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Unione Europea o Grande Germania?
Tempo di “falchi” a Palazzo Koch
Emiliano Brancaccio - 01 Giugno 2010 «Macelleria sociale è una espressione rozza ma efficace: io credo che gli evasori fiscali siano i primi responsabili della macelleria sociale». Di queste parole non vi è traccia nel testo ufficiale delle considerazioni del governatore della Banca d’Italia presentate ieri all’assemblea annuale dell’istituto. Draghi infatti le ha pronunciate a braccio, smarcandosi per un attimo dall’abituale, morigerato linguaggio di Palazzo Koch. C’è da scommettere che i commentatori dedicheranno grande attenzione a questo colpo di teatro del governatore. A ben guardare tuttavia la dichiarazione si rivela politicamente vaga, dal momento che Draghi evita di citare gli interventi che anziché ridurre gli evasori ne hanno favorito in questi anni la proliferazione. Basti pensare che egli conferisce al governo Berlusconi il merito di aver adottato «misure di contrasto all’evasione fiscale» e non accenna invece agli effetti d’incentivo all’evasione che sono scaturiti da numerosi provvedimenti dell’esecutivo, tra i quali spicca il condono di fatto sui capitali rimpatriati. Il principale punto critico delle considerazioni del governatore non risiede però nella paludata valutazione dell’operato del governo italiano. Il vero problema verte sulla scelta di assolvere completamente la Germania riguardo alle cause della gravissima crisi della zona euro. A questo riguardo il governatore riconosce che l’attuale instabilità della Unione monetaria europea è alimentata dai marcati squilibri nei rapporti di credito e debito tra i suoi paesi membri. Draghi tuttavia si guarda bene dal chiarire che questi squilibri sono in larga misura dovuti alla politica iper-competitiva e ultra-restrittiva della Germania, da tempo orientata a schiacciare i salari e la spesa interna in modo da reprimere le importazioni di merci dall’estero, e a favorire invece la penetrazione delle merci tedesche nei mercati dell’eurozona. Attraverso questo sistematico eccesso di vendite sugli acquisti la Germania accumula crediti verso l’estero. Essa quindi non contribuisce allo sviluppo economico europeo, ma anzi paradossalmente si fa trainare dai paesi più deboli dell’unione monetaria, tra i quali spiccano la Grecia, la Spagna, il Portogallo, la stessa Francia. Persino l’Italia, nonostante una crescita modestissima del reddito nazionale, si ritrova ad acquistare dai tedeschi più di quanto vende, accumulando per questa via debiti crescenti verso la Germania. E’ significativo che Draghi non accenni a questo enorme problema, che da tempo mina alle fondamenta l’intero progetto di unificazione europea. Quando si tratta di analizzare la crisi a livello globale, egli dichiara senza mezzi termini che per uscirne sarebbe necessaria «una forte espansione della domanda interna da parte dei paesi che hanno accumulato ampi avanzi esterni», e cioè soprattutto da parte della Cina[1]. Tuttavia, quando passa ad esaminare il quadro europeo, il governatore preferisce ripetere diligentemente il verbo delle autorità tedesche, affermando che tocca solo ai paesi debitori farsi carico del riequilibrio, attraverso strette alla spesa pubblica, contenimenti dei salari, aumenti della età pensionabile e ulteriori riduzioni delle tutele dei lavoratori. Il governatore arriva persino a sostenere che «l’impegno a raggiungere un saldo di bilancio strutturale in pareggio o in avanzo va reso cogente, introducendo sanzioni, anche politiche, in caso di inadempienze». In altre parole, chi non si adegua alla linea indicata dai tedeschi dovrà perdere il diritto di voto in Europa. Al pari di Padoa Schioppa e di Bini Smaghi, anche Draghi sembra dunque improvvisamente desideroso di concorrere al titolo di banchiere più “falco” dell’Unione. A voler esser tendenziosi, potremmo avanzare il sospetto che tutto questo sgomitare a favore della politica restrittiva si spieghi con la scadenza del mandato di Trichet, e con la volontà di ingraziarsi i tedeschi in vista della prossima nomina del nuovo governatore della Banca centrale europea. Ma se anche non si volesse cedere alla tentazione di pensar male, resterebbe da capire in che modo un simile orientamento possa ritenersi compatibile con i fondamentali interessi economici dell’Italia, degli altri paesi periferici e in fin dei conti della intera Unione europea. A questo riguardo lo stesso Draghi riconosce che nel 2009 si è verificato un boom dei fallimenti tra le imprese italiane, pari a un quarto in più rispetto all’anno precedente. Si tratta di un dato allarmante, che accomuna l’Italia agli altri paesi deboli dell’Unione. Esso sta ad indicare che la crisi non solo colpisce i lavoratori ma mette anche fuori mercato moltissime imprese situate nelle aree periferiche del continente. Di certo la notizia verrà accolta con favore dagli imprenditori tedeschi che contano di uscire vincenti dalla crisi, con meno sindacato e meno concorrenza estera a intralciarli. Le rappresentanze politiche del capitale tedesco sembrano in sostanza disposte a concepire l’Europa solo nei termini di una Germania allargata, che basi la sua strategia di sviluppo esclusivamente sulla competitività e sulle esportazioni nel resto del mondo. In base a questa visione, i paesi periferici dell’Unione dovrebbero progressivamente ridursi al rango di fornitori di manodopera a basso costo, o al limite di azionisti di minoranza in uno scacchiere capitalistico a stretto controllo tedesco. In effetti, fino a quando c’erano i boom speculativi della finanza statunitense a trainare l’economia mondiale l’idea di una “grande Germania” votata all’export poteva avere una sua pur feroce logica. Adesso però che la locomotiva americana si è inceppata tale progetto risulta estremamente azzardato. Esso infatti crea le condizioni per un avvitamento generale della crisi, che potrebbe scatenare una deflazione da debiti paragonabile a quella degli anni Trenta. Se ciò avvenisse l’intero progetto dell’unità europea crollerebbe. E la principale responsabilità di un simile fallimento sarebbe da imputare non tanto alle spese eccessive di Grecia e Spagna, quanto piuttosto alla politica economica tedesca e ai suoi sostenitori, tra cui purtroppo diversi italiani. Quasi a volersi difendere da una simile accusa, Draghi prova a chiudere le sue considerazioni con una nota di ottimismo sui presunti benefici dell’austerità: «Nel 1992 affrontammo una crisi di bilancio ben più seria di quella che hanno oggi davanti alcuni paesi europei. Il Governo dell’epoca presentò un piano di rientro che, condiviso dal Paese, fu creduto dai mercati. Fu una lotta lunga […] ma fu vinta, perché i governi che seguirono mantennero la disciplina di bilancio: la stabilità era entrata nella cultura del Paese». Un piano creduto dai mercati? Il governatore non la racconta giusta. In realtà le tremende strette ai salari, alle pensioni e al bilancio pubblico di quell’anno accentuarono la depressione del reddito nazionale e quindi sollevarono dubbi crescenti sulla capacità di rimborso dei debiti. Esse dunque non frenarono la speculazione ma anzi la alimentarono, favorendo in tal modo l’uscita dell’Italia dal Sistema monetario europeo e la conseguente svalutazione della lira. I lavoratori pagarono così due volte: prima a causa della politica di austerità e poi a causa della perdita di potere d’acquisto della lira. A quanto pare si sta facendo di tutto affinché la storia si ripeta, in termini forse ancor più violenti che in passato. Una resistenza consapevole a questo andazzo si pratica in primo luogo acquisendo coscienza del fatto che l’austerità non costituisce un antidoto sicuro contro la deflazione da debiti e la speculazione, ma anzi potrebbe a date condizioni favorirle. [1] In effetti Draghi non è l’unico a sostenere questa tesi. Tuttavia, per quanto diffusa, l’idea secondo cui la Cina dovrebbe farsi promotrice della ripresa mondiale attraverso una espansione della domanda interna non sembra molto convincente. In assenza di una profonda riforma del sistema monetario internazionale è difficile che un paese che non emetta dollari accetti di espandere la domanda e di collocarsi in posizione di disavanzo commerciale. Più probabile è l’eventualità di un parziale “sganciamento” dal regime di accumulazione mondiale, tramite combinazioni di politica espansiva interna e protezionismo verso l’esterno. Per un approfondimento, rinviamo a “Finché dollaro non vi separi” (in Emiliano Brancaccio, La crisi del pensiero unico, 2° ed., Franco Angeli, Milano 2010). Sul rapporto tra la crisi globale e la crisi del sistema monetario internazionale, si veda Lilia Costabile, “The international circuit of key currencies and the global crisis. Is there scope for reform?”, in Emiliano Brancaccio e Giuseppe Fontana, The global economic crisis: new perspectives on the critique of economic theory and policy, Routledge, London (di prossima pubblicazione). Fonte: Economia e politica |
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Senior Member
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Non l'ho letto tutto perchè ho gli occhi stanchissimi, ma mi sono fermato quì:
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Bannato
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Cosi come molti microchips. |
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anche gran parte delle componenti che utiliziamo per costruire le nostre Italianissime FERRARI, sono stampati e fusi e costruiti in germania ed assemblati a Maranello...
Queste però son cose storiche, anche perchè su certe cose di qualità per la meccanica o le trovi in germania o in germania!
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Iscritto dal: May 2003
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si si...verissimo anzi per la produzione meccanica, soprattutto per le carpenterie da costruzione facciamo il culo a tutti...
Tipo la CIMOLAI o Italferr per la costruzione e progettazione di strutture in acciaio di qualsiasi tipo, soprattutto ponti non sono seconde a nessuno. Mercoledì scorso ho visitato la FIP Industriale di Padova che è il + grande produttore al mondo di isolatori sismici, appoggi da ponte, smorzatori plastici o viscosi...ed hanno officine con i controcoglioni, con laboratori di sperimentazione che farebbero gola a chiunque per l'efficienza e la tecnologia utilizzata, e tutto quello che fanno li è progettato e pensato nelle nostre università! Tipo i lavori che stanno facendo per le cerniere del MOSE sono roba da fantascienza... Però per esempio mi pare che Ferrari compra pistoni e banchi dei motori in fusione ed alberi da una ditta tedesca che inizia per W che non ricordo il nome, ma è una cosa storia è dal dopo guerra che il drake si serve da loro... Però era per fare un esempio, poi tipo ricordo che AMD ha la sua principale fabbrica a Dresda
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Iscritto dal: May 2006
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E la ceramica è tutta italiana (se la vuoi bella). 2 pari Azz, è proprio lei, ma a 'sto punto penso sia l'unica visto che sei andato sul sicuro. Quote:
Visto che si dovrebbe sempre dubitare e controllare se il link dice o no la verità, volevo essere sicuro che sia vero che la Germania esporta in Italia più di quanto importi.
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![]() Qualcuno ha detto vestiti ? 4 a 3
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#10 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2006
Città: Trapani (TP)
Messaggi: 3098
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Elettronica consumer e via dicendo spesso viene acquistata da grossisti tedeschi anziché direttamente in loco.
Anche perché moltissime società hanno sede in Germania. Sul resto poi... un qualsiasi componente high end si fa prima ad ordinarlo in crucconia (e tenersi la garanzia europea) che STRApagarlo in Italia.
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A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
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#11 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
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Le esportazioni italiane in Germania nei mesi gennaio-giugno 2009 sono state pari a 20,2 miliardi di euro: il 13,8% in meno su base annua. Questa diminuzione e’ meno drastica rispetto a quelle subite dalle esportazioni in Germania della UE a 27 (-19,4%) e della totalità dei partner commerciali della Germania (-18,2%). Sempre nello stesso periodo, le esportazioni tedesche in Italia sono ammontate a 25,48 miliardi: il 24,5% in meno su base annua (-24,3% quelle verso i 27 partner UE, -23,5% quelle verso il resto del mondo). Questi dati, elaborati dall’Ufficio federale di statistica, indicano che l’export italiano ha certamente sofferto del calo della congiuntura economica tedesca, ma in misura minore rispetto ad altri Paesi concorrenti. Fonte: mondoimpresa.it La differenza non è abissale, ma c'è. Con altri Paesi sarà ancora maggiore, evidentemente. |
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#12 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2006
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Inoltre dalla regione della Ruhr viene estratto carbone e ferro che fa il giro del mondo. 4 a 6
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Asus p5b, e6600, 8800 gtx, audigy 2, plextor 8x, lg 16x, 2x barracuda750, 4Gb corsair 800Mhz | Telecrazia? | Tasse? RAIPERUNANOTTE 25 marzo 2010; TUTTI IN PIEDI 17 giugno 2011: IO C'ERO |
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#13 | |||
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Senior Member
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Comunque, non ci capisco molto di economia, ma questa frase, non so perché, mi piace Quote:
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#14 |
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Bannato
Iscritto dal: May 2010
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dai ragazzi, impariamo la canzone..
Deutschland Ueber alles Ueber alles in der welt ..... ..... .... ... Deutsche Frauen, deutsche Treue, (ma le italiane non sono da meno )
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#16 |
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Interscambio Italia - Germania
Trend 2006-2007-2008 ![]() http://www.mondimpresa.it/infoflash/scheda.ASP?st=4 Se qualcuno ha voglia di cercare i dati aggionati... .
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