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#21 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2002
Città: Rovigo
Messaggi: 343
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Se tu per far capire a uno che ha sbagliato lo uccidi.... Chissà se è innocente o no, tanto che importanza ha adesso?
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Cuore sportivo IN OLANDA E' LEGALE!!!! "...sempre onti anca cola patente a ponti" |
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#22 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2002
Città: La Città Eterna ----- C'è chi uccide per insegnare a non uccidere...
Messaggi: 495
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Quote:
no... non è effimera! si giustiziano i negri per far fare bella figura ai (governatori) bianchi.
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To die, to sleep; To sleep: perchance to dream: ay, there's the rub; for in that sleep of death what dreams may come when we have shuffled off this mortal coil, must give us pause: there's the respect that makes calamity of so long life; Omiblog ~ Italylondon |
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#23 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Città: Roma
Messaggi: 661
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Non ho capito a causa del salto pagina.
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I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai |
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#24 |
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Member
Iscritto dal: Mar 2003
Città: Latina
Messaggi: 49
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Da non crederci
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Barton 2800+ Thermalright SLK 800 - MSI KT4 Ultra - 512 mb RAM - Sapphire Radeon 9800pro - Maxtor D740X 80Gb - CD-RW LG 40/12/40 - DVD LG - LCD 15"SAMSUNG |
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#25 | |
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Registered User
Iscritto dal: Jun 2003
Città: [Fi]
Messaggi: 259
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Ma quelli che mi fanno veramente ridere sono coloro che dicono 'non va ELIMINATO (evitiamo di dire 'giustiziato'..visto che di giustizia ce n'è davvero poca..) perchè ci sono dubbi sulla sua colpevolezza'... La pena di mortenon è un gioco: Se si è contro si è contro sempre, anche se si ha davanti il cannibale di Milwaakee che ha confessato.... Ultima modifica di Valo : 10-02-2004 alle 20:24. |
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#26 |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2001
Città: Brescia City (xchè nòter de Bresa som i piò bei)
Messaggi: 19244
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Giammai la pena di morte in Italia. Pena di morte simbolo d'inciviltà assoluta. Crimine ancor più grave perchè commesso dallo Stato che invece dovrebbe impedirli gli omicidi. Anche se fatto dallo Stato rimane un omicidio.
Noi europei ci dimostriamo superiori per civilità, gli americani hanno ancora tanto da imparare.... |
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#27 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 992
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Leggi i commenti degli utenti: pare che Schwarzenegger si sia svegliato una mattina e abbia condannato a morte uno. |
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#28 |
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Member
Iscritto dal: Mar 2003
Città: Latina
Messaggi: 49
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Da non crederci
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#29 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Città: Roma
Messaggi: 661
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Quote:
Ripeto che non conosco la storia e quindi parlo più per impressioni che per conoscenza del caso specifico. Per quanto mi riguarda una persona che ammazza (per qualsiasi motivo) due uomini e due bambini ha tutto il diritto alla sedia elettrica.
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I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai |
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#30 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2002
Città: Mi
Messaggi: 8048
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Re: Schwarzenegger firma la prima condanna a morte
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Mi era simpatico come attore , ma dopo aver letto questa decisione che ha preso , mi e' scaduto , e' una cosa triste. |
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#31 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Città: Milano Tokyo , purtroppo Utente con le palle fracassate
Messaggi: 2371
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Quote:
dal momento in cui non firma la grazia in pratica lo condanna
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Kotoshi mo yoroshiku onegai-itashimasu |
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#32 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2002
Città: Londra
Messaggi: 2470
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Guarda....una medusa!!! Ultima modifica di Nicky : 10-02-2004 alle 21:53. |
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#33 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 1999
Città: Doha
Messaggi: 3111
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Scusa, in effetti mi sono espresso male..... Volevo dire nell'ipotesi in cui fosse innocente, non sarebbe il primo caso di persona mandata al patibolo con prove quanto meno "discutibili" Effettivamente da come l'ho scritta sembrava scontata l'innocenza del tipo in questione, ma sulla vicenda non so assolutamente nulla
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Case: Cooler Master Cosmos II ~ Mobo: Asus Rampage IV extreme ~ Cpu: Intel Core i7 3930K ~ Ram: Corsair Dominator DDR3 4x8GB ~ Ali: Corsair HX1000W ~ HD:SSD Corsair Neutron s56GB RAID ~ SSD Samsung 840 500 MB ~ 2TB SATA ~ Vga: GeForce GTX Titan ~ Monitor: Samsung LED 24" |
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#34 | |||
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Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Città: Roma
Messaggi: 661
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Chi ha detto che è un simbolo ? Quote:
I poteri dello stato (qualunque stato, dagli USA alla Tanzania) prevedono e contemplano delle prerogative che al singolo sono negate. Rifiutare l'accettazione di questo (ovvero pensare alla pena capitale come ad un omicidio) equivale a negare allo stato le prerogative di..stato... Infatti se il metro di giudizio è lo stesso per lo stato che per il singolo allora la detenzione non è altro che un sequestro di persona, una cauzione non è altro che un riscatto, un sequestro è un furto, una multa un'estorsione etc... Il che ovviamente non è vero. Si può essere anche contro la pena capitale ma definirla un "omicidio" è errato concettualmente Quote:
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#35 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Città: Vicenza
Messaggi: 20203
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Dei delitti e delle pene
-------------------------------------------------------------------------------- § XXVIII DELLA PENA DI MORTE Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha mai resi migliori gli uomini, mi ha spinto ad esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi. Esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno; esse rappresentano la volontà generale, che è l'aggregato delle particolari. Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l'arbitrio di ucciderlo? Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita? E se ciò fu fatto, come si accorda un tal principio coll'altro, che l'uomo non è padrone di uccidersi, e doveva esserlo se ha potuto dare altrui questo diritto o alla società intera? Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perché giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere. Ma se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell'umanità. La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell'anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse piú efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte. Quando la sperienza di tutt'i secoli, nei quali l'ultimo supplicio non ha mai distolti gli uomini determinati dall'offendere la società, quando l'esempio dei cittadini romani, e vent'anni di regno dell'imperatrice Elisabetta di Moscovia, nei quali diede ai padri dei popoli quest'illustre esempio, che equivale almeno a molte conquiste comprate col sangue dei figli della patria, non persuadessero gli uomini, a cui il linguaggio della ragione è sempre sospetto ed efficace quello dell'autorità, basta consultare la natura dell'uomo per sentire la verità della mia assersione. Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è piú facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero movimento. L'impero dell'abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l'uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, cosí l'idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse. Non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno piú forte contro i delitti. Quell'efficace, perché spessissimo ripetuto ritorno sopra di noi medesimi, io stesso sarò ridotto a cosí lunga e misera condizione se commetterò simili misfatti, è assai piú possente che non l'idea della morte, che gli uomini veggon sempre in una oscura lontananza. La pena di morte fa un'impressione che colla sua forza non supplisce alla pronta dimenticanza, naturale all'uomo anche nelle cose piú essenziali, ed accelerata dalle passioni. Regola generale: le passioni violenti sorprendono gli uomini, ma non per lungo tempo, e però sono atte a fare quelle rivoluzioni che di uomini comuni ne fanno o dei Persiani o dei Lacedemoni; ma in un libero e tranquillo governo le impressioni debbono essere piú frequenti che forti. La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni; ambidue questi sentimenti occupano piú l'animo degli spettatori che non il salutare terrore che la legge pretende inspirare. Ma nelle pene moderate e continue il sentimento dominante è l'ultimo perché è il solo. Il limite che fissar dovrebbe il legislatore al rigore delle pene sembra consistere nel sentimento di compassione, quando comincia a prevalere su di ogni altro nell'animo degli spettatori d'un supplicio piú fatto per essi che per il reo. Perché una pena sia giusta non deve avere che quei soli gradi d'intensione che bastano a rimuovere gli uomini dai delitti; ora non vi è alcuno che, riflettendovi, scieglier possa la totale e perpetua perdita della propria libertà per quanto avvantaggioso possa essere un delitto: dunque l'intensione della pena di schiavitù perpetua sostituita alla pena di morte ha ciò che basta per rimuovere qualunque animo determinato; aggiungo che ha di piú: moltissimi risguardano la morte con viso tranquillo e fermo, chi per fanatismo, chi per vanità, che quasi sempre accompagna l'uomo al di là dalla tomba, chi per un ultimo e disperato tentativo o di non vivere o di sortir di miseria; ma né il fanatismo né la vanità stanno fra i ceppi o le catene, sotto il bastone, sotto il giogo, in una gabbia di ferro, e il disperato non finisce i suoi mali, ma gli comincia. L'animo nostro resiste piú alla violenza ed agli estremi ma passeggieri dolori che al tempo ed all'incessante noia; perché egli può per dir cosí condensar tutto se stesso per un momento per respinger i primi, ma la vigorosa di lui elasticità non basta a resistere alla lunga e ripetuta azione dei secondi. Colla pena di morte ogni esempio che si dà alla nazione suppone un delitto; nella pena di schiavitù perpetua un sol delitto dà moltissimi e durevoli esempi, e se egli è importante che gli uomini veggano spesso il poter delle leggi, le pene di morte non debbono essere molto distanti fra di loro: dunque suppongono la frequenza dei delitti, dunque perché questo supplicio sia utile bisogna che non faccia su gli uomini tutta l'impressione che far dovrebbe, cioè che sia utile e non utile nel medesimo tempo. Chi dicesse che la schiavitù perpetua è dolorosa quanto la morte, e perciò egualmente crudele, io risponderò che sommando tutti i momenti infelici della schiavitù lo sarà forse anche di piú, ma questi sono stesi sopra tutta la vita, e quella esercita tutta la sua forza in un momento; ed è questo il vantaggio della pena di schiavitù, che spaventa piú chi la vede che chi la soffre; perché il primo considera tutta la somma dei momenti infelici, ed il secondo è dall'infelicità del momento presente distratto dalla futura. Tutti i mali s'ingrandiscono nell'immaginazione, e chi soffre trova delle risorse e delle consolazioni non conosciute e non credute dagli spettatori, che sostituiscono la propria sensibilità all'animo incallito dell'infelice. Ecco presso a poco il ragionamento che fa un ladro o un assassino, i quali non hanno altro contrappeso per non violare le leggi che la forca o la ruota. So che lo sviluppare i sentimenti del proprio animo è un'arte che s'apprende colla educazione; ma perché un ladro non renderebbe bene i suoi principii, non per ciò essi agiscon meno. Quali sono queste leggi ch'io debbo rispettare, che lasciano un cosí grande intervallo tra me e il ricco? Egli mi nega un soldo che li cerco, e si scusa col comandarmi un travaglio che non conosce. Chi ha fatte queste leggi? Uomini ricchi e potenti, che non si sono mai degnati visitare le squallide capanne del povero, che non hanno mai diviso un ammuffito pane fralle innocenti grida degli affamati figliuoli e le lagrime della moglie. Rompiamo questi legami fatali alla maggior parte ed utili ad alcuni pochi ed indolenti tiranni, attacchiamo l'ingiustizia nella sua sorgente. Ritornerò nel mio stato d'indipendenza naturale, vivrò libero e felice per qualche tempo coi frutti del mio coraggio e della mia industria, verrà forse il giorno del dolore e del pentimento, ma sarà breve questo tempo, ed avrò un giorno di stento per molti anni di libertà e di piaceri. Re di un piccol numero, correggerò gli errori della fortuna, e vedrò questi tiranni impallidire e palpitare alla presenza di colui che con un insultante fasto posponevano ai loro cavalli, ai loro cani. Allora la religione si affaccia alla mente dello scellerato, che abusa di tutto, e presentandogli un facile pentimento ed una quasi certezza di eterna felicità, diminuisce di molto l'orrore di quell'ultima tragedia. Ma colui che si vede avanti agli occhi un gran numero d'anni, o anche tutto il corso della vita che passerebbe nella schiavitù e nel dolore in faccia a' suoi concittadini, co' quali vive libero e sociabile, schiavo di quelle leggi dalle quali era protetto, fa un utile paragone di tutto ciò coll'incertezza dell'esito de' suoi delitti, colla brevità del tempo di cui ne goderebbe i frutti. L'esempio continuo di quelli che attualmente vede vittime della propria inavvedutezza, gli fa una impressione assai piú forte che non lo spettacolo di un supplicio che lo indurisce piú che non lo corregge. Non è utile la pena di morte per l'esempio di atrocità che dà agli uomini. Se le passioni o la necessità della guerra hanno insegnato a spargere il sangue umano, le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbono aumentare il fiero esempio, tanto piú funesto quanto la morte legale è data con istudio e con formalità. Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. Quali sono le vere e le piú utili leggi? Quei patti e quelle condizioni che tutti vorrebbero osservare e proporre, mentre tace la voce sempre ascoltata dell'interesse privato o si combina con quello del pubblico. Quali sono i sentimenti di ciascuno sulla pena di morte? Leggiamoli negli atti d'indegnazione e di disprezzo con cui ciascuno guarda il carnefice, che è pure un innocente esecutore della pubblica volontà, un buon cittadino che contribuisce al ben pubblico, lo stromento necessario alla pubblica sicurezza al di dentro, come i valorosi soldati al di fuori. Qual è dunque l'origine di questa contradizione? E perché è indelebile negli uomini questo sentimento ad onta della ragione? Perché gli uomini nel piú secreto dei loro animi, parte che piú d'ogn'altra conserva ancor la forma originale della vecchia natura, hanno sempre creduto non essere la vita propria in potestà di alcuno fuori che della necessità, che col suo scettro di ferro regge l'universo. Che debbon pensare gli uomini nel vedere i savi magistrati e i gravi sacerdoti della giustizia, che con indifferente tranquillità fanno strascinare con lento apparato un reo alla morte, e mentre un misero spasima nelle ultime angosce, aspettando il colpo fatale, passa il giudice con insensibile freddezza, e fors'anche con segreta compiacenza della propria autorità, a gustare i comodi e i piaceri della vita? Ah!, diranno essi, queste leggi non sono che i pretesti della forza e le meditate e crudeli formalità della giustizia; non sono che un linguaggio di convenzione per immolarci con maggiore sicurezza, come vittime destinate in sacrificio, all'idolo insaziabile del dispotismo. L'assassinio, che ci vien predicato come un terribile misfatto, lo veggiamo pure senza ripugnanza e senza furore adoperato. Prevalghiamoci dell'esempio. Ci pareva la morte violenta una scena terribile nelle descrizioni che ci venivan fatte, ma lo veggiamo un affare di momento. Quanto lo sarà meno in chi, non aspettandola, ne risparmia quasi tutto ciò che ha di doloroso! Tali sono i funesti paralogismi che, se non con chiarezza, confusamente almeno, fanno gli uomini disposti a' delitti, ne' quali, come abbiam veduto, l'abuso della religione può piú che la religione medesima. Se mi si opponesse l'esempio di quasi tutt'i secoli e di quasi tutte le nazioni, che hanno data pena di morte ad alcuni delitti, io risponderò che egli si annienta in faccia alla verità, contro della quale non vi ha prescrizione; che la storia degli uomini ci dà l'idea di un immenso pelago di errori, fra i quali poche e confuse, e a grandi intervalli distanti, verità soprannuotano. Gli umani sacrifici furon comuni a quasi tutte le nazioni, e chi oserà scusargli? Che alcune poche società, e per poco tempo solamente, si sieno astenute dal dare la morte, ciò mi è piuttosto favorevole che contrario, perché ciò è conforme alla fortuna delle grandi verità, la durata delle quali non è che un lampo, in paragone della lunga e tenebrosa notte che involge gli uomini. Non è ancor giunta l'epoca fortunata, in cui la verità, come finora l'errore, appartenga al piú gran numero, e da questa legge universale non ne sono andate esenti fin ora che le sole verità che la Sapienza infinita ha voluto divider dalle altre col rivelarle. La voce di un filosofo è troppo debole contro i tumulti e le grida di tanti che son guidati dalla cieca consuetudine, ma i pochi saggi che sono sparsi sulla faccia della terra mi faranno eco nell'intimo de' loro cuori; e se la verità potesse, fra gl'infiniti ostacoli che l'allontanano da un monarca, mal grado suo, giungere fino al suo trono, sappia che ella vi arriva co' voti segreti di tutti gli uomini, sappia che tacerà in faccia a lui la sanguinosa fama dei conquistatori e che la giusta posterità gli assegna il primo luogo fra i pacifici trofei dei Titi, degli Antonini e dei Traiani. Felice l'umanità, se per la prima volta le si dettassero leggi, ora che veggiamo riposti su i troni di Europa monarchi benefici, animatori delle pacifiche virtú, delle scienze, delle arti, padri de' loro popoli, cittadini coronati, l'aumento dell'autorità de' quali forma la felicità de' sudditi perché toglie quell'intermediario dispotismo piú crudele, perché men sicuro, da cui venivano soffogati i voti sempre sinceri del popolo e sempre fausti quando posson giungere al trono! Se essi, dico, lascian sussistere le antiche leggi, ciò nasce dalla difficoltà infinita di togliere dagli errori la venerata ruggine di molti secoli, ciò è un motivo per i cittadini illuminati di desiderare con maggiore ardore il continuo accrescimento della loro autorità. Ciaozzz
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FINCHE' C'E' BIRRA C'E' SPERANZA !!!
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2004
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2001
Città: Brescia City (xchè nòter de Bresa som i piò bei)
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Io non paragono un sequestro ad un omicidio.....mi sembra che siano 2 cose molto diverse e se non capisci le differenze credo che tu non capisca fino in fondo il valore della vita e i principi della nostra Costituzione. Io posso riconoscere ad uno Stato tutti i poteri di questo mondo purchè non vadano a ledere il diritto alla vita di nessuno. Io non posso tollerare che lo Stato si sporchi le mani di sangue.... A parte che secondo me dovresti riflettere sul fatto che passare tutta la propria esistenza in cella essendo privati della propria libertà è una pena assai più grave e più pesante da sopportare della morte tanto è vero che molti ergastolani si suicidano. Molte volte noi non ragioniamo a cosa vuol dire la parola libertà e a cosa significhi stare in carcere, non credere alla demagogia che in carcere ci si diverta.....io sono stato in carcer per lavoro (fare manutenzione ad un impanto anti-incendio) e posso dirti che ho avuto pena per i detenuti e per le loro condizioni di vita....e rifletti che i nostri carceri sono niente in confronto a quelli americani. Ora il discorso sarebbe troppo lungo da affrontare qui e io non voglio criticare nessuna idea ma quel che voglio dirti è che non è uccidendo una persona che risolvi il problema tanto è vero che in america il tasso di criminilità è ben più alto che da noi.... Considera poi un ultima cosa: lo stato di diritto americano per quanto concerne l'applicazione della giustizia è profondamente diverso dal nostro (secondo me in peggio). Basterà che ti dica una cosa:in america sei colpevole fino a prova contraria mentre in Italia sei innocente fino a prova contraria. Può sembra una sottile differenza ma in questa piccola differenza ci sono secoli di civiltà europea che agli americani ancora manca. Il tutto ovviamente secondo me. |
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#38 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
Messaggi: 433
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Sono totalmente contrario alla pena di morte. Ma majin, dall'articolo che hai postato e soprattutto dal titolo della discussione (su cui penso si siano basati la maggior parte degli interventi) sembra che il giudizio sia stato emesso da Schwarzenegger.
Immagino che anche per gli Usa la grazia sia un atto di natura eccezionale; in ogni caso la grazia in quanto tale presume che ci sia stato un regolare processo in cui l'imputato sia stato riconosciuto colpevole.
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http://www.cipoo.net Musica corale di pubblico dominio - spartiti-MID-MP3 Chi cerca conferme le trova sempre. (Popper) |
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#39 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
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#40 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
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