Data center in Lombardia: 20 progetti scatenano la rivolta nel Pavese
Comitati, sindaci e ricorsi amministrativi contro oltre venti data center previsti in Lombardia: consumo di suolo agricolo, generatori diesel a rischio Seveso e isole di calore infiammano il Pavese
di Rosario Grasso pubblicata il 03 Luglio 2026, alle 14:05 nel canale WebPiù di venti progetti di data center in cantiere tra il Pavese e il Milanese, e altrettanti comitati di cittadini pronti a fare ricorso per fermarli. La corsa italiana ai centri di elaborazione dati per l'intelligenza artificiale si scontra con risaie, fontanili e una rete elettrica già sotto pressione, come racconta un'inchiesta pubblicata da Avvenire.
Terna ha ricevuto oltre 400 richieste di allaccio in tutta Italia, più della metà concentrate in Lombardia. Tra i casi più caldi c'è il progetto Apto a Lacchiarella, bloccato temporaneamente dal Comitato Ciarlasco guidato da Enrico Duranti, che ha scoperto l'assenza del progetto dall'albo pretorio comunale e ha costretto il Ministero dell'Ambiente a riaprire la Valutazione di impatto ambientale. Il sito, secondo i calcoli del comitato, assorbirebbe circa 300 megawatt al giorno, un consumo annuo paragonabile a quello di 700mila famiglie, quasi 2 milioni di persone.
Generatori diesel e rischio Seveso
Il nodo più tecnico riguarda i generatori di emergenza a gasolio previsti per garantire continuità in caso di blackout: con uno stoccaggio superiore a 4mila litri di combustibile, l'impianto ricadrebbe sotto la Direttiva Seveso III sugli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, un vincolo che il comitato considera un vizio non sanabile nell'iter autorizzativo. A pieno regime i gruppi elettrogeni potrebbero bruciare fino a 700 litri di gasolio all'ora, con ricadute sulla qualità dell'aria in una zona già critica sul fronte dell'inquinamento atmosferico.
Sul fronte termico, uno studio del fisico Sergio Manera citato nel reportage stima un incremento di temperatura fino a 5 gradi nel raggio di due chilometri attorno a un grande data center, un effetto isola di calore che si somma al consumo di suolo agricolo vergine. Le proteste riguardano anche la Certosa di Pavia, dove un progetto da 130mila metri quadri a ridosso della celebre abbazia ha già raccolto oltre 500 firme che chiedono lo stop alla variante urbanistica che autorizzerebbe il data center, insieme a una Valutazione Ambientale Strategica (VAS); la raccolta è partita su Change.org e ha superato le 400–500 adesioni a sostegno della richiesta.
Sindaci in prima linea
A Borgarello, comune confinante con Certosa, la sindaca Alberta Samuele guida l'opposizione al progetto: "Non ci servono capannoni, semmai occorre puntare su cultura, turismo e valorizzazione ambientale", spiega, mentre ricorda la vicinanza del sito a una residenza per anziani e a un'area verde molto frequentata. Il Comune aveva già bloccato un centro commerciale un decennio fa e teme ora un ecomostro a poche centinaia di metri dalle abitazioni, questa volta ricadente sul territorio del comune limitrofo.
Non è un caso isolato: a Sant'Alessio con Vialone il pressing di cittadini e opposizione ha già fermato un progetto sul "campo dei Pomi", mentre a Zibido San Giacomo la sindaca Sonia Belloli ha frenato l'insediamento della multinazionale K2 su un'area agricola, e ha anche chiesto un supplemento di istruttoria sull'impatto ambientale. La provincia di Pavia è del resto seconda solo a Milano per richieste di nuovi impianti secondo i dati Terna, con quasi una ventina di Comuni coinvolti e multinazionali in fila per presentare domanda.
Legge regionale in ritardo
La Regione Lombardia è stata la prima in Italia a normare la materia, quando ha incentivato l'insediamento nelle aree produttive dismesse e raddoppiato gli oneri urbanistici per gli interventi sui terreni verdi, ma la legge non prevede ancora una distanza minima dalle abitazioni, un vuoto che la sindaca Samuele definisce urgente da colmare. Il fenomeno ha assunto dimensioni tali da essere descritto come la rivolta della "Silicon Valley lombarda", ma siamo sicuri che certe infrastrutture che da un certo punto di vista contribuirebbero ad ammodernare il paese e ad avvicinarlo ad alcuni paesi stranieri siano da considerare così negativamente?










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25 Commenti
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effettivamente li spazio ce n'è, oltre a strade favolose, e situazione idrogeologica ideale, faremo un data center con 10.000 posti auto e un aeroporto, tutto a Voltri.
Parte del calore verrebbe assorbito dalla roccia e di solito,le cave e miniere erano distanti dai centri abitati.
Penso che come stabilità termica e riduzione delle emissioni elettromagnetiche ne gioverebbe,una parete di roccia isola molto bene dal calore e se gestita bene,dovrebbe limitare gli sbalzi termici esterni.
È che fa figo dire,abbiamo i datacenter a Milano e Roma,se poi i datacenter sono nascosti magari dentro i monti dell' altopiano di Asiago cambia qualcosa?
Ho detto Asiago così per dire ma potrebbe essere qualsiasi altra località che non sia trendy.
Parte del calore verrebbe assorbito dalla roccia e di solito,le cave e miniere erano distanti dai centri abitati.
Penso che come stabilità termica e riduzione delle emissioni elettromagnetiche ne gioverebbe,una parete di roccia isola molto bene dal calore e se gestita bene,dovrebbe limitare gli sbalzi termici esterni.
È che fa figo dire,abbiamo i datacenter a Milano e Roma,se poi i datacenter sono nascosti magari dentro i monti dell' altopiano di Asiago cambia qualcosa?
Ho detto Asiago così per dire ma potrebbe essere qualsiasi altra località che non sia trendy.
costa molto ma molto di piu di crearne uno nuovo in condizioni standard con capannoni standard e infrastutture presenti enche loro classiche
Costruire in miniere ha vari vantaggi ma moltoi piu svantaggi
Sarei curioso di sapere se è vero che hanno fatto una richiesta di allaccio per un datacenter da 300 MW senza nemmeno un progetto.
Vedrò in giro se trovo maggiori informazioni.
Edit: il progetto per la VIA ai datacenter Lacchiarella è qui:
https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/11503
in realtà sono 5 datacenter su 55 ettari Hanno chiesto autorizzazione per 160 gruppi elettrogeni per complessivi 1GW.
L'opposizione comunale è sostanzialmente per aver fatto lo spezzatino delle autorizzazion per la VIA anziche quella per un unico datacenter.
Se mi pagano il giusto, ma che dico il giusto, una sciabolata, nel mio terreno possono pure ricostruire il reattore numero quattro di Chernobyl, preciso identico all'originale e ripetere la stessa identica procedura che ha generato il disastro del 1986, previo avviso per togliermi dalle scatole in tempo a cinque o sei mila chilometri di distanza.
Perchè come diceva il caro Mark Twain, "la virtù non è degna di rispetto quanto il denaro !"
SCHERZI A PARTE - ma neanche troppo, contattatemi che un accordo per il terreno si trova !
In ITALIA siamo NO-TUTTO.
NESSUN POSTO andrà mai bene.
Però pretendiamo di competere con il resto del mondo.
Dai stendiamo un velo pietoso, fosse per quei buzzurri cavernicoli dei paesi confinanti, neanche la copertura GSM avremmo ancora.
E ripeto non faccio il generoso con il posteriore altrui, possono montarmi le antenne mobile LTE sul tetto di casa (ribadisco, per il giusto prezzo) anche subito !
Costruire in miniere ha vari vantaggi ma moltoi piu svantaggi
Inizialmente si,poi la struttura resta "per sempre" anche al cambio dei datacenter ma mantenendo i vantaggi dell' assorbimento del calore.
La maggior parte delle strutture sono la abbandonate,sarebbe un perfetto riciclo senza dover aggiungere ancora cemento,spendendo effettivamente di più si accontenterebbero sia i verdi,sia chi vuole un avanzamento tecnologico,magari portando benefici ad un territorio abbandonato.
Potrebbe essere un buon compromesso fra tecnologici ed ecologisti
perdonami, ma quale vantaggio avrebbe la roccia? In un data center il problema è smaltirlo il calore, con la roccia trasformi tutto in spiedini...
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