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Old 06-11-2007, 00:38   #1
c.m.g
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[NEWS] Il Google dell'antipirateria è nato

martedì 06 novembre 2007

Spoiler:
Quote:
E lo sta allevando una start-up che già può contare sul supporto di famosi produttori di contenuti. Se denunciare l'intero web non è proponibile, si potrà individuare chi copia guadagnandoci sopra. E magari fare affari con i... pirati


Roma - Nell'arsenale che l'industria dei contenuti sfoder per combattere la guerra del copyright, mancava solo il motore di ricerca delle copie non autorizzate, un post-Google tarato sulle infrazioni del diritto d'autore, un motore pensato per scovare quello che non vuole farsi scovare, e capire chi sfrutta il lavoro altrui.

Ci sta lavorando da tempo Attributor, piccola società fondata nel 2005 da protagonisti di lungo corso dell'IT e finanziata con 10 milioni di dollari in capitali di ventura.

Il software sviluppato, in fase di testing da sei mesi ma lanciato in questi giorni per quel che concerne la versione corporate, lavora per molti versi come il motore di ricerca più usato del web: da ogni tipo di contenuto - sia esso audio, video, multimediale o testuale - viene ricavata una "impronta digitale" univoca, usata poi per scandagliare il web alla ricerca di copie complete o parziali, autorizzate o meno.

Nella sua forma attuale il servizio permette di indicizzare e ricercare contenuti prettamente testuali, mentre un motore multimediale completo - quello per le immagini è ancora in beta - è previsto per i prossimi mesi. L'impronta identificativa non è ad ogni modo una semplice keyword come avviene per Google, essendo piuttosto una grossa porzione dell'opera la cui riproduzione non autorizzata si intende rilevare online. Attributor sostiene di riuscire a indicizzare 100 milioni di pagine web al giorno.

Scavando in questa enorme messe di portali, blog e piccoli siti amatoriali, il software è progettato per distinguere nettamente tra quei siti che copiano in maniera estesa un pezzo e quelli che si limitano a riportarne alcuni stralci. Vengono poi identificati i siti che includono il link alla fonte e quelli che spacciano per loro materiale pubblicato altrove. La parte forse più interessante delle funzionalità del servizio è quella che permette di verificare quali fra i copioni spudorati o parziali generino il maggior traffico di rete e quanti siano affiliati a servizi di advertising come AdSense di Google.

Una vera manna dal cielo per società come ad esempio le agenzie di stampa o i grossi quotidiani, che potranno tracciare in maniera precisa e circostanziata chi ne sfrutta il lavoro per fare soldi con la pubblicità. Prova ne sia il fatto che i primi clienti di Attributor, che stanno provando già da tempo il servizio, siano proprio Associated Press e Reuters, due delle maggiori agenzie di informazione al mondo.

"Per la prima volta, ora possiamo disporre di uno strumento coerente per ottenere questi dati e sapere quello che realmente capita ai nostri prodotti, piuttosto che doverci basare su rapporti creati ad hoc" ha dichiarato al NY Times Srinandan Kasi, vice presidente e consulente generale per AP. Una dimostrazione dell'efficacia del servizio la mette poi in linea TechCrunch, che ha avuto modo di provare il software in anteprima.

E se la raccolta di informazioni sulle copie in rete potrebbe spaventare il piccolo blogger che scopiazza il portalone per pagare le spese di server, la visione che Attributor suggerisce ai propri clienti - tra cui potrebbero anche esserci i blogger di cui sopra, volendo - è quella di far fruttare in maniera intelligente e non poliziottesca quanto scoperto. Se infatti un sito web è in grado di racimolare una discreta quantità di traffico e ricavi pubblicitari con i contenuti altrui, la fonte dei suddetti potrebbe benissimo decidere di segnalare l'infrazione al copista proponendogli nel contempo un contratto di fornitura ufficiale dei contenuti che riesce a "rivendersi".

"Vi sono già abbastanza legali nel mondo, quindi perché non trasferire il problema ai nostri addetti alle vendite?" sintetizza Chris Ahearn, presidente di Reuters Media. Sostanzialmente, quello che vorrebbero i publisher è un incremento di traffico proveniente da questo proliferare incontrollato di copie: "Spesso tutto quello che (le società ndr) vogliono è un link", sostiene il CEO di Attributor, Jim Brock.

Sia come sia, il Google del copyright non costa esattamente due centesimi, considerando che la versione enterprise del software viene offerta ad un prezzo variabile tra decine e centinaia di migliaia di dollari all'anno. Un prodotto più limitato, tarato sulle necessità di blogger famosi e piccoli publisher, dovrebbe infine essere lanciata nel corso del 2008 al costo molto più abbordabile di 6-7 dollari al mese.

Alfonso Maruccia


Fonte: Punto Informatico
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