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Old 27-08-2007, 11:57   #1
Ferdy78
 
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FOLLIA: si conoscono via web e decidono di assassinare una persona qualsiasi...

Giappone, folle accordo sul web
e uccidono una persona qualunque

TOKIO - Si sono incontrati su internet e lì hanno deciso di trasformarsi in feroci assassini. Venerdì scorso hanno attuato il loro folle piano: riunitisi alla periferia di Nagoya, nel centro del Giappone, hanno aggredito una persona a caso e l'hanno massacrata a colpi di martello. Un delitto talmente insensato da mettere in difficoltà la polizia, che forse non li avrebbe arrestati se uno di loro non avesse deciso di costituirsi.

La vittima del folle disegno omicida è stata la 31enne Rie Isogai, un'impiegata comunale che viveva con l'anziana madre. La sua unica colpa è stata quella di passare davanti ai suoi assassini mentre stava rientrando a casa a piedi nella tarda serata di venerdì.

Gli uomini, due disoccupati e un edicolante, tutti sulla trentina, si erano dati appuntamento in una zona appartata della città. I tre si erano conosciuti frequentando un sito internet. Comunicando attraverso il computer, senza mai dirsi la loro vera identità, avevano deciso di "compiere un delitto qualunque".

Quando la donna è arrivata nelle vicinanze, l'hanno aggredita, ammanettata e caricata su un auto. Poi, spostatisi in un'area isolata, l'hanno uccisa colpendola ripetutamente con un martello e hanno abbandonato il cadavere in una zona boscosa. Non contenti, hanno sottratto alla vittima 70mila yen, e cioè alcune centinaia di euro.

La polizia giapponese, ovviamente incapace di trovare un movente plausibile per il delitto, stava brancolando nel buio. Poi, ieri, è arrivata la svolta. Kenji Kawaishi, uno degli assassini, ha deciso di costituirsi perché, come ha spiegato agli agenti, in questo modo spera di evitare la condanna a morte. In poco tempo sono così finiti in manette anche i due complici, che ora dovranno affrontare un processo per omicidio. Un finale tradizionale per un'incredibile vicenda che sembra essere uscita dalla penna di uno scrittore.

Fonte La Repubblica.it


- Ma che razza di gente gira??
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Old 27-08-2007, 12:02   #2
Nevermind
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Sicuramente colpa dei videogiochi.
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Old 27-08-2007, 12:04   #3
Wolfgang Grimmer
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il fatto che tra gli assassini ci fossero due disoccupati penso sia uno dei motivi per cui hanno fatto questo. Magari anche l'edicolante era in crisi economiche.
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Old 27-08-2007, 12:11   #4
sempreio
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il fatto che tra gli assassini ci fossero due disoccupati penso sia uno dei motivi per cui hanno fatto questo. Magari anche l'edicolante era in crisi economiche.

si vabbe ma te la prendi contro una povera innocente qualsiasi? il punto è che in giappone ormai gran parte dei giovani non prendono quasi nulla di stipendio, non gli viene pagato lo straordinario e i pochi lavori rimasti sono quasi tutti part time. ci lamentiamo dell' italia ma li stanno peggio
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Old 27-08-2007, 12:17   #5
Wolfgang Grimmer
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si vabbe ma te la prendi contro una povera innocente qualsiasi? il punto è che in giappone ormai gran parte dei giovani non prendono quasi nulla di stipendio, non gli viene pagato lo straordinario e i pochi lavori rimasti sono quasi tutti part time. ci lamentiamo dell' italia ma li stanno peggio
nono non li giustifico ma i problemi attuali del giappone sono tanti, ed essere disoccupati o in guai finanziari li da loro dev'essere molto più duro che qui da noi.
__________________
LastFM Gregoriano 500-600 700 900 800 sucks
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Old 27-08-2007, 12:26   #6
Ferdy78
 
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Originariamente inviato da Wolfgang Grimmer Guarda i messaggi
il fatto che tra gli assassini ci fossero due disoccupati penso sia uno dei motivi per cui hanno fatto questo. Magari anche l'edicolante era in crisi economiche.
ehhhhh

Al massimo organizzo una rapina in banca o in un negozio ben fornito, sperando non mi facciano secco visto che sono un incopetente.. non un omicidio a scopo di svago..noia, follia!
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Old 27-08-2007, 12:49   #7
sempreio
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A CINA SEGUIRA' IL GIAPPONE SUL VIALE DEL TRAMONTO FINANZIARIO?
di Maurizio Blondet


Come la Cina d'oggi, il Giappone degli anni '80 era in pieno boom.
Era, soprattutto, il grande esportatore di merci verso gli Stati Uniti.
E perciò, come oggi la Cina, aveva accumulato un poderoso surplus di dollari.

La lunga e trionfale crescita nipponica aveva prodotto sì delle bolle speculative (come oggi in Cina), ma la solidità, capacità innovativa e potenza industriale giapponese erano fuori discussione.
Di più: la stessa vitalità economica di Tokio stava già creandosi attorno una "zona di co-prosperità" asiatica – modello che il Giappone aveva perseguito invano nella seconda guerra mondiale – con le economie dei Paesi vicini che cominciavano spontaneamente a coordinarsi a quella egemone.
Di più ancora: il Giappone era diventato il massimo creditore mondiale.
Le banche giapponesi, forti del surplus di riserve valutarie, avevano cominciato ad acquisire un'intraprendenza nuova sul piano internazionale. In breve, stavano cominciando a soppiantare il monopolio globale della finanza anglo-americana – e l'egemonia politica che consegue - dalla totale libertà di manovra del credito e dei cambi valutari.
Londra e Wall Street non potevano tollerare un terzo incomodo.

Le merchant banks della City presero a lamentarsi della "concorrenza sleale" che facevano loro le banche giapponesi "sottocapitalizzate" sul loro terreno, fusioni-acquisizioni, privatizzazioni, emissioni di debito; l'Economist dei Rotschild e il Financial Times agitarono ben bene la questione.
Ma naturalmente non ci si fermò a questo.
Ignoriamo in quali conciliaboli, in quali felpati salotti fu deciso di decapitare finanziariamente il Giappone e di espellerlo dalla scena mondiale.
Conosciamo solo il meccanismo della decisione che ricacciò Tokio al rango di potenza locale, provocandone per di più la recessione che dura tutt'ora.

L'anno, 1988.
Il luogo: la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) a Basilea.
Qui un diktat chiamato "Basle Capital Adequacy Accord" impose alle banche del mondo di elevare le loro riserve all'8 % dei depositi (i "passivi" delle banche) entro il 1992.

Nel sistema fittizio del credito frazionale, la percentuale della "riserva" obbligatoria, ossia del capitale da accantonare, determina la quantità di prestiti che le banche possono fare.
Una riserva del 3 o 5 % rende il credito abbondante; elevarla all'8 % significa provocare una drammatica contrazione del credito.
Infatti le nazioni asiatiche, che avevano nel loro sistema bancario le riserve minori del mondo, subirono immediatamente una tragica restrizione del credito; boom economici furono strozzati mentre avanzavano in piena salute, dall'improvvisa scarsità di denaro liquido.

Ma questo era solo uno degli effetti perseguiti con l'innalzamento della riserva al valore arbitrario dell'8%.
Il peggio fu che le banche giapponesi, dovendo procurarsi il capitale necessario per rimpinguare le riserve obbligatorie, furono costrette a vendere con urgenza pacchi di azioni e partecipazioni che avevano nei loro portafogli-titoli.
Ciò depresse i corsi della Borsa di Tokio e delle altre Borse asiatiche; seguì il deprezzamento dei valori immobiliari (l'Economist salutò esultante lo "scoppio della bolla speculativa sugli immobili" del Giappone), insomma s'innescò una depressione immotivata di durata storica, che infatti dura anche oggi.
La crisi finanziaria cominciò immediatamente dopo il Basle Accord, nel 1989; e il Giappone non riesce ad uscirne.
Da allora il valore delle azioni giapponesi si è dimezzato, e quello degli immobili commerciali si è ridotto del 60%.
L'industria nipponica arranca e non tira.
La Banca Centrale giapponese ha abbassato i tassi d'interesse quasi allo zero % – praticamente regala il denaro nel tentativo di resuscitare gli spiriti animali dell'economia – ma la depressione giapponese resiste ad ogni cura.
Il Financial Times, di tanto in tanto, scrive articoli in cui addossa la colpa della crisi al cumulo di "cattivi prestiti" che le banche giapponesi hanno fatto a imprese e capitalisti insolventi.
Tacendo, ovviamente, che l'insolvenza giapponese è conseguenza della restrizione del credito del 1989, e che la colpa è della Banca dei Regolamenti Internazionali.

Il Financial Times biasima il governo di Tokio che non lascia fallire le banche gonfie di crediti inesigibili: consiglio in linea con l'ortodossia liberista ma, temiamo, non del tutto disinteressato.
Probabilmente torme di avvoltoi very british non aspettano che di andare, imbarcati sul panfilo "Britannia", a comprare per una ciotola di riso i motori finanziari della seconda potenza economica mondiale (1).

Ma perché Tokio accettò l'accordo di Basilea?
Perché mise il collo in quel cappio?
Il fatto è che nelle organizzazioni finanziarie sovrannazionali il potere degli Stati Uniti – benchè siano oggi un malconcio grande debitore – rimane totale, in ossequio a regolamenti stilati da Washington e Londra come vincitori della seconda guerra mondiale.
Sono sempre gli americani a fissare l'agenda di quel che si può e non si può discutere al Fondo Monetario, alla Banca Mondiale, alla BRI.
Se, come a Basilea, agli USA si allea la Gran Bretagna, le ex-potenze hanno carta bianca.
Ogni Stato che provasse ad opporsi ai loro diktat può incorrere in sanzioni aperte ed esclusioni occulte e informali, ancora più pericolose delle sanzioni nel business della finanza mondiale.

Nel 1988 il Giappone era il maggior creditore mondiale, ma Tokio restava una potenza politica locale.
La sua debolezza primaria fu nel fatto che la massima parte dei suoi prestiti erano andati agli Stati Uniti – la potenza da cui il Giappone dipende economicamente, ma più ancora militarmente.

Oggi, è la Cina a trovarsi in questa posizione: grande creditore, strapieno di dollari.
E grande prestatore al massimo debitore planetario, gli USA, a cui fornisce i dollari per comprare montagne di merci cinesi, ma anche – imperdonabile – per mantenere le forze armate più potenti del mondo.
Nei quattro anni del primo mandato Bush, il Pentagono ha speso in armamenti 1300 miliardi di dollari, cifra pari all'intero PIL cinese.
La spesa militare USA, superiore a quella di tutto il resto del mondo messo insieme, è pari al 4% del PIL americano.
Ora, il deficit commerciale americano, pari al 6% del PIL, è coperto dai prestiti in dollari che gli fa, soprattutto, la Cina.
La Cina finanzia dunque i cannoni e i missili che sono puntati contro di essa.
Ma c'è un particolare: Pechino sa. Pechino ricorda quel che è successo a Tokio.
Pechino non è militarmente subalterna a Washington.
E questo, forse, farà la differenza.



di Maurizio Blondet

come vedete non serve a nulla impegnarsi alla fine arrivano sempre i pirati sul britannia a mangiarsi tutto

Ultima modifica di sempreio : 27-08-2007 alle 12:53.
sempreio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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