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Old 03-12-2006, 22:01   #1
Hal2001
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L'Etna causò enorme tsunami 8000 anni fa

Le prove in una ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

L'Etna causò enorme tsunami 8000 anni fa

Una frana staccatasi dal fianco orientale provocò una muraglia di acqua che raggiunse Grecia, Turchia, Siria , Israele ed Egitto

Ottomila anni fa una colossale frana di 35 chilometri cubici di materiale lavico, circa un decimo del cono sommitale dell’Etna, si staccò dal fianco orientale del vulcano e si inabissò nel Mare Ionio, causando uno tsunami a confronto del quale quello del 2004 nel Sudest asiatico impallidisce. Probabilmente il più grande tsunami dalla comparsa dell'uomo sulla Terra. Durante i dieci minuti che la frana impiegò a fermarsi sui fondali dello Ionio, si sollevò in mare una muraglia di acqua a forma di anfiteatro alta fino a 50 metri. Poi l’ondata, viaggiando a velocità fra i 200 e i 700 km all’ora (più lenta nei fondali bassi e più veloce nel mare profondo), si propagò a Est, investendo, in rapida successione, Sicilia Orientale, Calabria, Puglia, Albania, Grecia, Creta, Turchia, Cipro, Siria e Israele; e a Sud, colpendo l’Africa Settentrionale, dalla Tunisia fino all’Egitto.



LE PROVE - Le prove di quell’antica catastrofe, che spazzò gli insediamenti preistorici costieri del Mediterraneo Orientale e Meridionale, sono state da poco scoperte dai ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), grazie a una serie di prospezioni sottomarine e a un’analisi al computer della forma dei depositi abissali. Lo studio, appena pubblicato sull’autorevole rivista scientifica internazionale Geophysical research letters col suggestivo titolo di «Lost tsunami» (lo tsunami dimenticato), è stato finanziato dal Dipartimento di Protezione Civile e rappresenta anche un prezioso contributo per valutare il rischio di possibili maremoti nel Mediterraneo.



ERUZIONE O TERREMOTO - «Non sappiamo quale fu la causa di quell’immane collasso: forse un’eruzione più abbondante del solito, forse un terremoto – spiega il professor Enzo Boschi, presidente dell’Ingv e autore dello studio assieme ai geofisici Maria Teresa Pareschi e Massimiliano Favalli-. Fatto sta che un’enorme quantità di depositi di lava che si erano accumulati per millenni sul ripido versante dell’Etna affacciato sul Mare Jonio, precipitò giù e finì in parte sulla costa ai piedi del vulcano, e per la maggior parte sul fondo del mare, fino a circa 20 km dalla costa stessa. Le prove del megatsunami e dell’epoca in cui esso avvenne le abbiamo raccolte lì e nei fondali del Mediterraneo, fra gli strati dei sedimenti sottomarini. Sull’Etna, quella che oggi chiamiamo la Valle del Bove, una grande concavità sul fianco orientale del vulcano che raccoglie gli attuali flussi di lava diretti verso Est, è la cicatrice residua di quel lontano evento, in gran parte colmata dalle successive eruzioni».



TSUNAMI DIMENTICATO - Ma perché si parla di "tsunami dimenticato"? «Perché le tracce, sotto forma di depositi caotici scaraventati dalle onde del maremoto sulle coste del Mediterraneo, oggi non sono più visibili – aggiunge l’altro autore dello studio, la professoressa Maria Teresa Pareschi della sede Ingv di Pisa -. Infatti, negli ultimi 8000 anni, il livello del mare è ovunque salito di diversi metri a causa della deglaciazione. Quelle che erano le località costiere di allora, ora sono sommerse». Allo scopo di ricostruire gli effetti del cataclisma, spiega la Pareschi, sono stati necessari due tipi di ricerche: «Da un lato una campagna di prospezioni sismiche, con terremoti artificiali effettuati nel Mare Jonio di fronte all’Etna, che ci ha permesso di ricostruire i profili dei detriti franati giù e di concludere che i volumi del materiale oggi sommerso corrispondono a quel che si staccò dal monte, formando la Valle del Bove. Dall’altro una simulazione dello tsunami al computer, grazie alla quale abbiamo potuto ricostruire sia le modalità di propagazione delle onde di maremoto, sia le perturbazioni risentite fin negli abissi, dove i sedimenti che giacevano sul fondo del mare, furono violentemente sconvolti, assumendo un configurazione caratteristica. Analizzando poi le attuali carte batimetriche, cioè della topografia del fondo marino, abbiamo ritrovato proprio quel tipo di configurazione descritta dalla nostra simulazione al computer».



SIMULAZIONE - Ma eccola la simulazione del «Lost tsunami», un'animazione tridimensionale a colori, che i ricercatori ci illustrano mentre le immagini scorrono su un grande schermo nei laboratori Ingv di Roma. Mostra, innanzitutto, la muraglia d’acqua che, pochi minuti dopo il grande "splash", si abbatte sulla costa orientale della Sicilia: Catania, Siracusa e Messina, senza passare praticamente nel Tirreno grazie allo sbarramento dello Stretto. Quindi, dopo un quarto d’ora, viaggiando nello Jonio, raggiunge la Calabria, dove le onde sono ancora alte 40 metri. Fra una e due ore dopo tocca alle zone costiere dell’Albania e della Grecia di essere sommerse da 10-15 metri d’acqua. Due-tre ore dopo è la volta della Libia, della Tunisia e dell’Egitto, raggiunte da ondate di 8-13 metri. Tre-quattro ore dopo, vengono inondate le spiagge del Libano, Israele e Siria, ma stavolta con altezze dell’onda più modeste (si fa per dire), attorno a 4 metri. A quei tempi la civilta’ neolitica era fiorente nella Mesopotamia (fra il Tigri e l' Eufrate), con molti villaggi dediti all’agricoltura e all’allevamento del bestiame; ma ancora diradata nel Mediterraneo. Tuttavia, sulle sponde del Vicino Oriente e dell’Africa Settentrionale dovevano esistere diversi insediamenti costieri che furono spazzati via dalle ondate. «Proprio in Israele c’è, secondo noi, l’unica testimonianza tuttora emersa del disastroso impatto costiero dello tsunami: il villaggio neolitico di Atlit-Yam che, come risulta dagli scavi archeologici, fu abbandonato improvvisamente – riferisce la Pareschi, che ora sta estendendo l’appassionante ricerca ad alcuni aspetti paleoambientali -».
SANTORINI E ATLANTIDE - Una ricaduta storica della nostra ricerca consiste nell’aver provato che alcuni depositi sottomarini del Mediterraneo Orientale, prima attribuiti a un’eruzione del vulcano Santorini, in Grecia, sono invece dovuti al collasso dell’Etna di 8000 anni fa. E perché no, lo stesso mito di Atlandide, la misteriosa isola inghiottita dalle onde di cui parla Platone, potrebbe essere nato dal megatsunami dell’Etna". Il passo successivo che i ricercatori dell’Ingv intendono compiere è di verificare se le mega-frane dell’Etna in grado di suscitare maremoti hanno, come si sospetta, una certa periodicità. La caccia alle tracce sotto forma di particolari depositi terrestri e sottomarini è aperta: «Con lo scopo di essere consapevoli di eventuali rischi ricorrenti e di allestire per tempo adeguate misure di controllo e di prevenzione», conclude il professor Boschi.

Franco Foresta Martin
03 dicembre 2006

http://www.corriere.it/Primo_Piano/S.../01/etna.shtml
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Old 04-12-2006, 10:57   #2
Marilson
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sconvolgente, non oso immaginare una cosa del genere oggi
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Old 04-12-2006, 13:19   #3
Hal2001
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Originariamente inviato da Marilson
sconvolgente, non oso immaginare una cosa del genere oggi
Forse allora è stato più sconvolgente, magari ha cancellato proprio del tutto qualche civiltà.
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