Disastro Meta: l'azienda elimina il riconoscimento facciale dagli smart glasses dopo le polemiche
Meta ha rimosso dal proprio software per smart glasses il sistema di riconoscimento facciale NameTag appena un giorno dopo un'inchiesta che ne aveva rivelato la presenza. Restano aperte le domande sulla gestione dei dati biometrici e sul futuro della funzione
di Nino Grasso pubblicata il 10 Giugno 2026, alle 16:21 nel canale WearablesMeta
Meta ha fatto sparire il codice del riconoscimento facciale dai suoi occhiali smart. Nel giro di un giorno l'azienda ha rimosso dall'app Meta AI, utilizzata come companion software per i suoi smart glasses, i componenti dedicati a NameTag, un sistema di riconoscimento facciale che non era mai stato attivato pubblicamente ma che risultava già integrato nel software distribuito agli utenti.

La scoperta era emersa da un'analisi di WIRED, che aveva individuato nell'app librerie esplicitamente dedicate al riconoscimento dei volti. Secondo quanto riportato dall'inchiesta, tali componenti erano presenti in un'app installata su oltre 50 milioni di smartphone e facevano parte di un'infrastruttura già ampiamente sviluppata.
Cosa è stato rimosso e quali interrogativi restano aperti
NameTag era stato progettato per acquisire i volti attraverso gli smart glasses, convertirli in faceprint biometrici e confrontarli con un database memorizzato localmente sul dispositivo. L'analisi del codice aveva evidenziato anche un altro aspetto particolarmente delicato: i volti che il sistema non riusciva a identificare venivano ritagliati, indicizzati e conservati localmente per successive elaborazioni.
L'aggiornamento più recente dell'app ha eliminato quasi ogni traccia della funzionalità. Sono scomparsi il software di riconoscimento facciale, il codice responsabile dell'elaborazione NameTag, l'avviso che avrebbe notificato l'identificazione di una persona e perfino la directory destinata a conservare immagini ritagliate e firme biometriche generate dal sistema.
La mossa ha assunto particolare rilevanza perché pochi giorni prima Meta aveva sostenuto che la funzione non esistesse come servizio reale. Andy Stone, vicepresidente della comunicazione dell'azienda, aveva definito il progetto una semplice esplorazione tecnica, affermando che non fosse stata presa alcuna decisione definitiva sul suo eventuale impiego. Anche Andrew Bosworth, CTO di Meta, aveva contestato le conclusioni dell'inchiesta.

Resta però il fatto che gran parte dell'infrastruttura risultava già incorporata nell'applicazione. Meta non ha risposto a numerose domande riguardanti il funzionamento del sistema, la possibile esistenza di database di profili biometrici, i tempi di conservazione dei dati raccolti e l'eventuale trasferimento di tali informazioni verso i server aziendali. L'azienda non ha chiarito nemmeno se gli utenti avrebbero avuto la possibilità di aderire o rinunciare esplicitamente alla funzione. Non ha fornito spiegazioni neppure sulle critiche avanzate dalle associazioni per la tutela della privacy, che avevano evidenziato il rischio di utilizzi impropri, inclusa l'identificazione di sconosciuti in luoghi pubblici.
Nel codice dell'ultima versione sono rimasti soltanto pochi frammenti residuali, tra cui alcune voci di debug interne e collegamenti inattivi. Elementi che suggeriscono come il progetto sia stato effettivamente sviluppato e integrato, almeno in parte, prima della sua improvvisa rimozione.










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3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoPer articolo, non so che dire, l'avranno rimossa per evitare lamentele, poi magari sarà utilizzabile online con lo stesso risultato, magari opzionale, ma non inserito.
Immagino che il "suggeritore" di nomi in base al riconoscimento facciale possa tornare utile a chi ha una vita sociale talmente intensa da non ricordare i nomi delle persone... francamente io campo bene anche senza ricordare i nomi dei miei vicini di casa...
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