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Old 03-09-2009, 12:48   #1
DvL^Nemo
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I senza lavoro

http://espresso.repubblica.it/dettag...07781&ref=hpsp

Quote:
La provincia di Treviso era la locomotiva del Nord Est. Ma la crisi qui ha già colpito più di seimila lavoratori. Ecco il racconto della loro vita quotidiana senza stipendio

Stasera la cena di Luigi Marcuzzo, 46 anni, è senza carne. Non ne mangia da settimane. Sposato, separato, una figlia di 11 anni a carico. Luigi faceva l'operaio a millecento euro. Da novembre 2008 è senza stipendio e la bistecca è ormai un lusso. Piatti poveri anche a casa del collega Gino Daros, 45 anni. Soltanto pasta, pane, insalata e acqua del rubinetto. Di più lui e suo fratello non si possono permettere. Paola Marcon, 44 anni, compra solo prodotti in offerta. Sia Paola, sia il marito hanno perso il lavoro. Hanno due ragazzi di 13 e 17 anni da far studiare. E da nove mesi vivono consumando i risparmi di anni.

La crisi sta entrando nelle case. Feroce e spietata. Anche qui, nel Nord Est, Treviso e provincia, locomotiva del modello italiano, del successo faidate e del durismo leghista che proprio in questa terra, tra parlamentari e ministri, ha fatto il pieno di voti. Già da mesi esplodono drammi che l'ottimismo governativo nasconde. E settembre è arrivato con il pericolo, tutto da scoprire, di nuove chiusure a catena. Questa è la vera paura. Altro che sicurezza, ronde, dialetto, bandiera regionale. Bastano i numeri: da gennaio 6.231 lavoratori di questi paesi, uomini e donne, italiani e stranieri, hanno perso il posto o hanno subito una riduzione dello stipendio per cassa integrazione o mobilità. Tagliano dipendenti i colossi degli elettrodomestici come Electrolux di Susegana e Zoppas di Vittorio Veneto. Sforbiciate al personale nelle industrie dell'abbigliamento e dello sport come Stefanel a Ponte di Piave, Diadora a Caerano San Marco, Tecnica a Giavera del Montello. Chiude e manda a casa 117 persone lo storico lanificio Cerruti Policarpo di Vittorio Veneto. Vanno poi aggiunti il mancato rinnovo dei contratti a termine, le liquidazioni, i fallimenti che colpiscono a macchia di leopardo nella costellazione di aziende comprese tra i due e i settecento dipendenti. Famiglie costrette a fare la spesa con meno di dieci euro a settimana. E all'improvviso non c'è più differenza tra italiani e immigrati.


Agli sportelli Caritas di don Ferruccio Sant, veneti e albanesi sono in testa nelle richieste del sussidio di solidarietà. Ogni acquisto, ogni bolletta, senza più entrate, è una ulteriore discesa nel baratro della povertà. La strada che da Conegliano, 35 mila abitanti, porta verso le colline brilla di vetrine e showroom costruiti nell'ultimo decennio di economia galoppante. Il centro commerciale, l'ultimo dopo la rotonda a destra, ha grandi cartelli con la scritta saldi. Non si tratta di abbigliamento, ma di beni di prima necessità: alimentari, sapone e maxi pacchi di carta igienica di marca offerti a due euro. Devono svendere pure quelli, altrimenti nessuno compra. Si prosegue oltre il confine comunale, lungo la provinciale che sale a Refrontolo, tra vigneti di prosecco e sacrari della Prima guerra mondiale.

Da dicembre novanta tra operai e impiegati combattono per un posto di lavoro che non esiste più. Il gigantesco capannone, subito prima dello stabilimento di cucine Ariston-Indesit, ha ancora l'insegna. "Ape - Advanced project engineering ", c'è scritto. È chiuso da nove mesi. Durante le ultime vacanze di Natale la proprietà ha portato via i macchinari. La Ape era subentrata due anni fa alla liquidazione della "Zara marmitte", un marchio che riforniva le concessionarie di auto e camion. I dipendenti erano in ferie dal 19 dicembre 2008. Ma nessuno di loro sospettava il tracollo. Quando sono tornati al lavoro a inizio gennaio, hanno trovato i cancelli chiusi. Per sempre. Un colpo a tradimento. Senza preavviso. Senza cassa integrazione o il paracadute della mobilità. Senza nemmeno una lettera. Un caso Innse di provincia. Solo che qui, a differenza dei riflettori di Milano dove l'azienda è stata salvata, è finita male. Per questi manager la famiglia di un operaio vale meno del costo di una telefonata.

"Ci hanno scaricati senza preavviso. Non immaginavo arrivassero a tanto", dice Luigi Marcuzzo, operaio saldatore di Colfosco di Susegana, licenza di terza media, due anni di anzianità in Ape e quindici per Zara marmitte: "Avevo ristrutturato la casa. Un mutuo di 310 euro al mese per quindici anni. La banca mi ha sospeso le rate per un anno. Ma nessuno sa se tra un anno lavoreremo. Era la casa che mio padre si era sudato con i risparmi da muratore. Prima della ristrutturazione era un fienile. Adesso la venderò. Mia figlia va in prima media e non so come pagare i libri. La devo vendere".
Il governo si inventa la sanatoria per salvare l'assistenza agli anziani dalle manette del decreto sicurezza. Ma nel Veneto spazzato dalla crisi le badanti curano anche gli scolari. "Quando otto anni fa mi sono separato, la bimba è rimasta con me", racconta Luigi Marcuzzo, "e adesso mi aiuta il Comune di Susegana dove abitiamo. Mi paga la baby-sitter che bada alla piccola quando sono fuori di casa. Io non ce la faccio a pagare. Ho un arretrato di due mesi di tutte le bollette. Ho tolto il telefono fisso, sì ho tenuto il telefonino ma non chiamo più, lascio che chiamino gli altri. In ottobre avevo comprato un computer portatile per mia figlia a 350 euro. Un mese fa ho dovuto rivenderlo. Mi hanno dato 150 euro. È niente ma mi servivano "sghei", soldi per fare la spesa. C'era anche l'abbonamento a Sky, 36 euro al mese. Il mio conto è vuoto. La banca non paga le bollette e da qualche settimana non ricevo più i canali. Via anche Sky". Si può fare a meno di Rupert Murdoch. Ma la mancanza di lavoro minaccia addirittura la sicurezza alimentare.

In Veneto è un salto indietro di cinquant'anni: "Per la spesa compro pasta e poco altro", rivela Luigi: "Mangiamo pasta. Costa poco e riempie. Niente vino, niente birra, niente carne, niente spese inutili. Non devo superare i dieci euro a settimana. Magari un po' di carne me la passa mia sorella. È in pensione, se può mi dà cinquanta euro. Io ho finito i risparmi. Grariconosciuta la cassa integrazione. Ma da novembre non abbiamo ancora visto un soldo. Il Comune di Susegana tre mesi fa ha anticipato 1.800 euro. Diviso nove mesi, fanno 200 euro al mese. Con questo sto vivendo". Come passa la giornata? "Accompagno mia figlia dalla baby-sitter. Torno a casa, prendo la bici e vado in giro. Mentre pedalo, penso alla rabbia. Il lavoro c'era, il padrone ci aveva garantiti. Invece ci hanno buttati fuori".

Gino Daros, operaio attrezzista alla Ape, licenza media inferiore, abita a Conegliano con il fratello, 48 anni, emigrante in Germania fino a due anni fa quando, perso il lavoro da gelataio, non ha trovato più nulla. Un po' per l'età, un po' per la crisi che stava arrivando. È dovuto tornare indietro. Così come in questi mesi sono tornati in patria tre colleghi marocchini di Gino ai quali il comune di residenza, Crocetta del Montello, aveva negato l'anticipo della cassa integrazione. "Nei miei nove mesi senza lavoro ", racconta Gino Daros, "sono entrati 2.400 euro in quattro rate che il Comune di Conegliano mi ha anticipato. Le bollette siamo riusciti a pagarle. Ma ho sei mesi di arretrati d'affitto, 400 euro al mese. Devi scegliere, o paghi o mangi. Ho tagliato quasi tutto. Prima correvo in bicicletta. Ho venduto la Atala da corsa. Ho una Seat Ibiza. Non la uso più per non spendere in benzina. Mi muovo in bici. Ho tagliato anche sugli alimentari, sul primo e sul secondo. Non possiamo permettercelo. Mangiamo un solo piatto. Sempre pasta".

Questo è periodo di vendemmia, in Veneto. Ma accettare un altro contratto, anche stagionale, significa perdere i diritti maturati. Come ha scoperto Giuseppe Piccin, 61 anni, operaio da quando ne aveva dodici, ora senza stipendio, 500 euro al mese tra mutuo e fidi bancari da restituire, tre rate e due mesi di telefono arretrati, un figlio di 25 anni con lavori occasionali. Piccin aveva trovato un contratto di tre mesi: "Non sono potuto andare. Oltre alla cassa integrazione, mi hanno detto che avrei perso l'aggancio alla pensione. La notte però mi vengono gli incubi. Sogno di non farcela e mi sveglio".

"Il problema grosso è la piccola impresa che non avrà futuro", spiega Loris Scarpa, sindacalista della segreteria Fiom-Cgil di Treviso: "O si ripensa alla produzione in grosse dimensioni o sarà molto complicato uscirne. Si considerano i lavoratori come oggetti. E chi è precario è lontano da tutte le possibilità di assistenza sociale".

Nemmeno in questa casa anni Cinquanta, alla periferia di Conegliano, entrano stipendi. Tanto per cominciare sono 400 euro al mese di affitto per cucina, un piccolo salotto, bagno, due camere, ripostiglio, un po' di orto. Paola Marcon, operaia part-time e delegata Cgil alla Ape, è senza paga da novembre. Suo marito, Zuhair Al Kaisy, 55 anni, architetto, cittadino italiano nato in Iraq, ha invece perso il lavoro nell'aprile 2008. Era operaio a tempo determinato alla Electrolux, nonostante la laurea e le specializzazioni ottenute in Italia: "Non ho avuto un lavoro come laureato perché qui in Veneto", dice Al Kaisy, "se uno non è italiano, che tu faccia il pizzaiolo o l'architetto, credono che tu non ci sappia fare. Alla Electrolux lavoravo da tre anni con contratti da tre a sei mesi. Più di operaio non ho trovato". Ma come tutti i precari, senza diritto alla cassa integrazione né alla mobilità, anche Al Kaisy da un giorno all'altro l'hanno lasciato a casa. L'unica entrata è l'anticipo del Comune: quattro rate da 600 euro. E un sussidio regionale di 220 euro in tre rate. "Avevo mille euro di spese arretrate, per questo ho fatto domanda alla Regione", racconta Paola Marcon: "Nella lettera che annunciava il contributo c'era scritto: le auguro che l'intervento le sia di aiuto. Ma come possono pensare di aiutare una famiglia con 220 euro? Stiamo consumando i risparmi messi via negli anni. Risparmiamo sul riscaldamento con una stufa a legna. Cerchiamo di tagliare. E ovviamente niente vacanze. Siamo una famiglia di operai. Non è che prima si navigasse nell'oro". I contributi sono comunque briciole rispetto alle spese del 2009: oltre ai 400 euro mensili di affitto, 80 euro di luce a bimestre, 82 di acqua, 400 all'anno di tasse sui rifiuti, 400 al mese di spesa alimentare, 500 per un intervento dal dentista, 1500 l'anno di gasolio per la caldaia, 500 l'anno per la legna, 300 al mese per muoversi a cercare lavoro con una Mondeo e una Polo vecchie di dieci anni.

È una crisi silenziosa. Per ora quasi invisibile. Niente presìdi, niente striscioni nelle fabbriche. "Perché in Veneto eravamo abituati ad avere un tenore di vita buono", spiega Paola Marcon: "Perdere il lavoro qui è ancora considerato una sorta di vergogna. È una questione di facciata, di apparenza. Con i miei colleghi ce lo sentiamo addosso. Ti indicano come fallito. Io ho 44 anni. La paura non è avere perso il lavoro. È non sapere cosa viene dopo".
(26 agosto 2009)
Posso capire benissimo come si possono sentire queste persone perche' ci sono passato ( da figlio "fortunatamente", perche' so che da genitore deve essere molto piu' difficile digerire ) so che e' dura, ma mi vergono. Perche' ? Non so perche' forse perche' oramai a casa mia non c'e' crisi, stiamo abbastanza bene economicamente e abbiamo abbastanza risparmi e case di proprieta', mi vergono perche' mentre c'e' gente che non sa cosa dare da sfamare ai figli io bamboccione posso permettermi di pensare come spendere 500/600 euro in caxxate tecnologiche ( giusto ieri ).. Mi vergogno perche' quando ero io dall'altra parte ero imbestialito dal fatto che non fregasse nulla a nessuno, oggi quel nessuno sono diventato io.. Mi vergogno di come la nostra societa' sta diventando.. Saranno parole scontate ma oggi mi viene da pensare questo..
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Old 03-09-2009, 12:54   #2
blamecanada
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Ci sono due scelte: adeguarsi alla società come è, o fare ciò che si può per cambiarla radicalmente.

Servirebbe uno Stato sociale piú sviluppato, certo, non si possono abolire le tasse ed avere uno stato sociale.
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Old 03-09-2009, 13:05   #3
cocis
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io che abito nella provincia di treviso non posso che confermare ... ci sono chiusure e fallimenti a raffica ..
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Old 03-09-2009, 13:17   #4
DvL^Nemo
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Ci sono due scelte: adeguarsi alla società come è, o fare ciò che si può per cambiarla radicalmente.

Servirebbe uno Stato sociale piú sviluppato, certo, non si possono abolire le tasse ed avere uno stato sociale.
Guarda e' anche questo il punto.. Lo stato sociale.. Ricordo che quando ce la passammo male noi, fine anni 80 lo stato ti garantiva molto di piu' sia se perdevi il lavoro sia se avevi figli, oggi invece se non ricorri a qualche "associazione" esterna, tipo caritas o parenti sei col cu.. per terra.. E qualcuno pensa che la societa' sia migliorata.. Io non ne sarei tanto sicuro..
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Old 03-09-2009, 13:21   #5
CYRANO
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Originariamente inviato da cocis Guarda i messaggi
io che abito nella provincia di treviso non posso che confermare ... ci sono chiusure e fallimenti a raffica ..
anche qui a vicenza.
ma non preoccuparti , e' solo una crisi psicologica !


C;'.a;'.z;'.za
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FINCHE' C'E' BIRRA C'E' SPERANZA !!!
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Old 03-09-2009, 13:32   #6
sider
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Guarda e' anche questo il punto.. Lo stato sociale.. Ricordo che quando ce la passammo male noi, fine anni 80 lo stato ti garantiva molto di piu' sia se perdevi il lavoro sia se avevi figli, oggi invece se non ricorri a qualche "associazione" esterna, tipo caritas o parenti sei col cu.. per terra.. E qualcuno pensa che la societa' sia migliorata.. Io non ne sarei tanto sicuro..

Nel benessere e nel turbo -capitalismo si vota contro i sindacati e contro chi è a favore dello stato sociale. Veneto caposaldo del cdx.
Adesso speriamo che capiscano.
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Old 03-09-2009, 13:34   #7
Lorekon
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credo che il sistema di sviluppo del nord-est (casa-capannoncino e 4 operai) sia troppo fragile e questa crisi lo stia mandando definitivamente in rovina.

purtroppo è così, il mercato, la competizione internazionale, etc...

chi poteva far qualcosa non l'ha fatto, e adesso le rogne sono - come sempre - dei più deboli.
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"Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola". (Adolf Hitler)
"Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre. se sei al duomo ti tirano il duomo". (cit. un mio amico )
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Old 03-09-2009, 13:37   #8
sempreio
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La provincia di Treviso era la locomotiva del Nord Est. Ma la crisi qui ha già colpito più di seimila lavoratori. Ecco il racconto della loro vita quotidiana senza stipendio

Stasera la cena di Luigi Marcuzzo, 46 anni, è senza carne. Non ne mangia da settimane. Sposato, separato, una figlia di 11 anni a carico. Luigi faceva l'operaio a millecento euro. Da novembre 2008 è senza stipendio e la bistecca è ormai un lusso. Piatti poveri anche a casa del collega Gino Daros, 45 anni. Soltanto pasta, pane, insalata e acqua del rubinetto. Di più lui e suo fratello non si possono permettere. Paola Marcon, 44 anni, compra solo prodotti in offerta. Sia Paola, sia il marito hanno perso il lavoro. Hanno due ragazzi di 13 e 17 anni da far studiare. E da nove mesi vivono consumando i risparmi di anni.

La crisi sta entrando nelle case. Feroce e spietata. Anche qui, nel Nord Est, Treviso e provincia, locomotiva del modello italiano, del successo faidate e del durismo leghista che proprio in questa terra, tra parlamentari e ministri, ha fatto il pieno di voti. Già da mesi esplodono drammi che l'ottimismo governativo nasconde. E settembre è arrivato con il pericolo, tutto da scoprire, di nuove chiusure a catena. Questa è la vera paura. Altro che sicurezza, ronde, dialetto, bandiera regionale. Bastano i numeri: da gennaio 6.231 lavoratori di questi paesi, uomini e donne, italiani e stranieri, hanno perso il posto o hanno subito una riduzione dello stipendio per cassa integrazione o mobilità. Tagliano dipendenti i colossi degli elettrodomestici come Electrolux di Susegana e Zoppas di Vittorio Veneto. Sforbiciate al personale nelle industrie dell'abbigliamento e dello sport come Stefanel a Ponte di Piave, Diadora a Caerano San Marco, Tecnica a Giavera del Montello. Chiude e manda a casa 117 persone lo storico lanificio Cerruti Policarpo di Vittorio Veneto. Vanno poi aggiunti il mancato rinnovo dei contratti a termine, le liquidazioni, i fallimenti che colpiscono a macchia di leopardo nella costellazione di aziende comprese tra i due e i settecento dipendenti. Famiglie costrette a fare la spesa con meno di dieci euro a settimana. E all'improvviso non c'è più differenza tra italiani e immigrati.


Agli sportelli Caritas di don Ferruccio Sant, veneti e albanesi sono in testa nelle richieste del sussidio di solidarietà. Ogni acquisto, ogni bolletta, senza più entrate, è una ulteriore discesa nel baratro della povertà. La strada che da Conegliano, 35 mila abitanti, porta verso le colline brilla di vetrine e showroom costruiti nell'ultimo decennio di economia galoppante. Il centro commerciale, l'ultimo dopo la rotonda a destra, ha grandi cartelli con la scritta saldi. Non si tratta di abbigliamento, ma di beni di prima necessità: alimentari, sapone e maxi pacchi di carta igienica di marca offerti a due euro. Devono svendere pure quelli, altrimenti nessuno compra. Si prosegue oltre il confine comunale, lungo la provinciale che sale a Refrontolo, tra vigneti di prosecco e sacrari della Prima guerra mondiale.

Da dicembre novanta tra operai e impiegati combattono per un posto di lavoro che non esiste più. Il gigantesco capannone, subito prima dello stabilimento di cucine Ariston-Indesit, ha ancora l'insegna. "Ape - Advanced project engineering ", c'è scritto. È chiuso da nove mesi. Durante le ultime vacanze di Natale la proprietà ha portato via i macchinari. La Ape era subentrata due anni fa alla liquidazione della "Zara marmitte", un marchio che riforniva le concessionarie di auto e camion. I dipendenti erano in ferie dal 19 dicembre 2008. Ma nessuno di loro sospettava il tracollo. Quando sono tornati al lavoro a inizio gennaio, hanno trovato i cancelli chiusi. Per sempre. Un colpo a tradimento. Senza preavviso. Senza cassa integrazione o il paracadute della mobilità. Senza nemmeno una lettera. Un caso Innse di provincia. Solo che qui, a differenza dei riflettori di Milano dove l'azienda è stata salvata, è finita male. Per questi manager la famiglia di un operaio vale meno del costo di una telefonata.

"Ci hanno scaricati senza preavviso. Non immaginavo arrivassero a tanto", dice Luigi Marcuzzo, operaio saldatore di Colfosco di Susegana, licenza di terza media, due anni di anzianità in Ape e quindici per Zara marmitte: "Avevo ristrutturato la casa. Un mutuo di 310 euro al mese per quindici anni. La banca mi ha sospeso le rate per un anno. Ma nessuno sa se tra un anno lavoreremo. Era la casa che mio padre si era sudato con i risparmi da muratore. Prima della ristrutturazione era un fienile. Adesso la venderò. Mia figlia va in prima media e non so come pagare i libri. La devo vendere".
Il governo si inventa la sanatoria per salvare l'assistenza agli anziani dalle manette del decreto sicurezza. Ma nel Veneto spazzato dalla crisi le badanti curano anche gli scolari. "Quando otto anni fa mi sono separato, la bimba è rimasta con me", racconta Luigi Marcuzzo, "e adesso mi aiuta il Comune di Susegana dove abitiamo. Mi paga la baby-sitter che bada alla piccola quando sono fuori di casa. Io non ce la faccio a pagare. Ho un arretrato di due mesi di tutte le bollette. Ho tolto il telefono fisso, sì ho tenuto il telefonino ma non chiamo più, lascio che chiamino gli altri. In ottobre avevo comprato un computer portatile per mia figlia a 350 euro. Un mese fa ho dovuto rivenderlo. Mi hanno dato 150 euro. È niente ma mi servivano "sghei", soldi per fare la spesa. C'era anche l'abbonamento a Sky, 36 euro al mese. Il mio conto è vuoto. La banca non paga le bollette e da qualche settimana non ricevo più i canali. Via anche Sky". Si può fare a meno di Rupert Murdoch. Ma la mancanza di lavoro minaccia addirittura la sicurezza alimentare.

In Veneto è un salto indietro di cinquant'anni: "Per la spesa compro pasta e poco altro", rivela Luigi: "Mangiamo pasta. Costa poco e riempie. Niente vino, niente birra, niente carne, niente spese inutili. Non devo superare i dieci euro a settimana. Magari un po' di carne me la passa mia sorella. È in pensione, se può mi dà cinquanta euro. Io ho finito i risparmi. Grariconosciuta la cassa integrazione. Ma da novembre non abbiamo ancora visto un soldo. Il Comune di Susegana tre mesi fa ha anticipato 1.800 euro. Diviso nove mesi, fanno 200 euro al mese. Con questo sto vivendo". Come passa la giornata? "Accompagno mia figlia dalla baby-sitter. Torno a casa, prendo la bici e vado in giro. Mentre pedalo, penso alla rabbia. Il lavoro c'era, il padrone ci aveva garantiti. Invece ci hanno buttati fuori".

Gino Daros, operaio attrezzista alla Ape, licenza media inferiore, abita a Conegliano con il fratello, 48 anni, emigrante in Germania fino a due anni fa quando, perso il lavoro da gelataio, non ha trovato più nulla. Un po' per l'età, un po' per la crisi che stava arrivando. È dovuto tornare indietro. Così come in questi mesi sono tornati in patria tre colleghi marocchini di Gino ai quali il comune di residenza, Crocetta del Montello, aveva negato l'anticipo della cassa integrazione. "Nei miei nove mesi senza lavoro ", racconta Gino Daros, "sono entrati 2.400 euro in quattro rate che il Comune di Conegliano mi ha anticipato. Le bollette siamo riusciti a pagarle. Ma ho sei mesi di arretrati d'affitto, 400 euro al mese. Devi scegliere, o paghi o mangi. Ho tagliato quasi tutto. Prima correvo in bicicletta. Ho venduto la Atala da corsa. Ho una Seat Ibiza. Non la uso più per non spendere in benzina. Mi muovo in bici. Ho tagliato anche sugli alimentari, sul primo e sul secondo. Non possiamo permettercelo. Mangiamo un solo piatto. Sempre pasta".

Questo è periodo di vendemmia, in Veneto. Ma accettare un altro contratto, anche stagionale, significa perdere i diritti maturati. Come ha scoperto Giuseppe Piccin, 61 anni, operaio da quando ne aveva dodici, ora senza stipendio, 500 euro al mese tra mutuo e fidi bancari da restituire, tre rate e due mesi di telefono arretrati, un figlio di 25 anni con lavori occasionali. Piccin aveva trovato un contratto di tre mesi: "Non sono potuto andare. Oltre alla cassa integrazione, mi hanno detto che avrei perso l'aggancio alla pensione. La notte però mi vengono gli incubi. Sogno di non farcela e mi sveglio".

"Il problema grosso è la piccola impresa che non avrà futuro", spiega Loris Scarpa, sindacalista della segreteria Fiom-Cgil di Treviso: "O si ripensa alla produzione in grosse dimensioni o sarà molto complicato uscirne. Si considerano i lavoratori come oggetti. E chi è precario è lontano da tutte le possibilità di assistenza sociale".

Nemmeno in questa casa anni Cinquanta, alla periferia di Conegliano, entrano stipendi. Tanto per cominciare sono 400 euro al mese di affitto per cucina, un piccolo salotto, bagno, due camere, ripostiglio, un po' di orto. Paola Marcon, operaia part-time e delegata Cgil alla Ape, è senza paga da novembre. Suo marito, Zuhair Al Kaisy, 55 anni, architetto, cittadino italiano nato in Iraq, ha invece perso il lavoro nell'aprile 2008. Era operaio a tempo determinato alla Electrolux, nonostante la laurea e le specializzazioni ottenute in Italia: "Non ho avuto un lavoro come laureato perché qui in Veneto", dice Al Kaisy, "se uno non è italiano, che tu faccia il pizzaiolo o l'architetto, credono che tu non ci sappia fare. Alla Electrolux lavoravo da tre anni con contratti da tre a sei mesi. Più di operaio non ho trovato". Ma come tutti i precari, senza diritto alla cassa integrazione né alla mobilità, anche Al Kaisy da un giorno all'altro l'hanno lasciato a casa. L'unica entrata è l'anticipo del Comune: quattro rate da 600 euro. E un sussidio regionale di 220 euro in tre rate. "Avevo mille euro di spese arretrate, per questo ho fatto domanda alla Regione", racconta Paola Marcon: "Nella lettera che annunciava il contributo c'era scritto: le auguro che l'intervento le sia di aiuto. Ma come possono pensare di aiutare una famiglia con 220 euro? Stiamo consumando i risparmi messi via negli anni. Risparmiamo sul riscaldamento con una stufa a legna. Cerchiamo di tagliare. E ovviamente niente vacanze. Siamo una famiglia di operai. Non è che prima si navigasse nell'oro". I contributi sono comunque briciole rispetto alle spese del 2009: oltre ai 400 euro mensili di affitto, 80 euro di luce a bimestre, 82 di acqua, 400 all'anno di tasse sui rifiuti, 400 al mese di spesa alimentare, 500 per un intervento dal dentista, 1500 l'anno di gasolio per la caldaia, 500 l'anno per la legna, 300 al mese per muoversi a cercare lavoro con una Mondeo e una Polo vecchie di dieci anni.

È una crisi silenziosa. Per ora quasi invisibile. Niente presìdi, niente striscioni nelle fabbriche. "Perché in Veneto eravamo abituati ad avere un tenore di vita buono", spiega Paola Marcon: "Perdere il lavoro qui è ancora considerato una sorta di vergogna. È una questione di facciata, di apparenza. Con i miei colleghi ce lo sentiamo addosso. Ti indicano come fallito. Io ho 44 anni. La paura non è avere perso il lavoro. È non sapere cosa viene dopo".
(26 agosto 2009)

mio dio
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Old 03-09-2009, 13:37   #9
Amodio
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credo che il sistema di sviluppo del nord-est (casa-capannoncino e 4 operai) sia troppo fragile e questa crisi lo stia mandando definitivamente in rovina.

purtroppo è così, il mercato, la competizione internazionale, etc...

chi poteva far qualcosa non l'ha fatto, e adesso le rogne sono - come sempre - dei più deboli.
confermo l'andazzo
molte aziende nella mia città sono dovute fallire,mentre alcune ditte che si sono spostate all'estero tipo romania o spagna hanno visto raddoppiare il loro fatturato

dove andremo a finire di questo passo? anche io ora sono senza lavoro, sto cercando come un matto, ma oltre al fatto di sentirmi dire che l'azienda ha dovuto abbassare le tariffe dei dipendenti, ora mi propongono anche contratti assurdi!
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Old 03-09-2009, 13:38   #10
Lorekon
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Nel benessere e nel turbo -capitalismo si vota contro i sindacati e contro chi è a favore dello stato sociale. Veneto caposaldo del cdx.
Adesso speriamo che capiscano.
purtroppo non è più questione di destra-sinistra.
questo fin da quando la "sedicente sinistra" ha accettato acriticamente ogni teoria liberista.
Ce l'ho coi "riformisti", per intenderci.

la Legge Treu è venuta prima della Legge Biagi, questo vorrà pur dire qualcosa.
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"Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre. se sei al duomo ti tirano il duomo". (cit. un mio amico )
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Old 03-09-2009, 13:47   #11
DvL^Nemo
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State facendo una serie di affermazioni corrette, ma secondo me non e' quello il "punto" dell'articolo, state cambiando causa con effetto.. Non e' a chi dare la colpa, ma capire cosa si puo' fare adesso, nel breve termine.. Sarebbe da cambiare buona parte del sistema produttivo italiano, ma richiede anni, parecchi.. Ma oggi per queste persone praticamente cosa si puo' fare ? Si capisce comunque che e' un articolo che mira a dare la colpa al governo attuale della situazione.. Io credo come qualcuno ha scritto che buona parte delle colpe sta anche nei vari governi di sinistra che si sono succeduti..
Darei la colpa ( se vogliamo prenderla in questa ottica ) alla nostra classe politica incompetente, se non per i loro affari..
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Old 03-09-2009, 14:01   #12
blamecanada
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Darei la colpa ( se vogliamo prenderla in questa ottica ) alla nostra classe politica incompetente, se non per i loro affari..
La demolizione dello Stato sociale non è incompetenza, ma ideologia. Se non si capisce questo non si va da nessuna parte.
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Old 03-09-2009, 14:09   #13
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io che abito nella provincia di treviso non posso che confermare ... ci sono chiusure e fallimenti a raffica ..
anche in città si vedono tante, troppe saracinesche giù
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Old 03-09-2009, 14:15   #14
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La demolizione dello Stato sociale non è incompetenza, ma ideologia. Se non si capisce questo non si va da nessuna parte.
Sai come si dice
"L'occasione fa l'uomo ladro".. I nostri politici i nostri imprenditori hanno sentito dopo il boom economico l'odore dei soldi facili, fine investimenti, delocalizzazione selvaggia all'estero.. Ma poi chi controlla il loro operato ? Chi ha controllato che le norme sul precariato ( Treu, Biagi o quello che volete ) fossero rispettate e non celassero sfruttamento ? I diritti dei lavoratori che fine hanno fatto ? Il cittadino che vota prima destra e poi sinistra sfiduciato ? La magistratura o i giornalisti che sono sempre piu' "imbavagliati" ? L'esempio eclatante e' quello del nostro pdc, un cittadino piu' uguale degli altri..
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Old 03-09-2009, 14:24   #15
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La demolizione dello Stato sociale non è incompetenza, ma ideologia. Se non si capisce questo non si va da nessuna parte.
una volta che lo si è capito, che si fa ? se la gente resta a casa da ste parti, capisci bene che è un bel campanello d'allarme per l'italia tutta ...
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Old 03-09-2009, 14:28   #16
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una volta che lo si è capito, che si fa ? se la gente resta a casa da ste parti, capisci bene che è un bel campanello d'allarme per l'italia tutta ...
Infatti noi siamo entrati nel merito della causa, ma l'articolo era incentrato sull'effetto, e qui secondo me in breve si potra' fare se non nulla pochissimo.. D'altronde chi dovrebbe dare una "smossa" al sistema con "vere" liberalizzazioni del mercato pensa solo agli affari propri ( parlo di politici di tutti i partiti ).. E i giovani entrano sempre piu' spesso nella mentalita' di quello che vedono che i "grandi fanno" ( i nostri grandi politici ) .. Dare via il c... per 4 soldi ( in tutti i sensi )..
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Old 03-09-2009, 14:31   #17
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Infatti noi siamo entrati nel merito della causa, ma l'articolo era incentrato sull'effetto, e qui secondo me in breve si potra' fare se non nulla pochissimo.. D'altronde chi dovrebbe dare una "smossa" al sistema con "vere" liberalizzazioni del mercato pensa solo agli affari propri ( parlo di politici di tutti i partiti ).. E i giovani entrano sempre piu' spesso nella mentalita' di quello che vedono che i "grandi fanno" ( i nostri grandi politici ) .. Dare via il c... per 4 soldi ( in tutti i sensi )..
spero che quantomeno la gente da ste parti ci pensi su PRIMA di votare la prossima volta.
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Old 03-09-2009, 14:59   #18
.:V:.
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una volta che lo si è capito, che si fa ? se la gente resta a casa da ste parti, capisci bene che è un bel campanello d'allarme per l'italia tutta ...

Si, dovrebbe...ma:


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spero che quantomeno la gente da ste parti ci pensi su PRIMA di votare la prossima volta.

eeeehhhhh...
.:V:. è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 03-09-2009, 15:21   #19
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confermo l'andazzo
molte aziende nella mia città sono dovute fallire,mentre alcune ditte che si sono spostate all'estero tipo romania o spagna hanno visto raddoppiare il loro fatturato

dove andremo a finire di questo passo? anche io ora sono senza lavoro, sto cercando come un matto, ma oltre al fatto di sentirmi dire che l'azienda ha dovuto abbassare le tariffe dei dipendenti, ora mi propongono anche contratti assurdi!
la causa dell'aumento del fatturato credo sia lampante per tutti considerando lo stipendio dei romeni che è 1/10 rispetto al corrispettivo stipendio italiano.
questo appunto rimarca il problema di quest'imprenditoria dove "la forza motrice" (operaio o comunque il personale dell'azienda) è visto come La Causa del poco profitto e non l'assenza di idee e l'assenza di piani concreti aziendali per far riemergere la stessa azienda, quindi se questi Manager non ammetteranno di aver sbagliato e comunque vada non sbaglieranno mai, la crisi vera deve ancora mostrarsi.

questo è il vero dramma
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Old 03-09-2009, 15:23   #20
fransys
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Concordo con Blamecanada quando dice che la distruzione dello Stato sociale e' una scelta ideologica. La si sta perseguendo da anni e i risultati stanno arrivando.
Quello che fa piu' rabbia e' che i liberisti esagitati quando vengono toccati nei loro affetti piu' profondi (vedasi utili) sono prontissimi a chiedere aiuti all'odioso Stato.
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