni o nel pesce affumicato.[6][7][/COLOR][/I]

quindi a naso direi che puzzano di bruciato.

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