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#241 | |
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Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Ma che stai a ddi'? Ho riportato un'intervista di Donadi... Fanno tutto loro... Niente da dire in proposito? Se si manderanno cordialmente affanculo tu con chi starai? Demagistris o Di Pietro? |
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#242 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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“DE MAGISTRIS E DONADI SONO L’IDV” Tra le due anime Di Pietro non si schiera: “Al congresso ognuno dirà la sua” di Wanda Marra Quote:
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#243 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: Luxembourg
Messaggi: 9332
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Io ringrazio borghi per i suoi post. Che personalmente apprezzo e permettono di sentire campane diverse dalle solite del forum.
E questo nonostante la solita barca di insinuazioni e offese che regolarmente gli vengono rivolte. Capisco che per molti basti essere contro berlusconi per essere dei paladini , ma è cosa buona e giusta mettere in discussione di tanto in tanto anche l'oro colato che viene da travaglio and company. Prendere per verità assolute delle sentenze in un caso e screditarle quando non fanno comodo (o non fanno vendere libri giornali etc) è una palese contraddizione/ipocrisia. Curiosamente mi ricorda proprio il modo di fare di qualcun altro Quote:
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►► Blog in una riga: Lahde Quits Hedge Funds, Thanks `Idiots' for Success ◄◄ "It's so much easier to suggest solutions when you don't know too much about the problem." - Malcolm Forbes
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#244 | |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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dal libro Mani Pulite - La vera storia: Fabio Salamone è il giudice della Procura di Brescia che si occupò delle indagini su Di Pietro. Per quasi due anni dal 1995 al 1996 si dedica anima e corpo a Di Pietro, riuscendo ad aprire in pochi mesi una cinquantina di procedimenti su di lui e una quarantina sugli altri pm del pool di Milano. Il suo lungo momento di gloria durerà un anno e mezzo, fino a quando le sue inchieste cominceranno regolarmente a infrangersi contro il muro dei gip, trasformandosi in altrettante archiviazioni. Solo allora, il suo nuovo capo, Giancarlo Tarquini, il procuratore generale di Brescia e il Csm si accorgeranno della "grave inimicizia" che lo oppone a Di Pietro. E lo destineranno ad altre incombenze. Ma ormai l'obiettivo(diffamare Di Pietro) è stato raggiunto. Le "gravi inimicizie". Chi è Fabio Salamone: Capo dei gip della natìa Agrigento, la stessa città dove opera anche il fratello Filippo, titolare del gruppo Impresem, finito sotto inchiesta per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa, considerato dagli inquirenti il successore di Angelo Siino al tavulino a cui si accomodano mafiosi, politici e imprenditori per spartirsi gli appalti della Sicilia, con relative tangenti. Nel 1993 i sostituti procuratori agrigentini scrivono al procuratore capo per esprimergli l'imbarazzante parentela del giudice Fabio. Il Csm aveva avviato la procedura per il trasferimento. Fabio Salamone anticipa la decisione del Consiglio chiedendo il trasferimento ad altra sede. Gli tocca la Procura di Brescia, competente a occuparsi delle vicende giudiziarie che coinvolgono i magistrati di Milano. E il primo magistrato a imbattersi in Salamone è proprio Di Pietro che del fratello Filippo si era più volte occupato in passato. Al punto da avere già pronta, nel 1993, una richiesta di custodia in carcere(poi sospesa perché tutta l'indagine passò per competenza a Palermo). La bugie dell'assicuratore. Quando gli chiedono perché abbia sentito il bisogno di scrivere il secondo promemoria, Gorrini risponde con una bugia: "perché non avevo più copie di quello del 4 ottobre 1994". Basterà una perquisizione a casa della sua compagna per scoprire copie di entrambi i memoriali. Quello dell'ottobre 1994 e quello del marzo 1995. Molto diversi fra loro. Qual è la differenza? Il secondo - scrive il gup - contiene "una versione decisamente più compromettente dei rapporti Gorrini- Di Pietro": Gorrini faceva falsamente risalire la conoscenza di Di Pietro agli inizi degli anni ottanta o poco prima; si dipingeva assiduo frequentatore del magistrato; sulla vicenda dei debiti di Rea aggiungeva che Di Pietro gli aveva paventato rischi anche personali e gli aveva indicato i creditore del Rea quali persone pericolose; sulla vicenda della Mercedes aggiungeva di avere saputo che il magistrato aveva venduto l'auto "ovviamente" incamerando il prezzo della vendita. Anche questo racconto di Gorrini è "vastamente inattendibile": e c'è il "fondato sospetto che Gorrini abbia alterato i contenuti reali dei rapporti con Di Pietro, strumentalizzandoli per il soddisfacimento di interessi propri(gli aiuti nelle vicende societarie) e di altri personaggi inquisiti dall'ex magistrato, che finalmente potevano vedere nella veste di accusato il loro acerrimo accusatore". ... Due giorni prima, al telefono con la sua compagna, l'assicuratore preannuncia che, se stavolta non lo aiutano, allora "dico la verità, tiro fuori Paolo, Dinacci, il ministro". Cioè racconterà come sono andate le cose: tirando in ballo Paolo Berlusconi e ricordando che fu lui a spingerlo a parlare con gli ispettori. Stavolta - dice Gorrini - non farà nulla gratis: in cambio della accuse a Di Pietro intende "battere per un accordo con Banca Popolare di Novara". Non come in novembre, quando si espose davanti agli ispettori, riuscendo indirettamente a provocare le dimissioni dell'ex amico, e in cambio non ottenne nulla("Da Paolo ho avuto solo due bottiglie di champagne a natale"). L'indomani, il 25, il suo avvocato, Mario Donzelli, gli raccomanda di dire la verità: Gorrini: "Mario, ormai ho cavalcato un cavallo, l'unica cosa che minimizzo è perché mi sono presentato là[dagli ispettori]. Io non lo direi, io lo lascerei fuori[Paolo Berlusconi] perché parliamoci chiaro: il più piccolo tu vuoi dire che l'ha detto il più grande... e lì non c'è dubbio... me lo ha detto il grande, che vuol dire il Genovese[Biondi], è un casino, viene fuori un casino". Donzelli: "Devi dire la verità". Gorrini: "Oggi sono salito su un cavallo giusto... Se ho la speranza di salvare, di avere un affare, non l'avrò più, ti pare? Mi sembrava da imbecille non venderla preventivamente a questi due marpioni qua". Donzelli: "Se riesci a trovarli... che vuoi che ti dica...". Il 1° giugno 1995 Gorrini viene convocato dalla procura di Brescia per la seconda volta. Deve spiegare le frasi che emergono dalle intercettazioni telefoniche. Per esempio, sui frenetici accordi con Cusani su cosa dire e cosa tacere nel primo interrogatorio. E sulle rivelazioni vendute "a questi due marpioni qua". L'intesa di tener fuori Paolo Berlusconi in cambio di soldi è lampante. Gorrini crolla: è vero, prima di presentarsi ha contattato Cusani e Paolo Berlusconi "per sollecitare un intervento più autorevole verso la banca popolare di Novara o con la Sai per risolvere i problemi delle mie società". È vero, ha consegnato un secondo memoriale anti-Di Pietro a Cusani. Ma il resto l'han fatto Paolo Berlusconi e/o Cusani, correndo a raccontare tutto a Taormina, che poi ha riesumato quelle vecchie accuse nel posto giusto: Brescia. Lui - giura Gorrini - non voleva e severamente li redarguì: "Feci loro presente in quale situazione mi avevano coinvolto, li accusai di aver informato l'avv. Taormina". Il 29 settembre 1995 il pm Paolo Ielo presenta in aula le trascrizioni delle telefonate intercettate da metà luglio al 27 settembre sull'utenza telefonica di Craxi in Tunisia. Ecco cosa dice il pm: È provato dalle intercettazioni che da Hammamet organizzava un'assidua attività di dossieraggio. C'è un suo appunto su quanto Forza Italia deve fare per colpire il pool di Milano. Ci sono intercettazioni telefoniche che dimostrano come Craxi sia l'ispiratore di almeno due recenti campagne giornalistiche: quelle sull'appartamento dato in affitto a Di Pietro[realizzata su Il Giornale di Feltri] e quella condotta da Italia Settimanale su un presunto movimento di armi della Lega Nord. Le telefonate intercettate a Craxi fotografano le relazioni e le attività messe a punto da Craxi. Il 14 settembre Luca Iosi, l'animatore della "Giovine Italia", chiama Craxi e gli parla dell'appartamento della Cariplo concesso a suo tempo in affitto a Di Pietro e abitato dal figlio Cristiano: Iosi: "Il figlio dell'eroe contribuisce per 240.000..." Craxi:"Nientemeno, ma quando esce questa cosa qui?" Iosi: "adesso facciamo sgonfiare il caso e poi gli spariamo nei coglioni" Una settimana dopo se ne incarivca puntualmente Il Giornale. Iosi però si lamenta con Bobo Craxi perché "nessun tg ha parlato della roba di Di Pietro, l'appartamento: Filippo Facci[ex giornalista dell'avanti e poi di mediaset, "fonte" di Salamone in molte inchieste anti Di Pietro] ha fatto questa cosa per il Giornale...". L'altro nemico di Craxi, in quel momento, è Bossi. Caprettini chiama Craxi per preannunciare lo "scoop" dell'Italia settimanale sulla "Lega in armi": Caprettini: "sto facendo quel colpo grazie a te e a questa roba. Ho scatenato un paio di miei cronisti. Io pensavo, sai che faccio? Pubblico la cosa e poi vado da un magistrato amico e gli dico: ahò, indaga. Divertente no?" Craxi: "Si, si può indagare, serve ad aprire una questione". Il 7 luglio 1995 vengono sequestrati dei documenti in via Boezio 2 a Roma, dove ha sede la "Giovine Italia", l'associazione dei seguaci di Craxi coordinati da Luca Iosi, un giovane ammiratore dell'illustre latitante. Tra le carte di via Boezio ci sono molti appunti, alcuni profetici, rivolti al partito di Berlusconi: Superato il referendum nel modo migliore, occorre una linea e una squadra da combattimento. Il caso Di Pietro deve diventare un caso simbolo. Il crollo del mito determina conseguenze a catena. ... Ci sono obiettivi essenziali: il pool milanese innanzitutto. Bisognerebbe avere il coraggio di richiederne l'arresto[nel 2001 lo farà proprio l'ex difensore di Craxi, il sottosegretario all'Interno Carlo Taormina], magari prima che lo chiedano loro. Non se ne farà nulla ma lo scontro di fronte al paese sarà portato a un livello alto e forte. Insomma, attaccare e non difendersi perché i mezzi di sola difesa sono insufficienti. Bisogna denunciare i guasti della "rivoluzione giudiziaria" e farlo con insistenza ossessiva. Dalla quarta di copertina: Dall'arresto di Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio, il 17 febbraio 1992, alla manifestazione di 40 mila cittadini al Palavobis di Milano per il decennale di Mani Pulite, il 23 febbraio 2002, gli autori ripercorrono le vicende della più grossa indagine mai condotta sulla corruzione politico-imprenditoriale della storia d'Europa. La marcia di avvicinamento a Bettino Craxi, raggiunto dal fatidico avviso di garanzia nel dicembre '92, dopo l'estate delle stragi politico-mafiose. La falcidie dei ministri del governo Amato. Il primo colpo di spugna, firmato da Conso. La scoperta della maxitangente Enimont, la famiglia Ferruzzi nella bufera, i suicidi di Gardini e Cagliari, e poi via via la caduta di tutti i santuari della politica e dell'industria: il Psi di Craxi, Martelli e De Michelis, la Dc di Forlani, Andreotti e Pomicino, il Pri di La Malfa, il Pli di Altissimo, il Psdi di Vizzini. E poi le tangenti rosse, con l'arresto di Greganti e Pollini e la decimazione della classe dirigente milanese, fino alle indagini su D'Alema e Occhetto. E il coinvolgimento di tutti i principali gruppi imprenditoriali: dalla Fiat a Ligresti, dall'Olivetti alla Montedison, dall'Eni all'Iri. Nel '94 la "discesa in campo" di Berlusconi con la Fininvest già pesantemente coinvolta in Tangentopoli. La vera storia dell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza, con un'intercettazione mai pubblicata fra Berlusconi e l'avvocato Berruti, e la ricostruzione minuto per minuto del famoso invito a comparire durante il vertice di Napoli. I segreti delle dimissioni di Di Pietro dal pool e i complotti craxiani e berlusconiani per incastrare l'ex pm davanti alla Procura di Brescia e impedirgli di entrare in politica e per infangare gli altri uomini del pool, Colombo, Davigo, D'Ambrosio e Greco. Nel '95 arrivano Stefania Ariosto e Ilda Boccassini, ed ecco lo scandalo delle "toghe sporche", ricostruito passo dopo passo attraverso microspie, intercettazioni, pedinamenti e conti bancari. Nel 1996: il centrosinistra vince le elezioni ma inaugura la politica dell'"inciucio" che approda a una serie infinita di controriforme della giustizia e culmina nelle bozze Boato della commissione bicamerale D'Alema-Berlusconi. Infine, il ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi e di ben 80 fra condannati e inquisiti in Parlamento. E' l'offensiva finale contro Mani Pulite: reati aboliti, giudici trasferiti, pm diffamati, minacciati di arresto e privati della scorta, processi a rischio di trasferimento da Milano a Brescia. Borrelli (il libro si conclude con una sua intervista-testamento), alle soglie della pensione, invita i cittadini a "resistere, resistere, resistere". E i cittadini scendono in piazza in difesa della "legge uguale per tutti". Gli autori rinunciano ai commenti e agli aggettivi e lasciano che siano i fatti a smentire i luoghi comuni usati nel corso degli anni contro Mani Pulite: dalle "toghe rosse"all'"accanimento giudiziario", dalle "persecuzioni politiche" alle "manette facili", dal "non poteva non sapere" alla "supplenza", dalla "guerra civile" al "colpo di stato". Molte le rivelazioni inedite, sul caso Berlusconi, ma anche sulle tangenti rosse e perfino su una probabilissima tangente "nera". Per questo il libro, prima ancora di uscire, ha subìto attacchi e tentativi di censura: la vera storia di Mani Pulite fa paura tanto alla destra quanto alla sinistra Tangenti bianche, nere, rosse ... Se i nomi di Citaristi e Armanini non destano molte sorprese, suscita scalpore il coinvolgimento di tre partiti che sostengono Di Pietro fin dal primo giorno, ostentando le "mani pulite": il Pri, il Msi e, ancor più pesantemente, il Pds. ... La sorpresa diventa choc il 15 maggio, quando viene arrestato Roberto Cappellini, sottosegretario milanese del Pds. ... Il fiorno seguente si consegna, dopo 15 giorni di latitanza, il compagno che ha contribuito a farlo arrestare: il "migliorista" Carnevale, che si è fatto precedere da un memoriale inviato ai magistrati, e subito ottiene gli arresti domiciliari. ... Carnevale ammette di essere il collettore delle tangenti del sottosistema Metropolitana per conto del Pci-Pds. Racconta, confermando le testimonianze di alcuni imprenditori, che il compagno Sergio Soave, vicepresidente regionale della Lega delle Cooperative, aveva l'esclusiva delle mazzette per i lavori elettromeccanici e per l'impiantistica del metrò. ... La conseguenza - prosegue Carnevale - è che il Pci comincia a ricevere in via sistematica le contribuzioni illecite versate dagli imprenditori, al pari degli altri prtiti milanesi. ... La sentenza del tribunale sulle tangenti Mm, nell'aprile 1996, è illuminante: "Va subito fissato un primo punto fermo: a livello di federazione milanese, l'intero partito, e non soltanto alcune sue componenti interne, venne direttamente coinvolto nel sistema degli appalti Mm, quantomeno da circa il 1987". Per i giudici "risulta dunque pacifico che il Pci-Pds dal 1987 sino al febbraio 1992 ricevette, quale percentuale del 18,75% sul totale delle tangenti Mm, una somma non inferiore ai tre miliardi". ... "Esponenti e dirigenti del Pds" - ammette Occhetto - "sono entrati nel meccanismo perverso della ripartizione dei proventi illeciti". Poi denuncia il "rampantismo" alla milanese e parla di una "nobile illusione storica propria del Pci: quella che il codice morale del partito fosse di un rango etico superiore a quella del singolo cittadino". Parole che non basteranno ad arrestare l'avanzata delle indagini sul "fronte rosso". |
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#245 |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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http://antefatto.ilcannocchiale.it/print/2317229.html
Feltri. Uahahahahahah Scrive Littorio Feltri nell’editoriale d’esordio sul Giornale che è tornato a dirigere dopo averlo lasciato nel dicembre del 1997: “Con il cuore, non me n’ero mai andato”. Uahahahahahah. Feltri se ne andò 12 anni fa dopo che il Cavaliere aveva definito “incidente gravissimo” il suo articolo di prima pagina in cui chiedeva scusa a Di Pietro per averlo calunniato per due anni con le fandonie su inesistenti tangenti di D’Adamo e Pacini Battaglia: “Caro Di Pietro, ti stimavo e non ho cambiato idea”. Seguivano due paginoni in cui il Giornale di Feltri si rimangiava quei due anni di campagne antidipietriste: “Dissolto il grande mistero: non c’è il tesoro di Di Pietro”, “Di Pietro è immacolato”, “dei famigerati miliardi di Pacini” non ha visto una lira, dunque la campagna del Giornale era tutta una “bufala”, una “ciofeca”, una “smarronata” perché la famosa “provvista” da 5 miliardi non è mai esistita. Insomma Feltri confessava di aver raccontato per ben due anni un sacco di balle ai suoi lettori. E lo faceva proprio alla vigilia delle elezioni suppletive nel collegio del Mugello, dove Di Pietro era candidato al Senato per il centrosinistra contro Giuliano Ferrara e Sandro Curzi. In cambio di quella ritrattazione e di un risarcimento di 700 milioni di lire, l’ex pm ritirò le querele sporte contro il Giornale, tutte vinte in partenza. Furente Ferrara, furente Berlusconi. Così Feltri, spintaneamente, se ne andò. Non a nascondersi, come gli sarebbe capitato in qualunque altro paese del mondo. Ma a dirigere altri giornali: il Borghese, il Quotidiano nazionale di Andrea Riffeser (sei mesi prima aveva dichiarato all’Ansa: “Per carità! Conosco Riffeser da una vita e ogni volta che ci vediamo mi dice 'Sarebbe bello se tu venissi con noi', ma tutto finisce lì. Non sto trattando con nessuno. Ma tanto so già che nessuno ci crederà, comunque è così”). |
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#246 |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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"Caro Di Pietro, è meglio che si riguardi. Le faranno la guerra con disonestà, che è la loro
arma migliore... Già hanno detto che lei è manovrato di Tizio, Caio e Sempronio... che lei fa il gioco oscuro di oscuri golpisti... che lei è un esaltato e agisce non per spirito di giustizia, ma per farsi bello con le folle... Ora diranno che lei in fondo non è uno stinco di santo e troveranno qualche calunniatore disposto a buttare lì qualche pettegolezzo velenoso... Se riescono a smontare lei, smontano anche l'inchiesta. La sua fortuna è di essere bravo e libero: cioè invidiato". (Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 15 giugno 1992). AMEN |
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#247 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Hamburg/Torino
Messaggi: 2757
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Anche se a volte, quando i post vanno per le lunghe, mi passa la voglia di mettermi a leggere tutto meticolosamente, visti tutti gli epic fail passati, e di questo me ne colpevolizzo. ma è così, quando uno urla sempre "al lupo, al lupo", la volta che è vero, nessuno gli crederà più |
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#248 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Città: Reggio Calabria -> London
Messaggi: 12112
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Quote:
Sei davvero bravo a DIFFAMARE chi ha rischiato anche di fare la fine di Borsellino per mano dei mafiosi e si è salvato per un pelo rifugiandosi all'estero. E' ACCERTATO che Di Pietro non ha MAI fatto favori di alcun tipo a chi gli ha prestato quei soldi come sostieni FALSAMENTE tu. Continua pure a votare per chi aiuta SEMPRE E SOLO i CRIMINALI. Io almeno ho la coscienza a posto.
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#249 |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: Montesilvano (PE)
Messaggi: 1045
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Le sentenze che io ricordi dicono altro e cioé che non fece favori ma potrei ricordare male. Mi dai ragione di questa affermazione altrimenti sarò costretto a valutarla come calunnia?
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Pace e Bene |
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#250 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Quello che autorevoli commentatori come il giudice Imposimato affermano che abbia ricevuto favori da Di Pietro e' un altro, cioe' Pacini Battaglia, che ha "regalato" grosse cifre ad un imprenditore amico di Di Pietro (D'Adamo) il quale poi a sua volta gli ha "prestato" i soliti cento milioni senza interesse e data di scadenza piu' molti altri doni principeschi... Anche in questo caso sarebbe stato interessante discuterne in un processo... dato che cosi' non e' stato ci dobbiamo limitare a commentare i fatti. Io mi permetto di aggiungere ancora una volta che al di la' dei favori fatti o meno in cambio dei "doni" mi pare molto indicativo della persona gia' il solo prendere certe regalie (e queste sono solo quelle note, chissa' se era un'abitudine) mentre si ricopre un ruolo delicato come il PM... se per altri va tutto bene ok... Massimo rispetto alle diverse sensibilita' delle persone, c'e' chi non tollera che uno faccia le feste con le ragazze e chi non tollera che un pubblico ufficiale prenda regali... Niente di strano. Bisognerebbe chiedere a De Magistris cosa ne pensa...
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#251 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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![]() Dove caccia fuori una moralità di ferro (regali a magistrati) e dove invece si ci pulisce il culo con la moralità (condannato per mafia in parlamento, stalliere pluriomicida mafioso, loggia massonica deviata, falso in bilancio depenalizzato, migliaia di delinquenti liberi per salvarne uno solo... e chi più ne ha più ne metta)... This is the Borghi's Show PS: Certo che sognarsi la faccia di ADP anche di notte deve essere proprio brutto
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Ultima modifica di luxorl : 16-11-2009 alle 13:58. |
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#252 | |
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Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Forse non hai capito... io non sono ne garantista ne giustizialista... ho il difetto di RAGIONARE CON LA MIA TESTA e di non accontentarmi di pensare che se una cosa non la dice una sentenza quella cosa non esiste (e viceversa). PER ME, se un pm si becca pillole da cento milioni (e quelle note sono due) da imprenditori senza interessi e data di scadenza previsti (e questo e' un FATTO mai smentito nemmeno dall'interessato) MI BASTA per qualificare l'individuo come soggetto che non toccherei nemmeno con le molle del camino. Invece per quanto riguarda Dell'Utri le accuse della sentenza di primo grado (e me le sono lette bene, anche se credo di essere l'unico) mi semrano TUTT'ALTRO CHE CONVINCENTI (e ne ho parlato piu' volte). Sulla loggia e sul falso in bilancio neanche parlo perche' l'ho detto mille volte come la penso. Dello stalliere ho ripetuto alla nausea che e' una cosa ridicola... per uno che aveva migliaia di dipendenti e che assumeva a raffica, trovarsi un poco di buono come fattore (all'epoca non era un NOTO MAFIOSO, ma semmai uno con precedenti) e mandarlo via una volta resosi conto della cosa mi sembra tollerabile. |
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#253 | |
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Member
Iscritto dal: May 2003
Messaggi: 56
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http://www.youtube.com/watch?v=PD4ixdKJzOE
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#254 | |
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Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: FM
Messaggi: 152
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Questa, poi... E' lo stesso discorso che fanno quelli che sostengono la presenza di un'astronave aliena di 4km sulla faccia nascosta della Luna: io dico che c'è, però sei tu che devi dimostrare che ho detto una cazzata. L'onere della prova da sempre è a carico di chi enuncia una teoria; non è infantilismo, non è una soluzione "troppo comoda", tu lo sai benissimo ma evidentemente te ne freghi. E il dietrologo dovrebbe essere jan?
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Chiuso per protesta |
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#255 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2007
Città: Naples
Messaggi: 523
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Ma no Mangano partecipò solo al "pagamento di pizzi" e "non fu mai condannato per mafia",lo dice Berlusconi http://www.youtube.com/watch?v=iiKzt...layer_embedded
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Codice:
DELL'UTRI CONDANNATO A 7 ANNI IN APPELLO ►LA STAMPA ESTERA SU BERLUSCONI BLU NOTTE: Berlusconi,Dell'Utri,Mangano e la Mafia in politica [dal min 13.52] (2°parte) ►Il magistrato A.Ingroia su Berlusconi ►Craxi salva le tv dell'amico Silvio ►Berlusconi difende spudoratamente l'amico Dell'Utri (Chi è?) ►Incontro con il senatore Marcello Dell'Utri ►Berlusconi e Mafia Ultima modifica di atinvidia284 : 16-11-2009 alle 15:26. |
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#256 | |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
Messaggi: 2515
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Silvio: Allora, è Vittorio Mangano. Marcello: Eh! Silvio: ...che succede se ha messo la bomba. Marcello: Non mi dire! Silvio: Si. Marcello: E come si sa? Silvio: E... da una serie di deduzioni, per il rispetto che si deve all'intelligenza. Ecco, proprio per il rispetto che si deve all'intelligenza, non capisco come, pensando con la propria testa, si possa affermare che Silvio non sapesse delle reali attività del Mangano. ![]() P.S. Ma potrei sbagliami: non m'intendo di stalle e di stallieri. Può darsi che il mettere bombe rientri fra le leggittime attività di chi si occupa di cavalli. Ultima modifica di Vincenzo1968 : 16-11-2009 alle 16:13. |
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#257 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2003
Città: Pisa/Cosenza
Messaggi: 1364
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![]() MA FACCI IL PIACERE!!!
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#258 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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LA SOLITA BALLA Perche' non dici che questa telefonata e' del 1986 vale a dire DIECI ANNI DOPO che Mangano venne allontanato da casa Berlusconi, quando ormai era DI MOLTO in galera e che quindi il fatto che fosse un criminale era noto anche ai sassi. Perche' non ricordi che quella bomba non la mise Mangano (che era appunto serenamente al fresco) e che quindi il solo fatto che Berlusconi lo incolpasse DIMOSTRA che della condizione e degli spostamenti di costui Berlusconi NON AVEVA LA MINIMIMA IDEA? Allora? |
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#259 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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http://archiviostorico.corriere.it/2...00724431.shtml Cito: "A distanza di tanti anni nessuna pena definitiva ne ha sancito ufficialmente il suo status di mafioso" Detto questo mi pare incontestabile che si trattasse di un fior di criminale. Non mi sembra pero' nemmeno tanto strano che dopo che glie l'hanno fatta a fette da decenni con 'sta storia Berlusconi punti a sminuire... del resto il tipo l'ha semplicemente avuto come fattore per massimo due annetti 35 anni fa... eccheccazzo, ne avra' ben piene le scatole di sentirselo tirare fuori no? Senza contare che se lui (come dice) ha elementi per credere che gli inquirenti dicessero al Mangano malato "incolpa Berlusconi e ti lasciamo libero" e lui preferi' il carcere invece di inventarsi accuse (attivita' invece tipica di molti "pentiti"), posso capire che ne conservi un buon ricordo e che tenda a sottovalutarne gli addebiti. Anche questa comunque e' storia detta e ridetta... se ogni volta che si parla di politica l'unica cosa che si riesce a tirar fuori per controbattere una posizione "scomoda" e' Mangano... beh... |
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#260 | |
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Bannato
Iscritto dal: Mar 2008
Città: Villabate(PA)
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Ecco come prosegue la conversazione: Marcello: Ah, è fuori? Silvio: Sì, è fuori [fuori dal carcere, in libertà]. Marcello: Ah, non lo sapevo neanche. Silvio: Sì; questa cosa qui, da come l'ho vista fatta con un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto... è stata fatta soltanto verso il lato esterno. Secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui ha messo una bomba. Marcello: Alla Mangano, sì sì. Silvio: Un chilo di polvere nera, cioè proprio il minimo... Marcello: Sì, sì, cioè proprio come dire mi faccio sentire, sono qui presente. Silvio: Sì. Uno: "ma è arrivata una raccomandata, caro dottore?" Lui ha messo una bomba. (risate) Marcello: Lui non sa scrivere! (risate) Silvio: Su con la vita! Silvio: (...) la verità ai carabinieri gli ho detto, (...) telefonata, io trenta milioni glieli davo. Scandalizzatissimi. "Come trenta milioni?! Come?! Lei non glieli deve dare, noi l'arrestiamo!" Gli dico: "Ma nooo, su', per trenta milioni!" Poi mi hanno circondato la villa, no? (...) sera siamo usciti, io ([e fedele?]) dalla macchina, paurosissimi (...) Marcello: Ormai non sei uscito più. Silvio: Poi casomai vediamo. Marcello: Va be', sentiremo http://www.youtube.com/watch?v=CGh2MkRKL_U |
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