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Old 13-03-2007, 20:44   #1
gretas
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Le scarpe strette di Totò Cuffaro

Saverio Lodato


Tutto potete dire di Totò Cuffaro, il «governatore di Sicilia», tranne che sia un cretino patentato. Che sia politicamente intelligente, è innegabile. Non sarà un raffinatissimo politologo, non sarà il Pericle di cui avrebbe bisogno la Sicilia per cancellare sessant’anni di malgoverni, non avrà il look di un giurato svedese del premio Nobel, ma, diamogliene atto, neanche i tratti somatici di un capo Tuareg. È una modesta via di mezzo. È, diciamo così, «politico mediterraneo». Di conseguenza fiuto ne ha da vendere; conosce l’arte del cavillo nella quale Cicerone considerava i siciliani, nelle sue Verrine, imbattibili: «I siciliani, gente cavillosa, amante delle controversie».

Prima bacia e poi saluta, se no i suoi stessi elettori e portaborse non lo avrebbero affettuosamente soprannominato “zu Totò vasa vasa”; nelle sue interviste non dimentica mai né la mamma né la Madonna, visceralmente legato, com’è, a una vecchia Sicilia tutta Chiesa casa e famiglia.

E adesso, per favore, lasciamo per un momento da parte la Sicilia di boss, picciotti e Padrini, intendendo noi oggi trattare Cuffaro esclusivamente sotto il profilo, diciamo così, politico.

Ciò premesso, viene la domanda: come mai, da un po’ di tempo in qua, sfidando il ridicolo e a costo di scadere nell’avanspettacolo del varietà, ostenta ripetutamente coppole di vari colori, si fa intervistare da una televisione privata agrigentina, come l’altro giorno, da un “compare” , in coppola anche lui, per sproloquiare contro il governo Prodi, e ipotizzare la “liberazione” della Sicilia da parte degli americani che , bontà loro, gli farebbero fare tutte quelle belle cose che il governo nazionale gli impedisce di fare?

Una prima risposta al quesito è quasi dialettale: «A Totò cominciano a venire le scarpe strette». Un intero sistema di potere, inestricabile miscuglio di clientele e favoritismi, finanziamenti discrezionali e rendite parassitarie, compensi faraonici alla casta dei mandarini regionali, i cosiddetti funzionari dell’Autonomia, e al caravanserraglio della Sanità ( e non dimentichiamo che zu Totò, medico è), da qualche tempo avverte sinistri scricchiolii. Roba seria. Conti che non tornano. Promesse che rischiano di non poter essere mantenute. E questo è male.

La coperta si fa stretta. Questo mare, a non volerla sprezzantemente chiamare palude, vede pericolosamente scendere il suo livello. E i giochi di prestidigitazione alla Berlusconi, a esempio il ponte di Messina, non incantano più nessuno, non fosse altro perché il centro destra, per la prima volta dalla fine della guerra, ha persino perso il controllo della stessa città di Messina, con buona pace del senatore Nania.

Allora intanto acquisiamo che Cuffaro vuol lanciare insieme segnali di allarme e di chiamata alle armi, avvertendo, grazie al fiuto che gli riconoscevamo prima, che il terreno gli frana sotto i piedi, capendo che il futuro non sarà più tagliato su misura, neanche in Sicilia, per uno come lui, accorgendosi con sgomento che la “valigetta”, come si chiama da queste parti, è sempre più vuota. Ma potremmo accontentarci di questa spiegazione, in qualche modo preventiva, dei bizzarri comportamenti di Cuffaro? Certo che no.

C’è dell’altro. Cuffaro è un grande favoleggiatore, o se preferite, un grande favolista. Scarica infatti le responsabilità della crisi della “sua” regione sulla finanziaria nazionale che sta a quelle di Cuffaro, varate negli ultimi sette anni, come un neonato sta ad un vispo settantenne. Insomma, non c’è partita. Vediamo.

Velocissimi flash: 1) Cuffaro non ha più neanche la sua solidissima maggioranza della Casa delle libertà, prova ne sia che durante l'approvazione della legge di bilancio e della finanziaria è stato battuto quattordici volte dicasi quattordici, grazie ad altrettanti emendamenti Ds fatti propri anche da parte della sua maggioranza. 2) La crisi finanziaria della regione siciliana registra un buco di dimensioni che nessuno è in grado di stimare. 3) Gli interessi sul debito, neanche questi stimabili, nonostante mille esempi di finanza creativa hanno provocato: la vendita in blocco di tutti gli immobili che ospitano gli assessorati prontamente riaffittati dalla stessa regione; la cartolarizzazione dei debiti contratti con diversi soggetti sociali; l’utilizzo improprio dei fondi di «Agenda 2000» per coprire le spese correnti, come hanno recentemente appurato e denunciato i parlamentari siciliani della commissione europea, Claudio Fava e Giusto Catania.

4) Cuffaro non potrà più fare: la legge sul lavoro e la legge sullo sviluppo, entrambe annunciate ma che ormai comporterebbero una enorme dotazione finanziaria, superiore a quei modesti 4 milioni di euro disponibili in bilancio per leggi di spesa; d’altronde “zu Totò” non poteva preventivarne di più essendosi mangiato tutto - si scusi la crudezza dell’espressione - per altri capitoli di spesa a lui più congeniali.

5) La sanità registra solo per il 2006 un buco di circa 900 milioni di euro. Siamo al “cuore” duro del cuffarismo e del lombardismo (da Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’autonomia siciliana, anch'egli grande intenditor di sanità), prova ne sia, ancora una volta, che la Sicilia è la regione italiana con il più alto numero di convenzioni esterne, 1700, superiori alla somma totale delle convenzioni esterne di tutte le regioni d’Italia. E, ma questa è altra storia, con il più alto numero di inchieste della magistratura sulla sanità (la Procura di Palermo ha dovuto costruire un pool apposito). 6) Parametri per la spesa farmaceutica, talmente sforati, da aver reso indispensabile l’introduzione dei ticket sanitari più alti d’Italia. E Roma e la Turco non c’entrano un bel niente.

7) Il precariato, con questi chiari di luna, non potrà trovare stabilizzazione. Parliamo di migliaia e migliaia di persone, nella forestazione, nei lavori socialmente utili, nella formazione.

8 ) La sentenza di questi giorni che obbliga la regione a corrispondere pensioni pari sino al 108 per cento dell’ultimo stipendio aumenterà a dismisura il buco finanziario.

9) Di tagli allo staff del “governatore di Sicilia”, paragonabile per numeri a quello di Bush, è però proibito parlare, anche se solo per la festa della regione sono stati previsti, fra fondi evidenti e fondi camuffati, qualcosa come 5 milioni di euro, un milione in più rispetto ai fondi disponibili per le leggi di spesa.

Cosa accadrà quando i fondi europei prenderanno altre destinazioni, piuttosto che la Sicilia?

Conclusione: ai gatti non puoi fare a meno di dare la trippa. «E Cuffaro - osserva Tonino Russo, segretario regionale Ds - ha capito che ormai non c’è più trippa per gatti, nonostante gli enormi investimenti del governo Prodi per sviluppo e infrastrutture siciliane». Spiegata allora la coppola, spiegato lo scacciapensieri, spiegata la guerra preventiva a Prodi. “Zu Totò” forse già sogna la prima occasione elettorale per fuggirsene a Roma, ridotarsi di immunità parlamentare, anche perché, essendo sotto processo per favoreggiamento alla mafia, sa che non sarebbe molto elegante farsi trovare dai giudici, il giorno della sentenza, con la coppola in testa, e lo scacciapensieri in mano.
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