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#2061 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Messaggi: 1267
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E se non sbaglio ogni tanto si sente al TG di qualche caccia che "accompagna" qualche aereo, di line o privato, che si è "perso" ed è finito in spazi aerei riservati. Normali procedure di intercettazione.
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La scienza è provvisoria -- Jumpjack -- |
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#2062 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Città: Paesello fuori Pontedera
Messaggi: 6866
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Scusate se lo dico solo ora visto le 105 pagine di thread...
Però da aspirante Ing. Civile, posso confermare che un edificio assolutamente non cade in quel modo. Poi soprattutto le torri gemelle, con una delle migliori strutture in acciaio concepite dall'uomo... Cmq mettiamo che cmq l'impatto sia stato tanto potente da abbattere le torri, le avrebbe distrutte in parte e non polverizzate in quel modo... In oltre cadendo la porzione di torre superiore all'esplosione, sarebbe caduta sui piani sottostanti distruggendoli in parte e non demolendo completamente tutta la torre. In oltre mettiamo potesse avvenire questo, quando il blocco di piani superiori cadendo sopra gli altri piani intatti, avrebbe dovuto trovare una forte resistenza, o quantomeno un rallentamento nella caduta, parlando di una demolizione di tutto l'edificio in circa 30 secondi. Le torri gemelle, si sono autodistrutte e cadute a terra alla stessa velocità di un grave lasciato nel vuoto...e questo non è possibile. Dentro c'erano delle cariche, chi le ha attivate e le ha messe è un altro discorso... Ma quegli aerei da soli, non potevano fare tutti i danni che hanno fatto...
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#2063 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2003
Città: Campoli Appennino (FR)
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Ho trattato con: pakirri, superpippo32,addicted. |
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#2064 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2003
Città: Campoli Appennino (FR)
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#2065 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Messaggi: 1267
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Ho appena trovato la dimostrazione della mia teoria!
http://www.aereimilitari.org/Crono91...appr_neads.htm Perche' preoccuparsi? La guerra fredda è finita, e il nemico piu' vicino è... lontano 10.000 chilometri!
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#2066 | |
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Member
Iscritto dal: May 2007
Messaggi: 30
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e fuori 1
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#2067 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Messaggi: 1267
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E questo è anche piu' significativo:
http://lists.peacelink.it/disarmo/2005/12/msg00018.html Quote:
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#2068 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: Ferrara
Messaggi: 3494
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- 20 anni fa c'era ancora la ex jugoslavia - Gli Stati Uniti non hanno necessità di tenere aerei in scramble, per ovvi motivi geografici - Gli aerei "accompagnati" a cui ti riferisci tu, sono quelli rilevati dalla difesa aerea, non quelli sotto controllo radar civile - Per il TG non ti dicono quanto tempo sono stati fuori controllo aereo, dato determinante per quello che stiamo discutendo noi.....
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The flapping of a single butterfly's wing is enough to change the weather patterns throughout the world. |
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#2069 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2003
Città: Campoli Appennino (FR)
Messaggi: 1487
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Ora ti incollo un bel articolo per farti un idea sugli studi che sono stati effettuati su il crollo: I collassi del WTC: un mistero che non c'è mai stato di John - www.crono911.org “Nessun edificio in acciaio è mai crollato per il fuoco”... “I WTC 1-2-7 sono stati evidentemente demoliti con esplosivi...” “Sono caduti troppo diritti...” “Sono caduti troppo velocemente....” Sono alcune delle tante frasi che sentiamo ripetere, sino alla nausea, dai cospirazionisti. Ma quali sono le loro fonti? Prima di rispondere a questa domanda, consentitemi di farne qualcuna a voi. Se aveste problemi al cuore, accettereste di farvi visitare da un professore di filosofia? Se doveste salire su una funivia, sareste tranquilli sapendo che la sua manutenzione è affidata a un fisico nucleare? E se foste accusati ingiustamente di un omicidio, vi fareste difendere da un professore di religione? Beh, queste sono le fonti con cui i cospirazionisti pretendono di dimostrare che gli edifici del WTC sono stati distrutti da esplosivi predisposti, e non dagli impatti degli aerei e dagli incendi. Infatti le loro fonti sono: un certo professor Steven Jones, esperto in fusione nucleare, un tipo un po' stravagante che è stato smentito dai suoi colleghi, che di recente avrebbe pure ritrattato le sue dichiarazioni, membro di una bizzarra congregazione religiosa mormonica, convinto sostenitore della tesi che Gesù Cristo è stato in Sud America; poi c'è un tal professor David Ray Griffin, un professore di filosofia della religione e teologia; per non parlare di James H. Fetzer, professore di filosofia; e poi ci sono i soliti registi acchiappa-polli, scrittori in cerca di gloria (e soldi). Badate bene. Sono passati 5 anni dall'11 settembre del 2001, e non c'è ancora un solo ingegnere strutturale in tutto il mondo che abbia detto: "Ehi! Ma si vede lontano un miglio che quelle torri sono venute giù con gli esplosivi!" Personalmente, io di ingegneria strutturale e collassi ci capisco poco. E lo ammetto. Però quando mi fa male un dente, vado dal dentista, non dal professore di religione. Quindi mai e poi mai mi sognerei di mettermi a discutere su un simile argomento (demolizioni da esplosivi e collassi strutturali) con un professore di filosofia... o con un regista che non distinguerebbe una mina anticarro da un frisbee... C'è invece un fatto, ed è che decine di migliaia di ingegneri ed esperti (esperti veri) in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, hanno analizzato i collassi del WTC e pubblicato studi di migliaia e migliaia di pagine, con ricerche, simulazioni e analisi, e nessuno di loro ha avuto il benché minimo dubbio che si sia trattato di collassi dovuti al concomitante effetto degli impatti e del calore sprigionato dagli incendi. Se permettete, io credo a loro, e non accetto discussioni in proposito. Quello che segue è un elenco di alcuni studi fatti nel mondo sui collassi del WTC, studi cui hanno preso parte migliaia di ingegneri strutturali, esperti veri, analisti e ricercatori. Si tratta di un elenco tratto dall'ultima versione del documento Crono911, in preparazione (la versione precedente è scaricabile sul sito Aereimilitari.org). Vediamo questi studi. FEMA / ASCE World Trade Center Performance Study (2002) - Rapporto FEMA403 (link) Il FEMA e l'ASCE (Società Americana degli Ingegneri Civili) hanno costituito un gruppo congiunto, denominato PBS, che ha studiato il comportamento delle strutture del WTC in seguito agli attentati dell'11 settembre. La lista degli esperti dell'ASCE comprende: W. Gene Corley, Ph.D., P.E., Lead Senior Vice President Construction Technologies Laboratories, Skokie, Illinois Expert in building collapse investigations; principal investigator, Murrah Federal Office Building Study. William Baker, P.E., S.E. Partner Skidmore Owings & Merrill LLP Expert in tall-building design. Jonathan Barnett, Ph.D. Professor, Center for Fire Safety Studies Worcester Polytechnic Institute, Worcester, Massachusetts Expert in building fire safety design and fire computer modeling. David T. Biggs, P.E. Ryan-Biggs Associates, Troy, New York Expert in facades. Bill Coulbourne, P.E., S.E. Principal URS Corporation, Gaithersburg, Maryland Edward M. DePaola, P.E. Partner Severud Associates Consulting Engineers, New York, New York Expert in structural engineering. Robert F. Duval Senior Fire Investigator National Fire Protection Association Expert in fire investigations. Dan Eschenasy Chief, Structural Engineering City of New York Dept of Design and Construction John T. Fisher, P.E. Joseph T. Stuart Professor of Civil and Environmental Engineering Lehigh University, Bethlehem, Pennsylvania Expert in metallurgy and connections. Richard G. Gewain Senior Engineer Hughes Associates, Inc., Baltimore Expert in fire engineering. Ramon Gilsanz Managing Partner Gilsanz Murray Steficek, New York, New York Expert in structural engineering. John L. Gross, Ph.D., P.E. Leader Structural Systems and Design Group Building and Fire Research Laboratory National Institute of Standards and Technology, Gaithersburg, Maryland Expert in steel design and fire-structure interaction. Ronald Hamburger, P.E., S.E. Senior Vice President EQE Structural Engineers Division, ABS Consulting, Belmont, California Expert in structural analysis and design. Nestor Iwankiw Vice President, Engineering and Research American Institute for Steel Construction, Chicago, Illinois Expert in steel design. Venkatesh Kodur, Ph.D., P.E. Institute for Research in Construction National Research Council of Canada, Ottawa, Ontario Expert in fire effects on materials. Eric Letvin Department Head, Hazards Engineering Group Greenhorne & O'Mara, Greenbelt, Maryland Jon Magnusson, P.E. Chairman of the Board, Chief Executive Officer Skilling Ward Magnusson Barkshire, Inc., Seattle, Washington Expert in structural analysis and high-rise design. Christopher E. Marrion, P.E. Fire Strategist Arup Fire, New York, New York Expert in fire engineering. Therese P. McAllister, Ph.D., P.E. Senior Structural Engineer Greenhorne & O'Mara, Greenbelt, Maryland James Milke, Ph. D., P.E. Professor, Department of Fire Protection Engineering University of Maryland Expert in fire resistance analysis. Harold E. "Bud" Nelson Senior Research Engineer Hughes Associates, Inc. James A. Rossberg, P.E. Director, Structural Engineering Institute American Society of Civil Engineers (ASCE), Reston, Virginia Saw-Teen See, P.E. Managing Partner Leslie E. Robertson Associates, New York, New York Expert in structural analysis and high-rise design. Robert Smilowitz Principal Weidlinger Associates, New York, New York Expert in blast effects. Bruce Swiren Hurricane Program Manager, Region II Federal Emergency Management Agency, New York, New York Paul Tertell, P.E. Program Manager, Building Performance Assessment Team Federal Emergency Management Agency, Washington, D.C. Si tratta, come si vede, di esperti in tutti i campi dell'ingegneria strutturale, della tecnologia dei materiali, dei collassi di strutture, del comportamento delle strutture sottoposte a fuoco e calore. Questo, del 2002, è stato il primo rapporto che ha analizzato le cause dei collassi, e non va considerato come un rapporto definitivo, ma preliminare. Infatti già in Premessa il rapporto dice: “Con le informazioni disponibili al momento, la sequenza di eventi che ha portato al collasso di ciascuna torre non può essere determinata in via definitiva” Ancora in Premessa, leggiamo: “Il Team ha eseguito rilevazioni sul campo, nel sito del WTC e nei cantieri dove è stato depositato l'acciaio, ha rimosso e testato campioni delle strutture collassate, ha visionato centinaia di ore di filmati e migliaia di fotografie, ha condotto interviste a testimoni e a persone coinvolte nella progettazione, costruzione e manutenzione di ciascuno degli edifici colpiti, ha riesaminato i documenti costruttivi e ha condotto analisi preliminare dei danni alle Torri del WTC”. Vien logico immaginare che, dopo aver visionato tutto questo materiale, questo fior fiore di esperti avrebbe pur dovuto notare che il collasso del WTC presentava elementi caratteristici delle demolizioni controllate. Così non è stato, però. A quanto pare, per scoprire i caratteri di una demolizione controllata, bisogna essere professori di filosofia o di religione, o di fisica nucleare, o registi sfaccendati... Si noti pure che non è affatto vero che le macerie furono rapidamente dismesse: gli esperti hanno potuto analizzarle sia sul posto (Ground Zero) che nei siti dove furono stoccate, e hanno diligentemente rimosso campioni delle strutture. La Premessa presenta già quelle che saranno le conclusioni del rapporto (che poi è suddiviso in una serie di rapporti, per ogni struttura interessata dagli attacchi): “Il danno strutturale sostenuto da ciascuno dei due edifici come risultato degli attacchi, fu enorme. Il fatto che le strutture furono in grado di sostenere questo livello di danni e rimanere in piedi per un certo periodo di tempo è rimarcabile ed è la ragione per cui la maggior parte delle persone che le occupavano riuscirono a evacuarle in sicurezza. Eventi di questo tipo, che risultano in danni così sostanziali, non sono generalmente tenuti in considerazione in sede progettuale... le analisi preliminari... suggeriscono che... gli edifici avrebbero potuto restare in piedi così danneggiati se non fossero stati sottoposti a una qualche significativo fattore aggiuntivo. E difatti le strutture dovettero sopportare un ulteriore, simultaneo e severo fattore di carico determinato dal fuoco causato dagli impatti... la grande quantità di carburante trasportata da ciascun aereo prese fuoco al momento dell'impatto negli edifici. Una parte significativa di questo carburante si consumò immediatamente nelle palle di fuoco conseguenti... il calore prodotto da questo carburante in fiamme di per sé stesso non appare sufficiente a innescare i collassi strutturali. D'altro canto, nel momento in cui il carburante in fiamme si riversava attraverso vari piani degli edifici, esso innescò l'incendio di gran parte dei materiali contenuti in essi, causando incendi simultanei in vari livelli di entrambi gli edifici... su un periodo di molti minuti questo calore ha indotto stress aggiuntivi alle strutture danneggiate e contemporaneamente le ha ammorbidite e indebolite. I carichi aggiuntivi e i danni risultanti furono sufficienti a indurre il collasso di entrambe le strutture... questo studio non ha rilevato la presenza di specifiche caratteristiche strutturali sotto gli standard, anzi molte caratteristiche progettuali strutturali e di protezione dagli incendi sono risultate superiori ai minimi richiesti”. Nel Capitolo 2, dedicato al comportamento dei WTC 1 e 2, il rapporto presenta una serie di evidenze, anche testimoniali, in base alle quali ritiene che non solo la struttura esterna delle Twin Towers fu danneggiata gravemente dagli impatti, ma anche parte della struttura portante centrale. Di particolare interesse è la figura 2.17 del Capitolo 2, nella quale si evidenzia la distribuzione di rottami di aereo e di struttura al 91mo piano del WTC-1. La figura dimostra come l'impatto abbia seriamente travolto e lesionato buona parte della struttura centrale della Torre, proprio quelle sezioni costituenti il “core” di sostegno dell'edificio. Infatti la figura 2.19 evidenzia come, in condizioni normali, le colonne centrali sostenevano il 60% del peso strutturale, mentre quelle perimetrali sostenevano il 40% di esso. Dopo gli impatti, il peso dell'edificio fu ridistribuito strutturalmente sulle colonne centrali e perimetrali ancora integre, e la struttura riuscì in qualche modo a trovare un assetto stabile. A quel punto intervenne il fattore incendi. Il rapporto calcola che una certa parte di carburante bruciò fuori dagli edifici o si consumò quasi istantaneamente, mentre una parte valutabile in circa 4.000 galloni continuò a bruciare, riversandosi al di sotto su vari piani, attraverso vani di scale e di ascensori ecc... Il rapporto documenta anche l'effetto esplosivo determinato dalla combustione del carburante e dei suoi aerosol nei vani ascensori, effetto che ha generato sovrapressioni tali da distruggere le finestre delle Torri moltissimi piani più in basso e causare danni alle pareti dei vani ascensori a partire dal 23° piano, così come riferito anche dai vigili del fuoco. Secondo il rapporto, la combustione completa del carburante residuo avvenne entro cinque minuti dall'impatto, ma questo tempo fu più che sufficiente per innescare numerosi incendi nei materiali infiammabili presenti nelle Torri. Questi incendi furono ulteriormente alimentati dal costante apporto di aria fresca proveniente dalle aperture causate dagli impatti. Il rapporto offre anche una plausibile spiegazione delle ragioni per cui il WTC-2, nonostante fosse stato colpito dopo il WTC-1, fu il primo a collassare. Infatti gli esperti hanno calcolato che la velocità di impatto del volo AA11 contro il WTC-1 fu di 470 miglia orarie, contro le 590 della velocità di impatto del volo UA 175 contro il WTC-2. Questa differenza di velocità è più che sufficiente a determinare un grado di danneggiamento delle colonne del “core” del WTC-2 in misura significativamente più grande rispetto al WTC-1. Inoltre, il WTC-2 fu colpito circa 20 piani più sotto rispetto al WTC-1, e pertanto le colonne superstiti dovettero farsi carico di un peso ancora maggiore (20 piani in più). L'ulteriore indebolimento strutturale conseguente al calore degli incendi, ha quindi determinato i collassi, prima del WTC-2 e poi del WTC-1, collassi iniziati ai livelli più danneggiati (coincidenti con quelli interessati dagli impatti). Il collasso ha determinato la trasformazione dell'enorme energia potenziale della parte di struttura che si trovava al di sopra del punto di collasso, in energia cinetica, dando vita a una massa in rapida accelerazione che impattava il livello sottostante, aggregandosi ad esso, e insieme ad esso determinando una massa ancora maggiore che accelerava impattando il piano immediatamente sottostante, e così via. Il rapporto, sulla base delle riprese fotografiche e della posizione dei rottami, ritiene che la parte superiore del WTC-2 sia collassata con inclinazione sud-est, mentre la parte inferiore sia collassata con inclinazione nord-ovest. Nei successivi capitoli, il rapporto si sofferma sull'analisi dei danni e dei collassi che hanno interessato gli altri edifici del WTC. Noi passeremo direttamente al capitolo 5, quello che tratta il WTC-7, il cui crollo, secondo i miti tanto cari ai cospirazionisti, non sarebbe mai stato spiegato. Per "non spiegarlo", il rapporto dedica al WTC-7 ben 32 pagine. Nell'analizzare la costruzione del WTC-7, a pagina 7 il rapporto spiega che all'interno dell'edificio vi erano numerosi serbatoi di combustibile destinati ad alimentare i sistemi di generazione di energia elettrica, per un totale di quasi 7.000 galloni di combustibile, distribuiti su vari piani, in particolare tra il 2° e il 9° piano. Altri 18.000 galloni erano situati a livello del suolo. Il rapporto si sofferma su due cause principali: gli incendi scoppiati nel WTC-7 (probabilmente innescati dagli incendi del WTC-1) tra i piani 6° e 19°, ed i danni causati alla struttura del WTC-7, e in particolare al suo angolo sud-ovest, ai piani tra l' 8° e il 20° nonché al 24°, al 25° e a quelli compresi dal 39° al 46°. Si noti che gli incendi tra il 6° ed il 9° piano hanno potuto “beneficiare” della presenza di oltre seicento galloni di combustibile, contenuti nei serbatoi di alimentazione per i generatori di emergenza presenti in quei piani. Gli incendi sono andati avanti del tutto incontrollati, sia per la sostanziale inefficacia dell'impianto automatico di spegnimento incendi, dovuta alla rottura della condotta principale di acqua causata dai crolli dei WTC-1 e 2, sia perché i vigili del fuoco avevano desistito da ogni tentativo di contrastare il fuoco, per evitare la perdita di ulteriori vite umane. Per questa ragione, gli incendi si sono estesi interessando progressivamente molti altri piani, oltre quelli iniziali, ed in particolare il piano 5° ed i piani compresi tra il 28° ed il 30°. Il rapporto evidenzia che ai piani 5° e 7° del WTC-7 erano situati elementi strutturali importanti per il sostegno dell'intera struttura, elementi che “trasferivano” i carichi dei piani superiori distribuendoli su altri elementi strutturali e sulle fondamenta. Il piano 5° e 7°, quindi, che contenevano importanti componenti strutturali, sono anche due dei piani aggrediti dagli incendi incontrollati. Dalle analisi del materiale fotografico, il rapporto evidenzia pure che la natura degli incendi andò mutando nel corso delle sette ore in cui il WTC-7 bruciò, passando alla combustione della nafta contenuta nei citati serbatoi di emergenza (sulla base del colore del fumo) ed il calore generato andò progressivamente incrementandosi (sulla base della densità e fluidità del fumo). Un altro aspetto interessante del rapporto è il calcolo dei tempi di collasso: il collasso inizia alle ore 17.20.33 e termina alle ore 17.21.10. Il tempo totale è quindi di ben 37 secondi (e non i pochi secondi di cui parlano i cospirazionisti). Il rapporto onestamente afferma che non è possibile, con i dati disponibili, determinare in quale misura il fuoco e i danni strutturali abbiano ciascuno contribuito a innescare il collasso, ma ritiene che il collasso abbia interessato le strutture portanti ubicate tra il 5° ed il 7° piano, indebolite dall'esposizione a ben sette ore di fuoco. La particolare formula costruttiva del WTC-7, con la distribuzione dei carichi su elementi orizzontali anziché verticali, ha determinato la sua implosione verso l'interno. Tutto questo, quindi, dicevano il FEMA e l'ASCE, nel 2002. A volte vien da chiedersi se qualcuno abbia davvero letto questo rapporto, prima di fantasticare su esplosivi e demolizioni controllate. I rapporti del NIST (settembre 2005) NCSTAR 1, 1-8 (link) I rapporti di cui ci occupiamo sono soltanto alcuni dei numerosi e corposi documenti, tutti disponibili al link wtc.nist.gov, che ricostruiscono le indagini effettuate sui collassi dei WTC-1, WTC-2 e WTC-7 (sì proprio lui, il WTC-7, quello su cui non avrebbe indagato nessuno...) e che hanno il pregio di essere costantemente aggiornati, a tutto il 2006. Gli autori di questi rapporti sono un pool di circa 200 ricercatori e consulenti che costituiscono i massimi esperti al mondo di ingegneria strutturale, materiali, incendi e annessi e connessi. Purtroppo non sono professori di religione, né di filosofia, per cui non si sono accorti che il WTC è stato raso al suolo da una demolizione controllata mediante l'uso di esplosivi. Si tratta di un rapporto finale (NCSTAR-1) e di ben 8 rapporti allegati (NCSTAR1-1 / 1-8) che ricostruiscono in ogni più piccolissimo dettaglio tutto ciò che riguarda le Twin Towers, gli impatti, i danni, gli incendi ed i collassi. Appena ottomila pagine (e anche in questo caso, sembra che i cospirazionisti non le abbiano mai lette...) Cosa ci dice il NIST, sintetizzando al massimo? Ci dice che il volo AA11 colpì il WTC-1 alla velocità di 440 miglia orarie e ci individua con precisione le colonne perimetrali e quelle del “core” che furono danneggiate, e in quale misura. Fa la stessa cosa per il WTC-2, precisando che il volo UA175 impattò a 540 miglia orarie. Ci spiega la natura e gli effetti degli incendi, che raggiunsero i 1000 gradi centigradi. Ci spiega come l'acciaio inizia a perdere progressivamente la sua resistenza (perde il 20 % già a 300 gradi) e ci mostra immagini termiche nelle quali si dimostra che al 96° piano del WTC-1, dopo 100 minuti dall'impatto, le temperature arrivavano a oltre 800 gradi. E ci spiega che a 800 gradi l'acciaio strutturale è ormai al 10% delle proprie capacità di resistenza. Il NIST evidenzia che gli impatti, oltre a danneggiare gravemente le colonne centrali (il “core”), distrussero il loro rivestimento antincendio. E ci dice con precisione quante colonne furono interessate da questo effetto. Il NIST conclude che i danni strutturali conseguenti l'impatto, il danneggiamento del materiale isolante delle colonne portanti, il calore degli incendi che ammorbidì l'acciaio fino al 10% della sua resistenza strutturale, furono le tre cause che determinarono il collasso. Nei rapporti, ovunque, vi sono fotografie, grafici, ricostruzioni, tabelle. C'è tutto. Apprendiamo che dai WTC-1 e 2 furono oltre quindicimila le persone che furono evacuate. Apprendiamo pure che il NIST si è avvalso di analisi fatte su 236 travi di acciaio strutturale del WTC che ha preso in consegna, oltre ad altri componenti strutturali. E il WTC 7? C'è anche quello. Qui. E' solo un rapporto preliminare, datato aprile 2005, in attesa che siano disponibili i rapporti definitivi. Ma è comunque un rapporto schematico di 42 pagine, organizzato su altrettante slides, con fotografie, grafici, schemi. Un rapporto in cui le ipotesi del collasso si concentrano sul cedimento di una colonna strutturale situata al 13° piano, per effetto del fuoco e/o del danneggiamento provocato dai crolli delle Torri. Il cedimento, per la particolare progettazione del WTC-7, si è poi ampliato sia in senso orizzontale che in senso verticale, provocando il collasso. Un rapporto in cui a pagina 6 c'è scritto (in rosso, bello grande...): “NIST has seen no evidence that the collapse of WTC 7 was caused by bombs, missiles or controlled demolition”. Lo traduco... c'è una certa soddisfazione nel farlo, lo ammetto: “Il NIST non ha riscontrato alcuna evidenza che il collasso del WTC 7 sia stato causato da bombe, missili o demolizione controllata” Studio di Charles Clifton, ingegnere strutturale dell'HERA (Nuova Zelanda, 2001) (link) Un ingegnere strutturale neozelandese (chissà se la CIA è riuscita a corrompere anche lui fin laggiù...) ha pubblicato uno studio molto particolareggiato, e anche tempestivo, con ricostruzioni computerizzate, sul collasso delle Twin Towers. L'ingegnere ritiene, un po' in controtendenza, che i danni degli impatti siano stati più determinanti rispetto agli incendi nel causare i collassi. Anche lui non parla di demolizioni controllate. Pregevoli, però, due altri articoli che egli allega al suo lavoro: l'opinione del “Consiglio dei Costruttori di Grattacieli”, un'organizzazione che riunisce i progettisti di grattacieli nel mondo, i quali puntano invece il dito sull'effetto del calore sulla resistenza dell'acciaio (link); l'opinione del “Consiglio Nazionale delle Associazioni degli Ingegneri Strutturali”, che individua la causa nell'indebolimento dell'acciaio per effetto del calore (link). Come si vede, continuamo a parlare di migliaia, se non decine di migliaia, dei massimi esperti nel mondo di ingegneria strutturale e grattacieli, nessuno dei quali ha intravisto la benchè minima traccia di demolizione controllata... Studio di Lu Xinzheng e Jjang Janjing, Dipartimento di Ingegneria Civile, Università Tsinghua di Beijing (Cina) 2002 (link) Come è noto, la Cina è un altro paese sotto controllo della CIA, in fin dei conti basta togliere una enne, no? Sta di fatto che anche gli ingegneri cinesi si sono prodigati per dare una propria ricostruzione al collasso del WTC, con una simulazione computerizzata molto interessante. Anche loro attribuiscono la causa principale del collasso all'indebolimento dell'acciaio dovuto al calore. Purtroppo per i cospirazionisti, non si sono accorti di alcuna demolizione controllata. McGraw Hill Construction - Commento allo studio ingegneristico della Weidlinger Associates Inc. - 2002 (link) Una importante società di costruzioni riporta e commenta lo studio della Weidlinger sul collasso delle Twin Towers. Lo studio è un lavoro commissionato dal noto Silverstein nell'ambito della sua battaglia legale contro le società assicuratrici del WTC. Ovviamente Silverstein può avere mille interessi a commissionare uno studio del genere, che peraltro punta il dito sui danni strutturali subiti in seguito all'impatto, più che sul calore degli incendi. Ma la cosa importante da sottolineare non è il rapporto in sé, quanto il fatto che la società che lo cita, la McGraw Hill, società leader nel settore dell'ingegneria e delle costruzioni, che gestisce anche il prestigioso portale informativo del settore Engineering News Record (ENR.com) non parla di demolizioni controllate. Ma non è finita... Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Sydney (Australia) (link) (link) L'autore, Tim Wilkinson, ingegnere civile, autore di numerosi studi e ricerche in materie ingegneristiche con particolare riguardo alle strutture in acciaio, analizza i collassi e conclude che la causa è la combinazione di danni strutturali e calore da incendi. Wilkinson, il cui lavoro è aggiornato al 2006, risponde anche alle osservazioni sulle demolizioni controllate (e le esclude categoricamente) e sui tempi di caduta degli edifici (e li spiega). Per non parlare del portale "I Civil Engineer", che dedica una sezione al WTC, alle cause del collasso, alle problematiche ingegneristiche connesse e agli studi in corso in tutto il mondo ingegneristico. Demolizioni controllate? No, niente... anche qui è arrivata la CIA... E che dire del famosissimo MIT (Massachusetts Institute of Technology) e del suo Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, che analizza i collassi, le ragioni per cui le Torri sono venute giù in quel modo, ecc.... ? O vogliamo parlare degli studi (con foto davvero interessanti) del Professor Abolhassan Astaneh, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università di Berkeley, esperto mondiale di strutture in acciaio, che ha esaminato i collassi ed i rottami del WTC, ed i cui lavori sono stati presentati presso la 9a Conferenza Araba di Ingegneria Strutturale in Abu Dhabi nel 2003? (link) (link) O, tanto per spostarci nella vecchia Inghilterra, vogliamo parlare delle ricerche dell'Università di Edinburgo, Istituto per le Infrastrutture e l'Ambiente, Scuola di Ingegneria ed Elettronica? Dobbiamo andare avanti? Io direi proprio che basta così... e qui finisce il primo articolo (per l'articolo originale con i link alle fonti andate qua: http://undicisettembre.blogspot.com/...o-che-non.html) (non dire in giro da ASPIRANTE ing. civile che credi a queste cose eh!
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Ho trattato con: pakirri, superpippo32,addicted. Ultima modifica di REN88 : 10-09-2007 alle 14:53. |
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#2070 | |
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Iscritto dal: May 2007
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preso da: http://www.megachip.info/modules.php...cle&artid=2676
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#2071 |
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Iscritto dal: May 2007
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difatti tutti questi ingegneri ancora non sono riusci a spiegare come ha fatto l'aereo a colpire il pentagono e fare quel buco li senza impattare altro, i piloti di aerei intervistati hanno detto che con un 757 non si può fare una cosa del genere, credi di più ad un ingegnere o ad una persona che usa quel mezzo ogni giorno? l'hanno detto anche dei piloti italiani, quindi ci sono prove vere a riguardo
sempre questi ingegneri hanno tirato fuori le immagini termiche delle torri in fiamme, senza aver prima puntato il satellite su di esse e tanto meno un pallone aerostatico ecc, hanno dichiarato che sono delle stime, visibilmente inventate, dove dichiarano che la temperatura ha raggiunto elevatissime temperature quando invece non è vero a chi devo credere a questi qua che sono sicuramente stati corroti? il rapporto ufficiale fa acqua da tutte le parti, che poi siano stati gli arabi, i peruviani, i francesi poco importa, sicuramente c'entrano gli stessi stati uniti che non si sono mossi, i dirottatori erano già stati beccati un anno prima e nessuno ha mosso un dito, per di più la maggior parte dei dirottatori è viva, come me lo spieghi?
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#2072 | |
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Senior Member
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Mettetevelo in testa....
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#2073 | |
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Bannato
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Città: Non riesco a trovare il giusto aggettivo dispregiativo per descriverla... STATUS: In stand-by, aspettando il peggio. AUTO: Fiat Grande Punto 1.4 T-Jet. MOTO: Honda cbr600rr 2003. MUSICA PREFERITA: In Trance I Trust!
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Tra una boiata e l'altra...sarebbe gradita qualche virgola, ogni tanto... |
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#2074 | |
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Member
Iscritto dal: May 2007
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e comunque se non rispondono vengono immediatamente raggiunti, vedi l'aereo di quel golfista che era morto per via di una depressurizzazione improvvisa, due F16 l'hanno subito raggiunto ed erano pronti a tirarlo giù
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#2075 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
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LOL adesso capisco su cosa si basano le tesi complottistiche....Non immediatamente.... passa del tempo.... e tanto anche....
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#2076 | |
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Senior Member
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Non ti sembra di esagerare un pò? e poi dal world trade center sei passato al pentagono a corto di argomenti?Ritornando al wtc (tra poco t parlo del pentagono) ti posto anche un altro articolo ancora più esauriente: (per gli articoli originali con immagini grafici e video andate qui:1.http://undicisettembre.blogspot.com/...iscono-la.html qui: 2.http://undicisettembre.blogspot.com/...iscono-la.html E ancora qui: 3.http://undicisettembre.blogspot.com/...ono-la_07.html Ecco un copia incolla degli articoli privi di foto schemi video e quant'altro. "WTC, superesperti demoliscono la demolizione controllata (prima parte) di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. E' stato recentemente pubblicato un documento che affronta le ipotesi di complotto riguardanti il World Trade Center con un'autorevolezza scientifica straordinaria: si tratta di Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It? (Crollo e collasso delle torri del World Trade Center: cosa l'ha causato e cosa non lo ha causato), di Zdenek P. Bazant (nella foto) con Jia-Liang Le, Frank R. Greening e David B. Benson. L'articolo è stato inviato per la validazione al Journal of Engineering Mechanics dell'ASCE. Si può parlare senza iperboli di autorevolezza straordinaria perché è uno dei pochi casi di esperti di settore che si sono cimentati direttamente nel debunking, ossia hanno affrontato esplicitamente le teorie complottiste. Zdenek Bazant è infatti professore di ingegneria civile e scienza dei materiali alla Northwestern University in Illinois e il suo articolo è pubblicato sotto l'egida del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale della medesima università. Vale la pena di esaminare il considerevole curriculum di Bazant. E' una situazione ben diversa da quella di altri accademici, che hanno sposato teorie complottiste sulla base di argomentazioni fatte in campi nei quali non sono esperti. Per esempio, il professor James Fetzer è andato a parlare di demolizioni del WTC tramite raggi di energia, ma è un filosofo; Gordon Ross, che ha criticato altri lavori di Bazant, è un laureato in ingegneria meccanica e industriale; il professor Steven Jones ha teorizzato l'uso di termite o altre sostanze per distruggere il World Trade Center, ma è un professore di fisica delle particelle. Zdenek Bazant, invece, è un professore d'ingegneria civile e scienza dei materiali che parla della propria materia. Il collasso e il crollo delle Torri Gemelle, infatti, rientrano proprio nel campo dell'ingegneria civile e della scienza dei materiali. Abbiamo quindi un esperto che scrive sugli argomenti in cui è esperto. Per controbattere, i complottisti dovrebbero trovare un esperto di settore altrettanto qualificato che difenda le loro teorie (almeno una di esse, vista la loro molteplicità), e la cosa non sembra facile. Ma il complottismo in tutto questo ha un ruolo secondario. In effetti l'articolo di Bazant si rivela preziosissimo non soltanto dal punto di vista del debunking in senso stretto, ma anche in termini di conoscenza tecnica della dinamica di eventi rari e catastrofici come il crollo di un grattacielo. I suoi contenuti, quindi, sono estremamente interessanti a prescindere dallo sbufalamento devastante che ne scaturisce, ma questi sono in sintesi gli argomenti sottoposti a debunking: la presunta "stranezza" del crollo delle Torri Gemelle; la disgregazione della porzione superiore durante la caduta; la proiezione di polvere a distanze ritenute anomale; la polverizzazione del cemento; il presunto crollo a velocità di caduta libera; la caduta pressoché in pianta, ritenuta impossibile senza demolizione controllata; la teoria del pancake proposta inizialmente; il metallo fuso e le presunte tracce chimiche di termite. Il testo di Bazant et al. è prevedibilmente assai tecnico, scritto principalmente per un pubblico di esperti di settore, e quindi può risultare ostico al lettore non avvezzo a districarsi fra formule e simboli. Pertanto ne propongo qui un riepilogo divulgativo suddiviso in più parti: chi vuole potrà cimentarsi con il testo originale. Evento sorprendente La prima considerazione interessante è l'ammissione di sorpresa per il crollo anche fra gli addetti ai lavori: per gli ingegneri strutturisti fu la più grande sorpresa dai tempi del collasso del ponte di Tacoma Narrows nel 1940. Subito dopo l'impatto degli aerei, la struttura si comportò come ci si aspettava, ma non fu così dopo gli incendi. Per chi non conoscesse l'evento di Tacoma Narrows, si tratta di uno dei cedimenti più spettacolari e controintuitivi della storia dell'ingegneria. Un ponte sospeso con una campata principale di 850 metri, la terza più grande al mondo quando fu realizzata, si mise a ondeggiare e vibrare come se fosse fatto di gomma. La causa fu il vento, che soffiava a soli 67 km/h ma produsse un fenomeno di risonanza di entità totalmente inattesa che portò alla completa distruzione della campata. Il filmato è assolutamente impressionante. Il caso di Tacoma Narrows è un esempio straordinario di come le grandi strutture si comportino spesso in modi che sembrano "impossibili" o "sbagliati" a un osservatore non esperto. Il parallelo con il crollo delle Torri Gemelle è chiaro. Bazant sintetizza così la dinamica d'innesco del crollo del WTC 1 e 2: ...la deformazione viscoplastica delle colonne riscaldate causò la caduta della parte sommitale della torre per un tratto pari ad almeno un piano, che impattò contro la parte inferiore con un'energia cinetica che superò di un ordine di grandezza la capacità di assorbimento d'energia della parte inferiore stessa. In altre parole, la parte inferiore delle torri non poteva in alcun modo arrestare o contenere la forza esercitata dalla porzione superiore. Le cifre in gioco verranno presentate in seguito. C'è poi una sequenza di effetti ben precisa che risulta decisiva nella dinamica dell'evento: (1) l'abrasione di gran parte dell'isolamento dell'acciaio da parte di oggetti scagliati durante l'impatto degli aerei (2) il tranciamento o la deflessione di numerose colonne (3) la redistribuzione dei carichi fra le colonne (4) la dilatazione termica differenziale delle colonne e delle travature orizzontali in acciaio (5) la flessione su più piani delle colonne perimetrali derivante dall'azione catenaria delle travature dei solai imbarcati [come documentato fotograficamente in un recente articolo, N.d.A.] e (6) la deformazione viscoplastica delle colonne riscaldate o danneggiate. Il NIST ha dimostrato che l'asportazione dell'isolamento, imprevista all'epoca del progetto, fu il fattore decisivo, senza il quale la deformazione delle colonne e il successivo collasso probabilmente non si sarebbero verificati. Crollo inevitabile Bazant poi chiarisce una volta per tutte, con dovizia di calcoli che non ricopio qui, che per gli esperti di settore non c'è alcun mistero: dopo il cedimento che causa la caduta iniziale della parte superiore della torre per un'altezza di almeno un piano, Quando vengono stritolati i piani successivi, la perdita mgh di energia gravitazionale dovuta a un avanzamento pari a un piano supera di nuovo l'energia Wc dissipata dallo stritolamento del piano stesso, e lo fa con un margine crescente. L'energia in eccedenza deve convertirsi in energia cinetica della parte in movimento della massa m [della parte superiore della torre], e pertanto la sua velocità v aumenterà a ogni piano. Questa è la caratteristica di base del collasso progressivo, ben nota da molti disastri precedenti non causati da incendi (esplosioni interne o esterne, terremoto, controllo qualità inadeguato [...]). Per un ingegnere strutturista, un'analisi ulteriore è superflua per convincersi dell'inevitabilità del collasso. L'evidenziazione dell'ultima frase è mia. Disgregamento della porzione in caduta Bazant descrive poi un altro concetto interessante della dinamica del crollo che spiega un fenomeno che ha lasciato perplessi molti osservatori: l'apparente disintegrazione della porzione superiore della torre ad un certo punto della sua caduta. Il collasso progressivo di una torre prodotto dalla gravità deve essere costituito da due fasi: quella di crush-down, seguito da quella di crush-up, ciascuna governata da una diversa equazione differenziale. Durante la fase di crush-down [stritolamento verso il basso], la parte superiore della torre, che si sta muovendo (C nella Figura 1 in basso) ed ha alla base uno strato compattato di macerie (zona B), frantuma la parte inferiore (zona A) subendo pochi danni salvo nel periodo prima che si formi uno strato B di macerie sufficientemente spesso. Durante la fase di crush-up [stritolamento verso l'alto] la parte A in movimento della torre viene frantumata dalle macerie compattate B che si trovano al suolo. Nei primi istanti del crollo, insomma, prima che si formi fra le due parti della struttura uno strato compatto di macerie, la parte superiore della torre cade senza distruggersi: ma appena si forma questo strato di macerie, la parte superiore vi spinge contro e si frantuma, come mostrato da questa sequenza di immagini (non presente nel documento di Bazant). Secondo gli ingegneri strutturisti, insomma, non occorre affatto invocare l'uso di esplosivi o altri agenti distruttivi supplementari per spiegare la sostanziale disintegrazione della porzione in caduta. Velocità dell'aria espulsa dalla torre Bazant passa ad esaminare le forze in gioco nella proiezione di polvere di cemento a distanze che alcuni ritengono misteriosamente eccessive. Il calcolo del volume d'aria di ogni piano (circa 64 x 64 x 3,6 m, ossia 14.745 metri cubi) e dei tempi di schiacciamento del piano stesso (solo 7 centesimi di secondo verso la fine del crush-down nella Torre Nord) porta a stime di 750-1220 km/h. Valori impressionanti, letteralmente supersonici per la stima superiore, che producono una conseguenza probabilmente inattesa per molti: Chiaramente, le fluttuazioni della velocità dell'aria possono raggiungere la velocità del suono e quindi creare boati sonici facilmente confondibili con esplosioni. ...L'elevata velocità dell'espulsione dell'aria spiega anche perché una quantità significativa di cemento polverizzato e vetro frantumento fu espulsa a una distanza di diverse centinaia di metri dalla torre (Fig. 3b). La violenza dell'espulsione dell'aria è confermata da testimoni, per esempio da Rick Bryan (nella foto qui a sinistra) nel documentario Inside the Twin Towers di Discovery Channel a 1:05:10 circa: improvvisamente questa nube di fumo grigio scuro viene sparata verso l'alto lungo la tromba delle scale [dove si trova Bryan] e copre tutto e tutti. Ed era calda, molto calda. Dopo aver calcolato la resistenza prodotta dall'espulsione dell'aria dalla torre, Bazant passa a esaminare un altro aspetto: l'energia disponibile per la frammentazione fine (comminution, quella che alcuni complottisti chiamano "totale polverizzazione") del cemento. Questo argomento viene presentato nella seconda parte di quest'articolo. Aggiornamento Bazant ha pubblicato una nuova edizione del proprio articolo. Il link è stato aggiornato per tenerne conto. Ringrazio il lettore "Inverecondo" per la segnalazione." SECONDA PARTE WTC, superesperti demoliscono la demolizione controllata (seconda parte) di Paolo Attivissimo. La prima parte di quest'articolo è consultabile qui. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Prosegue la sintesi commentata del documento Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It? (Crollo e collasso delle torri del World Trade Center: cosa l'ha causato e cosa non lo ha causato), pubblicato dal professore di ingegneria civile e scienza dei materiali Zdenek P. Bazant con Jia-Liang Le, Frank R. Greening e David B. Benson. La prima parte della sintesi è stata pubblicata qui. Energia per la "totale polverizzazione" Molte fonti hanno ipotizzato due aspetti anomali delle condizioni del cemento che costituiva il rivestimento non armato dei solai (una soletta di circa 10 cm): la presunta "totale polverizzazione", che però è stata smentita anche da Steven Jones ("la polverizzazione in realtà NON fu tale da produrre polvere fine ed è una falsa premessa iniziare con una polverizzazione fine quasi totale") e, in subordine, la polverizzazione eccessiva. Ecco come risponde Bazant: Il fatto che una gran parte del cemento del WTC sia stata ridotta a polvere molto fine è stato invocato da critici profani per asserire che le torri devono essere state abbattute tramite esplosivi collocati internamente. Per fortuna la frammentazione fine (comminution) dei materiali simili a roccia durante gli impatti è un argomento ampiamente conosciuto e quindi è facile verificare la validità di quest'asserzione. Seguono quattro pagine di calcoli che determinano l'energia cinetica disponibile per la frammentazione, l'energia dissipata attraverso la frammentazione e l'energia necessaria per produrre la frammentazione osservata. I calcoli, eseguiti secondo i dettami della comminution theory corrente nel settore, prevedono con buona approssimazione quanto osservato nella realtà: ... la maggior parte del cemento fu polverizzata, diventando particelle di polvere con granulometria compresa grosso modo fra 0,01 mm e o,1 mm. Un altro dato interessante è la dinamica della frammentazione, che varia a seconda della quota: ... [le] dimensioni massime e minime delle particelle generate dalla frammentazione delle solette e delle pareti del core ... diminuiscono entrambe rapidamente man mano che il fronte di disgregamento si propaga verso il basso, e lo stesso avviene per l'intervallo di dimensioni. In altre parole, i frammenti di cemento più grandi provengono solitamente dai piani più alti. Più scende il fronte di crollo, più i frammenti diventano uniformemente piccoli. I calcoli forniscono anche un altro chiarimento: Circa il 60% della massa di tutte le solette e delle pareti del core viene polverizzata finemente durante il crush-down e questo spiega la proiezione in fuori delle nubi di polvere. Bazant determina anche che l'energia gravitazionale delle Torri Gemelle era ampiamente sufficiente a generare la frammentazione fine osservata: ne bastava poco più di un decimo (le evidenziazioni sono mie). L'equazione (28) indica la dissipazione di circa 1300 J per kg di cemento polverizzato. L'energia potenziale gravitazionale totale Πg rilasciata da una torre... è circa Πg 8,95 x 1011J. L'equazione (28) rappresenta soltanto circa il 10.58% di 2Πg (entrambe le torri). Pertanto l'energia d'impatto presente è di gran lunga superiore a quella necessaria. Dunque l'energia cinetica del crollo indotto dalla forza di gravità è perfettamente in grado di spiegare la polverizzazione osservata al suolo. L'energia restante viene dissipata dalle deformazioni plastiche e per attrito e dall'espulsione dell'aria. Bazant presenta poi un metodo alternativo di calcolo che porta comunque a un'energia disponibile ampiamente superiore a quella necessaria per tutta la polverizzazione. Poi affronta di petto la questione della polverizzazione tramite esplosivi (le evidenziazioni sono mie): E' comunque interessante verificare la quantità di esplosivi che sarebbe necessaria per produrre tutta la polvere di cemento osservata al suolo. E' noto che gli esplosivi sono inefficienti come strumento di frammentazione. Non più del 10% della loro energia esplosiva viene convertita in energia di frammentazione, e questo avviene soltanto se le cariche esplosive vengono installate in piccoli fori praticati dentro il solido da frammentare. Considerato che 1 kg di TNT libera circa 4 MJ di energia chimica, la massa totale di TNT necessaria per polverizzare finemente 14,6 x 107 kg di cemento sarebbe pari a 474 tonnellate (quindi sarebbe stato necessario installare circa 2,04 tonnellate di TNT in piccoli fori praticati nella soletta di cemento di ciascun piano, da cablare in una sequenza temporale precisa per simulare la caduta libera). Si dimostra dunque che è falsa l'asserzione che la polverizzazione osservata è spiegabile soltanto tramite esplosivi precedentemente collocati. Soltanto un crollo prodotto dalla forza di gravità poteva produrre la polvere di cemento trovata al suolo. Il presunto crollo a velocità di caduta libera Bazant affronta la teoria del crollo "troppo veloce" facendo subito notare un errore d'interpretazione molto comune dei filmati: Alcuni critici ritengono che la base della nube di polvere che avanza, visibile nei filmati, rappresenti il fronte di disgregazione. Tuttavia questo non può essere esatto, perché l'aria compressa che fuoriesce dalla torre è libera di espandersi in tutte le direzioni, compresa la direzione verso il basso, per cui il fronte della polvere precede il fronte di disgregazione. L'analisi dettagliata dei video dei crolli permette di tracciare una curva della caduta nei primi secondi (fino a quando rimane visibile la parte superiore della torre che sta cadendo) e confrontarla con la curva di caduta libera (Figura 6 del documento): ... la curva identificata a partire dalle registrazioni video è fortemente incompatibile con la curva di caduta libera per ciascuna torre. L'opinione che le torri siano crollate a velocità di caduta libera è stata l'argomentazione principale dei critici che asseriscono la demolizione controllata tramite esplosivi preposizionati. Le registrazioni, da sole, sono sufficienti a dimostrare che quest'argomentazione è falsa. Per la Torre Sud, la differenza fra la curva di caduta libera e la curva calcolata dall'Equazione (2) è meno spiccata che per la Torre Nord. La ragione è che la massa iniziale in caduta della Torre Sud è quasi il doppio di quella della Torre Nord, per cui la forza resistente è inizialmente una frazione molto più piccola del peso in caduta. Il documento confronta poi i tempi di crollo con quelli di caduta libera facendo riferimento ai tracciati sismografici. ... i calcoli dimostrano che la durata dell'intera fase di crush-down supera la durata della caduta libera del 58,7% per la Torre Nord e del 42,7% per la Torre Sud (Fig. 6b). Questa è una differenza significativa, che può essere confrontata con i dati sismografici registrati presso il Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University [23], mostrati in Fig. 6b. Si parte con l'assunto che la prima scossa, che è debole (ed è contrassegnata dalla lettera a), rappresenti t = 0, ossia il momento dell'impatto della parte superiore della torre contro la parte inferiore (viene effettuata una correzione di 0,07 secondi per il ritardo dovuto al tempo di propagazione dell'onda sonora lungo le colonne d'acciaio fino al suolo). L'improvviso aumento dello scostamento all'istante b) (Fig. 6b) è attribuito a segmenti strutturali di grandi dimensioni, proiettati in fuori, che hanno colpito il terreno al di fuori del perimetro della torre. Le durate delle loro traiettorie, 8,61 secondi per la Torre Nord e 7,91 secondi per la Torre Sud, sono molto più brevi del crush-down perché non c'è accrezione di massa, ma sono più lunghe di una caduta libera a causa della resistenza dell'aria. Si presume che la comparsa della scossa più forte, indicata in figura come istante c), corrisponda al momento in cui il fronte del crush-down (la base dello strato compattato di macerie) ha colpito la soletta delle fondazioni nel "vascone" [la grande vasca in cemento armato che teneva fuori l'acqua del fiume da tutti i piani interrati del complesso]. Risulta pertanto che i tracciati sismici indicano che la fase di crush-down è durata 12,59±0,5 secondi per la Torre Nord e 10,09±0,5 secondi per la Torre Sud. ... La caduta libera, fino al momento in cui lo strato compattato di macerie colpisce la soletta delle fondazioni in fondo al "vascone", richiede 8,08 secondi per la Torre Nord e 7,42 secondi per la Torre Sud. Pertanto anche i tracciati sismici sembrano contraddire l'ipotesi di una demolizione progressiva tramite esplosivi temporizzati, anche se meno chiaramente di quanto facciano le registrazioni video. Qui e nelle pagine successive di Bazant emerge un altro errore fondamentale fatto dai complottisti nel mostrare la caduta libera: collocano invariabilmente il punto di partenza della caduta alla sommità della torre, allungando così notevolmente la durata apparente della caduta nelle loro animazioni. Il modo corretto di mostrare e cronometrare la caduta libera della porzione superiore della torre non è tracciarne la sommità, ma il baricentro, che si trova grosso modo a metà dell'altezza della porzione considerata e quindi cade da un'altezza minore che richiede un tempo minore. Inoltre la caduta, se misurata correttamente, termina quando arriva al suolo il fronte di crollo, che (come ha chiarito precedentemente Bazant) è dentro la nube di polvere ma non alla sua base. Va chiarito che tutte queste considerazioni si riferiscono all'assieme dei solai (con relativo carico di arredi, macchinari e vittime) e delle facciate, ma non al core, che segue un'evoluzione completamente differente, restando parzialmente in piedi per vari secondi prima di crollare anch'esso. La terza e ultima parte di quest'articolo completa la trattazione del documento del professor Bazant e colleghi. TERZA PARTE WTC, superesperti demoliscono la demolizione controllata (terza parte) di Paolo Attivissimo. La prima parte di quest'articolo è consultabile qui; la seconda è qui. Con questa terza parte si conclude la sintesi commentata del documento Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It? (Crollo e collasso delle torri del World Trade Center: cosa l'ha causato e cosa non lo ha causato), pubblicato dal professore di ingegneria civile e scienza dei materiali Zdenek P. Bazant con Jia-Liang Le, Frank R. Greening e David B. Benson. La prima parte della sintesi è stata pubblicata qui; la seconda qui. La caduta "in perfetta verticale" Bazant fa riferimento a un congresso nazionale di meccanica teorica e applicata tenutosi a Boulder nel giugno del 2006, nel quale gli esperti di settore hanno smentito altre ipotesi sul crollo delle Torri Gemelle. Fra queste spicca quella dell'"onda di frattura" (fracture wave), confutata in un altro documento di Bazant e proposta dal professore d'ingegneria meccanica Genady Cherepanov, esperto in frattura fragile. Si tratta di una teoria alternativa talmente spettacolare che vale la pena di soffermarvisi: come spiegato nel proprio sito, secondo Cherepanov le Torri Gemelle sarebbero state attraversate da un'onda di frattura (generata dalle sollecitazioni interne) che avrebbe "disintegrato l'intero edificio mediante crepe invisibili per meno di 0,1 secondi, producendo il rumore di un'esplosione e fornendo le condizioni necessarie per la caduta libera di frammenti d'acciaio e nubi di polvere di frammenti minuti di vetro, marmo e cemento". La prossima volta che qualcuno obietta che gli scienziati sono poco fantasiosi e non osano mettere in dubbio la verità "ufficiale" o le affermazioni dei colleghi e formano un fronte compatto al soldo dei potenti, vale la pena di ricordare Cherepanov, il cui curriculum non è affatto trascurabile. Bazant passa poi a occuparsi delle ipotesi del crollo eccessivamente verticale e in pianta delle Torri Gemelle. Va ricordato che le figure sono illustrazioni schematiche e non necessariamente in scala: in un lavoro scientifico fanno fede i calcoli, non i disegni. Un'altra ipotesi dei critici profani precedentemente confutata è che senza esplosivi le torri sarebbero dovute cadere di lato, come un albero, imperniandosi sulla propria base... Quest'ipotesi era avvalorata, si asseriva, dall'inclinazione osservata della parte superiore della torre all'inizio del crollo (Fig. 2a). Tuttavia, la rotazione della parte superiore intorno a un punto in corrispondenza della base (Fig. 2b) avrebbe causato una reazione orizzontale circa 10,3 volte maggiore della resistenza alle sollecitazioni di taglio posseduta dal piano, e tale resistenza deve essere stata superata già con l'inclinazione di soli 2,8°. A quel punto, la parte superiore deve aver ruotato sostanzialmente intorno al proprio baricentro, che deve essere caduto quasi verticalmente. La velocità di rotazione deve essere diminuita durante il crollo, man mano che al blocco in movimento si aggiungeva per accrezione ulteriore massa stazionaria. Pertanto non sorprende affatto che le torri siano crollate sostanzialmente sulla propria pianta. La gravità, da sola, deve aver causato proprio quest'effetto. In altri termini, un grattacielo non può cadere di lato come fa un albero. Un albero è una struttura piena, mentre un grattacielo è una struttura alveolare, concepita per sopportare il proprio peso e le sollecitazioni ambientali soltanto quando è verticale. Basta inclinarla di lato leggermente e le sollecitazioni diventano troppo asimmetriche e la spezzano. A quel punto il troncone superiore, non essendo più trattenuto e sorretto dalla struttura sottostante, cade non più in fuori, ma verticalmente; poi si disgrega, come spiegato precedentemente, formando una valanga incoerente ma non per questo meno distruttiva. Quanto osservato al WTC è insomma quello che deve succedere nel crollo per gravità di una grande struttura che s'innesca in alto: non bisogna confondersi con i filmati di altri crolli di edifici prodotti dalle demolizioni o dai terremoti, sia perché si tratta di strutture ben più piccole, con un rapporto altezza/sezione molto meno esasperato e realizzate in cemento armato o simili, sia (e soprattutto) perché in questi filmati il crollo è innescato alla base e non in alto. Smentita la teoria del pancake A dimostrazione che il metodo scientifico prevede la formulazione di ipotesi per affinamenti successivi e si autocorregge di fronte all'evidenza (diversamente da altri approcci), Bazant affronta la questione della cosiddetta "teoria del pancake" o, più prosaicamente, "teoria dell'accatastamento": Nella comunità degli ingegneri strutturisti circolò un'ipotesi iniziale secondo la quale la resistenza delle connessioni fra le travature dei solai e le colonne, supposta insufficiente, avrebbe causato un iniziale accatastamento dei solai, lasciando una struttura tubolare vuota che successivamente perse la propria stabilità. Tuttavia quest'ipotesi fu confutata dal NIST esaminando attentamente le risultanze fotografiche, che mostrano che alcune colonne perimetrali subirono una deflessione verso l'interno di circa 1 metro. Il NIST spiega questa deflessione con la trazione orizzontale prodotta dall'azione catenaria delle travature dei solai man mano che s'imbarcavano a causa della dilatazione termica differenziale e a causa dello scorrimento ["creep" in originale]. Tale azione sarebbe stata impossibile se le travature dei solai si fossero staccate dalle colonne perimetrali. Metallo fuso e tracce chimiche di termite Un'altra critica asseriva delle segnalazioni di "pozze di metallo fuso" all'interno della catasta di macerie, che sarebbero state prodotte da dispositivi incendiari preposizionati a base di termite. Ma tutte le presunte prove sono completamente aneddotiche e sono smentite dai fatti nel rapporto NIST (2005). Si è asserito che la presenza di residui di termite era dimostrata dallo zolfo, dal rame e dallo zinco rilevati nei campioni di polvere del WTC. Ma la presenza di questi elementi era attesa, dato che erano contenuti nel cartongesso, nei cablaggi elettrici, nella lamiera d'acciaio zincata, eccetera. Con queste semplici considerazioni si conclude l'analisi del professor Bazant. Come altri già avevano fatto notare, è strano che di queste pozze di metallo fuso non ci sia nessuna traccia fotografica o filmata (a parte le foto false presentate da Steven Jones). Forse che a New York una pozza di metallo fuso non fa notizia e quindi nessuno si prende la briga di fotografarla? Per non parlare del fatto che la termite genera sì calore intensissimo, ma per un tempo molto breve, ed è quindi incapace di mantenere fuso del metallo per lunghi periodi. E le tracce chimiche attribuite alla termite sono spiegabili in modo assolutamente banale se si conoscono e considerano i materiali utilizzati per la costruzione delle Torri Gemelle. In conclusione, nessuna delle principali teorie cospirazioniste regge all'esame degli esperti di settore. I fenomeni osservati al World Trade Center sono apparentemente anomali o sospetti soltanto per chi non conosce la fisica e il comportamento dei materiali e delle grandi strutture ed è distratto dalla suggestione di immagini talvolta volutamente ingannevoli. Ma complottismo a parte, il lavoro di Bazant getta luce su dinamiche di indubbio interesse per i colleghi di settore e per chiunque s'interessi di scienza e voglia seriamente capire cosa è successo a due splendide, iconiche torri e alle migliaia di vite stroncate l'11 settembre 2001. Spero basti per chiudere il discorso world trade center
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#2077 | |
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#2078 |
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ho tirato fuori il pentagono come un esempio di questi espertissimi che non sono riusciti però a risolvere un bel nulla, se conosci un aereo che non ha motori e coda e che quando si schianta diventa come un liquido fammelo vedere
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#2079 |
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scrivo di fretta sai,(virgola) nn posso permettermi di perdere altro tempo dietro queste "boiate" (le teorie di complotto).(punto)
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#2080 |
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Chi ti ha detto che era chiuso? Le porte blindate di cabina sono state messe dopo l'11 Settembre....
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The flapping of a single butterfly's wing is enough to change the weather patterns throughout the world. |
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adesso capisco su cosa si basano le tesi complottistiche....
a corto di argomenti?








