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#61 | |
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Bannato
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Città: Berghem Haven
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Il Cattolicesimo si differenza dal Cristianesimo in senso generico proprio perchè ha le sue basi nella tradizione dei cosiddetti "Padri della Chiesa": illuminati dallo Spirito Santo avrebbero completato il quadro dottrinale cattolico esattamente come fecero gli Apostoli e non (vedi Saulo/Paolo) con la prime predicazioni. Quindi siccome c'è di mezzo lo zampino dello Spirito Santo (per universale riconoscimento della Chiesa tutta) la tua affermazione decade di valore |
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#62 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2006
Città: Trapani (TP)
Messaggi: 3098
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La teologia campa di tautologie, di ragionamenti circolari, di dogmi e di "ermeneutica della fede" (ovvero "interpretazioni" tappabuchi qualora qualcosa non sia "digeribile"). Una volta che la Chiesa stabilisce che qualcosa E' allora quel qualcosa semplicemente E', e non c'è modo di sconfessarlo a meno di sconfessare una "logica" abbastanza contorta che fa risalire tutto a quella famosa frasetta ed all'ipotesi che Gesù era chi diceva d'essere e che tutte le interpretazioni della Chiesa siano infallibili.
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A casa ho almeno sette PC, in firma non ci stanno
Ultima modifica di ConteZero : 09-04-2009 alle 15:14. |
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#63 | |
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Junior Member
Iscritto dal: Jun 2008
Città: SH (PRC)
Messaggi: 6
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A parte questo, anche se alcune cose di Nietzsche secondo me sono talmente visionarie da essere interpretabili in vario modo (io ad esempio non sono uscito molto bene dall'"origine della tragedia", o come si chiamava), comunque in realtà il tedesco intelligente aveva già da tempo scomunicata il papa, e tutti i discendenti di paolo, che secondo lui avevano mistificato l'insegnamento di cristo...Insomma mi pare di ricordare che pure Nietzsche riconoscesse gesù, ma disprezzasse lo stravolgimento della sua figura che ne aveva fatto la chiesa...
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入乡随俗 |
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#64 | |
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Member
Iscritto dal: Nov 2007
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#65 | ||
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Member
Iscritto dal: Feb 2007
Città: Romagna ma col cuore in Toscana, e spero nel prossimo futuro in Spagna
Messaggi: 362
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Penso che Nietzsche si farebbe una grassa risata se fosse ancora vivo, come probabilmente ha fatto chiunque abbia anche solo una minima infarinatura di filosofia leggendo questo articolo
Quote:
In alcuni suoi scritti personali, tanto per fare un esempio, scrive certe cose sul marito di sua sorella (che era un convintissimo sostenitore del Nazionalsocialismo) che a confronto noi non sappiamo nemmeno che cosa sia un insulto Bellissima questa *** Quote:
La nascita dalla tragedia!!! Vuoi farmi venire in coccolone? )Comunque è vero che Nietzsche aveva un opinione decisamente diversa su Gesù del cristiano comune, infatti secondo Nietzsche l'anticristo è proprio Gesù
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Chiesa Valdese - Remember, my child: Without innocence the cross is only iron, - Grazie Daniele di regalarmi ogni giorno il tuo amore! - Per l'Alternativa - Chi ci pensa nel miele, annega - La Filosofia è come la Russia, piena di paludi e spesso invasa dai tedeschi. (Roger Nimier) |
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#66 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
Messaggi: 13528
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http://www.filosofico.net/nie30.htm Cento anni fa, proprio il 25 agosto 2000, sei settimane prima del suo 50° compleanno, moriva Friedrich Nietzsche. Durante i precedenti due anni non aveva saputo nulla, sentito nulla, pensato nulla. Per quel che possiamo dire, non sapeva che la madre era morta nè che egli si trovava a Weimar. Non sapeva di essere famoso, nè che la sua fama poggiava sulla conferma di quasi tutto quello che aveva pensato. Quando morì, non sapeva di vivere da quasi 8 mesi nel XX secolo, della cui prossima storia aveva previsto tanto e con tanta chiarezza: il secolo del "sorgere del nichilismo" e del crollo del vecchio ordinamento mondiale; la "classica età della guerra" e della "politica su larga scala" che avrebbe tratto le ultime conclusioni della "morte di Dio" e della scomparsa di ogni sanzione per la morale; l'età in cui la democratizzazione dell'Europa centrale avrebbe offerto un "involontario campo di cultura alla tirannia" e in cui gli insegnamenti di Hegel ( "la marcia della storia" ) e di Darwin ( "la sopravvivenza dei più forti" ) sarebbero diventati realtà pratiche e avrebbero ridotto gli individui ad "animali o automi". Il secolo in cui la volontà di potenza, non sublimata e non frenata dalle costrizioni che ancora si imponevano al XIX secolo, si sarebbe impadronita dovunque delle leve del potere, in cui "questo maledetto antisemitismo" avrebbe offerto l'occasione e il movente all'ultimo dei delitti nichilistici, e in cui la sua teoria che "un popolo dalla forte volontà di potenza, privato della soddisfazione esteriore, vorrà la propria distruzione piuttosto che non volere affatto" sarebbe stata dimostrata con terribile compiutezza dalla disperata e tremenda esperienza del Reich. L'amico e "discepolo" Peter Gast, che l'anno precedente, insieme a Elisabeth, sorella di Nietzsche aveva dato inizio alla terza edizione Omnia delle opere del filosofo, tenne l'orazione funebre nel cimitero parrocchiale di Röchen dove Nietzsche veniva sepolto accanto al padre, e, visibilmente commosso, ma anche rivelando quanto poco avesse capito del suo "Maestro", chiuse il suo indirizzo con queste parole: "Pace alle tue ceneri! Santo sia il tuo nome a tutte le generazioni future!". In Ecce homo Nietzsche aveva scritto: "Ho una terribile paura: che un giorno mi chiameranno santo". Aveva previsto anche questo. Oggi, a un secolo dalla morte, di tutte le sue profezie vogliamo mettere a fuoco quella per cui Nietzsche é noto a tutti: l'annuncio della morte di Dio, del Dio cristiano naturalmente, per cui la morte di Dio significa la fine del cristianesimo come religione dell'Occidente. Nietzsche era profondamente convinto che il cristianesimo fosse nato e fosse morto anche se la sua agonia é durata 2000 anni, quando i discepoli di Gesù non hanno perdonato i suoi nemici. L'argomentazione di questa tesi (che troviamo nell' Anticristo, opera scritto lo stesso anno, 1889, in cui Nietzsche cadde nella buia notte della follia), prende le mosse dalla convinzione che per il cristianesimo: "E' in sè completamente indifferente il fatto che una cosa sia vera o no, ma é estremamente importante, invece, fino a che punto sia creduta. Così ad esempio, se é insita una felicità nei credenti redenti dal peccato, come premesse di ciò, non é necessario che l'uomo sia peccatore, ma che si senta peccatore." In questo modo il cristianesimo ha sostituito la verità con la fede che qualcosa sia vero. Anzi alla ricerca della verità ha posto un "divieto", e ha sostituito questa, che é la più autentica delle virtù, con le virtù teologali: fede, speranza e carità, che sono 3 "accorgimenti" a cui il cristianesimo é ricorso per distogliere l'uomo dalla ricerca della verità, e poterlo così "signoreggiare, addomesticare, dominare". Fu così che il cristianesimo sostituì alla "lotta contro il dolore", che ritroviamo in ogni religione della natura, "la lotta contro il peccato", concepibile solo di fronte a una legge. Ma dov'é l'origine della legge se non nella casta sacerdotale che la promulga e riesce a imporla? All'inizio non c'era legge nella religione ebraica i cui tratti essenziali erano quelli tipici di ogni religione, dove sono codificati i precetti che regolano il rapporto originario dell'uomo con la natura: "Il culto divino era, nell'antichità ebraica, natura, era il vertice della vita, e chiarirne l'altezza e la profondità costituiva il suo significato autentico". Poi, a seguito della cattività in Babilonia, questa religione andò incontro a un processo di "denaturalizzazione (denaturierung)" e il concetto di dio passò "nelle mani di agitatori sacerdotali" che ne fecero uno strumento di potere sui loro fedeli. Nel Deuteronomio, infatti, emerge la legge, e alle nozioni naturali di causa ed effetto subentrarono le nozioni antinaturali di premio e castigo che facevano riferimento non più "alle condizioni di vita e di sviluppo di un popolo, ma a quell'unica condizione che si oppone alla vita che é la nozione di peccato". A questo punto i peccati, "che sono caratteristici appigli per l'esercizio del potere, diventano indispensabili. Il prete vive di peccati, per lui é necessario che si pecchi. Principio supremo: dio perdona chi fa penitenza- o più chiaramente chi si sottomette al prete". Contro questa impostazione dell'ordine religioso muove la sua azione Gesù, che per Nietzsche non é il "Cristo della fede", ma il "Gesù storico", che i Vangeli presentano come il ribelle che si oppone "a tutto ciò che era ecclesiastico e teologico", una sorta di "santo anarchico", un "delinquente politico" condannato perciò a subire "per colpa sua" la condanna della croce. Alla "negazione della dottrina ecclesiastica ebraica" Gesù affianca l'annuncio della buona novella a cui mancano sia la nozione di colpa che quella di castigo; il peccato come segno di distanza tra l'uomo e Dio é eliminato, mentre la beatitudine, che scaturisce dall'innocenza infantile, diventa pratica di vita: "La vita di Gesù non é stata nient'altro che questa pratica di vita- anche la sua morte non fu altro. Egli sa che solo con la pratica di vita ci si poteva sentire divini, beati, evangelici, figli di dio in qualsiasi momento. Non la penitenza, non la preghiera per il perdono sono le vie che conducono a dio, soltanto la pratica evangelica porta a dio, essa appunto é dio. Ciò che fu liquidato con l'Evangelo fu l'ebraismo delle nozioni di peccato, remissione dei peccati, fede, redenzione mediante la fede", l'intera dottrina ecclesiastica ebraica era negata nella buona novella". Ma, prosegue Nietzsche: il Vangelo morì sulla croce. Ciò che da quel momento é chiamato buona novella o vangelo era già l'antitesi di quel che lui aveva vissuto: una cattiva novella un Dysangelium. Come é potuta accadere questa metamorfosi che trasformò la pratica di vita di Gesù in una nuova chiesa in tutto simile alla chiesa dell'ebraismo? Accadde, a parere di Nietzsche, ad opera dei discepoli di Gesù che "non perdonarono quella morte- il che sarebbe stato evangelico nel più alto senso; e al perdono subentrò il sentimento meno evangelico, la vendetta. Questa si tradusse nell'innalzare Gesù in una maniera aberrante, di distaccarlo da loro, proprio allo stesso modo con cui una volta gli ebrei, per vendicarsi dei loro nemici, avevano separato da sè il loro Dio e lo avevano portato in alto. Il Dio unico e il figlio unico di Dio: entrambi prodotti del risentimento". L'artefice massimo di questa trasformazione del messaggio originario di Gesù fu Paolo: "Questo genio dell'odio che, nella visione dell'odio e nella spietata logica dell'odio ereditato dall'istinto sacerdotale ebraico, trasformò la buona novella nella peggiore fra tutte. Per questo falsificò la storia di Israele affinchè apparisse come la preistoria della sua azione: tutti i profeti hanno parlato del suo redentore. Poi la chiesa falsificò la storia dell'umanità facendone la preistoria del cristianesimo". Come ogni sacerdote, Paolo aspirava alla potenza e, per ottenerla, si servì della menzogna: "Quel che lui stesso non credeva, gli idioti, tra cui egli gettò la sua dottrina, lo credettero; così riuscì a realizzare la tirannia dei sacerdoti, per formare delle mandrie: la fede nell'immortalità - vale a dire la dottrina del giudizio". Oggi, alla luce della morte di Dio, scrive Nietzsche: é indecoroso essere cristiani; un teologo, un prete, il papa, non soltanto errano, ma mentono in ogni frase che proferiscono; anche il prete sa che Dio non esiste, che non c'é nessun peccatore, nessun redentore", perciò, recita l'ultima parte dell' Anticristo: "Sono giunto alla conclusione ed esprimo il mio giudizio . Io condanno il cristianesimo , levo contro la Chiesa cristiana la più tremenda di tutte le accuse che siano mai state sulla lingua di un accusatore. Essa é per me la massima di tutte le corruzioni immaginabili; essa ha avuto la volontà dell' estrema corruzione possibile. La Chiesa cristiana non lasciò nulla di intatto nel suo pervertimento, essa ha fatto di ogni valore un disvalore, di ogni verità una menzogna, di ogni onestà un' abiezione dell' anima. Computiamo il tempo di quel dies nefastus con cui ebbe inizio questa fatalità - dal primo giorno del cristianesimo! E perchè non invece dal suo ultimo giorno? Trasvalutazione di tutti i valori". Qui il riferimento di Nietzsche non é solo ai valori cristiani, ma anche ai valori metafisici che, inaugurati dal platonismo, per 2000 anni hanno dominato la cultura dell'Occidente. Lo scetticismo radicale che erode le fondamenta metafisiche e cristiane della cultura occidentale, a parere di Nietzsche, va portato fino in fondo, affinchè l'umanità sappia creare un "nuovo Dio" che Nietzsche indica in Dioniso, contrapposto non più ad Apollo, come nell'antica Grecia, ma al Crocefisso. Quindi un Dio della natura e della gioia di vivere, nei limiti che la natura concede, contro il Dio della trascendenza e della glorificazione della sofferenza che abita quel "mondo dietro il mondo" che Platone da un lato e il cristianesimo dall'altro hanno inaugurato. Ma "la menzogna bimillenaria", come la chiama Nietzsche, é ormai alla fine. E la sua fine coinciderà con la fine di un tipo d'uomo, quello cresciuto sui valori cristiani, che attende di essere superato da un nuovo tipo d'uomo, capace di liberare tutte le possibili risorse umane finora trattenute sotto il giogo di chi aveva la pretesa di parlare in nome di Dio. Con questo messaggio si é chiusa la vita di Nietzsche e con essa la sua filosofia dell'avvenire con l'indicazione profetica della laicizzazione dell'Occidente che il XX secolo ha registrato come tratto tipico della sua fisionomia. |
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#67 |
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Schopenhauer , Nietzsche, Freud: elementi per un confronto critico.
Presentiamo in queste brano alcune considerazioni di U. Galimberti che possono fungere da utile strumento di verifica e controllo relativamente al senso complessivo del percorso proposto. Per un approfondimento delle tematiche qui introdotte rimandiamo al volume dello stesso Galimberti "Gli equivoci dell'anima"(Feltrinelli). Nel saggio Schopenhauer come educatore (1874) Nietzsche, quasi a evitare qualsiasi fraintendimento, scrive: "I tuoi educatori non possono essere nient'altro che i tuoi liberatori (p. 363). Quindi non Nietzsche al seguito di Schopenhauer, ma Nietzsche liberato da Schopenhauer. Seguiamo i passaggi di questa liberazione. Nietzsche, accogliendo l'impostazione di Schopenhauer, ricorda all'uomo: "La tua vera essenza non sta profondamente dentro di te, bensì immensamente al di sopra di te, o per lo meno di ciò che tu abitualmente prendi per il tuo io" (Ivi). Ma, ]ungi dal difendersi da questo doloroso destino, come aveva fatto Schopenhauer e come in seguito farà Freud, Nietzsche si abbandona all'incontenibile sovrabbondanza della vita, liberando tutte le maschere e tutte le illusioni attraverso cui questa si offre e si produce. La scelta non è arbitraria, ma risponde al bisogno di stabilire una coerenza tra premesse e conseguenze. La premessa schopenhaueriana era che noi siamo vissuti dalla vita di cui, solo per un inganno, ci pensiamo autori; la ragione è la tessitura di questo inganno. Nietzsche, nella premessa di Schopenhauer, coglie l'essenza del tragico, ma proprio per questo anche il beneficio dell'illusione senza il quale non potremmo vivere. A questo punto la "rappresentazione" da inganno diventa rimedio, e perciò, nel linguaggio nietzschiano, l'ordine apollineo, per quanto ingannevole, salva dalla dissolvenza delle forze dionisiache in preda alle quali l'uomo non potrebbe vivere. Ecco, in un rapido accostamento di brani nietzschiani, la sequenza:"Per brevi attimi siamo veramente l'essere primigenio stesso e ne sentiamo l'indomabile brama di esistere e piacere di esistere; la lotta, il tormento, l'annientamento delle apparenze ci sembrano ora necessari, data la sovrabbondanza delle innumerevoli forme di esistenza che si urtano e si incalzano alla vita, data la strabocchevole fecondità della volontà del mondo; noi veniamo trapassati dal furioso pungolo di questi tormenti nello stesso attimo in cui siamo per così dire divenuti una cosa sola con l'incommensurabile gioia originaria dell'esistenza, e in cui presentiamo, in estasi dionisiaca, l'indistruttibilità e eternità di questo piacere. Malgrado il timore e la compassione, noi viviamo in modo felice, non come individui, in quanto siamo quell'unico vivente, con la cui gioia generativa siamo fusi. […] Ma l'apollineo ci strappa all'universalità dionisiaca e ci affascina per gli individui. […] Così, del sostrato dionisiaco del mondo, può passare nella coscienza dell'individuo solo esattamente quello che può essere poi di nuovo superato dalla forza di trasfigurazione apollinea, sicché questi due istinti artistici sono costretti a sviluppare le loro forze in stretta proporzione reciproca, secondo la legge dell'eterna giustizia. Dove le forze dionisiache si levano così impetuosamente come noi possiamo sperimentare, là deve essere già disceso sino a noi, avvolto in una nube, Apollo" (La nascita della tragedia, pp.111-112, 142, 162). "Educato" da Schopenhauer, Nietzsche accoglie la verità dell'esistenza minacciata da forze immensamente più potenti di, lei, ma, "liberato" da Schopenhauer, Nietzsche accoglie anche il mondo dell'apparenza, e quindi dell'illusione e della maschera senza di cui la vita non sarebbe vivibile. Smascherata la volontà irrazionale o, nel linguaggio di Nietzsche, l'Uno originario percorso dalla dissolvenza dionisiaca, il problema non è più quello di difendersi dalla "rappresentazione" del mondo e quindi dall'illusione e dalla maschera in nome della "verità", ma di liberare rappresentazioni, illusioni e maschere, senza di cui la "vita" sarebbe impossibile. Di nuovo si prospetta il conflitto tra vita e verità, dove Nietzsche sta dalla parte della vita, mentre il suo "educatore" stava per la verità. Nel Tentativo di autocritica, che nel 1886 precede una nuova edizione de La nascita della tragedia, Nietzsche risolve il conflitto abolendo la distinzione tra verità e illusione perché sospetta in quanti la sostengono (quindi in Platone, nel Cristianesimo, in Kant e nello stesso Schopenhauer) un'"ostilità alla vita, una rabbiosa, vendicativa avversione alla vita stessa L'odio contro il "mondo la maledizione delle passioni, la paura della bellezza e della sensualità, un al di là inventato per meglio calunniare l'al di qua, in fondo un'aspirazione al nulla, alla fine, al riposo, fino al "sabato dei sabati" - tutto ciò […] mi parve sempre la forma più pericolosa e sinistra di tutte le forme possibili di una "volontà di morte", o almeno un segno di profondissima malattia, stanchezza, di malessere, esaurimento, impoverimento di vita" (Ivi, pp. 10-11). Il sospetto porta Nietzsche a vedere il mondo delle apparenze non come una difesa contro il terrore che può incutere la visione dei caratteri caotici e abissali della volontà di vita, ma come l'espressione liberata della sovrabbondanza e del carattere multiforme che la volontà di vita racchiude in se stessa. Da questo punto di vista non c'è più dualismo tra verità e illusione, perché l'illusione non è prodotta dall'uomo per difendersi dalle atrocità dell'esístenza, ma è prodotta dalla volontà di vita che, liberandosi, esprime se stessa come potenza plastica formatrice di apparenze e illusioni. Il risolvimento del dualismo, che da Platone a Schopenhauer, attraverso il Cristianesimo e Kant, percorre l'intero pensiero dell'Occidente, è insieme il risolvimento del pessimismo, perché là dove le illusioni sono le forme in cui si libera la verità dell'essere, non è più necessario, "per ,amore della verità", rinunciare alla vita nel mondo delle illusioni. L'Autocritica di Nietzsche non lascia dubbi in proposito: "Nel libro ritorna più volte l'allusiva frase che solo come fenomeno estetico l'esistenza del mondo è giustificata. E in effetti tutto il libro, dietro a ogni accadere, vede soltanto un senso e un senso recondito d'artista un "Dio", se si vuole, ma certo solo un Dio - artista assolutamente noncurante e immorale che, nel costruire come nel distruggere, nel bene come nel male, 'Vuole sperimentare un uguale piacere e dispotismo, e che, creando mondi, si libera dall'oppressione della pienezza e della sovrabbondanza, dalla sofferenza dei contrasti in lui compressi. Il mondo è in ogni momento la raggiunta liberazione di Dio, come la visione eternamente cangiante, eternamente nuova dell'essere più sofferente, più contrastato, più ricco di contraddizioni, che sa liberarsi solo nell'illusione" (Ivi, p. 9).Con questo passaggio Nietzsche mantiene il principio di Schopenhauer secondo cui l'essere è volontà di vita, ma libera l'Occidente dal pessimismo perché lo libera dal dualismo dell' "al di là inventato per meglio calunniare l'al di qua", e, a una visione morale del mondo dove ",la vita deve avere costantemente e inevitabilmente torto" (Ivi, p.11) perché l'"essere" è sempre misurato dal "dover essere", sostituisce una visione estetica dove sono ospitati rappresentazione, illusione, apparenza e tutti quei fenomeni che nel mondo della morale non hanno cittadinanza se non come negatività. Schopenhauer e Freud. Freud, buon lettore di Schopenhauer, è stato cattivo lettore di Nietzsche. In una lettera a Lothar Eickel del 1931 scrive: "Nello sforzo di capire un filosofo, ho sempre pensato che sarebbe stato inevitabile impegnarsi nelle sue idee e sottoporsi alla sua guida durante il proprio lavoro. Per questo ho rifiutato lo studio di Nietzsche, anche se mi era chiaro che potevano essere trovate in lui concezioni molto simili a quelle della psicoanalisi". Questo non ha impedito a Freud di prelevare da Nietzsche del materiale linguistico, come ad esempio l'espressione "Es" per designare l'inconscio: "Adeguandoci all'uso linguistico di Nietzsche e seguendo un suggerimento di Georg Croddeck chiameremo d'ora in poi l'inconscio "Es". Questo pronome impersonale sembra particolarmente adatto a esprimere il carattere precipuo di questa provincia psichica, la sua estraneità all'Io. Super-io, Io ed Es sono dunque i tre regni, territori, province, in cui noi scomponiamo l'apparato psichico della persona e delle cui reciproche relazioni ci occuperemo in quanto segue" (Introduzione alla psicoanalisi nuova serie di lezioni, in Opere, uol. 11, p. 184). La geografia di Freud è profondamente schopenhaueriana. Nella separazione di inconscio e coscienza risuona il mondo come volontà e rappresentazione. Come Nietzsche, anche Freud sta dalla parte della rappresentazione, ma perché in essa vede non la liberazione delle pulsioni, ma la salvaguardia dalle pulsioni. In termini nietzschiani, l'intenzione di Freud non è la liberazione del dionisiaco, ma la liberazione dal dionisiaco, quindi "ascesi" e "rinuncia" schopenhaueriana. Sollevata la maschera della "cura" delle pulsioni, ciò che riappare è il trionfo della "morale" e le dimissioni dell'"estetica": "In ogni tempo - scrive infatti Freud - si è assegnato alla morale il massimo valore come se tutti se ne aspettassero importanti conseguenze. Ed è vero che la morale, come è facile riconoscere, tocca il punto più vulnerabile di ogni civiltà. Perciò essa va intesa come un esperimento terapeutico, come uno sforzo per raggiungere, attraverso un imperativo del Super-ío, ciò che finora non fu raggiunto attraverso nessun'altra opera di civiltà" (il disagio della civiltà, in Opere, vol. 10, p. 627). L'opera di civiltà passa attraverso il prosciugamento dello Zuiderzee, il mare interno bonificato lungo le coste olandesi: "L'intenzione degli sforzi terapeutici della psicoanalisi è in definitiva di rafforzare l'Io, di renderlo più indipendente dal Super-io, di ampliare il suo campo percettivo e perfezionare la sua organizzazione, così che possa annettersi nuove zone dell'Es. Dove era l'Es, deve subentrare l'lo. E un'opera della civiltà, come ad esempio il prosciugamento dello Zuíderzee" (Introduzione alla psicoanalisi, cit., p. 190). Accolta l'ipotesi di Schopenhauer, secondo cui noi siamo vissuti dalla natura che, come cieca pulsione, dirige ciò che facciamo e ciò che ci accade, Freud evita Goethe e Nietzsche per dar credito alla maschera, fino a trasformarla nel vero volto dell'individuo da contrapporre a quel senza-volto della natura che Goethe aveva così descritto: "Natura! Da essa siamo circondati e avvinti - né ci è dato uscirne e penetrarvi più a fondo. Senza farsi pregare e senza avvertire, ci rapisce nel vortice della sua danza e si lascia andare con noi, finché siamo stanchi e le cadiamo dalle braccia. [... ] Il suo spettacolo è sempre nuovo, perché essa crea sempre nuovi spettatori. La vita è la sua invenzione più bella e la morte è il suo artificio per avere molta vita. Essa avvolge l'uomo nell'oscurità e lo sprona eternamente verso la luce [... 1 Non conosce né passato né futuro. Il presente è la sua eternità" (La natura, in Teoria della natura, pp. 138~141). Come il dionisiaco di Nietzsche, così la natura di Goethe ospita l'individuo come finzione. Scoperto l'inganno, Schopenhauer propone la rinuncia per non assecondare il gioco della volontà. Goethe e Nietzsche, invece, accettano il gioco e depongono ogni morale che sempre tende a instaurare un'individualità egoica, un "soggetto" da contrapporre all'incessante "poieticità" della natura, alla sua ininterrotta creazione. Di fronte a queste due vie, Freud tenta l'ipotesi più ardita: non la rinuncia ad assecondare il gioco (Schopenhauer) e neppure l'accettazione del gioco (Goethe e Nietzsche), ma la scoperta delle regole del gioco che obbliga la natura a cedere il "suo segreto". Da Eraclito a Goethe, la natura ama nascondersi: "physis krúptesthai phileei" (Eraclito, fr. 123). Con Freud l'itinerario che si dischiude porta a scoprire il nascondimento segreto. L'ipotesi è illuministica, la categoria che la presiede è il progresso della civiltà sulla natura, la metafora che fa da sfondo è il colonialismo: "Dov'era l'Es, deve subentrare l'Io", Assoluta fiducia nella ragione e nella sua opera di colonizzazione. La morale che ne scaturisce non è più quella degli asceti, ma quella dei conquistatori. L'inconscio non è eterna creatività di forme, "spettacolo per sempre nuovi spettatori", ma landa da civilizzare, terra disponibile per le opere della ragione. Il pessimismo di Schopenhauer, da cui Freud era partito per smascherare la trama delle motivazioni che l'individuo conscio dà del proprio pensare ed agire, si risolve nell'ottimismo della ragione che, scoperto il segreto della natura, non è più rappresentazione illusoria, ma struttura d'ordine che trasforma il caos in cosmo, la natura in cultura. Con Freud nasce una morale del tutto nuova, regolata non più dall'ascesi, ma dal lavoro, dall'opera di civiltà. Il suo dover-essere non ha in vista un altro mondo, ma la colonizzazione di questo mondo, il suo ordinamento. La ragione umana, che era rappresentazione finché la natura conservava il suo segreto, ora diventa la verità del , "mondo" che è stato strappato alla "natura". Espansione del cosmo e riduzione del caos. Freud non ha scoperto L'inconscio, che se mai ha scoperto Schopenhauer; Freud ha scoperto le regole per aver ragione dell'inconscio; la sua "psicologia" è una celebrazione della potenza della ragione. Per Schopenhauer, l'ultima illusione. (U:Galimberti: Filosofia, storia del pensiero occidentale- pp. 1212-1216, Curcio) http://www.sfi.it/ipertesti/lazzarat..._nietzsche.htm |
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#71 | |
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Più se ne esce con ste cose più godo.
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#74 | |
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#75 | |
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Nietzsche ha profetizzato la fine naturale del cattolicesimo .... capita che nascano persone con una vista più estesa di altre. sbaglia però il papa a ritenere lui la causa di questa morte. non è scomunicando il profeta che si elimina il processo storico. |
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#76 | |
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EDIT: Qualcuno potrebbe darmi un link per la notizia su cui stiamo discutendo???
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#77 | |
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Città: ...dove Sile a Cagnan s'accompagna...
Messaggi: 1056
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![]() interessante e abbastanza facile. non è una sbrodolata logorroica alla galimberti
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And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage? nerdtest: 36% - http://www.nerdtests.com |
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#78 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2001
Città: Berghem Haven
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Che poi sia ben inteso (perchè a tanti sfugge) Nietzsche NON era un nichilista (l'ha affermato lui stesso di aver superato il tipo di nichilismo che il papa nomina sempre, dimenticandosi però l'aggettivo "passivo"). Qui c'è altro materiale http://www.emsf.rai.it/scripts/interviste.asp?d=457 Ma per tornare al problema iniziale di una distinzione tra il «nichilismo attivo» e il «nichilismo passivo», si dovrà dire che il nichilismo attivo non può che consistere in una sorta di contromovimento, rispetto al movimento di disgregazione, che consiste nel riscoprire proprio quei valori che Platone, il Cristianesimo, Kant o l'Occidente hanno invece svalutato. È necessario pertanto un doppio rovesciamento: a partire da Platone si sono rovesciati i veri valori collocandoli nell'aldilà, nel mondo delle idee, nel paradiso, mentre adesso si deve capovolgere questo rovesciamento. Ciò non implica tornare alla natura, alla «grande illusione» di Rousseau; per Nietzsche siamo ormai così impregnati di civiltà, che non riusciremmo più a tornare animali: se l'uomo decade, diventa peggio dell'animale, perché non ha più neanche la forza dell'istinto. Il contromovimento deve consistere allora nell'esperimentare nuovi tipi di valori e nuovi tipi di uomini. Potrà sembrare poco, ma bisogna fare attenzione a non esigere di più, se non si vuole rientrare nel nichilismo passivo. In questo senso, se si chiedesse a Nietzsche come debba essere il «superuomo» - o meglio il «soprauomo», Übermensch -, certamente risponderebbe di non essere in grado di dare una risposta, perché altrimenti non sarebbe nient'altro che un ingegnere intento a fabbricare soprauomini ed apparterrebbe pertanto a quella civiltà tecnologica che è un'espressione del mondo costruito dal nichilismo repressivo. Si possono fare solo degli esperimenti, come li fa l'artista, e vedere che esito hanno. Ultima modifica di lowenz : 09-04-2009 alle 19:48. |
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#79 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2002
Città: PD
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Non vorrai mica pensare con la tua testa vero ?
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Certe persone non le digerisco |
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#80 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: Treviso
Messaggi: 19965
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perchè B16 deve prendersela con un morto? perchè i prof di lettere e filosofia insegnano le sue opere nei corsi liceali e universitari. e poi i ragazzi vanno dal prete a piagnucolare che hanno sentito parlare di questo "assassino di dio" e il prete deve rassicurarli che sono tutte sciocchezze...
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