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Old 29-09-2007, 11:33   #1
ania
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I conti della Chiesa

Fonte:
http://www.repubblica.it/2007/09/sez...la-chiesa.html

Quote:
I conti della Chiesa ecco quanto ci costa
L'otto per mille, le scuole, gli ospedali, gli insegnanti di religione e i grandi eventi
Ogni anno, dallo Stato, arrivano alle strutture ecclesiastiche circa 4 miliardi di euro

di CURZIO MALTESE

"Quando sono arrivato alla Cei, nel 1986, si trovavano a malapena i soldi per pagare gli stipendi di quattro impiegati".
Camillo Ruini non esagera.
A metà anni Ottanta le finanze vaticane sono una scatola vuota e nera.
Un anno dopo l'arrivo di Ruini alla Cei, soltanto il passaporto vaticano salva il presidente dello Ior, monsignor Paul Marcinkus, dall'arresto per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
La crisi economica è la ragione per cui Giovanni Paolo II chiama a Roma il giovane vescovo di Reggio Emilia, allora noto alle cronache solo per aver celebrato il matrimonio di Flavia Franzoni e Romano Prodi, ma dotato di talento manageriale.
Poche scelte si riveleranno più azzeccate.
Nel "ventennio Ruini", segretario dall'86 e presidente dal '91, la Cei si è trasformata in una potenza economica, quindi mediatica e politica.
In parallelo, il presidente dei vescovi ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano e all'interno del Vaticano, come mai era avvenuto con i predecessori, fino a diventare il grande elettore di Benedetto XVI.
Le ragioni dell'ascesa di Ruini sono legate all'intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio.
Ma un'altra chiave per leggerne la parabola si chiama "otto per mille".
Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull'Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all'anno.
Ruini ne è il dominus incontrastato.
Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l'ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari.

Dall'otto per mille, la voce più nota, parte l'inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica per gli italiani.
Il calcolo non è semplice, oltre che poco di moda.
Assai meno di moda delle furenti diatribe sul costo della politica.
Il "prezzo della casta" è ormai calcolato in quattro miliardi di euro all'anno.
"Una mezza finanziaria" per "far mangiare il ceto politico".
"L'equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all'anno".

Alla cifra dello scandalo, sbattuta in copertina da Il Mondo e altri giornali, sulla scia di La Casta di Rizzo e Stella e Il costo della democrazia di Salvi e Villone, si arriva sommando gli stipendi di 150 mila eletti dal popolo, dai parlamentari europei all'ultimo consigliere di comunità montane, più i compensi dei quasi trecentomila consulenti, le spese per il funzionamento dei ministeri, le pensioni dei politici, i rimborsi elettorali, i finanziamenti ai giornali di partito, le auto blu e altri privilegi, compresi buvette e barbiere di Montecitorio.

Per la par condicio bisognerebbe adottare al "costo della Chiesa" la stessa larghezza di vedute.
Ma si arriverebbe a cifre faraoniche quanto approssimative, del genere strombazzato nei libelli e in certi siti anticlericali.

Con più prudenza e realismo si può stabilire che la Chiesa cattolica costa in ogni caso ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico.
Oltre quattro miliardi di euro all'anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale.
La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione ("Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire", nell'opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità.
Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni.
A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per "aiuti di Stato".
L'elenco è immenso, nazionale e locale.
Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l'Ici (stime "non di mercato" dell'associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini.
Il totale supera i quattro miliardi all'anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all'anno, più qualche decina di milioni.

La Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico.
Soltanto agli italiani, almeno in queste dimensioni.
Non ai francesi, agli spagnoli, ai tedeschi, agli americani, che pure pagano come noi il "costo della democrazia", magari con migliori risultati.

Si può obiettare che gli italiani sono più contenti di dare i soldi ai preti che non ai politici, infatti se ne lamentano assai meno.
In parte perché forse non lo sanno.
Il meccanismo dell'otto per mille sull'Irpef, studiato a metà anni Ottanta da un fiscalista all'epoca "di sinistra" come Giulio Tremonti, consulente del governo Craxi, assegna alla Chiesa cattolica anche le donazioni non espresse, su base percentuale.
Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce "otto per mille" ma grazie al 35 per cento che indica "Chiesa cattolica" fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale.
Una mostruosità giuridica la definì già nell'84 sul Sole 24 Ore lo storico Piero Bellini.

Ma pur considerando il meccanismo "facilitante" dell'otto per mille, rimane diffusa la convinzione che i soldi alla Chiesa siano ben destinati, con un ampio "ritorno sociale".
Una mezza finanziaria, d'accordo, ma utile a ripagare il prezioso lavoro svolto dai sacerdoti sul territorio, la fatica quotidiana delle parrocchie nel tappare le falle sempre più evidenti del welfare, senza contare l'impegno nel Terzo Mondo.
Tutti argomenti veri.
Ma "quanto" veri?

Fare i conti in tasca al Vaticano è impresa disperata.
Ma per capire dove finiscono i soldi degli italiani sarà pur lecito citare come fonte insospettabile la stessa Cei e il suo bilancio annuo sull'otto per mille.
Su cinque euro versati dai contribuenti, la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carità in Italia e all'estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale).
Gli altri quattro euro servono all'autofinanziamento.
Prelevato il 35 per cento del totale per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice Cei distribuisce all'interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come "esigenze di culto", "spese di catechesi", attività finanziarie e immobiliari.
Senza contare l'altro paradosso: se al "voto" dell'otto per mille fosse applicato il quorum della metà, la Chiesa non vedrebbe mai un euro.

Nella cultura cattolica, in misura ben maggiore che nelle timidissime culture liberali e di sinistra, è in corso da anni un coraggioso, doloroso e censuratissimo dibattito sul "come" le gerarchie vaticane usano il danaro dell'otto per mille "per troncare e sopire il dissenso nella Chiesa".
Una delle testimonianze migliori è il pamphlet "Chiesa padrona" di Roberto Beretta, scrittore e giornalista dell'Avvenire, il quotidiano dei vescovi.
Al capitolo "L'altra faccia dell'otto per mille", Beretta osserva: "Chi gestisce i danari dell'otto per mille ha conquistato un enorme potere, che pure ha importantissimi risvolti ecclesiali e teologici".
Continua: "Quale vescovo per esempio - sapendo che poi dovrà ricorrere alla Cei per i soldi necessari a sistemare un seminario o a riparare la cattedrale - alzerà mai la mano in assemblea generale per contestare le posizioni della presidenza?".
"E infatti - conclude l'autore - i soli che in Italia si permettono di parlare schiettamente sono alcuni dei vescovi emeriti, ovvero quelli ormai in pensione, che non hanno più niente da perdere...".

A scorrere i resoconti dei convegni culturali e le pagine di "Chiesa padrona", rifiutato in blocco dall'editoria cattolica e non pervenuto nelle librerie religiose, si capisce che la critica al "dirigismo" e all'uso "ideologico" dell'otto per mille non è affatto nell'universo dei credenti.
Non mancano naturalmente i "vescovi in pensione", da Carlo Maria Martini, ormai esiliato volontario a Gerusalemme, a Giuseppe Casale, ex arcivescovo di Foggia, che descrive così il nuovo corso: "I vescovi non parlano più, aspettano l'input dai vertici...
Quando fanno le nomine vescovili consultano tutti, laici, preti, monsignori, e poi fanno quello che vogliono loro, cioè chiunque salvo il nome che è stato indicato".
Il già citato Vittorio Messori ha lamentato più volte "il dirigismo", "il centralismo" e "lo strapotere raggiunto dalla burocrazia nella Chiesa".
Alfredo Carlo Moro, giurista e fratello di Aldo, in uno degli ultimi interventi pubblici ha lanciato una sofferta accusa: "Assistiamo ormai a una carenza gravissima di discussione nella Chiesa, a un impressionante e clamoroso silenzio; delle riunioni della Cei si sa solo ciò che dichiara in principio il presidente; i teologi parlano solo quando sono perfettamente in linea, altrimenti tacciono".

La Chiesa di vent'anni fa, quella in cui Camillo Ruini comincia la sua scalata, non ha i soldi per pagare gli impiegati della Cei, con le finanze scosse dagli scandali e svuotate dal sostegno a Solidarnosc.
La cultura cattolica si sente derisa dall'egemonia di sinistra, ignorata dai giornali laici, espulsa dall'universo edonista delle tv commerciali, perfino ridotta in minoranza nella Rai riformata.
Eppure è una Chiesa ancora viva, anzi vitalissima.
Tanto pluralista da ospitare nel suo seno mille voci, dai teologi della liberazione agli ultra tradizionalisti seguaci di monsignor Lefebrve.
Capace di riconoscere movimenti di massa, come Comunione e Liberazione, e di "scoprire" l'antimafia, con le omelie del cardinale Pappalardo, il lavoro di don Puglisi a Brancaccio, l'impegno di don Italo Calabrò contro la 'ndrangheta.
Dopo vent'anni di "cura Ruini" la Chiesa all'apparenza scoppia di salute.
È assai più ricca e potente e ascoltata a Palazzo, governa l'agenda dei media e influisce sull'intero quadro politico, da An a Rifondazione, non più soltanto su uno.
Nelle apparizioni televisive il clero è secondo soltanto al ceto politico. Si vantano folle oceaniche ai raduni cattolici, la moltiplicazione dei santi e dei santuari, i record di audience delle fiction di tema religioso.
Le voci di dissenso sono sparite.
Eppure le chiese e le sagrestie si svuotano, la crisi di vocazioni ha ridotto in vent'anni i preti da 60 a 39 mila, i sacramenti religiosi come il matrimonio e il battesimo sono in diminuzione.

Il clero è vittima dell'illusoria equazione mediatica "visibilità uguale consenso", come il suo gemello separato, il ceto politico.
Nella vita reale rischia d'inverarsi la terribile profezia lanciata trent'anni fa da un teologo progressista: "La Chiesa sta divenendo per molti l'ostacolo principale alla fede.
Non riescono più a vedere in essa altro che l'ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo".
Quel teologo si chiamava Joseph Ratzinger.

(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)

(28 settembre 2007)
ania è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 29-09-2007, 12:46   #2
gir88
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OTTO PER MILLE
Il sostentamento del clero non è, come adombrato nell’inchiesta, un misterioso meccanismo per trasferire risorse alla Cei, ma una forma di democrazia diretta che altre nazioni hanno copiato

Costi della Chiesa, svarioni e verità

Bilanci trasparenti e controlli secondo la legge. Il contrario di quanto scrive «Repubblica»

Di Umberto Folena

La Chiesa come la politica? Con un notevole sforzo, parecchie omissioni e un pizzico di demagogia, perché no? È l’operazione tentata ieri da Repubblica, ben tre pagine firmate da Curzio Maltese, coadiuvato da Carlo Pontesilli e Maurizio Turco. Alla fine delle quali, a forza di "all’incirca" e di "stime", di ipotesi e di proiezioni, si conclude che la Chiesa "costa" agli italiani più di quattro miliardi di euro all’anno, "una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose". Detta così, fa impressione. Malachiesa uguale a malapolitica, soldi a palate, agio e ricchezza. Chi però frequenta una parrocchia strabuzza gli occhi: dov’è tutta questa ricchezza? Nella parrocchia vicina, forse? No. Che si intaschino tutto i vescovi? La grande foto furba di pagina 31, con il dettaglio di una croce pettorale e un anello episcopale, e il titolo "I soldi del vescovo", potrebbero ammiccare in tal senso. Le remunerazioni di preti e vescovi le trovate in questa pagina. Cifre pubbliche, però omesse dalla Repubblica che pure riproduce le due tabelle sull’otto per mille, di fonte Cei. Perché? Sono stipendi non abbastanza alti per suscitare riprovazione, o così bassi da indurre un effetto contrario? Poiché la verità non è valida se non la si dice per intero, diamo un aiutino a Maltese e ai suoi collaboratori.

Quanti euro in carità?
"Su 5 euro incassati dal gettito Irpef - è in evidenza in un sommario - 1 va alla carità. Il resto tra culto e immobili". Non è corretto leggere l’impegno della Chiesa nel nostro Paese attraverso la schema rigido di un rendiconto amministrativo, impostato secondo le voci di spesa - che devono rispondere alle formulazioni di legge - ammesse con i fondi dell’otto per mille destinati alla Chiesa. L’attività concreta non è catalogabile solo secondo alcune voci, generiche e imprendibili. Per dire: il prete che ispira e anima un progetto di carità finisce sotto la voce "sostentamento del clero". I volontari della carità sono formati attraverso progett i pastorali. E mense, centri di ascolto e case d’accoglienza, immobili a servizio della carità, finiscono sotto la voce "culto e pastorale". La parrocchia stessa educa alla carità e compie in prima persona opere di carità: sotto quale voce la mettiamo? A proposito di preti, nel sistema ne sono inseriti circa 38 mila, di cui appena tremila in "quiescenza", vale a dire in pensione. Chi ha un parroco ottantenne, sa bene che in pensione un prete non ci va mai, e "molla" soltanto quando il fisico non gli regge proprio. Quanto "costa un prete"? Costa poco, rende tanto e non si ferma mai. E chi serve? Soltanto i battezzati, soltanto i praticanti? No, è a servizio di tutti.

6.275 interventi in 15 anni
Tanto improvviso interesse per le opere di carità della Chiesa italiana è sorprendente. Due anni fa il Comitato per gli interventi caritativi del Terzo Mondo (con i fondi otto per mille) pubblica "Dalle parole alle opere", un volume di 386 pagine con il resoconto dettagliato, con nomi, indirizzi, tipo d’intervento e cifre al centesimo, dei 6.275 interventi finanziati in tutto il mondo tra il 1990 e il 2004, per un totale di 719 milioni di euro. Grazie alla generosità degli italiani, si è passati dai 13 milioni di euro del 1990 ai 66 del 2003. Ebbene, di quel resoconto non parlò nessun giornale: disinteresse totale, allora. Oggi insinuazioni, genericismi. No, signori, è tutto documentato. Basta aprire il documento, che è già nelle vostre redazioni.

Otto per mille, ecco chi firma
L’otto per mille stesso è ancora, in larga parte, un oggetto sconosciuto. Gli italiani firmano in massa per la Chiesa cattolica? Occorre sminuire il risultato. Maltese ci prova: "Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce "otto per mille" ma grazie al 35 per cento che indica "Chiesa cattolica" (…) la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale". Il 35 per cento, una minoranza dunque… Intanto, a partecipare con la firma sono 16 milioni di italiani: in assoluto, non pochi. Se poi consideriamo chi presenta il 730 o l’Unico, i firmatari sono il 61,3 per cento, una percentuale superiore a quella di molte consultazioni assimilabili a questa. Ad abbassare la percentuale sono i 13 milioni di italiani che non sono obbligati a presentare la dichiarazione, chi ad esempio ha il solo Cud. Costoro - nella grande maggioranza anziani, spesso soli - sono costretti a operazioni complicate e scoraggianti: qui infatti la percentuale di firme si riduce all’1 per cento. Sulla configurazione sociologica degli anziani tuttavia ci sono studi a non finire. Perché non fate, signori, anche qui una proiezione ponderata?

Una stima crescente
Magari tutti firmassero e firmare fosse per tutti agevole. Un’indagine del 2006 sul consenso degli italiani all’operato della Chiesa parla di un giudizio molto o abbastanza positivo da parte del 70 per cento della popolazione; nel 2001 era del 60. È un secondo indizio della stima di cui gode la Chiesa, per Maltese "non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici". Non è esattamente così. L’otto per mille non dà alcuna garanzia alla Chiesa, che ogni anno si sottopone al giudizio (democratico) dei cittadini, che possono darle la firma o rifiutargliela. Le garanzie, se così vogliamo chiamarle, c’erano semmai prima del Concordato del 1984, quando ancora i preti privi di altri redditi ricevevano dallo Stato il cosiddetto "assegno di congrua", che veniva dato in sostituzione dei beni ecclesiastici incamerati dallo Stato nell’Ottocento. Garanzie a cui la Chiesa ha rinunciato, in accordo con lo Stato, rimettendosi alla volontà degli italiani. L’otto per mille è una forma di democrazia diretta applicata al sistema fiscale, che qualche nazione ha copiato e mezza Europa ci invidia.

Le quote? Decide l’Assemblea
E la parte di otto per mille che va alle singole diocesi? Il servizio di Maltese insinua che sia una forma di ricatto da parte della presidenza della Cei, per premiare i vescovi doc ili e punire gli indocili, che difatti non ci sono perché, secondo lui, tutti tacciono, tranne qualche emerito. Naturalmente le cose non stanno così. Non è assolutamente vero che due o tre decidono per tutti. La quota per le diocesi - decretata ogni anno dall’Assemblea generale dei vescovi per alzata di mano - viene distribuita per una parte in porzioni uguali a tutti, per un’altra quota in base alla popolazione. Dunque, criteri oggettivi. Certo, le diocesi devono rendere conto al centesimo di come hanno destinato la propria quota di otto per mille. Per legge. Ma anche gli altri contributi, come quelli per edificare i centri parrocchiali o restaurare i beni culturali, vengono distribuiti secondo precisi regolamenti,criteri e controlli oggettivi. Ma davvero Curzio Maltese pensa che i vescovi siano un’accozzaglia di gente sprovveduta che attendeva Repubblica per aprire gli occhi?

Ici, tutti gli esenti
Verrebbe voglia di lasciar perdere il capitolo Ici e Irap. I nostri lettori sono stanchi di leggere precisazioni ostinatamente ignorate dai soliti giornalisti. Per i dipendenti laici, diocesi ed enti ecclesiastici pagano l’Irap; non così se si tratta di sacerdoti che è difficile immaginare come meri impiegati. Tutti però, laici e preti, pagano Irpef e contributi. Quanto all’esenzione dall’Ici prevista dalla legge 504 del 1992, e che fino al 2004 non aveva suscitato nessun problema, essa riguarda tutti gli enti non commerciali, categoria nella quale rientrano certamente gli enti ecclesiastici ma che comprende anche: associazioni, fondazioni, comitati, onlus, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali, sindacati, partiti politici (che sono associazioni), enti religiosi di tutte le confessioni e, in generale, tutto quello che viene definito come il mondo del non profit. Gli alberghi pagano, le case per ferie o le colonie no. A un albergo non basta la cappellina per non pagare, anzi d ovrà pagare l’Ici anche sulla cappellina; e i Comuni hanno gli strumenti per accertare se qualche albergo, chiunque ne sia il proprietario, si "traveste" da casa d’accoglienza. Anche qui, niente trucchi.

I conti in tasca
"Fare i conti in tasca al Vaticano…" scrive Maltese. Ci risiamo. Confondere la Cei (vescovi cittadini italiani a servizio del Paese) con il Vaticano è errore da bocciatura all’esame da giornalista. Eppure ci tocca ancora leggere dell’"otto per mille al Vaticano". Citare "come fonte insospettabile" la Cei va benissimo, i problemi sorgono quando ti ritrovi citato a metà, e la metà omessa è regolarmente quella scomoda all’autore dell’inchiesta. Quanto alla presunta scarsa libertà all’interno della Chiesa, è curioso che Maltese e collaboratori riportino proprio le cifre rese note (non nascoste) dalla Cei, e citino due giornalisti cattolici. La prossima puntata, per dirla davvero tutta? Non "i soldi del vescovo", ma… "i debiti del vescovo". Aiuta, sfama (la pancia, ma soprattutto l’anima), educa, costruisci e ripara… Alla fine è difficile non finire in rosso. Il rosso di chi restituisce tutto quello che riceve dagli italiani, e oltre.
fonte:http://www.avvenire.it/
gir88 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 29-09-2007, 13:21   #3
LucaTortuga
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L'Avatar di LucaTortuga
 
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OTTO PER MILLE
Il sostentamento del clero non è, come adombrato nell’inchiesta, un misterioso meccanismo per trasferire risorse alla Cei, ma una forma di democrazia diretta che altre nazioni hanno copiato

Costi della Chiesa, svarioni e verità

Bilanci trasparenti e controlli secondo la legge. Il contrario di quanto scrive «Repubblica»

Di Umberto Folena
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960).
LucaTortuga è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 29-09-2007, 13:26   #4
fabio80
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Cei (vescovi cittadini italiani a servizio del Paese)
posso ridere? al servizio di chi?
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IN ANUBIS WE TRUST
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Old 29-09-2007, 13:48   #5
luigiaratamigi
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posso ridere?
Io ho pianto....

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al servizio di chi?
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Old 29-09-2007, 14:33   #6
[A+R]MaVro
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Non mi interessa la questione ideologica pro o anti chiesa, ma ragionando da un punto di vista meramente economico mi viene da chiederemi quanto costerebbe se le strutture caritatevoli, assistenziali, scolastiche ed il patrimonio artistico della chiesa fossero gestite dallo Stato (in particolare dall Stato italiano). Non so perchè ma credo che il conto verrebbe ben più salato di 4 miliardi di euro.
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"Se cerchi una mano disposta ad aiutarti la trovi alla fine del tuo braccio" (Anonimo)
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Old 29-09-2007, 14:53   #7
Cfranco
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Non mi interessa la questione ideologica pro o anti chiesa, ma ragionando da un punto di vista meramente economico mi viene da chiederemi quanto costerebbe se le strutture caritatevoli, assistenziali, scolastiche ed il patrimonio artistico della chiesa fossero gestite dallo Stato (in particolare dall Stato italiano). Non so perchè ma credo che il conto verrebbe ben più salato di 4 miliardi di euro.
Forse .
O forse no .
Resta il fatto che lo stato finanzia ( o meglio NOI finanziamo ) un' associazione privata a fine di lucro come la chiesa cattolica .
__________________
Certe persone non le digerisco
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Old 29-09-2007, 17:10   #8
[A+R]MaVro
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Forse .
O forse no .
Resta il fatto che lo stato finanzia ( o meglio NOI finanziamo ) un' associazione privata a fine di lucro come la chiesa cattolica .
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Non mi interessa la questione ideologica pro o anti chiesa
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Old 29-09-2007, 21:26   #9
cdimauro
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L'Avatar di cdimauro
 
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Ha detto bene, invece: non è una questione ideologica, ma di portafogli.

Non vedo perché dovrei finanziare un qualunque ente religioso se non lo voglio.
__________________
Per iniziare a programmare c'è solo Python con questo o quest'altro (più avanzato) libro
@LinkedIn Non parlo in alcun modo a nome dell'azienda per la quale lavoro
Ho poco tempo per frequentare il forum; eventualmente, contattatemi in PVT o nel mio sito. Fanboys
cdimauro è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 29-09-2007, 23:02   #10
Doctor Banana
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Messaggi: 24
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Originariamente inviato da [A+R]MaVro Guarda i messaggi
Non mi interessa la questione ideologica pro o anti chiesa, ma ragionando da un punto di vista meramente economico mi viene da chiederemi quanto costerebbe se le strutture caritatevoli, assistenziali, scolastiche ed il patrimonio artistico della chiesa fossero gestite dallo Stato (in particolare dall Stato italiano). Non so perchè ma credo che il conto verrebbe ben più salato di 4 miliardi di euro.
Ma anche no...sai,le scarpe di prada del razzo costano...
Doctor Banana è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 30-09-2007, 11:35   #11
[A+R]MaVro
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Città: Cogliate (Mi)
Messaggi: 168
Quote:
Originariamente inviato da cdimauro Guarda i messaggi
Ha detto bene, invece: non è una questione ideologica, ma di portafogli.

Non vedo perché dovrei finanziare un qualunque ente religioso se non lo voglio.
Io affronterei la questione da un altro punto di vista: la chiesa in Italia, per ragioni storiche che non mi interessa discutere in questa sede, ha una serie di strutture nel campo dell'istruzione, dell'assistenza, che svolgono una funzione sociale di grande rilevanza. Funzioni che in mancnza dovrebbero essere svolta da strutture statali con un sicuro aggravio di costi: tanto per fare un esempio un volontario religioso (suora o prete) all'interno di un ospedale lavora e rende quasi il doppio rispetto ad un volontario civile.
Non parliamo poi della tutela di patrimonio artistico e culturale come chiese, monasteri, conventi.
Nella mia becera visione utilitaristica delle cose finanziare per alcune attività la chiesa conviene, poi ripeto se la vuoi mettere sul piano ideologico/precicettuale non mi addentro nemmeno nella discussione.
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"Non importa quanto numerose sono le anse di un fiume, al termine del giusto scorrere ogni acqua arriva al suo mare"
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Old 30-09-2007, 11:58   #12
cdimauro
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Io affronterei la questione da un altro punto di vista: la chiesa in Italia, per ragioni storiche che non mi interessa discutere in questa sede, ha una serie di strutture nel campo dell'istruzione, dell'assistenza, che svolgono una funzione sociale di grande rilevanza. Funzioni che in mancnza dovrebbero essere svolta da strutture statali con un sicuro aggravio di costi: tanto per fare un esempio un volontario religioso (suora o prete) all'interno di un ospedale lavora e rende quasi il doppio rispetto ad un volontario civile.
Hai fonti in merito?
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Non parliamo poi della tutela di patrimonio artistico e culturale come chiese, monasteri, conventi.
Tutela di cui lo stato si fa già carico.
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Nella mia becera visione utilitaristica delle cose finanziare per alcune attività la chiesa conviene, poi ripeto se la vuoi mettere sul piano ideologico/precicettuale non mi addentro nemmeno nella discussione.
Io non voglio pagare un solo centesimo degli stipendi di preti et similia.

Non voglio pagare un solo centesimo di tasse in più perché lo stato, rinunciando all'8 e al 5 per mille, deve imporre ALTRE tasse anche a me che sono ateo

Non voglio pagare un solo centesimo per maestri e professori di religione nominati dai vescovi, ma pagati dal sottoscritto.

E potrei continuare.

La chiesa si vanta che circa il 90% degli italiani è cattolico. Bene, anzi benissimo: che pensino loro VOLONTARIAMENTE a tenerla in piedi e a dar da mangiare ai suoi ministri.

Io, però, voglio starne DEL TUTTO FUORI, in particolari col mio portafogli.

Non credo di chiedere troppo in un stato che sulla carta si definisce laico.
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Old 30-09-2007, 12:18   #13
Charonte
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eh certo tutti cattolici
mi piacerebbe che 1 gionro la chiesa dica
ok
votiamo

chi è cattolico paga 8x1000
chi non lo è non paga nulla

scommettiamo che il 97 % degli italiano vota no?
non prendiamoci x il culo
ipocrisia al massimo in sto paese
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Old 30-09-2007, 12:31   #14
fsdfdsddijsdfsdfo
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Originariamente inviato da [A+R]MaVro Guarda i messaggi
: tanto per fare un esempio un volontario religioso (suora o prete) all'interno di un ospedale lavora e rende quasi il doppio rispetto ad un volontario civile.
ti conviene chiudere la bocca se non sai di cosa stai parlando.

Io presto servizio sull'ambulanza e ti posso raccontare episodi incredibili sui religiosi.

Come ordinari laici che si rifiutano di assistere gente, o che gli fa la predica mentre stanno morendo.
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Old 30-09-2007, 13:38   #15
Onisem
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Originariamente inviato da [A+R]MaVro Guarda i messaggi
tanto per fare un esempio un volontario religioso (suora o prete) all'interno di un ospedale lavora e rende quasi il doppio rispetto ad un volontario civile.
Scusa ma questa è veramente troppo, troppo grossa!
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese)
"Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?"
Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia.
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Old 30-09-2007, 14:35   #16
FalconXp
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Originariamente inviato da [A+R
MaVro;18936670]tanto per fare un esempio un volontario religioso (suora o prete) all'interno di un ospedale lavora e rende quasi il doppio rispetto ad un volontario civile.

Chi te le scrive ste battute ^?

Ma poi a livello sanitario, non danno nemmeno la possibilità di abortire e mi parli di sanità della chiesa?...

Il papà ogni giorno rompe le scatole su temi inutili sfoggiando vestiti da chissà quante cifre e ci ricorda che dobbiamo pagare le tasse...sono sicuro che semmai verrà abolito il concordato(grazie a quell'onestissimo uomo di craxi dietro aiuto dell'ex ministro dell'economia con la r moscia) la chiesa subirà un tracollo da far ridere anche i polli...altro che 90% di cattolici.
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Old 30-09-2007, 14:47   #17
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Originariamente inviato da Charonte Guarda i messaggi
eh certo tutti cattolici
mi piacerebbe che 1 gionro la chiesa dica
ok
votiamo

chi è cattolico paga 8x1000
chi non lo è non paga nulla

scommettiamo che il 97 % degli italiano vota no?
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Old 30-09-2007, 14:50   #18
Onisem
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eh certo tutti cattolici
mi piacerebbe che 1 gionro la chiesa dica
ok
votiamo

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scommettiamo che il 97 % degli italiano vota no?
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I vescovi inviterebbero all'astensione.
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"Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?"
Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia.
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Old 30-09-2007, 14:52   #19
fabio80
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I vescovi inviterebbero all'astensione.
ma non possono, sarebbe ingerenza!
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Old 30-09-2007, 14:58   #20
[A+R]MaVro
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Hai fonti in merito?
Sull'esempio del volontario religioso sono dati che mi sono stati presentati in un corso (non universitario) sui bilanci delle organizzazioni non profit, religiose e non. Il relatore era un professore universitario di nome Gian Mario Colombo e lo studio se non erro era stato compiuto dalla Fondazione Dottori Commercialisti di Milano ed analizzava l'economicità degli enti non profit. Dovrei spulciare il materiale ma non credo di aver annotato la fonte completa.

Quote:
Tutela di cui lo stato si fa già carico.
Non ho detto che lo stato non si fa carico di queste cose, ma che dovrebbe farsi carico anche di ulteriori strutture gestite dalla chiesa senza l'erogazione di quei finanziamenti. E a mio modesto parere lo Stato spenderebbe di più (che piaccia o no la chiesa alla pecunia ci sta attenta e spende meglio delle amministrazioni pubbliche).

Quote:
Io non voglio pagare un solo centesimo degli stipendi di preti et similia.

Non voglio pagare un solo centesimo di tasse in più perché lo stato, rinunciando all'8 e al 5 per mille, deve imporre ALTRE tasse anche a me che sono ateo

Non voglio pagare un solo centesimo per maestri e professori di religione nominati dai vescovi, ma pagati dal sottoscritto.

E potrei continuare.

La chiesa si vanta che circa il 90% degli italiani è cattolico. Bene, anzi benissimo: che pensino loro VOLONTARIAMENTE a tenerla in piedi e a dar da mangiare ai suoi ministri.

Io, però, voglio starne DEL TUTTO FUORI, in particolari col mio portafogli.

Non credo di chiedere troppo in un stato che sulla carta si definisce laico.
Nemmeno io voglio mantenere il clero, il mio 8x1000 va infatti allo stato. Diciamo che quanto versato dallo stato lo considero un prezzo accettabile per avere chessò l'osepdale San Raffaele di Milano (che funziona meglio di moltre strutture pubbliche).
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