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Old 13-07-2004, 18:56   #1
sanxius
Senior Member
 
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Mo-To
Messaggi: 1203
siamo messi male nell'IT

Innovazione, l'Italia investe poco
la metà degli altri Paesi europei
Ma si spera nella diffusione della banda larga


ROMA - Il nostro Paese è in ritardo nel campo dell'innovazione e della ricerca. Un ritardo accumulato nel corso degli anni e che penalizza l'intero sistema italiano rispetto al resto dell'Europa. A lanciare l'allarme è il 'IX Rapporto sulla tecnologia dell'informazione e della comunicazione in Italia' elaborato dal Forum per la tecnologia dell'informazione (Fti) in collaborazione con il Cnel.

Investimenti. Le cifre parlano chiaro: non basta quel 0,56% del Pil, investito nel 2003 dalle imprese private italiane in ricerca ed innovazione, se confrontato con l'1,3% di media europea, il 2,04% degli Usa e il 2,28% del Giappone. E se l'Italia non imprime un'accelerata a questi investimenti, in particolare nel Mezzogiorno, il rischio è quello di un'ulteriore perdita di competitività dell'intero sistema. A latitare sono soprattutto gli investimenti privati, in quanto sul fronte pubblico lo scorso anno il divario con partner europei e grandi competitori internazionali è stato contenuto: in Italia gli investimenti pubblici in ricerca sono infatti ammontati allo 0,54% del Pil, contro lo 0,69% di media continentale, lo 0,76% degli Stati Uniti e lo 0,81% del Giappone.

Ict. Per ciò che riguarda le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict), il Rapporto sottolinea come anche in questo ambito l'Italia debba compiere uno sforzo aggiuntivo. Sempre nel 2003, in questo settore (un mercato che vale 64,3 miliardi), la spesa delle imprese si è attestata al 5,2% del Pil, contro un 7% di media Ue (con un mercato comunitario stimabile in 561 miliardi). In questo campo è marcato soprattutto il ritardo delle piccole e medie imprese. Nell'Ict lavora il 3,1% del totale degli occupati italiani e la maggior parte (74,7%) si concentra nei servizi (di questi, il 21,1% nelle telecomunicazioni), contro il 25,3% del manifatturiero. Ancora poco diffuso il telelavoro: 9,5% degli occupati contro il 13% dell'Unione.
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Italiani e informatica. Allarmanti sono le cifre sull'alfabetizzazione informatica degli italiani. Anche qui il nostro Paese è quasi il fanalino di coda dell'Unione, confermando la sua diffidenza verso i computer. I problemi iniziano dalla scuola: bassa è la percentuale di popolazione con istruzione post-secondaria (10,4% contro la media Ue del 21,5%). Ogni mille abitanti di 20-29 anni solo 5,7 sono laureati in materie scientifiche e ingegneristiche (11,3 nella Ue). La formazione permanente (il codiddetto lifelong learning) coinvolge solo il 4,6% dei cittadini (contro l'8,4% della media europea), mentre l'e-learning arriva all'8% (9% nella Ue).
Per ciò che riguarda il possesso dei computer, solo 19 italiani su 100 ne hanno uno (31% la media europea). Circa la metà della popolazione attiva, però, usa il computer per motivi di lavoro, ma solo il 18% ha ricevuto una formazione di base, contro il 28% della media europea. Si calcola che l'ignoranza informatica comporti una perdita complessiva di circa 115 milioni di giornate di lavoro all'anno, con un costo di 15,6 miliardi di euro.

E-generation. Nel processo di trasformazione della nostra società in una vera e-society, assumono sempre più importanza i giovani. Il Rapporto li divide in diversi gruppi. Troppi sono quelli ancora distanti dalla tecnologia e dalla Rete o quelli che ne fanno un utilizzo continuo ma limitato. Crescono, per fortuna, i 'super', quei giovani con una grande capacità manuale e di aggiornamento delle nuove tecnologie, che costituiscono una risorsa per il Paese.

Fattori positivi. Nonostante il trend negativo, qualcosa è stato fatto per colmare la distanza che ci separa dagli altri paesi europei. Insomma, non è tutto fermo. Lasciano ben sperare la diffusione della banda larga, il completamento dei processi di privatizzazione delle Tlc, la diffusione di Internet, gli investimenti per la sicurezza delle reti, l'introduzione del digitale.

Punti deboli. Molti restano tuttavia i punti deboli. Tra questi pesano notevolmente la frammentazione degli operatori del settore informatico, la debolezza finanziaria delle imprese della net economy, l'arretratezza culturale che frena l'innovazione e la ricerca, e soprattutto la mancanza di investimenti. Come ha sottolineato il presidente dell'Fti, Giorgio Pacifici: "per innovare occorrono ricerca, investimenti, formazione all'innovazione, ma soprattutto una nuova cultura nei diversi grandi operatori del sistema Italia". A lui ha fatto eco il ministro per l'innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, che ha ribadito l'importanza della ricerca, di un accumulo di conoscenze e della collaborazione con il mondo delle imprese.


digitale che'??? tv digitale? e' una cagata immensa... il resto lo quoto tutto per tutto...

che ne pensate?
sanxius è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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