È durata appena 24 ore: Google cancella la nuova funzione AI di Earth
Google ha rimosso dopo appena un giorno la funzione di Google Earth che consentiva di modificare le immagini satellitari tramite l'AI Nano Banana 2. Ricercatori e giornalisti hanno evidenziato i rischi di disinformazione. L'azienda promette nuove protezioni e non esclude una futura reintroduzione dello strumento.
di Manolo De Agostini pubblicata il 01 Agosto 2026, alle 09:01 nel canale WebGoogle ha deciso di ritirare, a meno di 24 ore dal debutto, una nuova funzionalità sperimentale di Google Earth che permetteva di modificare le immagini satellitari attraverso Nano Banana 2, il modello di intelligenza artificiale dell'azienda dedicato alla generazione di immagini. La scelta arriva dopo le numerose critiche ricevute da ricercatori, giornalisti e analisti della disinformazione, che hanno evidenziato il rischio di utilizzare lo strumento per creare contenuti falsi ma apparentemente credibili.
La funzione era stata presentata come un modo per sfruttare la creatività applicata alla geografia. Attraverso semplici prompt testuali, gli utenti potevano integrare elementi generati dall'intelligenza artificiale direttamente sulle immagini satellitari, aeree e tridimensionali di Google Earth. Secondo Google, l'obiettivo era consentire la rappresentazione di scenari realistici basati su luoghi esistenti, aprendo la strada a utilizzi in ambito educativo, progettuale e professionale.

Nel materiale promozionale, l'azienda aveva indicato alcuni esempi d'impiego, come la visualizzazione di futuri progetti edilizi oppure la ricostruzione ipotetica di siti storici. Tra i casi citati figurava la possibilità di mostrare Pompei con un aspetto fotorealistico precedente all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., offrendo a insegnanti e studenti uno strumento per contestualizzare eventi storici.
La disponibilità della funzione ha però suscitato immediate preoccupazioni. Diversi esperti hanno sottolineato che Google Earth rappresenta da anni uno degli strumenti più utilizzati per verificare fotografie, video e immagini satellitari nell'ambito del fact-checking e delle indagini open source. Consentire modifiche generate dall'AI direttamente sulle immagini autentiche rischiava quindi di compromettere la fiducia riposta nella piattaforma.
Tra le voci più critiche troviamo Eliot Higgins, fondatore dell'organizzazione investigativa indipendente Bellingcat, che ha ironizzato sulla facilità con cui sarebbe stato possibile abusare della funzione. Higgins ha pubblicato un'immagine generata con l'AI che mostrava una gigantesca statua dorata del presidente Donald Trump davanti alla Casa Bianca, evidenziando come bastassero pochi secondi per creare scene completamente inventate ma costruite su fotografie reali.
Anche il ricercatore indipendente Henk van Ess ha dimostrato la semplicità con cui era possibile produrre scenari falsi. Nei suoi test ha inserito rifugiati lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, costruito una centrale nucleare in Iran e simulato un grave incidente stradale ad Amsterdam, il tutto mantenendo come base le immagini satellitari originali di Google Earth. Secondo van Ess, un procedimento che in precedenza richiedeva diversi passaggi con software esterni poteva essere completato in pochi secondi grazie all'integrazione dell'AI.
Le preoccupazioni non riguardano soltanto la creazione di immagini false, ma anche il possibile indebolimento del valore probatorio delle immagini satellitari. La presenza di strumenti di modifica integrati potrebbe infatti offrire un ulteriore argomento a governi, enti o soggetti interessati a mettere in dubbio fotografie autentiche, sostenendo che siano state generate artificialmente.
Google aveva inizialmente difeso la novità ricordando che tutte le immagini prodotte tramite Nano Banana 2 venivano contrassegnate con SynthID, il sistema proprietario di watermark digitale sviluppato per identificare i contenuti generati dall'intelligenza artificiale. L'azienda aveva inoltre dichiarato di impedire la creazione di immagini relative ad argomenti dannosi e di aggiornare costantemente i propri sistemi di protezione.
Nei test effettuati prima della rimozione della funzione, il sistema Gemini era effettivamente in grado di riconoscere la presenza del watermark digitale nelle immagini modificate. Restano però alcuni limiti pratici. Lo stesso van Ess ha osservato che la disinformazione raramente viene condivisa nel file originale: nella maggior parte dei casi circola attraverso screenshot, registrazioni dello schermo, immagini ricomprese o fotografie scattate con altri dispositivi, situazioni nelle quali il riconoscimento del watermark può risultare molto meno efficace. Anche alcune verifiche indipendenti hanno mostrato che fotografando con uno smartphone un'immagine alterata, SynthID non riusciva più a identificarne correttamente l'origine.
Alla luce delle polemiche, Google ha annunciato il ritiro temporaneo della funzionalità. In una nota ufficiale l'azienda ha spiegato di aver osservato utilizzi professionali ritenuti validi, ma anche la diffusione di immagini generate che sembravano violare le proprie politiche. Per questo motivo la funzione è stata rimossa mentre sono allo studio sistemi di protezione più efficaci.
La dichiarazione lascia comunque aperta la possibilità di un futuro ritorno della funzionalità. Google ha infatti precisato di essere al lavoro su nuovi "guardrail", ovvero meccanismi aggiuntivi destinati a limitare gli abusi, senza escludere una successiva reintroduzione dello strumento in Google Earth.










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