La Cina risponde a Trump con contro-dazi e l'arma delle terre rare
I dazi statunitensi hanno innescato la risposta ferma di Pechino che, oltre a dazi generalizzati del 34%, ha imposto restrizioni sull'export di terre rare, cruciali per l'industria tecnologica. Il controllo cinese sulle forniture globali minaccia le catene produttive e fa temere un’impennata dei costi.
di Manolo De Agostini pubblicata il 08 Aprile 2025, alle 12:01 nel canale MercatoI "dazi reciproci" voluti da Donald Trump hanno innescato la rappresaglia di Pechino, che ha risposto imponendo a sua volta dazi del 34% su una vasta gamma di prodotti americani e rafforzando il controllo sull'export di sette terre rare fondamentali per l'industria tecnologica globale.
Le merci importate negli USA dalla Cina sono soggette, secondo le nuove disposizioni, a un dazio del 54%, che Donald Trump ha ventilato di poter aumentare del 50% (portandolo così al 104%) qualora Pechino non ritirasse le proprie contromisure.
"La Cina non accetterà mai la natura ricattatoria degli Stati Uniti", ha dichiarato un portavoce del Ministero del Commercio cinese, definendo le nuove tariffe americane "un errore su un altro errore". In una nota ufficiale, Pechino ha avvertito che, se Washington continuerà su questa strada, "lotterà fino alla fine".

In attesa di ulteriori evoluzioni, le restrizioni sulle esportazioni di sette elementi chiave - samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio e ittrio - utilizzati in tecnologie avanzate come smartphone, motori per veicoli elettrici, apparecchiature 5G e armamenti militari rappresentano una mossa importante nel risiko commerciale.
Il disprosio è impiegato in un'ampia gamma di settori. I produttori lo aggiungono ai magneti al neodimio-ferro-boro nei dischi rigidi e nei motori dei veicoli elettrici per stabilizzare le proprietà magnetiche ad alte temperature. Gli ingegneri usano anche il disprosio per la schermatura dalle radiazioni nei reattori nucleari e nei satelliti. Inoltre, il suo utilizzo nella memoria ad accesso casuale magnetoresistiva (MRAM) rafforza la stabilità negli strati magnetici del dispositivo.
Le nuove decisioni cinesi non costituiscono un divieto totale all'esportazione, ma impongono un sistema di licenze in cui gli esportatori devono dichiarare nel dettaglio come verranno usati i materiali da parte degli acquirenti. Questa procedura rende l'ottenimento delle forniture più difficile e lento, con il rischio di interruzioni nelle catene di approvvigionamento e favorendo un'impennata dei prezzi.
Lo scorso dicembre, sull'onda di ulteriori strette da parte di Washington nell'ambito dei semiconduttori, la Cina aveva vietato le esportazioni negli Stati Uniti di gallio, germanio e antimonio.
Nonostante esistano giacimenti di terre rare anche in altre parti del mondo, la Cina domina la catena di produzione grazie a decenni di investimenti in estrazione, raffinazione e infrastrutture. Oggi controlla circa il 70% della produzione mondiale di minerali grezzi e oltre l’85% di quella raffinata, rendendo il resto del mondo fortemente dipendente dalle sue forniture.
Paesi come l'Australia e il Vietnam hanno ampliato la produzione, mentre altri si concentrano sullo sviluppo di tecnologie per il riciclo e materiali alternativi. Il Giappone, ad esempio, ha ridotto la sua dipendenza dalle terre rare cinesi dal 90% al 60% aprendo miniere nazionali e stringendo partnership con fornitori come l'australiana Lynas Corporation.
Colossi del settore tecnologico e dei semiconduttori, come Qualcomm, Broadcom, TSMC e Western Digital, temono forti impatti sulla continuità produttiva. Alcuni esperti stimano che i prezzi di questi materiali potrebbero anche quintuplicarsi nei prossimi mesi, costringendo le aziende a cercare fonti alternative, spesso più costose e meno affidabili.










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33 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infogente seria...altro che gli americani di oggi
si ma l'america ha le spalle molto piu grosse gli altri giocano ma poi muoiono se la tirano troppo
fossi nei cinesi bloccherei tutto alla dogana in attesa che cali le braghe
Si certo gli americani hanno le spalle più larghe rispetto a tutto il resto del mondo.
O forse la fine degli USA come egemonia...
Contro paesi del terzo mondo o quando si è 50:1 (grazie agli alleati).
Nello scontro 1:1 non andrebbe di certo a finire come nei film
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