Micron, stop alle vendite di chip per server in Cina dopo il ban governativo del 2023?
Micron si starebbe preparando a interrompere la vendita di chip di memoria per server ai datacenter in Cina, dopo il fallimento nel recuperare terreno dal bando imposto da Pechino nel 2023.
di Manolo De Agostini pubblicata il 20 Ottobre 2025, alle 08:41 nel canale MemorieMicron
Dopo oltre un anno di difficoltà, Micron sarebbe pronta a ritirarsi dal mercato dei datacenter in Cina, secondo fonti interne citate da Reuters. La decisione, non ancora confermata ufficialmente, sarebbe la conseguenza diretta del bando imposto da Pechino nel 2023, che aveva escluso i prodotti Micron dalle infrastrutture considerate "critiche" per motivi di sicurezza nazionale.
Il provvedimento aveva colpito duramente il business di Micron nella Repubblica Popolare, riducendo significativamente le opportunità nel secondo mercato mondiale per la memoria server. Nonostante vari tentativi di ripresa, la società statunitense non è riuscita a riconquistare una posizione competitiva, spingendola ora verso una ritirata strategica.

Secondo le indiscrezioni, Micron cesserà le spedizioni di DRAM e altre memorie per server destinate a datacenter con base in Cina continentale. Continuerà invece a rifornire i settori automotive e smartphone, oltre a mantenere rapporti con alcuni clienti cinesi che gestiscono infrastrutture cloud al di fuori del Paese, come Lenovo.
Nel suo ultimo anno fiscale, la Cina ha rappresentato circa il 12% dei ricavi complessivi di Micron, pari a 3,4 miliardi di dollari. L'azienda ha precisato che la divisione datacenter è stata fortemente colpita dal bando e che continuerà a operare "nel rispetto delle normative vigenti" nei mercati in cui è presente.
Il ritiro da uno dei mercati più dinamici del settore lascia spazio ai concorrenti sudcoreani Samsung e SK Hynix, che già beneficiavano del vuoto creato dal bando del 2023. Anche le aziende cinesi YMTC e CXMT, sostenute dal governo nell'ambito della strategia per l'autosufficienza tecnologica, stanno espandendo rapidamente la produzione, pur restando indietro in termini di prestazioni e rendimento.
Nel frattempo, l'investimento cinese in infrastrutture per datacenter legate all'intelligenza artificiale è cresciuto di nove volte nel 2024, raggiungendo i 24,7 miliardi di yuan (circa 3,4 miliardi di dollari). Un'espansione da cui Micron rimarrà esclusa, ma che viene compensata dall'aumento della domanda globale di memorie HBM e DRAM per l'elaborazione AI, settore in cui l'azienda statunitense ha recentemente registrato ricavi record trimestrali.
Nonostante le difficoltà, Micron mantiene una presenza significativa nel Paese, in particolare con il suo impianto di packaging e test a Xi'an, e continua a considerare la Cina "un mercato importante per l'intera industria dei semiconduttori".
Il caso Micron si inserisce nell'ormai annoso scontro tra Stati Uniti e Cina. Dopo Micron, anche NVIDIA, Intel e AMD hanno subito limitazioni simili, trovando dapprima costrette a sviluppare versioni "ridotte" dei propri chip per il mercato cinese, fino ad arrivare a limitazioni pressoché totali nel commercio.










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