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Old 16-11-2006, 08:42   #41
teogros
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Originariamente inviato da zerothehero
Non siamo più in stagnazione dall'inizio dell'anno, se non te ne sei accorto..
Stiamo viaggiando all'1.6% http://ilrestodelcarlino.quotidiano....1&sez=ECONOMIA, la Germania e Francia sono ripartiti http://finanza.espressonline.it/scri...&codnews=49061
http://finanza.espressonline.it/scri...codnews=149878
..se riparte la Germania (un pò azzoppata dall'aumento dell'IVA) riparte anche l'Italia, visto che noi esportiamo moltissimo nell'area ue...il problema è che da 16 anni l'Italia cresce sempre meno della media europea.
Ora si spera che l'aumento delle tasse non vada a deprimere i consumi, altrimenti sò cazzi acidi...perchè se il pil dovesse ritornare allo 0.5-0.7 % (poco probabile cmq) non c'è alcuna possibilità di tenere i conti in ordine.
Quello che rischia di inchiappettarci è l'aumento dei tassi di interesse, visto che abbiamo un debito molto elevato.
La tendenza degli ultimi 3 trimestri pare andar proprio verso il ritorno alla ristagnazione...
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Old 16-11-2006, 09:41   #42
bjt2
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Originariamente inviato da mauriz83
ancora con sto euro=1000 lire?non si può mica decidere arbitrariamente il cambio,il cambio si fa rispetto alle monete che circolavano in europa all'epoca,c'era il franco e c'era il marco,la lira è stata prima confrontata con quelle due monete e poi è stato deciso il cambio con l'euro,non è che uno si alza la mattina è dice : ohibò facciamo l'euro=1000 lire,chissenefrega di quanto vale il marco e il franco.
Meglio se restavamo alla lira eh?aivoglia a pagare dazi doganali e cambi sfavorevoli dopo.
Pur comprendendo il gioco a cui stanno giocando le banche per guadagnare sempre più soldi mettendo in crisi la gente,i veri colpevoli sono quelli che hanno speculato sui prezzi.
Primo,si potevano tenere i doppi prezzi ancora per molto altro tempo,secondo,nessuno si è preoccupato di vigilare sugli speculatori,non mi dite che è bugia perchè è accaduto proprio questo così come il governo che arrotondava sempre più in alto le imposte,bolli e quant'altro.Era così difficile multare chi alzava ingiustificatamente i prezzi?
Mio suocero,dentista,mi raccontava come un prodotto che loro comprano([ot]comprano solo da una azienda del nord perchè al sud sono degli imbecilli[/ot]) abitualmente,il mese prima stava 40 milalire,il mese dopo 40 euro,nessuno poteva fare niente nè denunciarli?Perchè?Libero mercato.
Beh, però in Danimarca e in Svezia (mi pare... o è la Finlandia? ), non c'è l'euro ed il cambio mi pare che non è neache fisso (nel 2003 andai a Copenhagen ed i vari prelievi di 200 corone mi furono conteggiati leggermente differente anche se lo sportello era lo stesso, probabilmente per il cambio variabile), eppure loro sono in Europa e non ci sono dogane...
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Old 16-11-2006, 09:53   #43
bjt2
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Originariamente inviato da zerothehero
Non siamo più in stagnazione dall'inizio dell'anno, se non te ne sei accorto..
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..se riparte la Germania (un pò azzoppata dall'aumento dell'IVA) riparte anche l'Italia, visto che noi esportiamo moltissimo nell'area ue...il problema è che da 16 anni l'Italia cresce sempre meno della media europea.
Ora si spera che l'aumento delle tasse non vada a deprimere i consumi, altrimenti sò cazzi acidi...perchè se il pil dovesse ritornare allo 0.5-0.7 % (poco probabile cmq) non c'è alcuna possibilità di tenere i conti in ordine.
Quello che rischia di inchiappettarci è l'aumento dei tassi di interesse, visto che abbiamo un debito molto elevato.
Ma abbiamo vinto i mondiali, cribbio! Questo ci da un bonus sul PIL dello 0,7%! Quindi le tasse possono essere aumentate senza tema di recessione!
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Old 16-11-2006, 10:13   #44
evelon
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Originariamente inviato da mauriz83
esatto è colpa sua e del suo governo se non hanno saputo gestire e punire chi speculava sui prezzi.


Ancora girano queste idee ??

Non esistono strumenti per cui un governo nazionale può colpire (perchè poi ?) qualcuno che aumenta i prezzi.

Su decisioni sovranazionali come il cambio di moneta ci deve (dovrebbe?) essere una strategia economica di fondo che impedisca azioni scellerate come quelle avvenute che si dimostrano disastrose per le economie interne più deboli del gruppo (Italia,Portogallo,Grecia etc..)
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Old 16-11-2006, 10:46   #45
dantes76
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Originariamente inviato da DonaldDuck
Non sarò un esperto di economia ma non vedo con quali strumenti si sarebbe potuto calmierare se il problema era a monte.
mi fa piacere che hai letto, tutto , pero' l'importante e giocare con un cambia valute, chiamami, la proxvolta che ti regalo un gamewathc..cosi lo ripeti meglio non sono un esperto di economia,,,,
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Old 16-11-2006, 10:48   #46
dantes76
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Originariamente inviato da DonaldDuck
vedi , quando fassino fu indagato, l prima cosa che dissi fu, : un Pres di partito si deve dimettere, tu invece non l'hai mai scritto...
guarda ti grazio, per evitare il lungo OT che potrebbe iniziare con sindona e la banca rasini, passando dai cavalli da consegnare in un hotel a milano, fino ai giorni d'oggi
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Old 16-11-2006, 10:56   #47
dantes76
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Originariamente inviato da dantes76


L’aumento dei prezzi che poteva essere frenato[PDF]
http://www.nens.it/rivista_e_libro_P...%20fermato.pdf


.....
Invece abbiamo avuto soltanto la politica degli annunci propagandistici per interventi
mai realizzatisi; un modo di fare che è stato devastante e disorientante per i
consumatori.
Sulla vicenda dell’aumento dei prezzi si è passati dal dire, per mesi, che l’inflazione
era sotto controllo per poi annunciare in televisione l’invio degli ispettori nei negozi e
mercati – mentre il Premier invitava i cittadini a fare acquisti - fino alla grottesca
ammissione di Berlusconi dell’aumento dei prezzi per la diffusa prassi di considerare
1.000 lire pari ad 1 euro e al tentativo di scaricare le responsabilità sia sul valore di
conversione della nuova moneta, sia sui commercianti sprovvisti di computer.
Per la verità, il primo e clamoroso esempio negativo del rapporto di conversione, che
si è poi affermato nella percezione degli operatori commerciali e dei cittadini, è
venuto dal Governo, quando dal 1 gennaio 2002 ha modificato il prezzo della giocata
minima del lotto da 1.000 lire a 1 euro (pari ad un aumento del 93,6%).
Di fronte alle critiche sull’aumento effettivo dei prezzi, l’allora Ministro delle attività
produttive, Antonio Marzano, aveva promesso un tavolo di lavoro con Istat per
analizzare e migliorare i metodi di rilevazione dei prezzi al consumo e del calcolo
dell’inflazione per i redditi più bassi, ma non si è avuto alcun esito concreto. Così
come in pochi si sono accorti del Comitato tecnico per il monitoraggio dei prezzi e
dei beni di largo e generale consumo – costituito di tutta fretta nel 2003 con esperti di tutte le istituzioni interessate, le imprese e i consumatori –
che una volta superato il periodo di massima attenzione degli organi di informazione sul tema del carovita,
è andato a rilento tanto da arrivare al 2005: è infatti del 10 marzo l’inaugurazione
dell’Osservatorio attraverso il lancio del sito www.maposserva.it che al suo debutto,
con la diffusione dei primi dati, è stato costretto a chiedere scusa per il gravissimo
errore sull’aumento del 50% del prezzo delle colombe pasquali. Inoltre, ad un certo
punto, dapprima Marzano interviene sull’operato dei comuni, auspicando il loro
immediato intervento al fine di verificare –mediante la polizia annonaria- i prezzi e i
listini di bar, negozi ed esercizi commerciali, successivamente Tremonti, con fare
demagogico e minaccioso verso la categoria dei commercianti, invoca l’intervento
della Guardia di Finanza per intensificare i controlli fiscali contro gli speculatori e i
responsabili dell’aumento dei prezzi. La diatriba si è poi conclusa con due
disposizioni inserite nella Manovra di finanza pubblica bis del 2003 (decreto-legge
del 30 settembre 2003, n.269) che prevedono, da un lato, un velleitario collegamento
tra i controlli operati dalla Guardia di finanza mirati a rilevare i prezzi al consumo e
la revisione degli studi di settore – con riferimento particolare ai settori in cui si sono
manifestate, o sono in atto, abnormi dinamiche di aumento dei prezzi – e, dall’altro,
al fine di incentivare la realizzazione di offerte di prodotti di consumo a prezzo
conveniente, l’istituzione di un apposito fondo destinato a finanziare le iniziative
attivate dai Comuni e dalle Camere di commercio.

.....

Il valore dell’euro
Va innanzitutto ricordato che alcuni aumenti e arrotondamenti, in funzione della
prevista conversione in euro, erano intervenuti a “luci spente”, cioè nei mesi che
vanno da settembre a dicembre del 2001: basta ricordare, come esempio, il prezzo dei
quotidiani, passato da 1500 a 1700 lire (con un incremento del 13,3%).
Successivamente, soltanto in Italia, il cambio della moneta nazionale con quella
europea ha creato problemi diversi rispetto a quelli di natura tecnica nell’esposizione
dei prezzi che erano stati ben studiati e previsti. Qui da noi, l’occasione è stata
fautrice di un perverso processo che ha indotto a considerare (o ad accettare) l’euro al
valore di mille lire: quello che prima era “tutto a 10.000 lire” è divenuto “tutto a 10
euro”.
Probabilmente all’inizio vi sono state singole azioni di tipo speculativo – che sono
state messe in moto a partire dalla fine del periodo della doppia circolazione lira/euro
(aprile 2002), cioè dopo che si erano incautamente spenti i riflettori sul rapporto di
cambio – ma successivamente si è sviluppata una più generale percezione circa la
modifica dell’effettivo valore dei prezzi dei prodotti. Un processo che si è affermato
anche a causa dell’inesistente azione di pressing e di moral suasion da parte del
Governo. L’informazione si è rivelata controproducente, mentre le fonti governative,

compreso l’Istat, continuavano a trasmettere messaggi rassicuranti circa l’inesistenza
di aumenti generalizzati dei prezzi di beni e servizi.
Appare evidente che né l’adozione dell’euro, in quanto tale, né le 1.936,27 lire del
valore della conversione sono state la causa della crescita del livello dei prezzi nel
nostro Paese, piuttosto le responsabilità sono di altra natura. Anzi si potrebbe dire di
più in difesa dell’euro: se non avessimo avuto in questi frangenti la stabilità
monetaria e una moneta così forte nei confronti del dollaro avremmo patito oggi
un’inflazione (da importazione) molto più elevata a causa del maggior costo delle
materie prime pagate in dollari, a cominciare dal petrolio. E come non considerare i
risparmi di famiglie, imprese e Stato che l’euro forte e stabile ha determinato facendo
abbassare i tassi di interesse.
Sarebbe stato necessario un tempestivo richiamo al senso di responsabilità delle
imprese per il perseguimento di un interesse generale del Paese, quale il
mantenimento di un basso tasso di inflazione: un’attenzione politica al problema dei
prezzi al massimo livello di autorevolezza. D’altro canto, proprio negli ultimi mesi la
comunicazione istituzionale sulla familiarizzazione e l’uso della nuova moneta,
promossa a suon di milioni di euro dal Governo su giornali e televisioni, si è rilevata
inadeguata e carente sotto questo punto di vista.


il resto lo trovi nel link, buona lettura
u...p...
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dantes76 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 16-11-2006, 10:57   #48
dantes76
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Qualche verità sul cambio lira-euro

1. Chi predica che il prezzo di 1 Euro avrebbe dovuto essere fissato a 1500 lire dimentica che ciò avrebbe comportato una rivalutazione della lira di proporzioni insostenibili. Pur assumendo che partners commerciali importanti come Germania e Francia avessero fissato lo stesso cambio ora in vigore, le nostre esportazioni verso quei mercati sarebbero crollate in modo vertiginoso. E’ quasi superfluo aggiungere che cosa questo avrebbe comportato per la già comunque asfittica dinamica del Pil italiano.



2. Si aggiunga, che dopo la svalutazione della Lira del 1992, e l’uscita dallo SME, entrare nella moneta unica era già stato un mezzo miracolo per l’Italia. Si dimentica spesso che uno dei requisiti per l’ingresso nell’Euro era che il cambio della valuta (rispetto al paniere di riferimento europeo denominato Ecu) fosse rimasto, negli ultimi due anni precedenti l’ingresso, stabile entro le bande di fluttuazione previste dallo SME (e riviste dopo il reingresso della lira per riflettere la svalutazione del 1992). Perciò la lira arrivava alla prova di Maastricht con una parità di riferimento sancita dai mercati, ed è questa che è valsa per la fissazione della parità con l’euro. Fissare una parità largamente diversa avrebbe comportato una fortissima pressione all’ apprezzamento delle nostre ragioni di scambio verso i partners commerciali.



3. In generale, però, sfugge quale sia il legame tra parità iniziale euro-lira e dinamica dell’inflazione in Italia nella fase post-euro. La confusione del dibattito corrente dimentica una serie di fatti sull’inflazione italiana. Vale la pena chiarirli:

(i) Tipicamente si tende a confondere aumenti una tantum del livello dei prezzi con aumenti generalizzati dell’inflazione, cioè del loro tasso di crescita. Per chiarire, supponiamo che il livello dei prezzi sia stabile e pari a 100 prima dell’euro. In tal caso l’inflazione è zero. Se a cavallo del changeover il livello dei prezzi sale a 102 e poi rimane stabile, l’inflazione ha solo una fiammata temporanea del due per cento, e poi torna a zero, come prima. Non a caso, in Italia, l’Istat ha più volte ripetuto che l’inflazione è rimasta abbastanza stabile dopo il Gennaio 2002.



(ii) Analizzando meglio le statistiche si scopre che l’aumento dei prezzi in Italia si è osservato soprattutto in alcuni settori (i servizi) e molto poco in altri (computer e software, per esempio, in cui i prezzi sono persino diminuiti). Tra i piccoli servizi spiccano i ristoranti, per i quali certamente la percezione della gente non sbaglia. In Italia, rincari si sono avuti anche in servizi di tipo più tradizionale, come le lavanderie e i piccoli alimentari, e soprattutto nelle aree geografiche con meno concorrenza.



(iii) Tutto ciò si spiega solo per la volontà speculativa di molti commercianti? In realtà le spiegazioni esistono. Le attività sopra citate si distinguono per tre caratteristiche. Primo, hanno cosiddetti menu costs. Cambiare la denominazione dei prezzi nei menu dei ristoranti è un costo fisso. Se un ristorante pensava già da qualche mese prima del Gennaio 2002 di aumentare i prezzi, avrà probabilmente atteso la data del changeover per farlo. Secondo, lavanderie e ristoranti usano molto di più il denaro liquido rispetto ad altri esercizi. Perciò, con il passaggio all’Euro, hanno fronteggiato costi di transazione più alti rispetto a settori che usano principalmente le transazioni elettroniche. Terzo, lavanderie e ristoranti basano molto la loro attività su relazioni personali e stabili con la clientela. Perciò, variazioni troppo frequenti dei prezzi sono mal percepite e soprattutto facilmente individuate dalla clientela affezionata. Il passaggio all’Euro ha funzionato così da “scusa” per giustificare gli aumenti agli occhi dei clienti più frequenti. Ma si tratta di aumenti che probabilmente volevano essere introdotti da tempo. Per chiarirci, la stessa cosa sarebbe avvenuta se si fosse chiesto a tutte le lavanderie in Italia di riportare il nome di ogni capo in inglese invece che in italiano. In quel caso avremmo dovuto considerare l’ ”Inglese” responsabile del maggior costo della vita?



I rialzi dei prezzi si sono quindi osservati principalmente in alcuni servizi poco (o per nulla) esposti alla concorrenza internazionale e legati ad un contatto diretto e quotidiano con la clientela. Prendiamo una lavanderia: se il cambio euro lira fosse stato fissato a 1500 lire, e quindi il costo in euro di importare dalla Germania fosse stato più basso, quanto di questo avrebbe inciso sulla dinamica dei costi della lavanderia stessa? Presumo molto poco.

http://www.lavoce.info/news/view.php...=2053&n_page=3








26-04-2006
Perché non diremo addio all' euro
Tito Boeri
Riccardo Faini

L’Italia è condannata a uscire dall’ euro? Lo suggeriscono due scenari proposti dal Financial Times. Nel primo, delineato da Wolfgang Munchau il 17 aprile, un governo italiano populista decide unilateralmente di abbandonare l’ euro. Nel secondo scenario, dipinto nella Lex Column del 20 aprile, sono i mercati a costringere l’Italia a uscire dalla moneta unica. Meritano una risposta. Lo facciamo qui e, speriamo, presto anche sulle colonne del Financial Times. La probabilità che uno di questi scenari si realizzi e' molto, molto bassa, sia nel medio che nel lungo periodo.



L’opzione che non c’è



Innanzitutto, l’opzione di un semplice abbandono dell’ euro non esiste. Non è stata concordata con l’Italia nessuna clausola in proposito, ma anche se una simile deroga potesse essere negoziata, i nostri principali partner commerciali – Germania, Francia e Spagna – non ci permetterebbero mai di rimanere nell’Unione europea e allo stesso tempo di perseguire una politica di “svalutazioni competitive”. E nessun governo italiano, neanche il più populista, potrebbe prendere in considerazione l’idea di abbandonare del tutto l’Unione europea, per le conseguenze devastanti che ciò avrebbe sull’economia italiana: i populisti possono essere stupidi, ma aspirano a essere rieletti.

È invece possibile che i mercati possano costringere un Governo italiano ad abbandonare l’ euro, come sostiene la Lex Column? Può accadere se i mercati si convincono che le condizioni di finanza pubblica dell’Italia non sono sostenibili e si profila il pericolo di un ripudio del debito. In effetti la combinazione di debito in aumento, economia piatta e tassi di cambio fissi puo' evocare ad osservatori esteri preoccupanti paralleli con l’Argentina. Ma si tratta di situazioni molto diverse tra di loro.

È vero che il debito italiano è in crescita – per la prima volta dal 1994 – e che questo può aver provocato qualche brivido tra i nostri partner europei o finanziari. Tuttavia, i correttivi necessari per tornare a ridurre il debito sono relativamente contenuti. Anche se il tasso nominale medio di crescita è stato del 3 per cento (il che significa crescita reale al di sotto del potenziale) e il costo medio del debito è salito del 5 per cento, un avanzo primario del 2 per cento sarebbe sufficiente per stabilizzare il rapporto debito/Pil. Aggiustando per il ciclo, ma escludendo le manovre una tantum, l’avanzo primario nel 2005 è stato dell’1 per cento. Perché il debito torni a calare è dunque sufficiente un piccolo aggiustamento. Se il Governo della IV legislatura non avesse sperperato il surplus ereditato dalla legislatura precedente (3,2 per cento), l’Italia non si troverebbe ad affrontare questo problema.



La consapevolezza del declino



Altrettanto rassicurante è il fatto che per ridare forza a competitività e crescita non si deve necessariamente passare per una svalutazione. L' euro ha solo messo a nudo una tendenza di lungo periodo alla perdita di competitivita' del nostro paese. L’export italiano ha perso quote di mercato sia negli anni in cui l’ euro si deprezzava verso il dollaro sia quando l’ euro si è rafforzato.

Il programma della coalizione che ha vinto le elezioni mostra consapevolezza del fatto che la competitività dell’Italia è indebolita da profondi e antichi problemi strutturali, che si possono risolvere solo attraverso una politica di liberalizzazione dei mercati e riforme strutturali. E prevede anche misure, come il taglio del cuneo fiscale, per rilanciare la competitività delle esportazioni italiane immediatamente, in attesa che gli effetti delle riforme strutturali si facciano sentire sulla produttività.

Certo, la risicata maggioranza di cui disporrà il Governo Prodi, potrebbe rendere tutto più difficile. Ma chi sostiene questa tesi, dimentica che strette fiscali e importanti riforme strutturali sono state avviate proprio in periodi di turbolenza politica, nel 1992-93 prima e nel 1995-97 poi. Ancora più importante, la coalizione uscita vincente dalle urne ha già pagato un pesante prezzo in termini di consenso elettorale per il suo esplicito impegno ad alzare le tasse, se ciò dovesse essere necessario dalla condizione di finanza pubblica.

E nel lungo periodo? I pessimisti potrebbero controbattere che l’Italia ha problemi di invecchiamento molto più acuti rispetto alla maggior parte degli altri paesi, eccetto forse il Giappone. Hanno ragione, ma non dovrebbero dimenticare che le riforme previdenziali realizzate in Italia sono molto più lungimiranti di quelle della media dei paesi dell’Unione europea. Come è ben documentato dall’Ecofin, per il 2050 l’aumento di spesa pubblica dovuto all’invecchiamento è stimato per l’Italia intorno allo 0,5 per cento del Pil contro un oltre 4 per cento degli altri paesi dell’ eurozona. Le pensioni sono in Italia un problema di medio periodo, legato al processo di avvicinamento, certo troppo lento, al sistema sostenibile introdotto dalla riforma previdenziale del 1996. Nel lungo periodo, l’Italia ha minori problemi di sostenibilità dei conti pubblici.

Ciò non toglie che restano enormi le sfide che l’Italia deve affrontare. Ci sono alcuni segnali incoraggianti sul versante della ristrutturazione industriale, dove è in atto un processo di “distruzione creativa”.



Il rischio di profezie che si autoalimentano



Tuttavia, i mercati potrebbero rivedere al ribasso le loro valutazioni sull’Italia e rendere così più difficile il lavoro del Governo. È fin troppo noto che le percezioni dei mercati possono cambiare rapidamente e spostare un’economia da un percorso sostenibile a uno non sostenibile: se tutti i correntisti si aspettano il fallimento di una banca, quella banca finisce inevitabilmente per fallire. Proprio per questo motivo, la situazione della finanza pubblica in Italia deve essere valutata solo dopo una attenta e profonda analisi. In passato, molti commentatori, compreso il Financial Times, avevano predetto che l’Italia non sarebbe riuscita a entrare nell’ euro: ci sono molte buone ragioni per credere che abbiano torto anche questa volta.


http://www.lavoce.info/news/view.php...137&from=index
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Old 16-11-2006, 11:09   #49
evelon
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u...p...

Ma ciò che hai postato dimostra proprio che il governo nazionale non ha sostanzialmente strumenti per intervenire contro fiammate di inflazione speculativa.

L'errore stà a monte, da parte di chi ha deciso di fare il passo più lungo della gamba (evitiamo commenti con la teoria della clientela affezionata a lavanderie e ristoranti )
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Old 16-11-2006, 11:16   #50
dantes76
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Ma ciò che hai postato dimostra proprio che il governo nazionale non ha sostanzialmente strumenti per intervenire contro fiammate di inflazione speculativa.

L'errore stà a monte, da parte di chi ha deciso di fare il passo più lungo della gamba (evitiamo commenti con la teoria della clientela affezionata a lavanderie e ristoranti )
mi fa piacere che hai letto tutto l'articolo(quello in PDF), con relative tab,
hai letto il quadro che riguarda le accise? e quello sull'Iva? quello delle assicurazioni?... cosa sara' mai il Cipe?
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Ultima modifica di dantes76 : 16-11-2006 alle 11:19.
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Old 16-11-2006, 11:21   #51
evelon
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Originariamente inviato da dantes76
mi fa piacere che hai letto tutto l'articolo(quello in PDF), con relative tab,
hai letto il quadro che riguarda le accise? e quello sull'Iva? quello delle assicurazioni?...
Non fare ironia fuori luogo.

Ho letto le parti che hai postato (e l'ho pure scritto, leggere?) e tutto quello scritto conferma ciò che è stato detto:non c'è "controllo" (?) o "multa" che si può fare al grossita/commerciante/chivuoitu che alza i prezzi sia che lo faccia perchè gli sono aumentati i costi sia che lo faccia perchè la moglie vuole le scarpine di Prada.
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Old 16-11-2006, 11:27   #52
DonaldDuck
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Originariamente inviato da dantes76
mi fa piacere che hai letto, tutto , pero' l'importante e giocare con un cambia valute
Quello che è più importante, dopo la tua sana scarica ormonale molti edit ed una galleria fotografica, è aver riportato valutazioni economiche che per il mercato interno hanno rappresentato un disastro completo. Il risultato è ciò che conta. Il cambio andava contrattato meglio tenendo conto, oltre che delle conseguenze sul mercato estero, delle ripercussioni o speculazioni che ne sono derivate. Un economista esperto non avrebbe faticato ad estrapolarle e soppesare vantaggi e svantaggi. Ma evidentemente sono state frutto di speculazioni ( volontariamente o involontariamente, scegli tu) sbagliate. E le conseguenze sono state fatte candidamente ricadere sullla legislatura successiva: Berlusconi non ha fatto nulla per calmierare i prezzi del (libero) mercato. Gli errori sono stati compiuti a monte. Noto che continui ad impastrocchiare questa discussione nel vano tentativo di provocare una energica reazione che, mi spiace per te, non ci sarà. Noto, inoltre, che nonostante tutti i limiti precocemente mostrati dall'attuale maggioranza ancora pendi e difendi i personaggi (ministro in più, ministro in meno) che ci fecero entrare in zona euro. Mi rimane difficile comprendere questa posizione dato che quì http://www.hwupgrade.it/forum/showpo...postcount=2937 speri in un miracolo, in una crisi di governo.
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Old 16-11-2006, 11:45   #53
prio
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Originariamente inviato da DonaldDuck
Il cambio andava contrattato meglio
Guarda che il cambio non e' stato fissato sul momento tirando numeri a caso..
Esisteva gia.
Sono stati fatti _piccoli_ aggiustamenti, ma certo non era possibile tirarlo a 1500 lire (ammesso e non concesso che sarebbe stato positivo, come cambio). Le 1000 lire poi sono fantascienza pura, ma di quella alla Indipendence Day.
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Old 16-11-2006, 11:59   #54
evelon
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Originariamente inviato da prio
Guarda che il cambio non e' stato fissato sul momento tirando numeri a caso..
Esisteva gia.
Sono stati fatti _piccoli_ aggiustamenti, ma certo non era possibile tirarlo a 1500 lire (ammesso e non concesso che sarebbe stato positivo, come cambio). Le 1000 lire poi sono fantascienza pura, ma di quella alla Indipendence Day.
Ma infatti più che contrattare un diverso cambio si doveva aspettare ad entrare in zona Euro.

I detrattori spesso sostengono che l'Italia non poteva evitare di entrare in zona euro.
Ed hanno ragione.

I sostenitori dicono che non potevamo entrare nell'euro.
Ed hanno ragione.

Il punto è che con l'economia debole come la nostra, con un tessuto economico inefficente costituito per la quasi totalità di PMI, con infrastrutture ridicole e costosissime, con un divario abissale tra aree geografiche diverse, con il mercato interno pronto a cadere al primo soffio di vento....era da pazzi entrare nell'euro.

La buffonata (perdona la parola forte ma ci stà tutta) del "sacrificio per entrare in europa" dell'eurotassa voluta proprio da Prodi è emblematica: invece della sciocchezza di usare questi soldi per una una-tantum capace di far rispettare i parametri per entrare sarebbe stato necessario mettere il motore economico in grado di reggere il confronto (non vincere: solo reggere il confronto) con giganti economici come Francia e Germania.

E' ovvio che questo avrebbe richiesto tempo (non poco) e lacrime (forse di più della tassa stessa) ma avrebbe avuto un senso.

Non stimo Prodi ma una persona laureata in queste materie NON PUO' non sapere che legando rigidamente delle economie così diverse quelle più deboli (Italia, Portogallo etc..) ne escono con le ossa rotte, soprattutto sul mercato interno.

Peraltro anche nell'ipotesi che lui non avesse visto questo pericolo è circondato da uno staff di professionisti strapagati per saperlo.
Non riesco a credere che non sapesse cosa sarebbe successo dopo poco in Italia o non fosse stato avvertito.

Di Berlusconi si può dire peste e corna (e non sono certo io a difenderlo ) ma la "colpa" (o "incompetenza" se vuoi) di quello che è successo post-euro è di Prodi
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Old 16-11-2006, 12:03   #55
prio
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Originariamente inviato da evelon
CUTTONE
Solito discorso, 2 scuole di pensiero.
Io sto nell'altra rispetto alla tua, ma ne abbiamo gia parlato troppe volte
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Old 16-11-2006, 12:25   #56
teogros
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Old 16-11-2006, 13:04   #57
mauriz83
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Originariamente inviato da evelon


Ancora girano queste idee ??

Non esistono strumenti per cui un governo nazionale può colpire (perchè poi ?) qualcuno che aumenta i prezzi.

Su decisioni sovranazionali come il cambio di moneta ci deve (dovrebbe?) essere una strategia economica di fondo che impedisca azioni scellerate come quelle avvenute che si dimostrano disastrose per le economie interne più deboli del gruppo (Italia,Portogallo,Grecia etc..)
esistono eccome,o per lo meno si poteva benissimo fare ,bastava potenziare la GDF dargli la possibilità di fare controlli serrati senza permesso di magistrati e quant'altro, fare un decreto bloccare i prezzi di ogni cosa prodotta sul suolo italiano e chi aumentava veniva multato pesantemente,so che a molti sentire la parola GDF viene in mente il tipo di stato che c'era in Russia nel periodo comunista,oppressore e statalista nel vero senso,ma guarda caso quelli che non vogliono essere controllati dalla GDF sono i primi che fanno carte false per fregare lo stato e il prossimo appena ne hanno occasione.
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Old 16-11-2006, 13:09   #58
evelon
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Originariamente inviato da mauriz83
esistono eccome,o per lo meno si poteva benissimo fare ,bastava potenziare la GDF dargli la possibilità di fare controlli serrati senza permesso di magistrati e quant'altro, fare un decreto bloccare i prezzi di ogni cosa prodotta sul suolo italiano e chi aumentava veniva multato pesantemente,so che a molti sentire la parola GDF viene in mente il tipo di stato che c'era in Russia nel periodo comunista,oppressore e statalista nel vero senso,ma guarda caso quelli che non vogliono essere controllati dalla GDF sono i primi che fanno carte false per fregare lo stato e il prossimo appena ne hanno occasione.
Si, e la marmotta incartava la cioccolata.

Per il SOLO fatto di esser stato garante di una compagnia privata per evitargli la bancarotta (Alitalia) lo stato italiano è stato costretto dall'Europa a pagare una multa da brivido per aver interferito nel libero mercato.

Se il governo fà un decreto per bloccare i prezzi di ogni cosa (azz..manco i beni di prima necessità ) sarebbe costretto a vendere il colosseo, l'arena di Verona, il Duomo di Milano e la torre di Pisa per pagare


Mi spiace non funziona come dici.
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Old 16-11-2006, 14:03   #59
dantes76
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e' spiegato chiaremente la storia del cambio, e anche quella del controlo dei prezzi
detto questo,che io possa sperare in una crisi di governo e' una cosa normale, visto che non mi piace il fare intrapreso, ma questo non significa che io debba fare slup slup, solo perche ho ideali affini con quello schieramento...piccola differenza di fondo fra noi due
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Old 16-11-2006, 14:04   #60
dantes76
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Originariamente inviato da evelon
Si, e la marmotta incartava la cioccolata.

Per il SOLO fatto di esser stato garante di una compagnia privata per evitargli la bancarotta (Alitalia) lo stato italiano è stato costretto dall'Europa a pagare una multa da brivido per aver interferito nel libero mercato.

Se il governo fà un decreto per bloccare i prezzi di ogni cosa (azz..manco i beni di prima necessità ) sarebbe costretto a vendere il colosseo, l'arena di Verona, il Duomo di Milano e la torre di Pisa per pagare


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