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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
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Il fisco è un dittatore: otto stipendi all’anno finiscono allo Stato
Fin dal 1994, col programma di politica economica di Forza Italia, poi nel 2003 con la grande riforma solamente tentata delle due aliquote Irpef (al 23 e al 33 per cento), e ancora con l’abolizione dell’Ici sulla prima casa nel 2008 e lo scudo fiscale nel 2009, Silvio Berlusconi ha saputo individuare nel fisco la grande ferita aperta degli italiani, la big issue su cui intessere il dialogo con gli elettori.
In questo scorcio di 2010, l’annuncio del premier di una profonda riforma fiscale ha il sapore dell’ultima chiamata. Non è troppo enfatico ritenere che il giudizio che gli scienziati politici daranno dell’epopea berlusconiana, quando il Cavaliere lascerà la politica attiva, sarà probabilmente condizionato dall’esito di questa nuova promessa. Ma su un punto gli analisti s’interrogheranno sicuramente: sebbene molti (per non dire tutti) tra i maggiori leader politici nostrani abbiano sovente dichiarato di considerare intollerabile il livello di pressione fiscale sofferto dagli italiani, solo il Cavaliere ha saputo toccare quelle corde che gli hanno permesso di apparire, agli occhi dell’opinione pubblica, come il politico più seriamente convinto della centralità del tema. Come ha fatto? A differenza di altri leader, Berlusconi ha avuto negli anni un approccio tranchant verso le tasse: ha spesso ricordato di volerle tagliare a tutti indistintamente, lavoratori e imprese, autonomi e dipendenti; ha sottolineato come la riduzione del carico fiscale non possa che essere finanziata con la riduzione della spesa pubblica; nell’evasione fiscale da sempre individua un effetto dell’elevata pressione fiscale, non una causa. Di fronte ai sofismi di quanti propongono tasse sui privilegi per finanziare riduzioni selettive, o invocano principi di efficienza fiscale cui sottoporre i piani di riforma, la visione più squisitamente liberale di chi chiede indistintamente «meno tasse per tutti» - per usare ancora una categoria di matrice berlusconiana - ha forse il difetto di apparire semplicistica e poco «scientifica», ma è sicuramente quella che gli italiani comprendono meglio. Probabilmente perché è l’unico approccio possibile per contrastare lo stato di emergenza fiscale in cui vivono. Trentacinque anni fa gli italiani cedevano al fisco un quarto del Pil. Venticinque anni or sono si era arrivati a un terzo, il 33,6 per cento. Già dieci anni dopo, nel 1995, il livello era ormai del 40 per cento. Da allora in poi, alcune importanti economie Ocse invertivano il senso di marcia (la Germania e l’Irlanda, ma anche i Paesi Bassi e la Polonia) e altre rallentavano comunque il trend di crescita (gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia): non l’Italia, che ha continuato a galoppare, peggiorando una situazione già compromessa e superando il 43 per cento di pressione fiscale nel 2008 (un valore sostanzialmente confermato dalle stime relative all’anno appena concluso). Come a dire: in un anno di 365 dì, gli italiani lavorano per lo Stato fino al 157° giorno e guadagnano per sé solo dal 7 giugno in poi, mentre i contribuenti tedeschi e inglesi sono liberi dal 14 maggio, gli irlandesi dal 28 aprile. Una bella differenza. Superate Francia e Austria, secondo le previsioni per il 2009, il Bel paese occuperà un solido quarto posto tra i Paesi con la più alta pressione fiscale: segue da vicino Danimarca, Svezia e Belgio, ma con un welfare state e una macchina burocratico-amministrativa nemmeno lontanamente paragonabili a quelli di queste realtà. Nel Paese che si fregia di essere la patria di milioni di piccole e medie imprese, il fisco d’azienda è famelico: come riporta Andrea Giuricin nel volume Dopo! - Come ripartire dopo la crisi (edito da Ibl Libri), dopo la Germania l’Italia ha la maggiore tassazione sui profitti d’impresa (37,5 per cento,17 punti in più della media Ue). Eppure ridurre le tasse sui profitti, anche attraverso una contestuale riduzione dei sussidi alle imprese, non sarebbe un favore ai «padroni», ma una spinta alla creazione di ricchezza, all’aumento dei posti di lavoro e all’attrazione di nuovi investimenti. Va peggio ai lavoratori dipendenti. Uno studio della Banca centrale europea di qualche anno fa (Wp n. 747 del 2007) stimava al 65,8 per cento - leggasi: due terzi - la quota di reddito di un lavoratore dipendente che lo Stato preleva con le imposte dirette o indirette o comunque intermedia forzosamente, con i contributi. Il confronto con altre realtà - l’Irlanda (44,8 per cento), gli Usa (37,3) o la Spagna (54) - è purtroppo impietoso. Riportato sul calendario, possiamo dire che se la libertà dal fisco è raggiunta a giugno, la piena libertà dalle scelte dello Stato è possibile solo il 29 agosto. Si dirà: includere i contributi nel calcolo significa considerare una quota di ricchezza di cui un lavoratore beneficerà negli anni della pensione. Ma pur sempre di soldi sottratti alla sua disponibilità si tratta, tanto più se consideriamo i rischi crescenti cui il comparto previdenziale pubblico sarà soggetto negli anni a venire. Per Berlusconi, a maggior ragione dopo la spiacevole aggressione di dicembre, una robusta riduzione fiscale sarebbe il coup de théâtre possibile per coronare la sua cavalcata politica. Per il futuro dell'Italia, è una necessità. Piercamillo Falasca Ricercatore Istituto Bruno Leoni Il Giornale.it Dubito che il governo riuscirà a ridurre le tasse:ci sono troppi settori parassitari di cui i governi (csx-cdx)beneficiano tramite il voto e nessuno vorrà turbare le acque;mancanza di volontà di instaurare un sistema più liberale,pena la perdita di appoggio dei grandi gruppi (leggasi lobby). Detesto questo paese. |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
Città: AnTuDo ---------- Messaggi Totali: 10196
Messaggi: 1521
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buongiorno.
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
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#3 | |
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Iscritto dal: Jun 2006
Città: Roma-Milano Utente:Deberlusconizzato Iscritto:20/2/2000 Status:SuperUtenteAdm Messaggi totali:107634 Auto:BMW X3 3.0 SD M
Messaggi: 1722
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![]() Questo a parte il tuo epic fail: http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=2118670 Emigra
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#4 | |
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
Messaggi: 84
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http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...0&postcount=37 Lo stesso discorso vale per la sinistra,a maggior ragione. |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
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#6 |
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
Messaggi: 84
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Anti_italiano sicuro:chi non salta italiano è! (cit.)
Apolide invece no:Born in Padania |
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#7 |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
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P.S.: ma che versione houseggiante di evoluzione di bolo alimentare di DAS BOOT in signature, l'ho vista solo ora
![]() Una versione più seria http://www.youtube.com/watch?v=zYETJIoup00 |
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#8 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Around the world - Lucchese DOC
Messaggi: 4408
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#9 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2007
Città: Sicily
Messaggi: 801
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#10 | |
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
Messaggi: 84
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P.S.qualcosa mi dice che tu sei stato nel concerto che hai nella tua firma,eh eh
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Bach (Polonaise)-Bach (Badinerie)-Bach (Bourrèe)-Bach BWV 147-Il tè nel deserto-Pachelbel Canon in D major fantastic version Ultima modifica di frankytop : 08-01-2010 alle 12:31. |
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#11 |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
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#12 |
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Bannato
Iscritto dal: Sep 2001
Messaggi: 3918
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Lo stato sociale ha bisogno di soldi, a me st abene così. Anche perchè basterebbe recuperare l'evasione fiscale ed i soldi buttati alla mafia pe rpoterle ridurre, senza intaccare i servizi.
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#13 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2007
Messaggi: 611
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E' il tuo sguardo che mi fa capire cosa mi puoi fare E le tue labbra accese e accattivanti mi fanno barcollare e l'adrenalina sale! Vorrei un altro pianeta disperso per noi due è solo un modo per dirti cosa ti farei!! E' il tuo odore che mi fa impazzire ho questa strana voglia di renderti il mio cibo Ma non temere sono solo un tipo strano che vuole la tua carne in preda all'essere animale Vorrei un altro pianeta disperso per noi due e come un tuono nel cielo sparire come Dei.. |
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#14 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Città: Reggio Calabria -> London
Messaggi: 12112
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#15 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2008
Città: BRESCIA - Trattative: Troppe!
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#16 | |
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
Messaggi: 84
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#17 |
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Iscritto dal: Feb 2007
Città: Romagna ma col cuore in Toscana, e spero nel prossimo futuro in Spagna
Messaggi: 362
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Mi permetto di integrare un articolo dai toni meno veneranti e molto esaustivo su quali governi siano stati i migliori amici del fisco
http://www.neolib.eu/index.php?view=...ntent&Itemid=7 Se ne deduce che da questo lato Berlusconi non è certo il salvatore dalla patria dal fisco comunista, semmai è il meno peggio Che non sarebbe poco se la politica economica di un governo si limitasse a difendere i cittadini dal fisco, ma Berlusconi ha anche minato molto anche la credibilità economica del nostro paese, e penso che sarebbe un fattore di considerare quando si parlà di politica economica di un governo
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Chiesa Valdese - Remember, my child: Without innocence the cross is only iron, - Grazie Daniele di regalarmi ogni giorno il tuo amore! - Per l'Alternativa - Chi ci pensa nel miele, annega - La Filosofia è come la Russia, piena di paludi e spesso invasa dai tedeschi. (Roger Nimier) |
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#18 | |
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Iscritto dal: Feb 2007
Città: Romagna ma col cuore in Toscana, e spero nel prossimo futuro in Spagna
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Tu invece che si italiano egoista e non volenteroso di aiutare il mondo, vai spremuto ben bene, per la causa
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#19 | |
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
Messaggi: 84
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Tuttavia come fa notare l'autore nello stesso articolo che hai postato il debito va affrontato tagliando le spese e non tramite le tassazione che appartiene invece ad una politica tipicamente di sinistra. Comunque ripeto,dubito che Berlusconi riuscirà a tagliare le spese ed implementare una politica di liberalizzazioni |
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#20 |
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Iscritto dal: Feb 2009
Città: Biellese
Messaggi: 84
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Gli zingari per ora non incidono pesantemente sulle casse dello stato,gli extracomunitari o lavorano in nero o pagano le tasse,quindi direi che la politica della Lega riguardo l'immigrazione e il lavoro annesso va nella giusta direzione.
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