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Senior Member
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1943, l' attacco degli incursori a New York era pronto
Nel dicembre del 1943 reparti speciali della X Flottiglia Mas erano pronti ad attaccare il porto di New York. Il piano prevedeva il trasporto di un minisommergibile del tipo CA fino a Fort Hamilton, da qui il mezzo con a bordo una squadra di Uomini-gamma avrebbe risalito il fiume Hudson fino a raggiungere il porto, dove gli incursori subacquei, sguinzagliati per i fondali, avrebbero colpito con appositi ordigni esplosivi il naviglio agli ormeggi.
Dal punto di vista strettamente militare i danni sarebbero stati limitati e di scarsa importanza, ma sotto il profilo psicologico l’azione avrebbe avuto un effetto devastante. Per la prima volta una potenza militare straniera avrebbe colpito gli Stati Uniti sul proprio territorio nazionale. Un atto di sabotaggio, un attentato che potremmo definire di terrorismo se non fosse stato ideato nell’ambito di un conflitto mondiale dove la distinzione fra obiettivi civili e militari non aveva semplicemente senso, in nessuno degli schieramenti in campo. A oltre cinquant’anni di distanza da quella missione mai realizzata, e in un contesto nemmeno paragonabile a quello del dicembre 1943, l’attentato alle Torri gemelle compiuto dai terroristi islamici avrebbe raggiunto un risultato simile a quello che si era proposto la Regia marina italiana: portare la guerra sul suolo americano, infliggere un colpo psicologico durissimo a una nazione lontana dalle distruzioni e dal sangue sparso nel resto del mondo. Sin dall’inizio del Secondo conflitto mondiale, per gli strateghi dell’Asse gli Stati Uniti erano un obiettivo lontano e difficile: i tedeschi non riuscirono mai a portare i loro sabotatori oltre le maglie dell’intelligence americana per colpire le industrie belliche al di là dell’oceano, mentre dopo Pearl Harbour i giapponesi avevano sì mandato un sommergibile a bombardare la costa della California, ma il risultato furono solo danni di minima entità e tanta confusione. Un episodio ascrivibile più alle curiosità e alle tragiche bizzarrie di ogni guerra che non a un’azione tale da essere ricordata nei libri di storia. Attaccare il porto di New York avrebbe invece avuto ben altro impatto, anche sotto il profilo strategico. Lo sapeva bene il comandante della X Mas, Junio Valerio Borghese, lo sapevano i vertici della Marina, lo sapevano gli uomini che per quasi un anno si addestrarono alla missione. L’attacco al porto di New York, al quale avrebbe dovuto fare seguito analoga incursione nella base africana di Freetown, nella Sierra Leone, non fu portato a termine per il sopravvenuto armistizio. Ma tutto era pronto per quella che sarebbe stata senza dubbio la più spettacolare delle missioni speciali dei mezzi d’assalto della marina. L’azione era affidata alla X Flottiglia Mas, reparto d’incursori le cui origini vanno rintracciate alla fine della Prima guerra mondiale. Negli anni successivi al Primo conflitto mondiale la Regia marina lavorò al perfezionamento dei mezzi insidiosi sulla base del successo ottenuto da Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci con l’affondamento della «Viribus Unitis», pensando soprattutto a come modificare la «mignatta», l’apparecchio progettato fra mille difficoltà da Rossetti e utilizzato per affondare la corazzata austriaca. Nello stesso tempo vennero perfezionate le tecniche di immersione subacquea con la progettazione e la sperimentazione di nuovi autorespiratori. La crisi etiope favorì lo sviluppo dei mezzi insidiosi, ma fu solo nel 1939, con l’avvicinarsi della guerra in Europa, che fu deciso di assegnare più uomini e risorse al settore, in particolare alla I Flottiglia Mas. Per meglio seguire come si sviluppò il progetto dell’attacco diretto alla costa degli Stati Uniti, bisogna tornare agli aspetti strettamente tecnici delle missioni della X Mas, quella specifica propensione a porre l’ingegno al servizio dello sforzo bellico, che certo non era esclusiva di quel reparto, ma che trovò fertile terreno nella «sostanziale impermeabilità a fattori esterni» caratteristica delle formazioni speciali, e in particolare della X Mas. È in questo quadro che si affaccia un altro protagonista chiave del progetto dell’attacco al porto di New York, Eugenio Wolk, l’ideatore degli Uomini-gamma, protagonisti di molte missioni segrete sotto i mari fra il 1942 e il 1945 e anche nell’immediato dopoguerra. Wolk approdò nel 1941 ala Scuola sommozzatori di Livorno, diretta da Angelo Belloni (protagonista del secondo capitolo di questo libro). Le tecniche di esplorazione subacquea sono ancora agli inizi, ma è lì, nelle basi segrete della marina, che si studia il passaggio dal vecchio palombaro al moderno sommozzatore. L’idea cara a Belloni di soldati in marcia sul fondo del mare era, come riconobbe subito lo stesso Wolk, «fuori dalla realtà». I fanti di marina erano equipaggiati con una tuta impermeabile, un autorespiratore a circuito chiuso con due bombole, scarponi zavorrati da palombaro con puntali in bronzo muniti di «denti» per non scivolare sul fondo, una bussola, orologio da polso, sacchi supplementari, compensatori di peso, manometro da profondità. L’incursore portava poi sulle spalle una bomba a forma di bidone del peso di 50 chili. Così conciato, il fante di marina doveva uscire - di notte - da un sommergibile posato sul fondo del mare, camminare anche per due o tre chilometri fra correnti improvvise e insidie nascoste, superare reti e sbarramenti a difesa dei porti, raggiungere le navi alla fonda, piazzare gli ordigni e tornare indietro. Un’evidente follia. Insomma l’attacco così come era concepito non poteva funzionare. L’immagine da «Ventimila leghe sotto i mari» di uomini armati a passeggio sul fondo molto difficilmente avrebbe potuto portare ai risultati sperati. Bisognava cambiare tattica, anzi bisognava cambiare il modo di concepire l’incursione subacquea intesa come avvicinamento di truppe all’obiettivo. Wolk ne parlò con Borghese, e la soluzione individuata fu la più ovvia: gli uomini in acqua non dovevano camminare, ma nuotare. Gli incursori non dovevano assomigliare a guerrieri medievali ma piuttosto si dovevano confondere con i pesci, e come questi muoversi. Dunque via gli scarponi pesanti, via le zavorre e la tuta impermeabile, via gli orpelli ingombranti. Wolk progettò una muta di gomma che fosse il più possibile resistente e aderente al corpo, sotto la quale l’incursore indossava una tuta di lana e sopra la quale un’altra tuta leggera doveva proteggere dagli strappi e dalle lacerazioni. Ma soprattutto Wolk inventò un accessorio allora ancora sconosciuto e che in seguito avrebbe goduto di planetaria fortuna: le pinne. Pietro Spirito Non so voi, ma rimango sbalordito ogni volta che leggo delle incursioni navali della X MAS durante l'ultima guerra, credo non siano mai state realizate o progettate operazioni cosi ardite come le loro, Churchill li definì "un esempio di coraggio e genialità" commentando che "…6 Italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l'equilibrio militare in Mediterraneo a vantaggio dell'asse." |
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#2 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2005
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Impressionante
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#3 |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
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Un attacco terroristico in piena regola.
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#4 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2006
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TERRONISTI!
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#6 |
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Senior Member
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E comunque, sempre er mejo junio, eh? Non mi ricordo chi ce l'aveva in signature
LuVi
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#7 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2004
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e allora? ... 70 annio fa...
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Città: Padova
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vogliamo parlare della sbalorditiva innovazione apportata dai carri da guerra assiri?
dell long bow con cui gli arcieri inglesi massacrarono i fanti francesi? per non parlare della formazione a testuggine delle coorti romane! e allora ???
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#9 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2001
Città: Sardinia - TrollKillah user
Messaggi: 3773
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Che tristezza vedere a cosa erano costretti i soldati italiani per rimediare alla pessima organizzazione e alla carenza di mezzi...nel frattempo dei pasciuti gerarchi godevano degli agi e facevano fantasiosi proclami...
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"Il silenzio è la più perfetta espressione del disprezzo." - « Tancas serradas a muru Fattas a s'afferra afferra Si su chelu fit in terra L'aiant serradu puru » - vedere avvinazzati darsi arie da sommelier non ha prezzo -
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#10 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2000
Città: prov. di Alessandria
Messaggi: 5499
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LINK!!!
La Xa MAS era cmq un orgoglio della marina (una Regia Marina che venne consegnata quasi intatta all'armistizio per la dabbenaggine di Supermarina) e gli atti di eroismo (o follia) compiuti rimangono in ogni caso un importante memoria storica
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Addio Pierpo, motociclista. |
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#11 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Dubai
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la Marina Italiana è sempre stata molto forte; la sua rovina è stata la solita gestione all'italiana; per avere un attacco aereo dovevano chiamare Roma, farsi dare il nulla osta e tramite roma chiedere all'aeronautica di far decollare gli aerei; USA e inglesi potevano comandare gli aerei direttamente con la marina e ci hanno fatto il fondo.
Comunque meglio così, altrimenti chissà in che situazione saremmo.
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#12 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2004
Messaggi: 2908
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curioso che si fosse programmato un attacco a "dicembre" da parte di un corpo chiamato "X mas".
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#13 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: PD
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Vedasi l' occupazione i Malta , "pronta" da sempre e mai messa in atto . Quote:
Perchè ?
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Certe persone non le digerisco |
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#14 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
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malta deve essere Italiana
sai che palle dover parlare in inglese in vacanza
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#15 | |
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Senior Member
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#16 | |
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#17 | |
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Member
Iscritto dal: May 2004
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Non ho capito se c'è da vantarsi di questa cosa E poi qual è la fonte? |
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#18 | |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
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Cosa sono costretti a fare gli arabi per controbattere lo strapotere militare israeliano. Stessa forma di guerriglia. |
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#19 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2000
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#20 | |
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Senior Member
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