Tre lavoratori su quattro chiedono aiuto all'IA anziché ai colleghi. Ed è un problema
L'adozione crescente dei modelli generativi sul posto di lavoro sta riducendo il confronto diretto tra colleghi, con implicazioni rilevanti sulla coesione dei team e sull'apprendimento professionale
di Nino Grasso pubblicata il 30 Luglio 2026, alle 10:51 nel canale WebUn'indagine condotta dalla piattaforma di valutazione cognitiva MyIQ ha mostrato come circa il 74% dei lavoratori che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale preferisca rivolgere i propri quesiti ai chatbot anziché consultare i colleghi di lavoro. Questo cambiamento comportamentale sta progressivamente modificando la routine aziendale, riducendo le interazioni quotidiane e il confronto diretto a favore di una gestione individuale delle criticità.

I dati descrivono una dinamica trasversale nel mondo professionale. Secondo una rilevazione curata da Adobe per il settore business, il 68% dei dipendenti si sente maggiormente a proprio agio nel porre quesiti banali a un modello generativo piuttosto che a un collega. Il divario generazionale rende il fenomeno ancora più marcato: un'analisi di Workday evidenzia come la Gen Z registri una probabilità 12 volte superiore rispetto alla Gen X di percepirsi del tutto disconnessa dall'ambiente di lavoro.
Questa transizione solleva dubbi tra gli analisti delle dinamiche organizzative. Il semplice gesto di chiedere un consiglio a un compagno di squadra non risolve solo un problema immediato, ma trasferisce preziose informazioni di contesto, chiarisce chi possiede determinate competenze e definisce la disponibilità reciproca. Delegare l'intera ricerca di risposte ai software consente di ottenere il dato tecnico, ma elimina l'infrastruttura sociale che fonda la fiducia nei team. Per i profili junior, la contrazione dello scambio riduce le occasioni di apprendimento profondo e limita la possibilità di mostrare le proprie capacità fisiche e intellettuali.
Troppa IA al lavoro potrebbe non essere la cosa giusta
Il fenomeno del distacco professionale è una delle componenti chiave di un quadro globale in cui circa un adulto su tre dichiara di soffrire la solitudine, una quota che sul posto di lavoro si attesta a un lavoratore su cinque. Le ripercussioni non sono unicamente psicologiche: lo scarso coinvolgimento dei dipendenti si riflette in assenteismo, un turnover più elevato e perdite di produttività estimate da Gallup in circa 10.000 miliardi di dollari all'anno a livello globale.
Parallelamente, l'uso delle tecnologie generative offre riscontri positivi sul fronte dell'efficienza operativa. L'inchiesta pubblicata da ZDNET sottolinea che il 71% degli intervistati si sente più autosufficiente e il 62% rileva una maggiore sicurezza nelle decisioni prese in autonomia. Nelle modalità di lavoro da remoto, l'impiego degli agenti IA riduce del 35% la percezione della sindrome dell'impostore e alleggerisce il carico mentale, facilitando la gestione delle attività asincrone.
La sfida per i dirigenti e i responsabili di risorse umane consiste nel contenere il rischio che l'automazione prosciughi i rapporti interpersonali. Diversi ricercatori suggeriscono di definire linee guida chiare sul momento in cui l'intervento umano debba rimanere prioritario, suggerendo persino la configurazione di assistenti virtuali programmati per reindirizzare l'utente verso un collega esperto prima di erogare una risposta automatica.










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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoOra l'IA traduce perfettamente e consiglia perfettamente.
L'importante e' non usarne una sola, meglio avere un check
Sta a vedere che ora pure questo è colpa dell'AI e non di uffici HR dove gli unici parametri sono conoscenze, budget fatti meglio non sapere come, pettegolezzi ecc... ecc...
Ma dai... Ormai va di moda dare la colpa di ogni cosa all'AI.
Prima si diceva "piove, governo ladro" ora diventerà "piove, colpa dell'AI".
Sta a vedere che ora pure questo è colpa dell'AI e non di uffici HR dove gli unici parametri sono conoscenze, budget fatti meglio non sapere come, pettegolezzi ecc... ecc...
Ma dai... Ormai va di moda dare la colpa di ogni cosa all'AI.
Prima si diceva "piove, governo ladro" ora diventerà "piove, colpa dell'AI".
Non piove, c'è siccità, è colpa del datacenter IA che alza le temperature
Anche l'IA, eh, non è che sempre ci azzecchi. Ma almeno ci prova!
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